Archivio | agosto, 2019

I “ribelli” della Val Borbera

5 Ago

                       Terra di ribelli 

L’alta Val Borbera è terra incastonata al limitare di  4 regioni (Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia), percorsa da sentieri, sovente dimenticati, che univano i paesi di una valle dalla quale, negli anni 60′ subì il più alto tasso di emigrazione di tutto il Nord Italia, verso la pianura padana.  I “Liguri” che vissero su quel territorio furono fra gli ultime popolazioni a sottomettersi ai romani; vi si incontrano castelli e borghi medioevali e la natura offre ancora spazi selvaggi.    “Ribelli” furono, molti secoli più tardi, i partigiani che fecero della Val Borbera uno dei fulcri della Resistenza al nazifascismo, durante la II° Guerra mondiale. 


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In questa vallata, attigua alla piacentina Val Trebbia, si insediarono le formazioni garibaldine della Divisione “Cichero” , che tale nome portò in omaggio alla località ove si riunirono nell’autunno del 1944  le formazioni guidate da Aldo Gastaldi “Bisagno”,  G. Battista Canepa”Marzo” e Giovanni Serbandini “Bini”, sui contrafforti del massiccio del Ramaceto.     Il luogo  fu teatro di rappresaglie ed incendi durante i rastrellamenti repubblichini. I tre, testimoni di generazioni diverse dell’antifascismo italiano, avevano un diverso percorso ideale e di lotta politica al fascismo204219709-bc8a5c49-2062-4ee4-acf1-3b1f5a3b7c86.

                                   Il Massiccio del Ramaceto 

Operative in queste vallate del Borbera e del Trebbia, come  pure in quella bagnata dal Bisagno, le formazioni della “Cichero” – più tardi “Pinan- Cichero” – con discontinuità dovuta a spostamento di unità e pressione di rastrellamenti nazifascisti, diedero vita ad  una “zona libera” che durò molti mesi. E’ in questo territorio che ebbe la sua sede il comando della “VI° Zona Operativa Ligure”.   I patrioti inquadrati nelle formazioni della VI° Zona – Div.ne Garibaldi “Pinan -Cichero ( 6 Brigate), Div.ne Giustizia e Libertà “Matteotti”(3 Brigate), Div.ne Garibaldi “Coduri” (3 Brigate) – sostennero cruenti combattimenti in Val d’Aveto, al Passo del Fregarolo ed a Barbagelata in Val Trebbia, per fronteggiare gli attacchi ed i rabbiosi rastrellamenti con i quali i nazifascisti miravano a sloggiare la rete  di presidi partigiani che aveva notevolmente ridotta la possibilità di traffico fra i centri più importanti di quell’area geografica. Fra  i più noti e cruenti episodi di rappresaglia condotti dai nazifascisti vale ricordare l’incendio e lo sfollamento di Bobbio, di cui trattammo in un precedente articolo. Riteniamo opportuno ricordare qui che la Divisione Garibaldi “Pinan -Cichero” raggiunse le 2000 unità combattenti – altro che banda ! – contando ben 130 morti in combattimento. Essi sono ricordati in una stele posta alla “stretta del Pertuso”, in località Cantalupo ligure, ove ebbe luogo il più celebrato evento bellico di quella zona dell’Italia del Nord.  Nell’estate del ’44  i partigiani avevano fatto saltare un ponte proprio a quella altezza del tratto stradale proveniente da Arquata Scrivia, bloccando ogni possibilità di traffico a camion,blindati e traini d’artiglieria.                                  All’alba del 24 agosto, i 90 partigiani che presidiavano “la stretta” furono attaccati da centinaia di repubblichini al comando di ufficiali della Wehrmacht esperti di antiguerriglia. La battaglia si protrasse sino al calar del sole, quando il sopraggiungere di rinforzi, con il distaccamento Peter” richiamato dal fondo della Val Trebbia, consigliò al nemico di sospendere le operazioni.                                 

