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Memoria, ricordo e ….memoria corta.

23 Apr
Ancora oggi molti confondono il Giorno della Memoria con il Giorno del Ricordo.  Il primo, che cade il 27 gennaio, è stato istituito con la legge n.211 del 20 luglio 2000 “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni sofferte dal popolo ebraico e dai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. E’ ben noto che nei lager  morirono circa 6 milioni di di ebrei, mentre i deportati italiani furono all’incirca 860.000 ( 810.000 militari e 23.826 oppositori al nazifascismo). La leggen. 211/2000 fu votata dal Governo Amato, espressione della coalizione dell’ulivo.
Il Giorno del Ricordo, che cade invece il 10 febbraio, è stato istituito con la legge n.92 del 30 marzo 2004 ” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale”. Il numero delle vitime delle foibe – fra quelle istriane dell’autunno ’43 e quelle triestine ( molto meno numerose) dell’aprile-maggio 1945, è controverso, ma comunque nell’ordine compreso fra 2000/3000.
I profughi del  “confine orientale” si aggirano sui 300.000, poco meno dell’1% dei profughi causati dalla modifica dei confini fra gli Stati, conseguenti dal 2° conflitto mondiale, sul suolo europeo. La legge n.92/2004 fu imposta dal Governo Berlusconi.
Lo scopo che la destra si proponeva di raggiungere con tale provvedimento era di contrapporre alla “memoria” degli orrori del nazifascismo           nel mondo il “ricordo”  della ferocia comunista contro gli “italiani”, mescolando e rendendo onore alle vittime innocenti come agli squadristi, ai collaborazionisti, ai massacratori ed ai criminali di guerra.
La giornata delRicordo ha dato un contributo potente allo sdoganamento del neofascismo ed al volgare revisionismo storico.  Ha portato fango ed acqua sporca alla sistematica denigrazione delle Resistenze e della lotta partigiana. Ha dato nuovo fiato al negazionismo ed alla attività dei gruppi neofascisti, sotto varie sigle. Ha aperto le porte delle scuole italiane alla propaganda politica diretta della destra più nostalgica.
Chi non ricorda i disordinati attacchi e le campagne contro i libbri di storia ed il grottesco assalto di Fini ai dizionari della lingua italiana che….non davano la definizione corretta della parola “foiba“?
Ovviamente non sempre, né ovunque, è stato così, ma è innegabile che queste sono state il prodotto di quella legge, che  tanto giubilo destò in Ignazio La Russa, l’inventore della…..mininaja.
……..Come è possibile comprendere le foibe e l’esodo senza scalzarne al sole le radici dell’odio seminato ed accumulato dal nazionalismo e dal fascismo in quei territori?  La madre comune di quelle tragedie è stata quella seconda guerra mondiale cercata, preparata meticolosamente , voluta ed imposta all’umanità – e persa – non da Tito o dai comunisti o dai partigiani, bensì da Hitler e Mussolini.
Quando si tireranno le dovute somme di questa inoppugnabile realtà storica (l’Italia non ha avuto la sua Norimberga!), e quando sarà ben compreso che i primi, inequivocabili, responsabili delle tragedie di quelle terre di confine, sono proprio quei fascisti che si mimetizzano dietro ad un nome che hanno insanguinato e trascinato nel fango, quello di “italiani”, annettendo e martirizzando territori altrui in nome dell’ ” Italia fascistissima”,  allora il Giorno del Ricordo potrà essere veramente tale per tutti gli italiani, e non un giorno….della memoria corta!

Per quanto attiene gli italiani – militari, civili od oppositori politici – deportati nei campi nazisti d’Europa, essendo la bibliografia italiana assai ricca, ed agevole la ricerca documentale mediante internet, mi limito ad indicare due fonti : http://www.schiavidihitler.it    – museo virtuale della deportazione-     http://www.xxsecolo.it/internati/internati1.htm  gli internati italiani nei lager nazisti –

Affinché non sfugga ai più….di cosa stiamo parlando, propongo alcune immagini autoesplicative di quali valori e di quale “onore” sia stato apportatore ed esportatore il fascismo nostrano, nelle  amatissime terre redente:

terza                                                                                               seconda

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    clicca per leggere!                                                            File0224

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   Buon 25 aprile, anche a quelli che non avevano capito!

25 aprile 2014 a S. Anna di Stazzema

10 Apr

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70° Battaglia di Megolo – Una carneficina evitabile – 3° parte

