Archivio | novembre, 2018

Identikit criminogeno-4

13 Nov

   Criminali di guerra in doppiopetto

 Eccoci, nel cocludere questa breve(forse troppo contenuta!) messa a fuoco di figure che hanno segnato di un portato criminogeno il loro contributo alla storiaitaliaa del ‘900, ad ofrire alcuni campioni che non avevano da vantare imprese belliche od ostentare galloni e medaglie. Insomma, questi personaggi, nel “fulgore” del regime, si distinguevano per il fatto di indossare abiti più sobrii, con un look borghese e distintivi che non andavano oltre la “cimice” ed il logo della corporazione o dell’istituzione di cui erano titolari. Assidui frequentatori di salotti ed appuntamenti istituzionali, erano agili nel librarsi fra iperattivismo, adulazione e…..”gessato” delle grandi occasioni.   Da vantare avevano piuttosto il precoce istrionismo con cui offrivano al fascismo l’anima e la penna.   La prima, forgiata nello squadrismo e nella retorica del littorio; la seconda posta, indifferentemente, al servizio di insulsi sproloqui sull’<Italia ha sempre ragione >, bandi di proscrizione od ordinanze repressive. L’ordine con cui andremo a citarli attiene unicamente al momento in cui produssero “il meglio” della civiltà del ventennio.

images Temistocle Testa.    Prefetto di Fiume (Rijeka), “camicia nera” della prima ora e di indole sanguinaria, in una giornata dell’estate 1942, ordina ai reparti di fanteria motorizzata, a formazioni di “squadristi” emiliani e ad un nucleo di carabinieri, tutti inquadrati nella 2° Armata al comando del Gen. Mario Roatta, di entrare nel villaggio di Podhum, nel Comune di Jelenie, di prelevarne tutta la popolazione ed incenerirne tutti i beni con i lanciafiamme. Mentre le loro famiglie venivano deportate in campi sul territorio nazionale, tutti gli uomini venivano trasferiti al vicino aereodromo per essere fucilati.   A domanda di un ufficiale di aviazione, se si dovesse procedere anche contro degli operai dell’aereoporto, il Magg.re Rampioni Mario rispose: ” In seguito all’ordine del Prefetto: tutti!”. Questa rappresaglia era motivata  con l’eccessiva solidarietà manifestata dagli abitanti verso quanti, nella zona, erana passati alla lotta armata, raggiungendo le fila dei partigiani.     A gruppi di 10-15 uomini, furono trucidati dalle mitragliatrici dei blindati, mentre a mezzogiorno i carri armati italiani  cannoneggiarono gli edifici rimasti.  A fine giornata il bilancio dell’operazione era di oltre 220 fucilati e 200 famiglie deportate. Foibe-da-Internazionale       Fucilazione di 5 contadini di Dune (Slovenja) da parte di truppe italiane di occupazione (estate ’42)

 Giorgio Almirante.   Nato a Salsomaggiore(PR) il 27 giugno 1914, morto a Roma il 22.V.1988.  Compie gli studi a Torino e l’Università a Roma in ragione degli spostamenti paterni,  direttore di scena di attori d’eccellenza.  Intraprende il praticantato giornalistico al quotidiano fascista “Il Tevere”, di cui diverrà poi caporedattore. Venne nominato, infine, sgretario di redazione della rivista “La difesa della razza”. Nel 1940, allo scoppio della guerra mondiale, chiedevl’arruolamento volontario per l’Africa settentrionale come corrispondente di guerra, per rientrare a Roma l’anno successivo, dove riprende il suo posto a “Il Tevere” sino al ’43.    Ai primi di agosto si presenta al reggimento di 1° nomina, con il grado di Tenente, a Frosinone, dove lo sorprenderà l’armistizio dell’ 8 settembre. Ottenuta una formale licenza di 24 ore, raggiunge a piedi Roma e….dopo il radiodiscorso discorso di Mussolini da Monaco di Baviera e l’adunata promossa da Graziani al Teatro Adriano(27.IX.’43), si arruola come capomanipolo nella costituenda Guardia Nazionale Repubblicana.  Dopo un breve periodo trascorso a Venezia, viene aggregato come funzionario ministeriale a Salò, prima come capogabinetto del Ministro della cultura della RSI  Ferdinando Mezzasoma , poi come “attendente” di Mussolini.  Dal novembre ’44 al gennaio ’45 Almirante venne reintegrato nei ranghi militari della RSI, quale comandante di reparto della “brigata nera autonoma ministeriale”, per la programmata campagna antipartigiana in Valdossola. Non avrà mai occasione(!?) di partecipare ai combattimenti.   Il 25 aprile, dopo aver seguito Mussolini e Mezzasoma nella loro fuga, Almirante si dilegua. Tutto qui? Uno fra i tanti? Assolutamente no, il “Giorgio” nazionale non è un “Travet”resta in clandestinità per un anno e mezzo, per riapparire a Roma nel settembre 1946. Rappresentante tipico della continuità con la fascistissima RSI, partecipa alla fondazione del Movimento Sociale Italiano (MSI) presso lo studio dell’assicuratore Arturo Michelini, che ne sarà segretario nazionale dal 1954 al ’69, dopo Augusto De Marsanic(’50-’54).   Del suo partito, Almirante divenne Segr. Nazionale alla morte di Michelini; le sue battaglie di retroguardia conservatrice, contro la legge Scelba avversa alla ricostituzione del Partito Fascista, di opposizione alla nazionalizzazione dell’energia elettrica (1963), contro la riforma della scuola media,ecc. non sono qui materia di trattazione…. 

