Archivio | aprile, 2019

Prove di primavera – 3

25 Apr

Neppure gli imprevisti…giungono per caso.

Chi, fra i visitatori del nostro sito, abbia letto con qualche interesse i due articoli immediatamente precedenti, ha già colto come non tutto il piano di battaglia predisposto dal Comando Raggruppamento  Brigate garibaldine della Valsesia e dal Comando della 1° Div.ne “Fratelli Varalli”, fosse andato a buon fine.  Questo può ben accadere nelle più disparate attività si vadano ad intraprendere ; iniziative commerciali, progetti ingegneristici, ricerca scientifica, logistica…piani militari.   In qualunque campo l’uomo si cimenti, l’insuccesso non è mai attribuibile al “fato” od alla sfortuna.  Il fallimento od il risultato parziale dell’opera intrapresa è sempre da ricondurre ad alcune carenze nel suo agire: fretta, inosservanza di regole e disposizioni, sottovalutazione dei rapporti di forze o delle caratteristiche del terreno su cui si ingaggia il confronto armato, intempestività nelle comunicazioni, mancata “copertura” delle spalle delle unità preposte ad un attacco….Come il lettore può ben comprendere, ciò risulta tanto più gravido di pericoli immediati nell’attuazione di piani militari. Un’azione intempestiva od il cedimento di un fronte, l’inutilizzabilità di mezzi od armamenti, il tardivo trasferimento di unità sul terreno d’azione, pongono a serio rischio di disfatta uno schieramento di forze ben più ampio di quello direttamente coinvolte (si ricordi sempre l’effetto Caporetto!). Andiamo al dunque. Per gli avvenimenti dolorosi di Borgosesia, quando ormai i partigiani della 118° “Servadei” e della 6°Brigata “Nello”- a buona ragione – ritenevano di essere ad un epilogo vittorioso, si produssero gli effetti di alcuni “imprevisti” che sovvertirono l’esito dell’attacco partigiano che si protraeva ormai da 4 ore

Dopo una succinta  illustrazione degli accadimenti militari, ci proponiamo di evidenziarli, alla fine dell’articolo, con il conforto delle riflessioni portate ad un dibattito per il 20° e 25° anniversario delle battaglie di Fara-Romagnano -Borgosesia, da comandanti valsesiani che vi avevano partecipato. 