30 Gen

I prodromi della battaglia

Stiamo per giungere al tragico epilogo di quello scontro mortale, svoltosi in luoghi assolutamente inadatti ad accettare un attacco di truppe specializzate,  adeguatamente armate per operare su un terreno, che  il loro “ Hauptman” aveva avuto modo  di visionare agevolmente  in occasione dell’incontro con Beltrami, del 5 febbraio.  L’accerchiamento e l’attacco venivano affrontati con la disponibilità di 80 uomini poco armati ed in prevalenza sfiniti da una estenuante marcia di trasferimento, su quello sperone di montagna privo di spazio di manovra e di un agevole via di fuga.
SU QUESTE CIRCOSTANZE RITENGO OPPORTUNO OFFRIRE AL LETTORE LA TESTIMONIANZA E LE RIFLESSIONI DI ALCUNI PROTAGONISTI CHE FURONO AL FIANCO DEL  “CAPITANO”, DURANTE LO SCONTRO A FUOCO, CHE DURO’ CIRCATRE ORE, E NEI MESI CHE LO PRECEDETTERO.
            E’ forse opportuno iniziare dalle considerazioni concernenti la propensione di Filippo Beltrami ad intrattenere trattative col nemico, volte a creare zone affrancate da conflitti, nella illusoria speranza che nazisti e “repubblichini” non infierissero sui cittadini ed i loro beni….consentendo  a lui  di attrezzarsi per condurre la lotta contro l’occupante in aree viciniore a quelle di “non belligeranza”.                                                                                             Da Albino Calletti  in “Il signore dei ribelli – intervista del 30.x.1987:                D.  Torniamo a Beltrami! Questi divenne ben presto un mito: lo era solo per i partigiani o anche per la popolazione?                                                                   R.   Beltrami divenne un personaggio leggendario non soltanto per noi che eravamo i suoi partigiani, ma per tutta la popolazione del Cusio e delle Valli.                                                                                                                                       D.  E per il nemico?                                                                                              R.  Non credo che per il nemico fosse un mito. Comunque io con il nemico non intrattenni mai relazioni che non fossero di combattimento. pag. 137              D.   Ora una questione molto dibattuta : quella delle cosìdette trattative con il nemico.            Ricordi se ne parlaste?  Se ne discuteste fra voi, con il Capitano?                                                                                                                    R.   L’8 gennaio ’44 ci fu un incontro fra Beltrami, il Prefetto di Novara Tuninetti, il Vescovo ed il Questore che si impegnarono  a liberare Lino e Donato Ferrari ed “Edoardo” Vermicelli, arrestati a Novara (dovevano acquistare qualche mitra! ). Loro ci avrebbero rifornito del necessario(vestiario, viveri ecc.) e noi partigiani dovevamo soltanto stare bravi, non sabotare, non attaccare i fascisti ed i tedeschi. Con il mio distaccamento fui incaricato delle misure di sicurezza. Non partecipai al colloquio,ma alla sera, a Campello, Beltrami riunì tutti i comandanti e fece una relazione circa la proposta prefettizia. Fui il primo a rifiutare l’offerta fascista.  Anche il  “Capitano mascherato” (Alberto  Li Gobbi) fu energicamente contrario alla “zona franca” che finì per essere respinta. pagg.138-139
Da Gino Vermicelli “Edoardo”, nel medesimo libro  – intervista rilasciata il 2.X.1987  :    …..I tedeschi non volevano avere partigiani alle spalle. Per loro i partigiani si dovevano ammazzare, non salvare… D.  Però anche i tedeschi avevano  comportamenti contraddittori su questo problema.                              R. E’ vero, per i tedeschi i partigiani si ammazzano quando sono deboli, si tratta quando sono forti…Se tu avevi in mano dei prigionieri tedeschi trattavano sempre. Moscatelli ha fatto decine di scambi con i tedeschi. Se ne fregavano dei prigionieri fascisti, ma se i partigiani venivano sconfitti venivano massacrati. Pensa a Beltrami, quando fu sconfitto venne massacrato, fin che reggeva lo rispettavano. Anche questa è una “morale” .pag.154  ….” Io credo che Citterio “Redi” non fosse d’accordo con le trattative, però, probabilmente, Beltrami,trattando, voleva giocare d’astuzia. Cioè, non credo si immaginasse di poter passare il resto della guerra occupando non so quali zone dell’Alto Novarese e che i fascisti l’avrebbero lasciato in pace. pag.155
Secondo Alberto Li Gobbi – il ” Capitano mascherato” , nell’intervista del 9.X.1987 :  D. Quale fu la sua prima impressione su Beltrami?                                   R. …. da un lato mi colpì  la sua personalità di vero signore, di gentiluomo, pieno di entusiasmo, molto stimato ed amato. Dall’altro lato però mi colpì, molto negativamente quel suo fidarsi di tutti.  Si fidava del Prefetto, del parroco, del Vescovo, del capitano tedesco comandante di zona: gentiluomo con tutti, un signore d’altri tempi….Insomma, tutto il contrario di Moscatelli, che non si fidava di nessuno: nel dubbio Moscatelli condannava, lui assolveva. …..Da qui nacuero i nostri primi dissidi. Per lui la Resistenza era una cosa da fare alla luce del sole… pagg.176-177
 D. Lei quindi non c’era già più quando Beltrami si incontrò con Simon?         R.  No di sicuro. Non lo avrei permesso.Come ho già detto ero contrario ai “contatti” politici col “nemico”, civile o militare. Io non c’ero da vari giorni, lontano in pianura.   Quel fidarsi del Capitano Simon proprio non riesco a capirlo. Nessuno ammira i tedeschi, come soldati, più di me: sono i migliori che io abbia conosciuto.  Ma proprio per quello non ci si può fidare: non eseguono altro che gli ordini. Quella non era una guerra come le altre: era una guerra partigiana.  Per loro era“antiguerriglia”, l’onore non c’entra, loro non lo applicavano di sicuro……Beltrami, per loro, era solo un comandante di banditi….Tu fai un tipo di guerra che loro non riconoscono e così ti trattano. E tu questo lo devi sapere e a loro non devi dire niente, non devi fidarti di nessuno…di un capitano tedesco poi!…farlo andare a Megolo fu una follia, fargli addirittura vedere dove sei, il terreno e tutto….pag. 181
Ritengo oltremodo interessante riportare più sotto un passo della testimonianza di UGO ABRATE, raccolta da Enrica Andoardi a Novara il 17 luglio ed il 4 .IX 1970.    L’ Abrate, ufficiale degli Alpini rientrato dalla Francia, fu nominato per breve tempo Questore di Novara.                                                                                …….”” In questo clima è avvenuto l’incontro di Ameno.  Abbiamo chiaccherato con Beltrami e Di Dio per tre ore, molto amichevolmente: loro ci raccontavano della vita in montagna, delle difficoltà,si parlava del futuro e di cosa si sarebbe potuto fare, di come avremmo potuto organizzarci. (sic!)   Si era addivenuti ad una specie di accordo, c’erano già le carte stampate e tutto era pronto……Intervenne però il federale Dongo che mandò tutto all’aria: da Salò, alla fine, rifiutarono l’accordo.  pag.229 di “Il Signore dei Ribelli”.       Dal libro  di Paolo Bologna, “La Battaglia di Megolo”, traiamo questa riflessione riferita all’incontro del 5 febbraio fra i due Capitani:File0183 Il giorno dopo è  domenica 6 febbraio, manca una settimana al tragico scontro di Megolo. In giornata giunge da Omegna  Pippo Coppo porta a Beltrami fondi del CLN, poi non si trattiene dal contestare vivacemente quella scelta, quel paesetto affacciato su una strada, stretto fra il fiume e la montagna. La zona è troppo segnalata, troppo nota a tutti,insiste Coppo, meglio andarsene fin che si è in tempo.                                                                                                                  ” Non è il caso -risponde Beltrami – ieri è stato qui  Simon e gli ho fatto vedere di quanti uomini e di quante armi dispongo” (!?)   Pippo non è per niente convinto, : secondo lui , e lo dice al Capitano, la cosa andava condotta in modo diverso.  Occorreva trattenere Simon e l’Avv. Macchioni come ostaggi, facendo sapere al comando tedesco che, se qualcuno avesse osato muovere un passo, si sarebbe fucilato l’intermediario M. e rimandata la testa di Simon. Beltrami non accetta un di scorso del genere….Pippo Coppo se ne va dunque senza un nulla di fatto. 

L’epilogo

Si avvicina il momento (7,30 del 13 febbraio 1944) in cui verranno sparati i bengala rossi che danno il segnale dell’attacco ed  è bene dare qui spazio alle considerazioni mosse circa  il luogo in cui Beltrami accettò battaglia    clicca per ingrandire! File0189
   Possiamo iniziare con alcuni tratti salienti della ricostruzione fatta da Paolo Bologna, autore della ” La Battaglia di Megolo”:..per quella data tedeschi e fascisti hanno deciso di porre fine ai “ribelli” del Capitano Beltrami. L’azione è coordinanata dal comando interprovinciale della polizia di sicurezza con sede a Como, con competenza per le provincie di  Varese, Novara, Vercelli….La Mariuccia, la padrona dell’osteria, fa la comunione e, quando volta le spalle all’altare per rientrare nel banco, incrocia una donna entrata allora in chiesa con lo spavento sul volto, che dice forte: “l’è  rivà i tudar! ”  ….Intanto i tedeschi, avvolti nei loro pesanti cappotti, hanno completato la ricognizione del paese, e fronteggiano le posizioni di Beltrami; mettonno in postazione le armi e dispongono i plotoni per l’assalto. Il piccolo esercito partigiano, ancora addormentato, sta di fronte a loro sul ripiano che è stato scelto come accampamento…. Vista con gli occhi dei militari è una posizione, seppur non trincerata né fortificata, che può garantire una buona difesa, a patto…che non la si proroghi oltre un certo limite. ” Forse, se ci fossero stati Alfredo Di Dio o  Li Gobbi- ricorda qualche superstite della banda – si sarebbe fatto così : un’azione di ritardo e poi via!”                                                             Poco dopo le 7.00 due bengala si innalzano nel cielo. E’ l’inizio,…nel campo partigiano se ne accorgono quei pochi che coi capelli ancora arruffati erano usciti dalle baite, per lavarsi nei tratti non ghiacciati del ruscello. Vedono in basso la fila dei camion e uomini armati in movimento: lanciano l’allarme. …Al centro dello schieramento partigiano, vi è un piccolo avvallamento naturale, una lieve depressione nel terreno da cui si domina bene il piano sottostante. In questa depressione, che ha alle spalle grossi castagni si apposta Beltrami; sono vicino a lui Antonio Di Dio, Citterio,Pajetta, Carletti e Clavena……  dalle pagg. 75/81.                                                             
            Mi pare, a questo punto, sia bene dare voce a chi in quella battaglia c’era!    Gino Vermicelli “Edoardo”, da pagina 160 e segg. dell’intervista già citata, in ” Il Signore dei Ribelli ” : archivio-iconografico-del-verrbano-cusio-ossola-battaglia-di-megolo-13-febbraio-1944-cortavolo-beltrami-vermicelli-2                             D…mi teressano i tuoi giudizi, le tue riflessioni.     R. Noi facevamo parte del distaccamento di Fausto (Bettini), che doveva occupare la parte destra dello schieramento di Megolo (guardando la valle). Infatti Fausto occupò quella posizione, solo che io, Carletti e Pajetta, decidemmo di fare ” il bel gesto” e andammo da Beltrami. <Senta Capitano, veniamo con lei> e lo facemmo proprio perché il giorno prima ci aveva stra pazzati dicendo che eravamo degli insubordinati. Per Gaspare e l’altro fu una scelta fatale: altrimenti non sarebbero morti, perché con Fausto non morì nessuno. Fu una conseguenza dei difficili rapporti con Beltrami.
 Diamo spazio alla narrazione di “Edoardo”, proponendone integralmente la parte dell’intervista focalizzata sui fatti: File0195File0196                                                       File0197archivio-iconografico-del-verbano-cusio-ossola-battaglia-di-megolo-di-mezzo-capitano-beltrami-partigiani-cortavolo-1944-castagno                                   File0198Il castagno della vana speranza

