Prove di Primavera – 2

8 Mar

                         Il cancello sulla Valsesia

Oggi, come allora, Romagnano conta 4500 abitanti, ma una continuità demografica garantita esclusivamente dagli immigrati africani (mahgrebini e neri subsahariani) che si integrano, assolvendo ai lavori cui i giovani di quella regione operosa cercano di sfuggire (fornai, manutenzioni stradali, fonderie,disboscamento, raccolta dei rifiuti…)  anche in tempi di lavoro falcidiato. All’epoca cui ci riferiamo il paese non era solo la “porta d’accesso alla Valsesia” per ragioni…geografiche e per il “vestito architettonico” prealpino, che conserva tutt’oggi.  Riuniva nella quotidianità alcuni, forti elementi sociali, che la rendevano strategica per il movimento di Resistenza.    Quando mitragliamenti e bombardamenti alleati non bloccavano linee e convogli, la stazione di Romagnano Sesia  – crocevia fra le due tratte ferroviarie: Torino-Santhià-Arona e Novara-Varallo- era luogo di scambio di passeggeri e notizie. Vi erano attivi due stabilimenti industriali di forte interesse produttivo: la Cartiera Burgo (già Vonwiller) e la FIP (Fabbrica Isolataori Porcellana) che, assieme al Lanificio Botto, sito al limitare con Prato Sesia, assorbivano tutta la popolazione operaia del paese. Gran parte di questa integrava il magro reddito coltivando uva da vino, foraggio per lo scarno bestiame che gli “ammassi” consentivano alle famiglie. Si trattava di una generazione di lavoratori che aveva vissuto il riformismo socialista del primo ‘900, la cooperazione e, con essi l’opposizione al fascismo squadristico degli anni ’20 del secolo.

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In questa realtà sociale ed economica, il ribellismo al regime ed ai bandi della primavera 1944, non lasciava molte scelte: la fuga in Svizzera (per pochi giovani di famiglie benestanti),l’adesione ai corpi armati della Repubblica di Salò ( e furono pochi, di famiglie già compromesse con il fascio), o la strada dei monti (che ben conoscevano) che presero i più. Si consideri che alla Liberazione risultarono 13 caduti nei 20 mesi di lotta, mentre altri furono combattenti nelle formazioni dell’Ossola e della Valsesia.

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Abbiamo fornito alcuni elementi che possono far ben comprendere perché quella “porta” sia stata varcata o presidiata ripetutamente da colonne tedesche in azione di rastrellamento o da reparti della Legione Autonoma “Ettore Muti”, della GNR, della “Folgore”, o del 63° Batgl. “M”- Legione Tagliamento antiguerriglia- i “ramarri” per il berretto verde- ritenuta una delle formazioni più sanguinarie dell’esercito di Salò.

  Una battaglia durata 14 ore 

Tanto si protrasse il combattimento contro il presidio di Romagnano Sesia, che ebbe uno svolgimento assai complesso, segnato da momenti di criticità per ciascuna delle due parti e che, nella seconda  parte della giornata,  videro la eccitante conprimarietà della popolazione alle fasi dello scontro. Diciamo subito che il piano d’attacco e la dislocazione dei reparti partigiani soffrirono, sin dall’alba, il fatto che un inatteso ripiegamento di formazioni della 82° Brigata “Osella” – schierate fra Grignasco e Borgosesia, per eventi che ci proponiamo di sviluppare nel prossimo articolo, lasciarono scoperte in buona misura le spalle degli attaccanti, con tutti i rischi conseguenti  dalla mancata “copertura”  di quelle unità.  Si allontanava così la possibilità di risolvere in fretta l’operazione di annientamento dei 3 presidi valsesiani, prima che al nemico potessero giungere schiaccianti rinforzi. Il controllo dell’area che da Borgosesia si diparte a sud verso  Grignasco, Valduggia, Maggiora,Romagnano, sino a Ghemme e Cavaglio era, appunto, pertinenza dell’82° Brig., della quale era comandante Mario Vinzio “Pesgu”, panettiere di Grignascoclasse 1914- reduce dopo l’8 settembre ’43 dai fronti di Albania e Jugoslavia. Cooperava a nord con la 6° Brigata “Nello” e ad est con la “Curiel” (per lo più giovani leve del Partito Comunista) e la 124° “Pizio Greta”, operante  nell’area di Borgomanero.A quell’epoca l84° Brig. “Strisciante Musati” aveva spianato fra i boschi di Lozzolo e Gattinara, schierata sulla riva destra del Sesia sino a Serravalle Sesia.