1529048278_almirante E’ piuttosto opportuno ricordare come dopo la liberazione di Roma, esattamente il 13 giugno 1944, in località La Niccioleta, nel comune di Massa M.ma (GR)   in esecuzione del proclama da lui firmato, venivano fucilati 83 minatori: 6 subito dopo l’irruzione nazifascista e 77 il giorno successivo sulla strada che conduce da Castelnuovo Val di Cecina a         Larderello

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Nel processo conclusosi a Pisa il 7 novembre1949, con sentenza di condanna per alcuni fascisti di Massa Marittima (GR) implicati nei fatti, per “collaborazionismo ed omicidio”, non furono in alcun modo perseguiti il Magg.re Emil Block, comandante della colonna,né gli ufficiali delle SS italiane e tedesche  che condussero l’operazione. 

            Insomma, Giorgio Almirante, anziché pagare il fio delle sue colpe di “criminogeno”, fu per 30 anni “Onorevole” di questa Repubblica! 

Pino Romualdi

Concittadino di Mussolini,nacque a Predappio(FO) il 24.7.1913 e morì a Roma un giorno prima di Almirante; molti insistettero nell’indicarlo come figlio “naturale” del Duce. Partecipa alla campagna d’Etiopia, dove è designato vice-segretario del PNF in un capoluogo di provincia(1939). Nel 1940 era giornalista, direttore de “Il popolo di Romagna” ma, arruolatosi volontario, partecipa a fasi del conflitto in Albania ed alla più comoda occupazione di Corfù. Dopo l’8 settembre 1943 aderisce al Partito Fascista Repubblicano, di cui diviene funzionario presso la Federazione di Forlì. In concomitanza viene insediato alla direzione della “Gazzetta di Parma”, sulla quale scriverà il 3.XII dello stesso anno:   “…Gli ebrei sono stati messi al loro posto,…i purosangui saranno messi in campo di concentramento, mentre i sanguimisti saranno guardati e controllati molto da vicino dalle autorità di polizia..”   Segretario del PFR in Parma, ne diviene, ad ottobre ’44,vice segretario nazionale e responsabile amministrativo dei Fasci all’estero.    Nell’aprile ’45 condusse trattative molto “personalizzate” della resa agli alleati, per conto del Governo di Salò in fuga.  Il 27 aprile ’45 il CLN raggiunse un accordo a Como con Vittorio Mussolini, Vanno Teodorani e gli inviati di Romualdi: i fascisti avrebbero abbandonata la città con salvacondotto, per raggiungere Argenio, dove si sarebbero arresi agli alleati.  A Moltrasio, Cernobbio e poi a Cadenabbio, la loro colonna (composta da militi della “E.Muti”, X° Mas, Brigate nere ed ausiliarie ritiratisi da Milano),  guidata dall’auto di Romualdi ed altri federali, vengono fermati e disarmati da blocchi partigiani; nella  stessa ora (13,30) in cui Mussolini, Pavolini, Mezzasoma ed altri venivano arrestati dai garibaldini della 52° Brigata “Dongo”.  Non è mai stato provato, come asserito in ambienti nostalgici della repubblichetta, che la trattativa di Romualdi fosse stata condotta a totale insaputa di Mussolini; tale ipotesi spiegherebbe l’eclissarsi e la clandestinità in cui egli si calò, anche per il timore di rappresaglia per aver tradito la volontà di un protagonismo diretto di Mussolini nel trattare la resa. Riuscito ad evadere, dopo 8 mesi di carcerazione, si diede alla latitanza, in una clandestinità romana che durò ben oltre il “lodo Togliatti” (22 giugno 1946), dalla quale partecipò, il 3.XII. 1946, all’atto fondativo del Movimento Sociale Italiano.download (2)   Inseguito da una condanna a morte emessa dalla Corte di Assise straordinaria di Parma (febbraio 1947), per aver ordinata una rappresaglia che aveva portato all’uccisione di 7 persone, questa venne derubricata nel marzo 1948, quando venne arrestato ed incarcerato per circa 3 anni a seguito di non prescritta sentenza della Commissione per la punizione di reati compiuti da organi del fascismo. Scontato questo residuo di pena, Romualdi rimase per qualche tempo defilato ai margini del MSI.  Eletto Deputato nel 1953 sarà confermato sino alla VIII legislatura, nel 1983 verrà eletto a Senato, dal quale si dimise nel settembre 1984. Dal 1979 sino alla sua morte fu  Presidente del MSI, in stretta “diarchia” con                GiorgioAlmirante.