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D.  Sono passati oltre quarant’anni, che ricordo hai ora del Capitano, quali sono le tue considerazioni oggi?           R. Io penso che Beltrami fosse senz’altro un personaggio che, se le cose fossero andate diversamente e lui stesso fosse entrato subito dopo nell’ordine di idee di come si doveva fare la guerriglia, sarebbe passato alla storia come un grande comandante partigiano. pag.167  de “Il Signore dei Ribelli”.

archivio-iconografico-del-verrbano-cusio-ossola-battaglia-di-megolo-13-febbraio-1944-cortavolo-beltrami-vermicelli-tedesco-mitragliatrice-bosco       File0200  Click per ingrandire

Siamo solo all’inizio dell’epopea ossolana, il tributo di dolore e di vite, portato alla causa della Liberazione, è inciso sul muro della memoria di Fondo Toce,  nel luogo ove furono fucilati i 42 martiri! Visitate un giorno il Parco della Memoria ed il vasto cippo in granito che ricorda i 40 giorni di libertà della Repubblica dell’Ossola!

Annotazioni conclusive

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     Chi ponga attenzione al numero delle fotografie apposte al cippo, noterà che in questi 70 anni non è mai stata collocata quella di Aldo Carletti; i genitori – vibratamente fascisti – non vollero consegnarne alcuna e neppure ritirarne il corpo. Per volontà di Elvira Pajetta furono uniti nella tomba di famiglia e nel ricordo. Sempre per quanto attiene le fotografie, mi corre l’ obbligo di precisare che nella scheda personale di Gaspare Pajetta, tracciata nel sito  “Camminando attraverso la storia……”    la fotografia erroneamente utilizzata è quella del fratello maggiore Giancarlo, negli anni del liceo.  Gaspare è ripreso nella foto inserita qui di seguito, alla stessa età.archivio-iconografico-del-verbano-cusio-ossola-megolo-1944-battaglia-beltrani-vermicelli2

25.-Pajetta_Carletti_cippoEcco, infine, per chi abbia avuto interesse a seguire il presente elaborato, due ulteriori fonti Web :                                                                                                                                                                                               http://www.archiviodelverbanocusioossola.com/?s=Megolo&submit=Cerca

                http://www.isrn.it/dvd/dvd_chiovini/sentiero_beltrami/3_7.htm

               Se un giorno vi venisse il fregolo, ci vediamo in quel di Megolo….

GUERRA PARTIGIANA – Gli esordi della Resistenza nelle Langhe e nelle Vallate cuneesi > 1° parte

7 Dic
      Eccomi a riprendere il  “progettino” di dialogo e suggerimenti per un approccio libero – perciò non pedante – ai luoghi ed agli eventi più significativi che configurarono gli esordi della lotta di liberazione. Chiunque abbia un pò di dimestichezza , o semplicemente abbia percorso le provincie di Alessandria, Asti, Cuneo, la Lomellina ed il Monferrato, intuisce agevolmente quali potessero essere le direttrici da seguire per i militari sbandati dell’8 settembre ’43, i renitenti ai bandi di Graziani (qualche mese più tardi), tutti coloro che sentivano l’esigenza di fare qualcosa, contro l’occupante nazista e gli scherani di Salò.    Erano le strade, poi i sentieri ed i viottoli che portavano ai borghi, agli alpeggi, alle baite ed ai rifugi delle Alpi piemontesi occidentali. I nomi li incontreremo nell’ambito di questa “puntata” che, per evidenti motivi storici, per il numero e l’importanza dei protagonisti, prevedo piuttosto lunga (anche più interessante?) rispetto a quelle che l’hanno preceduta.

Cominciamo  con un consiglio: cliccate su http://www.youtube.com/watch  troverete una Camminata per i sentieri partigiani cuneesi, che vi familiarizzerà con l’architrave di quella che fu la Resistenza nella media ed alta Langa. Incontrerete subito nomi e luoghi che ne hanno fatta la storia.   Pur mancando tanti documenti originali di origine fascista (poichè i repubblichini si affrettarono a bruciarli nei presidi e nelle caserme, prima di fuggire od arrendersi, quando soffiò il vento d’aprile), bisogna ben dire che gli archivi conservano consistente materiale documentale, che la bibliografia storica e le testimonianze sono veramente copiose. Quali le cause di questa peculiarità? Fondamentalmente tre : la vastità del contributo umano,di lutti e sofferenze, i differenti motori politici ed ideologici che animarono nel Piemonte occidentale la lotta dei 20 mesi, ed infine il ruolo che vi svolsero due particolari categorie : quadri dell’antifascismo tempratisi nella lunga clandestinità (in Italia, in Francia e Spagna) fortemente orientati politicamente, un folto numero di intellettuali e di professionisti “culturalmente pronti” a dare il proprio contributo a far risorgere l’Italia dal ventennio.      Come ebbi a dire nella premessa a questa mia “guida all’approfondimento”, non ho alcuna intenzione di prendere per mano il “visitor” del blog, lascio a Lui il gusto della ricerca ed il piacere di scoprire circostanze ed eventi, personaggi e condizione umana in cui quella pagina della nostra storia fu scritta; a me riservo il compito di suggerire alcuni accessi bibliografici ed alla rete, che possono agevolare l’approccio e l’approfondimento : valuterà chi ci segue se lo scopo è stato in parte raggiunto, se la ” guida”…è stata utile.