                  Scatta l’attacco al Collegio

Alle 04.30  in punto uno spaventoso boato dà il segnale di fuoco ai partigiani in postazione.       Doveva essere l’effetto sorpresa necessario a consentire la penetrazione della squadra assaltatori nel fortilizio attraverso la breccia provocata dai tubi di dinamite. Un posizionamento non perfetto delle cariche esplosive, ed il fatto che una pattuglia della Brigata Nera fosse appena rientrata ,fecero mancare quell’effetto; i fascisti saltarono  subito alle armi automatiche e si accese una prima, violenta sparatoria.

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Il Collegio Curioni ed il colle da cui fu condotto l’attacco della 84° Brigata Garibaldi

Difesi da robusti muraglioni e da sacchi di cemento disposti ad ogni finestra, i militi del presidio avevano buon gioco nell’impedire l’avanzamento allo scoperto sull’antistante terreno. Essendo difficilissimo il bersaglio per gli attaccanti, questi appostarono le armi più efficaci di cui disponevano (mitragliere da 20 mm., mortai da 45 e pugni corazzati) a ridosso del muro di sponda che tutt’oggi fiancheggia, sul lato di nord-est, lo stradone carrozzabile che porta a Borgomanero ed Arona. Ben più possente l’arsenale della “Folgore” che, in previsione dei rastrellamenti primaverili, rafforzava le dotazioni nel timore di scontri ed imboscate.    Cosa aveva allarmato i comandi nazifascisti di Novara e Vercelli?

Nel pomeriggio del 14 marzo 25 uomini della 82° Brig. avevano attaccato 2 autocarri con a bordo paracadutisti della “Folgore”; i partigiani dovettero ritirarsi dopo aver causato  30 morti e 17 feriti. – Nel pomeriggio del giorno successivo una pattuglia dell’“Osella”, al comando dello stesso “Pesgu mina una curva della strada Borgomanero-Borgosesia, prima dell’abitato di Grignasco: l’esplosione distrugge l’automezzo e gli occupanti (15 soldati tedeschi).  Sopraggiungendo un secondo camion tedesco, un violento volume di fuoco partigiano costringeva ad arrendersi i pochi superstiti dell’agguato.  Fu allora che una  colonna tedesca, allertata dal comando di Novara, scese da Varallo scortata da 2 autoblinde con l’intento di recuperare i corpi dei numerosi commilitoni ed i rottami dei camion.   A quel punto si rinnova l’attacco dell’“Osella”, che produce al nemico la messa fuori uso di uno dei due mezzi blindati e la perdita di  alcuni soldati. Alla compagnia nazista fu ordinato di trattenersi a Grignasco, mantenendosi così in condizione di operare alle spalle….dei reparti che avrebbero dovuto cooperare con l’84° Brig. nell’attacco al presidio di Romagnano e, come poi accadde, poter rifluire su Borgosesia in caso di necessità! poletti-vinzio014-1000x600                  il “Pesgu”                                 Constatata la criticità della situazione, il Comando della 1° Div. Garib. “Fratelli Varalli”, ordinò  di minare la strettoia che porta da Prato Sesia   a Romagnano, decidendo di sviluppare ugualmente l’azione su quest’ultimo presidio, fidando sulla determinazione e lo slancio dei suoi reparti.  Pietro Rastelli “Pedar”, comandante dell’84° Brig. faceva minare anche altri snodi stradali, per bloccare movimenti nemici da Biella, Vercelli e Rovasenda, e dislocando forti gruppi per controllare i due ponti che congiungono  Romagnano con la riva vercellese.     Percorrendo ciascun ponte, con scarponi resi “muti” dal rivestimento con panni, e guidati da patrioti originari di R. Sesia, fra questi il Commissario della 84°Giacomo Gray “Grano” ( che fu poi Sindaco del paese per 24 anni!), due battaglioni della “Musati” si erano portati a ridosso del Collegio Curioni, fra viuzze e vecchie case del borgo.