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                                                        la stele del Pertuso

L’indomani l’attacco si rinnovò e fu ancora respinto.  Nel pomeriggio del 26, dopo che i rinforzi nazifascisti portarono ad un migliaio di uomini gli attaccanti con una nutrita dotazione di mortai , ai patrioti non rimase che ritirarsi a causa dell’insostenibile rapporto di forze.   La resistenza di quei 3 giorni, però aveva consentito al grosso delle formazioni di disperdersi nelle vallate più alte e riportarsi a basi più sicure.  Di quell’evento i più vecchi fra gli abitanti, ricordano l’episodio della cattura e di come venne trucidato Virginio Arzani “Kirikiki” – un partigiano di 22 anni – che non potendo essere fucilato, in quanto non in condizione di reggersi in piedi per le ferite riportate, venne finito a colpi di bombe a mano davanti agli abitanti di Zerba, una frazione di Cerreto. Una strada di San Fruttuoso, di cui il giovane era originario, porta il suo nome.   Dilagati sui monti, gli attaccanti sfogarono la loro rabbia sui contadini ed i loro pochi beni: incendiando stalle e fienili, portandosi via il bestiame. Malgrado il terrore diffuso fra malghe e borghi, già il 15 settembre i partigiani rientrarono a Cabella, ed alla metà di ottobre del 1944, le valli del Borbera e del Trebbia tornavano sotto il loro completo  controllo.

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il ponte ricostruito sulla strada di Scrivia

rocchettaligure_museo02                   formazione della ” Pinan-Cichero”                                              operante nella zona di Rocchetta Ligure.           

Proponiamo alcune annotazioni tratte dal libro di Luigi Longo “Un popolo alla macchia”, concernenti altre significative azioni di grande efficacia, condotte da formazioni della 6° Zona Operativa Ligure nell’estate del ’44, unitamente  ad una mappa che ne evidenzia i luoghi di attuazione e l’efficacia delle operazioni intraprese:

 Nella terza settimana di giugno, dopo l’occupazione di Torriglia (40Km. da Genova) i partigiani danno alle fiamme i registri delle imposte, con grande soddisfazione dei contadini oberati dal fisco… prendono saldamente Varese Ligure e liberano, sull’Appennino piacentino, Ottone (12.000 abitanti) e Rovegna…”Nei primi giorni di luglio venivano occupate le caserme della GNR di Bargone e Castiglione ChiavareseProsegue LuigiLongo : …”Nello spazio di alcune settimane, nella zona appenninica compresa fra Genova, Spezia,Parma e Piacenza sono liberate oltre 250 località: tutta la Val Trebbia è libera; le strade della Scoffera, Torriglia-Bobbio, Bedonia- Chiavari sono in mano ai partigiani, che ne controllano gli accessi con solidi posti di blocco.”            

                                 

                      Verso un rigido inverno

Respinto il proclama del Gen. Alexander “…partigiani tornate alle vostre case in attesa della primavera e dell’attacco finale degli alleati, in condizioni ambientali più favorevoli” – appello che non mancò di reclutare alcune sacche di “attesismo”, in ambienti politicamente più timidi del movimento partigiano dell’ Italia del Nord- il secondo inverno di resistenza all’occupante ed ai suoi scherani della RSI, si faceva decisamente difficile.      Nelle vallate di cui trattiamo in questo articolo, verso la fine di novembre l’attività del movimento patriotico registrava un fitto susseguirsi di eventi, con incalzanti colpi di mano, la liberazione di borghi e piccoli centri, la cattura o la messa in fuga di presidi, il minamento di ponti con i quali venne isolato un grosso presidio tedesco a Carasco, raggiungendo l’obbiettivo di riprendere il completo controllo dell’alta Val Trebbia.  Se tale fu il bilancio delle operazioni condotte dalle Brigate “Oreste”, “Arzani” e “Cajo”, va rilevato che fu la “Div.ne Coduri” a dominare il retroterra  del litorale di levante, compiendo azioni quasi quotidiane su obbiettivi militari e strutture vitali (magazzini, depositi, centraline, linee elettriche e telef.) a Sestri e dintorni.   Il nemico veniva vieppiù costretto a trincerarsi in casematte e circondarsi con sbarramenti di cavalli di Frisia;  è sulla difensiva e pare incapace di reagire.     Siamo ormai a dicembre quando, del tutto a sorpresa, il comando tedesco di Genova invia un Magg.re con interprete alle “Gole del Pertuso” con il compito di parlamentare. Guida la delegazione partigiana Amino Pizzorno “Attilio” (1) il Commissario politico  della 6° Zona , con il compito di riferire al comando.     Con un parlare apparentemente affabile l’ufficiale tedesco paventò  la durezza  delle condizioni in cui i partigiani – “ottimi combattenti” – si sarebbero trovati ad affrontare la lotta  nei mesi seguenti (gelo, difficoltà di  collegamenti, reperimento di cibo, armi e dotazioni sanitarie)….la proposta era quindi di consegnare le armi (!) e tornare alle loro famiglie, al calduccio dei loro letti, con garanzia di assoluta incolumità.    Quando “Attilio” gli rispose mediante l’interprete titubante che  ” i partigiani le armi le avevano conquistate ai tedeschi ed ai  militi repubblichini”.. che ora dovevano trovare il coraggio di venirsele a riprendere”, l’espressione del viso ed il tono di voce del tedesco cambiarono totalmente.      Minacciò l’annientamento delle formazioni, di attuare rappresaglie sulla popolazione solidale, di inviare reparti di “mongoli” (2),  già impiegati in Valdossola, dove avevano avuto carta bianca di infierire sulla popolazione civile ed i beni delle famiglie, per stroncarne il sostegno ai partigiani.   I “mongoli” giungeranno effettivamente alla metà di gennaio del 1945.          Il rastrellamento d’inverno era iniziato l’11 dicembre  tra Fascia e la Val Borbera….e fu un inferno.   I partigiani furono localizzati da una Cicogna in ricognizione e poco dopo una grandine di colpi di mortaio ed artiglieria campale calò sulle loro posizioni. La battaglia si protrasse durissima anche verso Cabella Ligure, solo il 15 giunse l’ordine di “Scrivia”  (3) di occultarsi: “gettatevi nelle buche”.  Un partigiano gravemente ferito, successivamente deceduto all’ospedale genovese di San Martino, descrisse:       “Le buche sono una bella trovata, mica comode però. Sono tane,nascondigli. Si attende che il rastrellamento passi, si esce un poco di notte per respirare meglio e sgranchirsi le gambe. In estate si sopporta, ma ora, con il gelo..qualcuno c’è rimasto secco; bisogna razionarsi quel poco con il compagno che è con te…”   