L’ eccidio di BOVES   Questa cittadina premontana della provincia di Cuneo, di circa 10.000 abitanti, vive per lo più di attività agricola ed allevamento; proprio a Boves dopo l’8 settembre ’43 prende vita una delle prime formazioni partigiane: un gruppo di militari guidati dal sottotenente  Ignazio Vian.   La formazione, rifugiatasi sulle impervie montagne che circondano Boves, è una delle poche che inizia sabotaggi e combattimenti contro le SS germaniche. Per tale motivo, già il 16 dello stesso mese, il maggiore Joachim Peiper – che ne è il comandante per la zona operativa di Cuneo – annuncia di voler liquidare i “banditi” e minaccia rappresaglie sui civili che portino loro aiuto.  La Domenica 19 sett. un gruppo di partigiani scesi a Boves per appro vigionamenti catturano due soldati nazisti, giunti con un’auto nella piazza pricipale, che trasferiscono alla loro base.    Dopo un’ora dall’episodio sopraggiungono due grandi automezzi tedeschi i cui occupanti distruggono con bombe a mano il centralino telefonico ( che “dava la linea” ) e proseguono  a piedi per agganciare in battaglia la formazione di Vian. Cadono un partigiano genovese ed un soldato tedesco.      Verso le 13 le SS coinvolte rientrano a Boves e si schierano nella piazza, dove nel frattempo è sopraggiunto Peiper, che minaccia l’incendio della cittadina, qualora non vengano riconsegnate due SS fatte prigioniere negli scontri e la salma del soldato caduto.               Nonostante la riconsegna….inizia immediatamente la rappresaglia;   si scatenano incendi nelle abitazioni e si spara indiscriminatamente sulla popolazione: 350 le case bruciate e 24 i civili uccisi, fra i quali Don Bernardi e l’imprenditore Antonio Vassallo che avevano condotto la trattativa.     

Vale dare questa annotazione :  Il Peiper trasferito all’antiguerriglia in Francia, e promosso colonnello, verrà arrestato alla fine del conflitto e condannato all’impiccagione per il massacro di Malmedy (in Belgio, durante la Battaglia delle Ardenne), ove furono trucidati 71 soldati americani fatti prigionieri. Scarcerato nel 1956 – “sulla parola” – si trasferirà sotto pseudonimo a Traves ( paesino collinare di 360 abitanti nella Franca Contea) dove verrà raggiunto dalla “giustizia partigiana” il 13 luglio 1971, nell’incendio della sua casa, colpita da bombe Molotov.

 Per un approfondimento sugli eccidi compiuti a Boves e dintorni, nell’inverno ’43-’44, raccomando di cliccare su:

       http://www.raistoria.rai.it/articoli/boves            e        http://www.bovesonline.it/engine.asp

Per meglio comprendere quale radicamento vi fosse con il territorio ove si trovarono ad operare le formazioni e bande prima, le Brigate e le Divisioni poi, è sufficente scorrere le Figure della Resistenza cuneese che vengono proposte, in un elenco di oltre 100 nominativi, cliccando  http://www.cuneo.anpi.it e http://www.memoro.org/it/

La presenza partigiana in zone e settori di questi territori, inizialmente non stabili, con confini vaghi e  labilmente pesidiati, non mancaronno di conflittualità di competenza fra formazioni attigue, di diversa ispirazione politica, ed ebbero sempre a  motivo gli approvigionamenti e l’affermazione del prestigio  sul territorio.

Ciò non impedì che crescesse la consapevolezza della necessità di cooperazione e di stabilire buoni( corretti) rapporti con la popolazione civile.  Scrive Icilio Bianchi Della Rocca, partigiano della XII° Divisione  autonoma Bra : ” Noi non avremmo potuto vivere, e forse non saremmo esistiti, se non ci fosse stato  il completo appoggio dell’ambiente civile”.

                        Come temevo la “puntata” rischia di farsi ponderosa , per cui preferisco interromperla a questo punto e differirire alla successiva i più significativi riferimenti a biografie, testimonianze ed episodi bellici che caratterizzarono il primo periodo della lotta di liberazione nelle prealpi ed Alpi cuneesi.

DAL CAUCASO AL MEDITERRANEO lo scenario bellico 1942-1943 su cui si innestò la nostra guerra di liberazione -Parte 3°

1 Ott

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      clicca sulle immagini per ingrandirle!

 Stalin risponde qui, con malcelata stizza, e lancia un secco allarme per le conseguenze che il ripetersi di rinvii delle operazioni in Tunisia determinano sul fronte orientale, particolarmente per la possibilità concessa alla Wehrmacht di trasferirvi consistenti truppe dai territori occupati dell’ Europa occidentale, dove non si svolgono operazioni terrestri.

…..seguono alcuni messaggi tesi ad addolcire il clima politico-diplomatico, sino all’ inoltro del messaggio CXXXVI con cui Churchill e Roosv. annunciano la sospensione dei convogli atlantici :

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    Ad una tale “ doccia scozzese” risponde Stalin con il seguente messaggio CXXXVIII, denunciando quali ” catastrofiche ripercussioni” potrebbero determinarsi – col mancato invio degli aiuti -per la situazione delle truppe sovietiche:

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Mi limito a proporre di seguito il testo di alcuni messaggi scambiati fra Churchill e Stalin su quello che possiamo chiamare l’ “affaire polacco”.  Un bruttissimo affare, la cui portata e responsabilità verranno disvelati solo nell’era di Gorbaciov. Per i dettagli non mi resta che  suggerire – a fine della 3° Parte – alcune buone fonti. Va qui sottolineato che sul campo, durante la lotta di liberazione della Polonia e nell’avanzata delle truppe del Gen. Anders (con la VIII° Armata Britannica in Italia) le lacerazioni e le ripercussioni nei rapporti con le brigate partigiane (particolarmente con le Brig. Garibaldi), saranno molto gravi.  

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FONTI:  per l’ affaire polacco o “Fosse di Katyn”, puoi agevolmente trovare su Internet un approccio cognitivo, rifuggendo da testi o formulazioni strumentali o meramente volti ad una banalizzazione storica.

DAL CAUCASO AL MEDITERRANEO lo scenario bellico 1942-1943 in cui si innestò la nostra guerra di liberazione – 2° Parte

21 Set

…….prosegue lo scambio dei messaggi fra i tre statisti :         File0107

File0108   File0109a quest’ultimo messaggio ne seguiranno vari altri, consimili, in cui Churchill si compiace e si esalta per il crescente tonnellaggio ed i sempre maggiori effetti distruttivi prodotti dai bombardamenti effettuati su su Essen,Stoccarda, Berlino, Amburgo, Colonia, Rostock e Norimberga….sino all’apoteosi di Dresda!!  

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In questo messaggio, Church. e Roosv. si soffermano abbastanza genericamente sui loro progetti di dislocazione e concentrazione di truppe, si appellano alla pluralità dei fronti, precisano di voler intensificare i bombardamenti sui maggiori centri della Germania…..e la propria convinzione di poter certamente piegare la Germania entro il 1943.

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File0112                                                                                                                                                                              File0123                Scompare ogni riferimento  all’apertura di un  “2° fronte”…di cui Stalin chiede concrete e dettagliate informazioni (mess. CVII) circa la data e la natura delle operazioni militari, che i suoi interlocutori lasciano inequivocabilmente intravedere nell’esposizione dei piani esposti nel CIV.

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Con il mess. CXII Churchill, che comprende la crescente irritazione di Stalin circa l’indeterminatezza di impegni precisi per l’apertura del “2° fronte”, illustra più circostanziate operazioni…sullo scacchiere mediterraneo e reitera la volontà anglo-americana di voler spendere ogni energia per predisporre ed attuare l’attraversamento del “Canale” (della Manica)…..in agosto.