                                                                                                                                                                                 Alle prime luci del giorno, una squadra di “arditi” degli assediati tentò, da un cancelletto laterale, di occupare la modesta collinetta a ridosso del convitto – come ben si vede dalla cartolina dell’epoca – con l’obbiettivo di farne una postazione dominante, per volgere in fuga gli attaccanti. Il plotone partigiano più a rischio incaricò una squadra di 6 uomini di effettuare un fitto lancio di bombe a mano, ottenendo la precipitosa ritirata dei folgorini all’interno del presidio. La reazione tattica fu immediata: una forte concentrazione di fuoco di mitragliatrici sul punto del tentativo non riuscito, riuscendo a colpire il comandante del plotone,Giorgio Robatti “Giorgio”che, riuscito a scavalcare il muro ed allontanatosi di una trentina di metri, sentendosi mancare le forze, consegnò l’arma ai compagni che lo soccorrevano, ordinando loro di lasciarlo e porsi rapidamente al sicuro…poi si sparò un colpo di pistola, per non farsi catturare vivo dai fascisti.   La sortita e l’intensità di fuoco si rinnovarono in quel settore; si rese evidente che i fascisti puntavano a catturare vivo il “Giorgio”, con l’intento di condurre poi una trattativa vantaggiosa. Palesatosi tale disegno, si raddoppiò la rabbia e l’irruenza dei garibaldini che avevano perso il loro comandante di plotone: i primi quattro “arditi”che si sospinsero di nuovo caddero rafficati e l’azione dei partigiani si fece furiosa. Facendosi micidiale il fuoco di una mitragliera da 20.mm, in quanto il comandante “Pedar” dell’84° Brig. -cacciatore di selvaggina montana per tutta la vita – incaricò un tiratore esperto, il “Ranghin” di far tacere la mitraglia: al terzo sparo la feritoia era liberata dell’arma e del mitragliere.

                                            Pietro Rastelli “Pedar”  download

Si seppe in seguito che, disperando dell’arrivo di rinforzi, i fascisti valutarono la possibilità di attuare una ritirata verso Borgomanero (8 Km.), su percorsi volti più a sud, fra boscaglie e vigneti, ma vi rinunciarono per la mancanza di guide sicure.                Attorno alle 9.00 si apprese da civili del paese, che avevano effettuato lavori di riparazione nella struttura, che in una camerata erano rinchiusi qualche decina di ragazzi ed i loro insegnanti dei quali non era stata consentita l’evacuazione,             considerando che la loro presenza  avrebbe potuto costituire merce preziosa in caso di trattative. Se qualche sequestrato fosse stato colpito durante il combattimento…la colpa sarebbe stata addebitata ai partigiani!   Fu a questo punto che il Capitano “Bruno” incaricò il parroco del paese di recare la propria proposta ai Ten. Marietta e Lombau: una breve tregua per consentire l’evacuazione dei ragazzi e dei loro insegnanti ed attuare il trasferimento dei feriti più gravi delle due parti all’ospedale zonale di Gattinara (4 Km.).   Con vari pretesti , nella speranza di ricevere rinforzi, i due ufficiali differirono la risposta,per poi rifiutare del tutto.  Richiuso il grande portone del collegio, il combattimento riprese furioso.