Ezio Maria Gray

Nato a Novara nel 1885, esordì giovanissimo nel giornalismo romagnolo e nel 1911seguì il corso della guerra di Libia come corrispondente dell’Agenzia Stefani. Fu fervente interventista e volontario nella  prima guerra mondiale; con il grado di Capitano fu deccorato con medaglie d’argento e di bronzo.  A Firenze fu fra i promotori dei primi“nuclei antisocialisti d’azione” ed analoga iniziativa assunse a Novara, dove nel 1920 divenne segretario di “fasci di combattimento”. Nella prima pattuglia dei deputati fascisti (1921) improntò il suo impegno ad una duplice fedeltà monarchico-nazionalista, in polemica con il repubblicanesimo di Mussolini.  Rieletto nel 1924, dopo la crisi seguita all’assassinio diGiacomo Matteotti, fu inviato a Pisa con compiti di “normalizzatore”, per riabilitare gli esponenti locali deldello squadrismo intransigente. Posto a capo dell’Istituto Luce(1933) e nominato vice-Presidente della Dante Allighieri e Presidente della CIT (Compagnia Italiana del Turismo)  E.M. Gray ebbe un ruolo preminente nella promozione della propaganda e dell’immagine del regime.   Nel 1938 gli venne affidata la presidenza di una “Commissione permanente per la bonifica libraria” ….tanto più necessaria in relazione alle superiori direttive di carattere razziale. Con l’ 8 settembre 1943 aderì alla RSI e sino alla Liberazione fu commissario dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radio) e direttore del quotidiano torinese “Gazzetta del Popolo”.                                                                                                                                                                                                               E.M.Gray al fianco di Graziani in un  comizio a Novara (1944)     download

 

 

 

 

 Arrestato il 24.4.1945, lo storico Pier Giuseppe Murgia ne ” Il vento del Nord– 1975 ha raccolto testimonianze dirette secondo le quali, al primo arresto avvenuto a Moltrasio (CO) con il Federale di Milano Costa e quello di Genova Falloppa…” in ginocchio, disperato supplica i partigiani di non ucciderlo”. Processato dall’Alta Corte di Giustizia,rivendicò la piena ed intera responsabilità per l’attività politica svolta durante il ventennio. L’11.X.’45 venne condannato a 20 anni di reclusione e…..venne scarcerato nell’ autunno del 1946, per l’amnistia concessa con l’avvento della Repubblica.                 GRAY K

         Fu fra i fondatori del MSI e, negli anni ’50 fu con G.Almirante propugnatore accanito dell’alleanza fra i “neofascisti” ed…i monarchici (!) di Achille Lauro. Eletto alla Camera ( II° e III° legislatura) nel 1963 optò per il Senato e morirà a Roma l’8.2.1969.                                       E.M. Gray ascolta  la sentenza

Termina qui la nostra succinta rassegna con cui  abbiamo inteso offrire un “pizzicotto” di casi e personaggi che, pur disomogenei per generazione, ruoli e scenari in cui ebbero ad esprimere la loro inclinazione criminogena, si macchiarono di colpe che……non avrebbero superata la “prova di Norimberga”.   Concludiamo nella ovvia consapevolezza che si tratta di un numero decisamente esiguo di soggetti e di una ricognizione che, rifuggendo quanto più possibile da dettagli biografici e dall’ indulgere su minuzie delle personali carriere nei gangli del regime fascista, possa stimolare il lettore interessato ad un migliore approfondimento dell’argomento ( p.es sul singolo, per regione, periodo bellico,ecc.).     Si tratta, in fondo, di una ricerca ben motivata dalla necessità di comprendere quale fauna politica e quali guasti avesse ereditato l’Italia tornata alla democrazia, nei primi decenni post-bellici e per meglio intendere come ogni disamina delle vicende storiche esiga una distinzione fra popoli e classi dirigenti che, assurte a regime, li fanno sudditi senza rappresentanza e diritti.  Ci pare giusto, infine, rilevare quanto sia del tutto improprio, strumentalmente patriottardo e “chauvino” l’appellarsi ad “italiani brava gente”, confondere appartenenza nazionale ed indole come valore statuale, nella generalizzazione di un DNA virtuoso, in contrapposizione al “tedesco” freddo, barbaro rancoroso e crudele.

Ai più giovani, che hanno maggiore diritto di non avere ben compreso (anche grazie a alla pessima scuola!) quanto e perché il fascismo è accaduto in Italia e quanti germi se ne conservino negli eventi della quotidianità politica del nostro Paese, proponiamo questo sito che, un poco antologico, non mancherà di offrire loro una preziosa traccia storica al Ventennio!

http://www.osservatoriosulfascismoaroma.org/il-fascismo-cronologia-dal-1919-al-patto-dacciaio 

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