Archivio | gennaio, 2019

Prove di primavera- 1

21 Gen

Con la discesa al piano nasce la nuova tattica del partigiano

Ai primi di marzo 1945 il Comando partigiano di Cusio , Ossola, Verbano e Valsesia divulgò una circolare estremamente importante per dare una nuova impronta all’attitudine militare delle formazioni operanti su quel territorio.     La circolare diceva :  “Il periodo in cui si imponeva la suddivisione (la separatezza) delle nostre formazioni in squadre e plotoni è terminato. Ora è indispensabile che i reparti provvedano a raggruppare tali unità nella dimensione di battaglioni (150 uomini), dislocando questi nelle vicinanze del Comando di Brigata….Tale provvedimento è consigliato dal mutato dinamismo con cui il nemico- da un pò di tempo – predispone  i suoi concentramenti , attua i rastrellamenti ed insedia propri presidi anche in piccoli centri.  L’aumentata attivazione ed accuratezza del suo servizio informativo suggerisce anche a noi di mutare tattica.”……”Non abbiamo armamento pesante, ma dobbiamo imparare bene ad usare quello abbondante di cui disponiamo…Le capacità acquisite dai nostri comandi ci consentono di approntare azioni di più grande entità, che vadano ben oltre imboscate e minamenti….”

  II documento aggiunge : ” I Commissari politici sviluppino, nei garibaldini, la coscienza della nuova situazione.. e delle esigenze che si pongono, in vista delle grandi azioni che saranno presto intraprese….I comandanti, da parte loro attuino frequenti ispezioni dei reparti, per controllare l’addestramento, la disciplina e la consapevolezza della causa per cui sono chiamati a combattere.” 

Pochi giorni dopo, l’ 8 marzo ’45, seguiva improvvisamente l’ordine per tutti i reparti di spostarsi in massa verso la pianura;…..le foglie, le care amiche dei partigiani nell’occultamento tornavano sui rami, pareva davvero un sogno di pace sotto quel tiepido sole! La gran parte dei partigiani, per molte ragioni, sentiva di essere giunta alle soglie di grandi (attesi) eventi.   Divenuto un esercito il movimento partigiano adegua la sua struttura e l’iniziativa militare!  La visita del Capitano  Albino Calletti “Bruno”  al Comando della 84° Brigata Garibaldi ” Attilio Musatti” ai piani di Asei – una frazioncina di Sostegno, nel biellese orientale – al 2° giorno di accantonamento della formazione, accrebbe e diffuse fra i patrioti la convinzione,pur non avendone la percezione del dove e del quando,  che,  la grande battaglia si approssimasse.  Nell’attesa, quanti non erano impegnati in servizi di ricognizione o vigilanza, al vettovagliamento od alla predisposizione degli armamenti….nei “campi di radunamento”  curavano di più calzature ed indumenti, frequentavano quanti praticavano l’arte del barbiere, i ciabattini i sarti. Chi già pensava alla famiglia, al bar del paese, od alla ragazza….voleva “farsi bello”.       L’ordine di marcia era nell’aria. Bisognava cogliere di sorpresa le guarnigioni del nemico che, con il disgelo, si accingeva a risalire le valli che, nell’arco delle prealpi si susseguono fra il Monte Barone ed il Monterosa.   Il successo dell’offensiva in pianura ebbe, fra gli elementi fondamentali, la segretezza con cui  fu affidata la conduzione alla 1° Divisione Garibaldi “Fratelli Varalli” della quale era comandante  il Capitano Albino Calletti “Bruno” e Commissario il milanese         Mario   Venanzi “Michele” .    download        

 Il piano d’attacco fu comunicato ai comandi di Brigata solo l’11  marzo, durante una riunione notturna tenutasi in una zona fra Boca e Maggiora (probabilmente nell’osteria della frazione di Montalbano), con la direttiva    di darne comunicazione ai reparti solo 2 ore prima dell’attacco, fissato per le 04,30 del 16 marzo.                                                       Le formazioni coinvolte nella grande battaglia, circa 4500 uomini, furono:

                                                                                                Il Capitano “Bruno”       

 

img119 Ad alcune fasi dei combattimenti presero parte anche forze della XII° Divisione Garibaldi  Piero Pajetta “Nedo”. del Raggruppamento biellese, comandata da Quinto Antonietti “Quinto” con Commissario Franco Moranino “Gemisto”

Quale era il piano di azione maturato nelle settimane precedenti?  Possiamo trarlo dalle pagg. 549 e 550 de  “Il Monterosa è sceso a Milano” di  Cino Moscatelli e Pietro Secchia;  in esso sono ben evidenziate le formazioni nelle singole operazioni.