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Mi pare qui del tutto superflua ogni annotazione alla più irritata replica di Stalin al messaggio CXII precedente.

                    

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Questa  PARTE 2°  si conclude con i brani salienti del messaggio CXXIII,….un saggio del dire molto per non rispondere alla  “VEXATA QUESTIO”, lasciando ben intendere le direttici prioritarie delle imminenti iniziative belliche anglo-americane.

DAL CAUCASO AL MEDITERRANEO lo scenario bellico 1942-1943 su cui si innestò la nostra guerra di liberazione – 1° Parte-

2 Ago

Nei primi articoli di GUERRA PARTIGIANA avevo evidenziato alcuni eventi interni che giocarono un ruolo determinante nella preparazione della caduta di Mussolini, e poi dell’estendersi e del radicarsi di quella consapevolezza unitaria antifascista che portò, dai carceri,dal confino e dalla clandestinità, alla lotta armata contro l’occupante tedesco ed i servi della repubblichetta di Salò.  Posso succintamente richiamarli: il 3 marzo a Lione viene siglato il” Patto di unità di azione antifascista” fra Partito Comunista,Partito Socialista e Partito d’Azione. Negli stessi giorni, prima a Torino, poi a Milano, Padova e Bologna….gli scioperi operai diedero la misura della crescente insofferenza fra la popolazione per il proseguimento della guerra (dopo la sconfitta dell’Asse nella campagna d’Africa e l’inversione del fronte a Stalingrado).   Le file e le proteste per la carenza di generi alimentari primari, di carbone per il riscaldamento, di abitazioni a causa dei bombardamenti, nonché di carburante ed energia per le fabbriche ed i trasporti, cominciavano a far scricchiolare le strutture periferiche del regime. La crisi della ventennale dittatura fascista ebbe il suo sbocco nel voto di sfiducia a Mussolini, con l’approvazione dell’Ordine del Giorno Grandi, durante la seduta del Gran Consiglio del Fascismo (25 luglio 1943) riunitosi due settimane dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia (10 luglio).                                                                                                                                                                                                                                                                                       <           >

Qualche amico, che segue il nostro blog, mi ha fatto osservare come fosse opportuno tratteggiare i salienti strategici (politico-militari) del periodo, che furono prodromi dei nuovi sviluppi della guerra in Europa. Ritenendo che, nei limiti imposti da un blog, possa essere opportuno “contestualizzare”  quanto avvenne nel nostro Paese  alle decisioni politiche ed alle operazioni militari assunte dagli statisti e dagli Stati Maggiori sullo scacchiere considerato, ho deciso di tentare una tale risposta, rifuggendo da ogni soggettività nell’interpretarne i documenti e le decisioni assunte.Come fare una cosa simile? Come evitare frammmentazioni,dispersioni od omissioni nella crononologia delle scelte e dei comportamenti più significativi?

Ho pensato di proporre al lettore, scegliendoli fra quelli di sostanziale significatività, i messaggi che furono scambiati fra Stalin, Churchill e Roosvelt, nel periodo che intercorse  fra i due autunni – 1942 e 1943 – riservandomi di accompagnarli con qualche piccola annotazione.  Proviamoci!     MI CORRE  L’OBBLIGO  DI PRECISARE CHE I TESTI SONO TRATTI DAL CARTEGGIO  CHE I TRE  UOMINI DI STATO  INTRATTENNERO DURANTE  IL SECONDO CONFLITTO MONDIALE.  SI TRATTA DI TESTI INTEGRALI, ESISTENTI NEGLI ARCHIVI DEL  MINISTERO DEGLI  ESTERI  DELL’ URSS, RACCOILTI DA UNA COMMISSIONE PRESIEDUTA DA  ANDREJ GROMYKO.   Editori Riuniti, 1957

              Clicca per ingrandire testi ed immagini!!

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…..dal messaggio  LXXX del 5 novembre 1942, da Churchill a Stalin segnalo i paragrafi 4 e 5, nei quali si cita per la prima volta lo stallo delle truppe tedesche a Stalingrado e si formulano gli auguri per la ricorrenza del 7 novembre, anniversario della Rivoluzione soviettista, festa nazionale dell’URSS.

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Del messaggio LXXXV, che segue,  mi preme segnalare il cinismo con cui Churchill valuta l’occupazione tedesca del Midi della Francia – diversamente da milioni di francesi e da decine di migliaia di ebrei ivi rifugiatisi da ogni angolo d’Europa – come un evento che ” va per il meglio”, prodromo di una auspicata falla nel corpo dell’occupante e di una mobilitazione resistenziale interna, capace di distrarne truppe dai fronti mediterraneo ed atlantico.

File0082                    Per quanto attiene la figura dell’ Ammiraglio Darland, carrierista spregiudicato ed inaffidabile funambolo della politica francese negli anni ’30-’40,    cui gli stessi anglo-americani danno ben poco credito, rinvio alla sprezzante immagine che di lui traccia Stalin nel seguente messaggio LXXXIX, ed alle fonti biografiche “on line” 

File0083File0084                                                                                                                                                                                   ” Dal Caucaso al Mediterraneo”.  continua

GUERRA PARTIGIANA primi accadimenti 1

12 Lug

Già nella presentazione di questa rassegna antologica della Resistenza  in Italia, precisavo  che  non avrei riproposta una rimasticatura, un copia/incolla  di  quanto è reperibile in una ricca  bibliografia  afferente la lotta di liberazione condotta sul territorio nazionale.  Intendo, bensì, seguire  un criterio indicativamente cronologico,  per evidenziare episodi che hanno simboleggiato gli esordi del ribellismo, i primordi  della organizzazione politico-militare delle prime formazioni e del loro operare nell’arco prealpino.  Tento di fare ciò segnalando fonti, proponendo testimonianze, documenti autorevoli e capaci , pertanto, di stimolare ed orientare  l’interesse e la curiosità  di chi legge.  I miei suggerimenti non possono costituire che una assai piccola parte della ricerca possibile – specialmente per quanto attiene persone, documenti d’archivio, località  di insediamento e vicende di specifiche formazioni, o  di un raggruppamento di brigate.  Mi propongo di segnalare, nelle circostanze di disfacimento militare  e di pusillanimità della più parte dei Generali ed ufficiali superiori,  nel contesto socio-politico determinatosi nel nostro Paese dopo 4 anni di guerra, quei protagonisti – sovente diversissimi per percorsi di vita, formazione culturale  ed orientamento politico – che mossero e guidarono altri sulla via della libertà.     Molti caddero nella lotta, qualcuno da essa si ritrasse o tradì, tanti…..si riabbracciarono nei villaggi e nelle città liberate!

IN  TERRA DI FRONTIERA

La Resistenza cominciò assai presto nella regione che si estende dalla Carnia a Postumia, dalle Tre Cime al Carso, dal Collio a Trieste sino al litorale istriano.     E’  l’ Adria, percorsa dal Tagliamento, dall’Isonzo e all’altezza di di Lubiana , dalla Sava.  Il 6 aprile1941, accodandosi al piano hitleriano di invasione della Jugoslavia, la II° Armata del Regio Esercito occupò la Slovenia occidentale -annettendo la Provincia di Lubiana – reagendo con ogni sorta di repressione, rappresaglia sui civili, deportazione di massa ed internamento (estate ’42!) alla mobilitazione ed all’ insurrezione di sloveni e croati .  Fu, quindi, precoce la presa di contatto ed il coordinamento fra l’ antifascismo friulano- basso isontino ed i Korpus dei partigiani sloveni, già robustamente strutturati e combattivi, ben prima del 25 luglio ’43   e che        l’ 8 settembre …..sorprendesse i soldati italiani nei Balcani!