 Lo stesso giorno le unità della Div. “Turchestan” giunsero a Rezzoaglio, sembrava volessero volgersi alla Valle del Taro per congiungersi con un’altra colonna proveniente da Bobbio; raggiunsero invece il Passo della Forcella, dove si acquartierarono organizzando un vero e proprio caposaldo, con campi minati, trinceramenti , e per qualche giorno….si limitarono a controllare la zona. Sono invece alpini e bersaglieri della RSI, comandati sul campo da ufficiali tedeschi specializzati in antiguerriglia, a scatenare un attacco sul Passo del Bocco contro la Brigata “Coduri” ( poi Div.ne) , che fa appena in tempo a  sfuggire con un trasferimento notturno durato molte ore.      Sono questi i giorni in cui si  impone il riassetto delle formazioni, di cui abbiamo fatto cenno più sopra.                                  La separazione della Divisione “Pinan -Cichero” dalla originaria “Cichero” si impose per la vastità del territorio su cui operavano le brigate, il crescente numero di combattenti accorsi e le conseguenti difficoltà logistiche e di comunicazione fra reparti e fra questi ed il comando, accresciute dal rigido inverno. E’ accertato, però, che ad una tale decisione si giunse anche perchè una manifesta diffidenza era andata maturando fra Toni Ukman “Mirko”  (Comandante della 6° Zona) , vedi nostro articolo ” Guerra partigiana Zona Op. Lig. -4° parte) e “Bisagno” in quanto quest’ ultimo paventava una eccessiva “partitizzazione” (leggi l’egemonia dei comunisti)  nelle formazioni ed una rigidezza che, a suo avviso, avrebbe potuto compromettere l’iniziativa partigiana nella fase finale della lotta di liberazione. 

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il Comando della VI° Z.O.L.  a Carrega Ligure     con gli ufficiali della missione alleata

Le brigate della Div.ne Garibaldi “Pinan – Cichero” ( Po, Arzani ed Oreste) si riposizionarono ad Issioli, a Casa del Romano ed a San Clemente sull’altro versante della Val Trebbia; a completamento della prima fase del rastrellamento – nella prima decade di febbraio ’45 – il Comando della VI° Zona operativa si installò a Carrega.    Puntando su questo obbiettivo i tedeschi risalirono rapidamente la Val Borbera, ma a Cartasegna vennero fermati dalla Brigata “Jori” , ben posizionata sui contrafforti, mentre la Brigata “Oreste”  portava duri colpi alla colonna dei rinforzi, nelle località di Dova e Pian del Cerreto, favorendo il contrattacco partigiano. Il nemico dovette ritirarsi da Boggio, Cantalupo, Rondanina e Montoggio, costretto ad asseragliarsi a Torriglia ed al Passo della Forcella. Termina così la 2° fase del rastrellamento, che sarà anche l’ultimo.  Esplosa a Genova l’insurrezione generale -23 aprile – il giorno successivo tutte le strade  che avrebbero consentito il ripiegamento delle truppe tedesche verso la Gotica erano bloccate dalla “Pinan- Cichero” al comando di “Scrivia”