 

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L’area operativa del Raggruppamento Divisioni Garibaldi              Valsesia-Verbano-Cusio- Ossola

        Il dislocamento operativo delle Garibaldi in Valsesia    

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             Il combattimento di Fara Novarese

Nella notte sul 16 marzo i garibaldini della 81° Brigata “Volante Loss” occuparono tutti i settori loro assegnati, sia offensivi che difensivi. Il partigiano non sa aspettare, ogni attesa od indugio  gli scavano dentro! Alle 04.15 interrotti i collegamenti telefonici e telegrafici con Novara e Vercelli, gli uomini si approssimano alle opere fortificate del presidio, mentre in lontananza si odono i rimbombi delle mine fatte brillare sulle linee ferroviarie, che misero in allarme i fascisti, pronti ad accendere due fari volti ad illuminare la piazza e case circostanti. Un faro fu colpito ed iniziò lo scontro a fuoco fra partigiani che sparavano solo a colpo sicuro ed i fascisti che scaricavano rabbiose  raffiche alla cieca e carichi di rabbia. Centrato anche il secondo faro i partigiani si tenevano nel buio, immobili anche quando una grandine di bombe a mano cadde loro addosso.    Chiusi tutti gli accessi alle adiacenze del presidio, la squadra “arditi” salì sui tetti delle case attigue alla struttura occupata dai militi. Calzavano fasciature di stoffa sugli scarponi e cominciarono a passare di tetto in tetto utilizzando scale a piuoli.   Gli abitanti di Fara,quelli rimasti in paese, seguivano i movimenti nel buio e facevano il tifo e, pur tenendosi defilati dallo scontro a fuoco, continuavano a portare ed accatastare lunghe pertiche e scale calate dai fienili.   Ai primi albori gli arditi comparvero sul tetto della caserma e quasi subito esplosioni e fumo squassarono finestre dei piani inferiori, a seguito dei tubi esplosivi che erano stati calati dai camini.  Rabbia e paura cominciarono a fondersi nell’animo degli assediati, che reagirono con particolare violenza, senza risparmio delle armi automatche.     Più volte alcuni militi tentarono la fuga attraverso i tetti, fuoriuscendo da finestrelle ed abbaini, ma ogni volta vennero centrati appena allo scoperto.  Il combattimento continuava furioso poichè i fascisti non mancavano di munizioni ed i tubi di gelatina calati dagli incursori partigiani li terrorizzavano vieppiù; verso le 10.00, in pieno giorno, l’azione di “bombardamento incendiario si ripete con l’ausilio di alcuni volontari del paese, sfruttando lcuni bidoni di benzina recuperati dal reparto incursori dell’ “Osella”, dislocato a Nord di Romagnano Sesia. Sottoposti ad un tiro fitto, nell’ora successiva vengono effettuate altre due calate di ordigni, di cui la seconda divelle il tetto dell’accasermamento. Poco dopo le 12.00 giunge a Fara il distaccamento lanciagranate della L° Brigata biellese inviata da “Gemisto” e…..assieme al 1° plotone guastatori della “Loss” – rientrato dall’aver fatte brillare una decina di mine sulla statale della Valsesia e nei tratti di ferrovia Novara-Varallo e Navara-Biella, portano un contributo decisivo all’annichilimento della capacità di fuoco di quel presidio.” Moro” può comunicarlo al Comando di Divisione.   Poco dopo,però, giunge notizia che una forte colonna di tedeschi e fascisti muove da Novara, ed alla “Volante Loss” viene impartito l’ordine di impedire ad ogni costo che il nemico possa superare Ghemme, al fine di colpire gli attaccanti di Romagnano.   Il primo contatto con il nemico avviene a Sud di Briona e, per le soverchianti forze di questo, il commissario di guerra Santino Campora dispone gli uomini al suo comando lungo le curve e fra i vigneti verso Ghemme, con l’ordine di “morire sul posto ma non lasciar passare il nemico”.  In questa azione Campora perde la vita, ma la resistenza el suo reparto impedisce ai nazifascisti di avanzare, ed all’imbrunire decidono di rientrare ai loro acquartieramenti. FARA è libera!

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Chi avesse la fortuna di reperire questi 2 libri potrà rivivere i copiosi dettagli lo svolgersi delle tre battaglie di pianura valsesiane,alla vigilia dell’insurrezione generale partigiana, che liberò i grandi centri urbani del Nord Italia.

 

…..Cosa succedeva nelle stesse ore a Romagnano Sesia?    E’ quanto ci accingiamo ad illustrare nel prossimo articolo

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