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              Per ulteriori fonti di approfondimento, agli indirizzi già postati nel precedente articolo, aggiungo : 

http://www.stingher.it/uploadsfiles/Resistenza.%20friuli%204.doc            http://www.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Gorizia_(1943)

   AI PIEDI DEL ROSA                                                                                                                                Per quanto concerne la partecipazione popolare ed il contributo strategico, nonché il tributo di vite e di sacrifici dato alla lotta di liberazione dalle tre vallate cinte verso Nord dalla catena del Monte Rosa (Valsessera,Valsesia e Valdossola),  la storiografia e le testimonianze sono tanto vaste da esimere da ogni presentazione. Il solo criterio  per cui privilegio la segnalazione – in questa fase – del Monte Briasco e la figura di Vincenzo (“Cino”) Moscatelli, è dovuto esclusivamente al fatto che, per ubicazione il primo e per lucidità socio-politica e dinamismo organizzativo  il secondo, furono indubbiamente i primi protagonisti di quanto andò radicandosi nella natura di quelle valli alpine e nella dimensione di popolo dell’epopea partigiana, di cui  furono qui propulsore, le Brigate Garibaldi..                                    

clicca sull’immagine per ingrandire!                          File0066       DSCN0086_002                                                                                                                                                                                                                                                                      bivacco della 82° Brigata ” Osella”

Invito  a ricercare,nella bibliografia, “Il Monte Rosa è sceso a Milano”  di Pietro Secchia e Cino Moscatelli     – EINAUDI  1958      …… a pag. 92   sul Briasco  …….e da pag.124 a 146  sulle  Prime  Battaglie ( fra il 30 novembre ed il 31 dicembre 1943 ).

  Consultare:  http://www.storia900bivc.it/pagine/briasco.html                 http://www.storiabriasco/antologiabriasco.html                  http://www.cheapnet.it/cesare37/resistenza.html

LA  RESISTENZA SI  ACCENDE NELLE VALLI  TORINESI

Sono state indubbiamente le Valli di Lanzo e le Valli pinerolesi ad ospitare le più copiose formazioni partigiane operanti nella provincia di Torino.  Due aree geosociali con chiare differenze e nette specificità. La prima, caratterizzata da un intenso pendolarismo operaio e studentesco verso il capoluogo industriale, accolse militari che abbandonavano le caserme, o lasciavano i corpi  abbandonati dagli ufficiali superiori, subito resisi proni ai nazisti , nelle zone occupate della Francia.  Ad essi si unirono giovani operai delle grandi fabbriche, docenti, studenti universistari , quadri  dell’intellighentzia antifascista del capoluogo piemontese e della sua cintura. Delle vicende che ebbero svolgimento in questi luoghi, e che ebbero concerto operativo anche con le formazioni del Canavese e della Valle d’Aosta, ritengo più utile trattare più avanti, per aspetti afferenti il 1944. La Val Chisone, la Val Pellice,   le propaggini del Monginevro e del Monviso, hanno uno snodo di fondo valle a  Barge, cittadina di 7000 abitanti sita a meno di 20 Km. da Pinerolo e 55 da Torino. Con una forte militarizzazione dell’area, comprendente presidi militari, depositi  logistici e la Scuola di Cavalleria a Pinerolo, ereditati dalla tradizione sabauda e motivati dalla prossimità dei valichi alpini. Nel concludere  l’articolo di oggi, è di  queste seconde che intendo tratteggiare qualche aspetto del costituirsi delle prime bande e distaccamenti partigiani. Mi preme far rilevare che , proprio la presenza di una consistente popolazione in divisa, il ruolo di alcuni ufficiali determinati che conoscevano il territorio e seppero tempestivamente impossessarsi di armi e munizioni, motivarono il confluire di altri giovani verso i monti, ove trovarono rifugio. La sinergia di quadri antifascisti, politicamente orientati sul da farsi, e di militari con  capacità tecnica e     di comando, ove si attuarono,    resero più tempestiva ed efficace l’organizzazione e le prime azioni.

   Barbato, come segnalato nel corpo di questo articolo, e come meglio si evince dalle fonti consigliate in calce ad esso,ebbe quella che N.Macchiavelli definì la fortuna    di un condottiero o di un Principe: unire intelligenza militare ed organizzativa,nel compiere i primi passi di una guerra inusuale, all’apporto di figure politiche ed intellettuali di grande rilievo .                         .

File0061  “Barbato” a T orino, 28.IV. ’45                           Alpeggi e cime della Val Pellice                        th_003

 Pompeo Colajanni assumerà il comando della 105° Brigata Garibaldi, poi della VIII° Zona operativa, ed infine avrà un ruolo decisivo nelle scelte che portarono alla liberazione di Torino.

File0062   File0063 Non furono condizioni omogene, né per preparazione né per orientamento politico dei comandi:  in V.Chisone dove si raccolsero giovani valligiani rientrati dopo il disfacimento dell’esercito ed elementi locali, dediti all’allevamento ed all’agricoltura, si crearono formazioni “Autonome”, che tali si conservarono sino alla fine della guerra. In Val Pellice, la guida politica dei distaccamenti, che si consolidarono poi nelle Divisioni alpine GL, fu il Partito d’Azione, che inglobò principalmente studenti e contadini valdesi (questi ultimi enormemente legati alla loro terra!), cui si unirono i renitenti fuggiti dal piano.

           Dalle prime pagine  de “ Il ragazzo rosso va alla guerra”, di Giancarlo Pajetta  edito  da Arnoldo Mondadori – 1986   traggo questi pochi brani, piuttosto emblematici  delle condizioni ambientali con cui ebbero a cimentarsi  i primi partigiani, di come seppero osare  e di quanto fu – sin dall’inizio- consistente e prezioso l’apporto del basso clero alla Resistenza:

           “  A Torino, dopo l’8 settembre del 1943, le avevamo provate tutte e non ce ne era andata bene una. Costituire la Guardia Nazionale? Non erano più i tempi del Risorgimento; chiedere al Generale Adami Rossi di organizzare la difesa e di dare le armi agli operai? Ma quello si apprestava a passare ai tedeschi, ed aveva fatto sciogliere i comizi organizzati  sin dal primo giorno,uccidendo tre operai. La mattina del 10  davanti alle caserme i soldati ci avevano guardati ed ascoltati scuotendo la testa; quella sera stessa avevano cominciato a disperdersi. Il CLN di Torino ,pochissimo battagliero per il momento…Non restava altro da fare che andare in montagna, costituire delle basi, raccogliere uomini ed armi, e dare il via alla guerra partigiana.”…

“ La formazione” partigiana” che, partita dalla stazione di Porta Nuova proprio nel momento in cui i tedeschi entravano in Torino, si dirigeva la sera del 10 settembre verso Saluzzo, non era numerosa……Non avevamo armi, non conoscevamo la zona verso la quale eravamo diretti, non sapevamo né chi avremmo trovato, né se avremmo trovato qualcuno.  Io ero il comandante, Roberto( nome maschile dato alla compagna Cirio) la staffetta, Grassi il commissario politico.”