         A  Borgosesia siamo in ritardo

L’attacco al presidio repubblichino di Borgosesia ha inizio con 1 ora di ritardo -alle 05.30- rispetto a Fara e Romagnano, benché molta cura fosse stata posta per la marcia di avvicinamento delle formazioni all’obbiettivo dell’azione, posto in una zona abitata della cittadina. Erano stati  predisposti calzari  in rafia e stoffa per attutire il rumore dei passi, si era chiesto ai contadini di “silenziare” i cani sul percorso.  Purtroppo le guide, muovendo nel buio più assoluto, avevano sovente smarrito il cammino fra i vigneti ed i sentieri collinari; mancò così del tutto la sorpresa, in quanto il presidio di Borgo era già stato allertato degli attacchi su Romagnano e Fara. Diviene del tutto inattuabile la posa di una potente carica esplosiva all’ingresso principale della scuola in cui erano acquartierati i fascisti.borgosesia-giardini-martiri      la scuola elementare oggi ed il monumento ai caduti partigiani                                             Il presidio è robustamente fortificato,su un rialzo del piazzale antistante è collocato un cannone da 75 mm. ed all’interno dell’edificio sostano alcuni mezzi blindati. Alle 05.30 i partigiani tentano di cogliere la struttura da tergo, mentre alcune squadre sparano a raffica verso l’accesso frontale, per impedire che il cannone venga attivato e le autoblinde possano uscire. Il martellamento sempre più intenso ha successo ed isola la scuola – caserma dal resto della cittadina;il presidio resta però inespugnabile anche per le difficoltà riscontrate da una squadra mortai della 6° Brig. “Nello”, a causa delle obbiettive difficoltà ad avvicinarsi e posizionarsi a ridosso della scuola, che l’esponevano ad un violento fuoco di mitragliatrici. Molti colpi ben assestati, da patrioti che avevano già operato nella zona del Lago Maggiore, inducono i fascisti a considerare l’opportunità di una trattativa per salvare la pelle. A tal fine individuano alcuni partigiani, catturati in precedenti operazioni, ai quali affidare il compito di un primo contatto, ma …a questo punto accade l’imprevisto.   Compare sulla piazza, alle spalle degli attaccanti che, dopo 4 ore di combattimenti intravedevano il successo, l’autoblinda tedesca di cui si era persa traccia la sera precedente a Grignasco, (per i dettagli di tale accadimento, leggi  in “Prove di primavera -2” dell’ 8 marzo u.s.) e falcia lo schieramento dei mortaisti, uccidendo 8 partigiani della 118° Brig. Garibaldi “Servadei” ed un georgiano che aveva disertato da un corpo tedesco operante nel circondario di Arona. Cosa era successo?  Il blindato, che riparato in modo da recuperare la mobilità per vagare per campagne e nascondersi  durante la notte in una galleria, con l’ovvio intento di raggiungere al mattino l’acquartieramento di Varallo, richiamato  dalle scariche dell’attacco partigiano a Borgosesia, si diresse verso la città, incappò nei garibaldini, sorprendendoli alle spalle.  Visto lo scompiglio determinatosi, colto dal timore che l’autoblinda fosse solo la capofila di una colonna nazista mossasi da  Novara, il Comando di Divisione impartisce l’ordine di ritirata generale. Solo a mezzogiorno si apprenderà da una staffetta che il mezzo faceva parte di una robusta colonna che il giorno prima era scesa a Grignasco, richiamata dagli effetti delle forti cariche esplosive impiegate dall’ “Osella”, negli agguati del giorno precedente l’operazione.  Sulle conseguenze di tali iniziative torneremo nella parte finale dell’articolo! Tale iniziativa e la grave responsabilità del Comandante della 82° Brig. “Osella”, nel non averne segnalato al Comando di divisione la presenza in zona , aveva comportato il fallimento dell’azione contro il presidio di Borgosesia,nonché la perdita del C.te di battaglione Giacomo Picciolo e del capoplotone Renato Mortarino, lasciando altresì scoperte le spalle di alcuni reparti operanti a Romagnano Sesia. Proprio la squadra mortaisti, direttamente operante al comando di Picciolo, veniva falciata da tergo dal fuoco del blindato, mentre questi – ripetendo un’esperienza compiuta pochi giorni prima in un attacco a Quarna (Cusio) imbracciava un lanciabombe da 60 mm. contro l’ingresso centrale della scuola-fortilizio- subendo pesanti traumi alla spalla per i contracco                               

     I “generali”   riflettono sugli obbiettivi e gli errori  della battaglia del 16 marzo 1945

Dagli incontri dibattiti promossi nel 1965 e 1970, nella ricorrenza della battaglia di Romagnano, traiamo brani di interventi  di Eraldo Gastone “Ciro” – Comandante delle brigate valsesiane,dai quali si possono ben trarre le particolarità di quella che fu una guerra assolutamente non tradizionale, una lotta nata fra e con il popolo!   

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Dalla sinistra di chi guarda: “Ciro”, “Cino”,….Don Sisto Bighiani (Comm. Pol.della (82° “Osella”) ,  Teresa Mondini specialista RT e responsabile delle radiocomunicazioni del Raggruppamento Div.ni Garibaldi, Andrea Cascella, (Com.te della 15° Brig.”Rocco”-Arona)

                    Scrivono Pietro Secchia “Botte”, Commissario Politico delle Brigate Garibaldi e Vincenzo “Cino” Moscatelli, omologo per il Raggruppamento delle Divisioni garibaldine operanti in Valsesia,Cusio, Verbano ed Ossola, nel loro“Il Monterosa è sceso a Milano” pag. 562:

<L’attacco contemporaneo ai presidi Borgosesia, Fara, Romagnano e Crevacuore, assestò un colpo decisivo al morale delle  truppe tedesche e fasciste dislocate nella Valsesia. Il comando nazifascista decise di ritirare tutti i piccoli presidi e li concentrò nei grossi centri di quell’area. In tali località vennero costruite opere in cemento armato, bunker, piazzole blindate, e durante la notte nessun fascista e nessun tedesco usciva più da questi fortilizi, i partigiani essendo diventati praticamente padroni della zona.>

 …….poi ci diedero il 25 aprile di libertà!

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