Dopo poco, con l’assatanata copertura di fuoco di alcune mitragliatrici, si ripeté, quasi in fotocopia il tentativo di sortita descritto in precedenza e, con esso, il respingimento con una grandine di bombe a mano da parte di una squadra guidata da “Serpente“.  Nell’azione “Serpente” cadeva colpito al cuore da una raffica.Dopo il concitato alternarsi,del trascinamento del corpo del partigiano, da parte dei suoi compagni che volevano sottrarlo ai fascisti, e di questi che volevano disporne per avvalersene in una trattativa di resa, fu “Pedar” – inferocito per lo scempio che si andava compiendo-  a stendere due neri con una raffica  e ad avventarsi con gli uomini a lui più vicini al recupero del cadavere e dell’arma.   Alle 12.00  il presidio resisteva ancora. Il massiccio portone ed il terreno allo scoperto non consentivano un efficace avvicinamento. Allora, il comando operativo con il prezioso ausilio di alcuni partigiani e civili romagnanesi,  reperirono un compressore stradale che , imbottito di esplosivo, venne avviato contro l’ingresso principale.  I fascisti, compreso il pericolo imminente, iniziarono fitti tiri di mortaio sulle case prospicienti il parco antistante.   Più che a una ritorsione, in quel frangente, avevano pensato ad opporre all’avanzata del compressore un cumulo di macerie.

img137 1973 – G.Gray  apre la manifestazione per il 25° della  battaglia di    Romagnano  Sesia.

Alle 14.00, come era accaduto a Fara, giunse la squadra “guastatori” della 12°Divisione biellese, con 4 lanciabombe ed un camioncino dotato di un pezzo anticarro. Ad una ad una  le finestre del 1° piano furono divelte, si svilupparono fiamme e fumo in molti ambienti: era il colpo finale!  La gente si era assiepata a ridosso delle posizioni raggiunte dai partigiani (molti avevano congiunti e parenti con le armi fumanti in postazione!); la liberazione di Fara aveva accresciuto l’ en tusiasmo fra le forze garibaldine.  Per prendere tempo, alle 16.00 i fascisti chiedevano una tregua per evacuare morti e feriti. Questa volta fu il comando partigiano a non accettare, conscio che il trascorrere del tempo non era amico, ed edotto delle preoccupanti  notizie che giungevano da Borgosesia, concentrò sulle feritoie del piano terreno  il fuoco con le armi più efficaci di cui disponeva la formazione.  Alle 17.30 i fascisti chiesero di parlamentare. “Bruno” e “Pedar” si recarono all’incontro, assistiti dalla popolazione piazzata a poche decine di metri,mentre G.Gray “Grano”– Commissario della 84° ” Strisciante Musati”-si teneva pronto con un plotone…“con i fascisti non si sa mai”.   Gli ufficiali della RSI, venuti in  Valsesia vituperando “Ciro”“Cino”,  minacciando sfracelli per i loro banditi, chiedevano ora…l’onore delle armi!    Si pensi che proprio il comandante del presidio, il Ten. della “Folgore”  Elios Lombau – dopo aver simulato un malore – chiese sfacciatamente il rilascio di una  attestazione secondo cui la resa era avvenuta…per esaurimento delle munizioni!  Avute le chiavi dell’armeria, ed iniziati a caricare i copiosi armamenti ……..i partigiani non ebbero alcuna remora ad attestare questo risibile pretesto. Sulla figura del Lombau, rinviando alla testimonianza più sotto riportata, del Capitano Albino Calletti “Bruno”, si può qui spendere qualche parola. Convinto di rientrare  prestissimo a Romagnano Sesia, raccomandava al Comandante della 1° Divisione Garibaldi di non consentire ai suoi partigiani di insudiciargli il salotto dell’appartamento,… in cui la notte precedente (ma questo si appurò a Liberazione avvenuta), aveva ucciso….., un giovanissimo partigiano  di Suno Novarese, con percosse e trafitte di spillone! 

 Dall’intervento conclusivo di Albino Calletti all’incontro- dibattito  del 16 marzo 1970, nel 25° anniversario della Battaglia di Romagnano Sesia, traiamo i seguenti passaggi, afferenti la fase conclusiva del combattimento ed i concitati momenti della resa fascista:                                 

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Dopo 14 ore di combattimento i prigionieri furono avviati alla volta di Novara; prima della mezzanotte tutte le unità coinvolte nell’operazione avevano raggiunto i loro accantonamenti.  Il bilancio di quella giornata di prove generali, condotte contro i 3 presidi valsesiani e le località investite da azioni di diversione fu, per i patrioti di 15 morti e 27 feriti, 20 i morti e 32 i feriti fra tedeschi e fascisti.

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