Nessuno di noi aveva  esperienza militare, nessuno sapeva  sparare un colpo.  Facevamo parte di un esercito, ma l’esercito non c’era ancora”………   Il giorno dopo raggiungemmo Saluzzo, ed andammo al recapito che ci avevano dato, ma ci dissero che  per il momento  non c’era, in quel paese  di alpini, chi potesse o volesse fare qualcosa. Quelli che avrebbero accettato di aiutarci erano compromessi ed avevano  già tagliato la corda.  A cercare gli altri avremmo dovuto pensarci noi.  Roberto tornò a Torino a portare queste notizie poco allegre, e la sera io e Grassi andammo a chiedere ospitalità al convento dei Frati Minori,  dove ci accolsero senza farci domande e ci assegnarono la stanza del Vescovo………  La camera del Vescovo era  comoda, nel letto vescovile ci stava il comandante(io), e in quello del segretario c’era posto per il “commissario politico”: Il vitto dei frati era ottimo e le conversazioni  serali  tutt’altro che noiose……     Da Torino non arrivò neppure il compagno avvocato che doveva introdurci presso alcuni amici del posto.   Ci liberò per fortuna Roberto,  con un biglietto di Umberto Massola (responsabile  a Torino per la Direzione  del PCI ):  “ Trasferitevi a Barge. Nelle valli del Po c’è una base in formazione. La comanda Barbato, ha degli ufficiali e delle autoblindo”…Ora andavamo alla guerra davvero, o almeno lo credevamo…..A Barge ci riceve e poi ci guida per la collina un’altra staffetta….Il compagno Geymonat (adesso professore e filosofo illustre) ha lì una casa, e fuori del paese una vigna con un capanno, che funge da caserma e da Stato Maggiore. Il letto è  comune: un tavolaccio………Chi comanda qui è l’ufficiale della Scuola di applicazione di cavalleria, il gentiluomo siciliano Pompeo Colajanni…Ci presentiamo: lui è “Barbato”, io sono il”dottor Rossi”.   Quel Dott. farebbe piacere alla mamma, che non si si è mai data pace di non avere almeno un figlio laureato!

“….Dopo due giorni, mentre andiamo avanti e indietro per un frutteto, Barbato ha, non so come, una illuminazione:  < Ma tu sei il Gian, sei  il figlio della  zia Elvira>.   Pompeo Colajanni era allora un giovane ufficiale di cavalleria. Già nella sua Caltanissetta si era legato a vecchi compagni, aveva stabilito contatti con altri giovani che guardavano con simpatia al Partito comunista, insieme a loro aveva costituito una  fra le nostre prime organizzazioni in Sicilia. Aveva poi cominciato a creare nell’esercito una rete di ufficiali antifascisti…..Come comandante partigiano era perfetto. Non so quanto avesse contribuito a formarlo l’antica tradizione militare piemontese  e sabauda della Scuola di Pinerolo.  Penso che fossero soprattutto la comunicativa, l’intelligenza pronta e l’attaccamento al partito a farne uno fra i partigiani più valorosi ed amati, l’uomo con più amici che io abbia mai incontrato. ….Decidemmo  che “in servizio”, o “mettendosi a rapporto”, i partigiani facessero il saluto militare….Nell’ordine formale stabilivamo  che…volevamo un esercito nazionale, e non di partito.  Desideravamo che le nostre formazioni  militari, pur create e stimolate dal nostro partito, fossero il nucleo dell’esercito dell’Italia democratica.

Io avevo proposto che si adottasse il saluto con il pugno chiuso. Barbato si oppose  recisamente: “ Se un saluto militare ha da esserci, dev’essere quello dell’esercito italiano”.  Pensava, giustamente, che i suoi colleghi di Pinerolo e gli altri di tutt’ Italia…non avrebbero gradito quel pugno davanti alla faccia. Così, il nostro saluto fu quello che già prima, l’esercito italiano contrapponeva  al saluto fascista.

alcune fonti suggerite per la ricerca :                                                                                                                                                                                                                   Sentieri della Resistenza nelle valli  Pinerolesi:   http://www.alpcub.com/jenny_cardon.htm            http://www.comune.pinerolo.it/cd/resistenza/homeframe.html        Bibliografie sulla  Resistenza nel pinerolese, Val Chisone e Val Germanasca:  http://www.cultura.pinerolo.it/didattica/Bricherasio/Bibliografie_sulla_resistenza.pdf

                   

 

GUERRA PARTIGIANA Gli inizi sul confine nord orientale

30 Giu

70 anni fa, il 10 luglio 1943, gli alleati anglo-americani sbarcavano sulle spiagge di Gela e Pachino, avviando la campagna d’Italia che durerà  20 mesi.  Il 25 dello stesso mese, Mussolini,  che aveva proclamato “li fermeremo sul bagnasciuga”, cadeva per il voto del Gran Consiglio del Fascismo (O.d.G. Grandi)  e dopo 39 giorni in Sicilia  non vi erano più truppe dell’ Asse combattenti, l’8 settembre l’armistizio era stato firmato!  Cosa aveva portato al dissenso fra i gerarchi, ad un pronunciamento di sfiducia verso il permanere delle sorti del  Paese nelle mani  del Duce?   Rinviando il lettore alla ricerca sugli eventi che segnarono quel periodo  (l’arresto di Mussolini ed il suo successivo trasferimento dal Gran Sasso a Monaco di Baviera, da parte di paracadutisti tedeschi comandati dal Colonnello Skorzeny, la fuga del Re prima a Pescara e poi a Brindisi, il tentativo di difesa di Roma da parte del popolo e di truppe al comando del Generale Carbone….)  mi preme porre in rilievo i fattori che maggiormente avevano influito sul pronunciamento la notte di Palazzo Venezia.  Mi pare opportuno citare gli scioperi operai del marzo ’43 contro la guerra, per l’adeguamento dei salari e la reperibilità di generi basilari per l’alimentazione ed il riscaldamento delle abitazioni, lo scricchiolìo delle strutture periferiche del regime, il germinare – ai vertici stessi  dell’apparato di questo – della consapevolezza di una crescente impopolarità della guerra e della impossibilità di vincerla (nello scenario dell’autunno ’43 !).  Non pochi gerarchisi  stavano dando  da fare per precostituirsi delle benemerenze verso gli alleati.

I comandi germanici già diffidenti ed attivati nell’allestimento e la dislocazione di corpi d’armata ( ” Operazione Alarico” ),  pronti ad occupare l’Italia settentrionale, qualora l’alleato italiano avesse defezionato, diedero immediatamente l’ordine di( “coprire tutto“). Annesso subito, amministrativamente e militarmente, al 3° Reich l’ Alpenvorland (vedi l’articolo G.P. Presentazione), l’obbiettivo immediatamente perseguito fu quello di sottrarre al controllo dell’alleato traditore la zona operativa del territorio sloveno ed istriano, dove la lotta di liberazione di sloveni e croati era iniziata sin dall’occupazione nazifascista della primavera 1941.

cliccare sulle immagini  per l’ingrandimento!!