NOTE BIOGRAFICHE 

( 1 )  Amino Pizzorno ” Attilio”    Nato a Torino da genitori anarchici, sino all’armistizio dell’8 settembre 1943 era impiegato tecnico all’ Ansaldo di Genova. Rifiutata la tessera del PNF era da tempo a rischio di confino. Sfuggì all’arresto con l’aiuto dei compagni operai che gli procurarono il contatto per raggiungere le formazioni in Val Borbera e Val Trebbia. Era già iscritto al PCI ed ebbe vari incarchi di comando per la VI° Zona Operativa Ligure, fra i quali quello di responsabile del Servizio Informativo Partigiano e di Commissario Politico , fra IX-’44 e III-’45. Nel dopoguerra assunse incarichi sindacali nella FIOM.

( 2“Mongoli” furono genericamente definiti contingenti di soldati dell’esercito sovietico – provenienti dal Caucaso e dall’ Asia Centrale – catturati ed arruolati forzosamente in unità subordinate alla Wehrmacht.  Particolarmente nota per crudeltà la Div.ne “TURKESTAN”.  Non vanno confusi con i 24.000 Cosacchi del Generale collaborazionista Krasnov insediati nella stessa epoca in Carnia (Kosakenland) con carriaggi e famiglie, ripiegati nella ritirata tedesca dal Fronte Orientale.

( 3Aurelio Ferrando ” Scrivia”  nato a Novi Ligure (AL) il 29.7.1921 e ivi deceduto il 30 aprile 1985. Visse a Genova Cornigliano dove lavorava, dopo essersi diplomato perito industriale all’Istituto Galilei, dove strinse amicizia duratura con Aldo Gastaldi, del quale condivise la vita militare e poi quella partigiana ai Casoni di Cichero. Comandante del 3° distaccamento “Peter” fra maggio ed agosto 1944 combatté in Val d’Aveto ed a Bargagli.  Trasferito in Val Borbera, guidò con  Franco Anselmi “Marco” la battaglia di Pertuso (24-26 luglio’44 ). Da settembre assunse il comando della 58° Brigata “Oreste”, in sostituzione di “Bisagno” rimasto ferito.  Divenuto comandante della “Pinan -Cichero”, l’8 marzo ’45 le sue brigate liberarono il tratto della Valle Scrivia  da Cabella al Passo dei Giovi, consolidando un presidio presso Busalla, strategicamente determinante per chiudere la via di fuga ai germanici, nei giorni dell’insurrezione della “Superba”.  Gli venne attribuita la M.A.V.M. ed alla fine del conflitto aderì a Democrazia del Lavoro di Enrico Mattei.

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( 4Aldo Gastaldi  “Bisagno  Nasce a Genova nel 1921 , cattolico fermamente antifascista ed “apartitico”; il 25 luglio del ’43, con il proprio plotone distrugge i simboli di regime sulla Casa del Fascio a Chiavari. Si dedicò subito alla raccolta  di armi – abbandonate l’ 8 settembre- provvedendo   ad occultarle nel Castello del capoluogo del Tigullio.  Contattato dal PCI, tramite Giovanni Serbandini “Bini”, fu fra i costruttori della prima banda partigiana che operò sui contrafforti a levante della odierna  A7.  Morì banalmente, il 21.5.1945, cadendo dal tetto della  cabina della corriera con cui -mantenendo la promessa fatta  agli Alpini del Batt.ne Vestone ( della Divisione Alpina “Monterosa” della RSI),  che  erano passati con i partigiani a Cabella Ligure il 4.XI.1944 – li aveva riportati nei luoghi del Garda di dove erano originari. Gli fu riconosciuta la M.O.V.M.                1519111176-bisagno

                                Bisagno al centro della foto

Per attingere ad una ricca varietà di fonti “on line” ci limitiamo a raccomandarne  ai nostri lettori la ricerca in ragione degli episodi e dei personaggi di loro interesse.  Per quanto attiene alla  bibliografia, suggeriamo: 

” La Resistenza in Val Borbera e Val Curone” – settembre ’44 -febbraio ’45                di Giovanni  Daglio

” Ponte rotto”  – memorie partigiane ’43 -’45                                                                       di Giambattista Lazagna       

” Rocchetta, Valborbera, Val Curone nella guerra”   –  cronache della Resistenza              di Giambattista Lazagna