Archivio | novembre, 2019

1941-1945: Una resistenza lunga,lunga…

30 Nov

 

                                  I Prodromi

Quando, fra la primavera e l’estate del ’41, l’Italia “fascistissima” di Mussolini e le colonne corazzate di Hitler aggredirono la Jugoslavia, l’area comprendente la Slovenia e la parte orientale delle “terre irredente” d’Italia – comprendenti il Friuli con la Carnia, il Collio, il “goriziano” , la piana isontina  oltre a Trieste ed il Carso che la circonda a Nord, si trovarono su un fronte caldo del conflitto bellico. Sul lato italiano si protrarrà, ancora per 2 anni, lo stato di retrovia logistica e di crescenti fermenti di opposizione alla guerra; questo processo fu più evidente nei maggiori centri urbani, nei grandi complessi produttivi, nelle aree di forte insediamento di popolazione slovena. Fu in quel periodo che l’antifascismo “frontaliero” trovò le prime ragioni di solidarietà attiva ed avviò la riflessione concreta sul “che fare”, fra i nuclei operai  dei Cantieri di Monfalcone e degli insediamenti produttivi portuali, industriali e ferroviari del capoluogo giuliano.   In questa fase non mancò l’apporto di intellettuali, dei quadri politici reduci dalla guerra di Spagna e dall’emigrazione in Francia. Su quel pezzo d’Italia segnato dallo scorrere al mare di Isonzo e Tagliamento, nelle terre ove prevaleva il radicamento dell’etnia slava (con radici nelle lotte operaie, nell’attività della terra,con una cultura di se già salda dalle lotte contro l’austro-ungheria) non fu  difficile comprendersi ed assumere distinti, utili ruoli per rendere difficile la vita al nazifascismo. Anche con un ruolo del piccolo clero in Carnia e nei piccoli centri agricoli del Friuli -particolarmente predisposto all’ “antitedeschismo” per ovvi motivi di storia recente – ….si “scaldarono i motori” di quella che fu due anni più tardi – con il 25 luglio e l’8 settembre del 1943 -la  Resistenza organizzata all’occupante nazista ed ai fascisti della Repubblica di Salò, ed ebbe termine solo il 20 maggio 1945 con  la sfilata a Trieste della “Brigata Garibaldi “Fontanot”.                                                                                                                      

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 A questo scorrere di eventi, politici e militari, la cui complessità andò accentuandosi con l’evolvere della lotta di liberazione nei due paesi limitrofi, dedichiamo le schede tematiche e la cronologia fotografica raccolte nel lavoro documentale di Luciano Patat, consapevoli dei limiti espositivi ed analitici di una tale ricerca, ma ben certi di una sua utilità nello stimolare ed orientare quanti desiderino approfondire ed arricchire le proprie conoscenze su un tale passaggio della nostra storia. Per intenderci, quella che non si insegna in alcuna scuola della Repubblica!

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Partigiani in ..Africa

7 Nov

Nelle scorse settimane il mondo ha appreso che il “Nobel” per la Pace del 2019 era stato assegnato al Premier etiope  Abiy Ahmed Ali, con la seguente motivazione:    “….Quando il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali ha teso la mano al Presidente Afwerki l’ha afferrata, contribuendo a formalizzare il processo di Pace fra i due paesi. Il Comitato norvegese per il Premio Nobel spera che l’accordo di Pace contribuisca ad un positivo cambiamento per l’intera popolazione dell’Etiopia e dell’Eritrea”.

I popoli di questo nostro pianeta, così violentato da conflitti locali e da guerre che si protraggono da troppi anni, non possono che ricavarne un barlume di qualche speranza per un futuro prossimo in cui le relazioni fra le nazioni possano regolarsi con il dialogo e trattati di pacifica convivenza.                                                                     Non ci illudiamo, che le potenze dominatrici dell’economia mondiale chiudano i loro arsenali o rinuncino a muovere le pedine di un pericolosissimo “gioco” per interposti attori regionali.  Ci rasenerebbe che un rigoroso embargo degli armamenti più letali -specialmente per le popolazioni civili – venisse praticato verso gli scenari più caldi. Non dovrebbe essere questo il precipuo compito delle Nazioni Unite?! Certamente, non è ulteriormente differibile una riflessione profonda (traendone poi le concrete conseguenze!) sui rischi globali che adducono all’umanità le nuove  guerre del terzo millennio:  controllo dei mari e degli stretti, rotte artiche, ricorso ai dazi mercantili (in era di globalizzazione dei mercati!), rapina delle materie prime essenziali  per la competizione tecnologica ed appropriazione delle fonti di energia  non rinnovabili, con conseguente aggravio del divario nello sviluppo fra interi continenti ed….il rifiuto di miliardi di uomini di pagare ulteriormente questa spirarle di ingiustizia sociale.    Non è compito di  “Vento d’aprile” trattare argomenti dell’attualità geopolitica, ma non possiamo esimerci, meglio prescindere, dal contesto di eventi che la cronaca mondiale riversa su 7 miliardi di abitanti della Terra. Per tale ragione abbiamo ritenuto essere di qualche attualità proporre a quanti ci seguono – rientrando quindi nel tema della Resistenza al nazifascismo – eventi che portarono alcuni “reduci” della guerra di Spagna a trasferire il loro contributo di solidarietà internazionalista proprio ai partigiani etiopi di quell’Abissinia che Mussolini ed i suoi generali avevano martirizzato con artiglierie, aerei ed iprite, per farne fulcro dell’Impero.

Va da se che la missione, affidata ai “Tre apostoli”, di organizzare e consigliare la  lotta di resistenza etiopica, aveva anche un fine strategico non secondario: impegnare e trattenere corpi d’armata del Regio Esercito sull’aspro altipiano d’Africa, distraendone l’apporto di forze e mezzi dall’esordiente avventura nazifascista in Europa. 

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