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Per l’approfondimento suggerisco:

Premesse ed eventi che caratterizzarono opposizione e lotta  antinazifascista nei territori del confine nord-orientale:   “Terra di frontiera”  –  Luciano Patat – 2003    Fascismo ,guerra e resistenza nell’isontino e nella bassa friulana.                  “Cronache di ordinaria persecuzione dal confine orientale” – Metka e Boris Gombac – 2006   “ Una lunga notte”  1942-1945 – collezione fotografica di Erminio Delfabro – 2011

Tre opere edite e reperibili  presso il Centro isontino di ricerca e  documentazione storica e sociale  “Leopoldo Gasperini”    di Gradisca d’Isonzo (Gorizia)

SBARCO IN SICILIA http://www.youtube.com/watch?v=dirYUsVHTk0                                           

www.storiaXXIsecolo.it/secondaguerra/sgmcampagnaitalia5.html 

SCIOPERI MARZO ’43 :   moltissime le fonti bibliografiche – che il lettore interessato   può agevolmente reperire su internet                ( bibliografia lotte operaie, resistenza torinese….).  Per ricerche  sulla rete indico qualche sito specifico: www.storiaXXIsecolo.it/fascismo/fascismo24.htm       www.rassegna.it/2003/letture/articoli/marzo43.htm    www.iniziativalaica.it/?p=1280

 

GUERRA PARTIGIANA – presentazione

24 Giu

A cura di G.C. Pajetta

Quella avviata dalle prime bande nei borghi prealpini e sui monti d’Italia dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943, e conclusasi nella prima settimana del maggio 1945 con gli ultimi attacchi condotti contro truppe naziste in ritirata attraverso i valichi della Carnia, fu guerra di popolo, fu guerra di liberazione!

  Vent’anni di dittatura fascista, la nazione trascinata nella tragica avventura hitleriana,e la creazione poi della servile Repubblica Sociale Italiana, furono l’esecrando  apporto di Mussolini e dei suoi sodali al secondo conflitto mondiale, che costò ai popoli 55 milioni di morti ed immense distruzioni.                                       

La guerra di liberazione, che al suo epilogo enumerava: 223.639 partigiani combattenti di cui 62.070 caduti  e 33.726 fra feriti ed invalidi, nonché 122.518 “patrioti”( fonte : Commissioni per il  riconoscimento delle qualifiche), vide combattere italiani contro italiani e non mancarono, pertanto,episodi tipici di guerra civile(vendette,esecuzioni sommarie). Vi furono abusi ed eventi incontrollati – specialmente nella fase finale delle azioni belliche – che ebbero a protagonisti,oltre ad individui sedicenti patrioti, anche gruppi o formazioni di partigiani.

   La pietà per i morti delle due parti non è “distinguibile” (specialmente per i loro congiunti!), ma deve essere ben presente che,per i tedeschi traditi ed i repubblichini,eccessi,brutalità e rappresaglia sulle popolazioni ed i loro beni,furono la norma!

Una lotta che non aveva nulla (né regole, né tattica od impiego di armamenti)con la guerra sino ad allora conosciuta; alle trincee, allo schieramento di corpi armati in scontri campali(mezzi blindati, guerra aerea, ecc.), sostituiva improvvisi attacchi ed agguati seguiti da rapidi e lunghi trasferimenti,accerchiamenti e rastrellamenti,delazione. Le impiccagioni,le torture e le fucilazioni erano la prassi per intimidire i ribelli   e  terrorizzare le popolazioni che li sostenevano.

Fu scontro fra due concezioni della società umana, delle relazioni fra le nazioni : per questo affermiamo che una, ed una sola, era la parte che combatteva per una causa giusta!

<               >  

   La cronologia colloca, non casualmente , la costituzione delle prime formazioni nelle aree di frontiera,in Carnia e nelle alte valli piemontesi,nelle zone di sfaldamento dei grandi presidi militari sui confini con la Francia e la Slovenia,ove i Generali felloni abbandonarono le truppe assegnate al loro comando alla coercizione, alla rappresaglia ed alla deportazione da parte delle forze tedesche dilaganti:  Mario Lizzero (Commissario politico delle Brigate  Garibaldi del Friuli) ricorda come primi contatti con i partigiani slavi –che erano insorti contro l’occupazione da parte della 2° Armata dell’Italia fascista( 6 aprile 1941)- fossero stati intrapresi già nel ’42, costituendo poi la prima formazione, nella primavera del 1943,nei pressi di Cividale   del Friuli. Se è bene sottolineare l’apporto primario delle popolazioni delle prealpi e di quanti, militari dispersi e giovani renitenti ai bandi di reclutamento per le leve 1922-’25(iBandi Graziani,emessi fra il settembre ’43 e la primavera ’44),va ricordato che la prima città insorta vittoriosamente contro l’occupante tedesco fu Napoli, nelle sue “Quattro giornate” (27-30 settembre’43).

Chi prese la guida di queste prime formazioni, strutturatesi poi in distaccamenti, battaglioni e brigate? Furono  alcuni Ufficiali, che sentirono la responsabilità morale verso la truppa,lasciata senza ordini e con il Re in fuga, data in sorte allo sbandamento ed alla proterva reazione nazista,unitamente ai quadri antifascisti, forgiati da molti anni di clandestinità,di carcere e “confino”,in gran parte volontari combattenti delle Brigate Internazionali nella “Guerra di Spagna”,dove avevano difeso la Repubblica contro Franco, scontrandosi a Guadalajara ed in Aragona – primavera 1937-  con le divisioni inviate da Mussolini con il CTV (Corpo Truppe Volontarie). “Oggi in Spagna, domani in Italia”, era stato il grido di speranza lanciato da Carlo Rosselli dai microfoni di Radio Barcellona.

Intento di questa.…bacheca ,non è quello di realizzare un copia/incolla, con la pretesa di estrarne una versione della Storia della Resistenza in Italia, che non potrebbe esserne che una rimasticatura, non aggiungendo nulla alla bibliografia e risultando,per giunta,del tutto inadeguata al mezzo tecnologico.

L’intendimento è, piuttosto, quello di segnalare siti o porre in evidenza episodi salienti – per la incidenza politica e militare – in quella lotta che, pur nella diversità dell’ambiente sociale e naturale( monti,valli     e pianure,campagne e città,fabbriche e università)durò 20 mesi.Nostro auspicio è di contribuire a che quella    epopea partigiana possa essere meglio contestualizzata e compresa da naviganti  delle più giovani generazioni. Fu in quel periodo che la parte più consapevole degli italiani ed i partiti che ne guidarono la lotta contro tedeschi e fascisti,nelfaticoso cimento unitario dei CLN,anticiparono esperienze di autogoverno e didemocrazia partecipata( zone libere, Repubbliche partigiane, Comitati di liberazione della donna, ecc.)

Alla curiosità, ed al desiderio di approfondimento di chi ci segue, suggeriamo ricerche più  approfondite e  raccomandiamo letture specifiche; se richiesti, non mancheremo di segnalare fonti e pubblicazioni di migliore utilità:…alla prossima,teniamoci in contatto!    

Per l’approfondimento,consigliamo di consultare:                     RSI  – www.treccani.it/enciclopedia/repubblica-sociale-italiana; …                                        

Carnia – www.carnialibera1944.it  http://www.donneincarnia.it  …   sez. “La nostra storia”                         

”Alpenvorland” e “Adriatisches Kustenland”  Territorio annesso all’esclusivo controllo amministrativo e militare del 3° Reich  e   Zona operativa del Litorale adriatico.“Kosakenland” (L’insediamento di60.000 ucraini,calmucchi e georgiani nelle valli di passo verso l’Austria, fino al 5 maggio 1945):www.gdf.gov.it avvenimenti-frontiera- orientale… 

Affrancatura postale nella “Kosakenland”  http://www.giorgiobifani.net/rsi17b.html

CLN  – www.anpi.it/comitato-di-liberazione-nazionale                                                            

CLNAI- Ultimatum “Arrendersi o perire!” e Dichiarazione per la fucilazione di Mussolini  www.setiitalia.altervista.org