Archivio | luglio, 2018

Identikit criminogeno – 2

20 Lug

   Rodolfo_Graziani_1

 Nasce a Filettino l’11 agosto 1882, piccolo borgo della provincia di Frosinone, quarto di 9 fratelli. Non completa gli studi universitari ed alla chiamata di leva il 1°maggio 1904 frequenta il corso A.U.C. e uscitone sottotenente, due anni più tardi è promosso tenente al corso per A.U.Serv.Perman. e destinato al 1° Regg. Granatieri di Roma. Nell’ottobre 1906 è alla Scuola di Fanteria di Parma ove frequenta il corso speriore di applicazione.  Dopo 9 mesi,“..per il mio temperamento di uomo d’azione, e le mie magre finanze, chiesi di essere inviato in Eritrea, dove fui assegnato al 1° Batg. Indigeni”.   Vi rimase 4 anni e nel 1912 venne rimpatriato, morso da un rettile velenoso e colpito da un virulennto attacco di malaria.  Dopo una breve parentesi in Libia fra il’14 ed il ’15, entra nel 1° conflitto mondiale con il grado di Capitano e ne uscirà con quello di Colonnello, per riconoscimento di meriti di comando per i colpi di mano compiuti sui M.ti San Michele e Beretta. Con la crisi economica e sociale del Paese, nel 1919 lascia la carriera delle armi e cerca opportunità più redditizie nei Balcani, da dove rientrerà deluso dopo aver vagato per un anno fra Atene e Costantinopoli.

                                Il macellaio del Fezzan

Nel  1921 accetta la proposta del Ministero della Guerra di recarsi in Libia di cui, per errori e sconfitte, l’Italia aveva perso gran parte del controllo.  Dal 1° ottobre vi rimarrà per 13 anni, agli ordini di 3 Governi ( Bonomi, Facta e Mussolini) e 3 Governatori (Volpi, De Bono e Badoglio). I metodi brutali e spietati con cui perseguì la repressione dei patrioti libici, gli varrà l’appellativo di “Macellaio del Fezzan”.  Studiando i metodi di lotta dei guerriglieri arabi, e sperimentando l’impiego di piccole colonne snelle e mobili si formò una cultura dell’antiguerriglia, di cui troveremo le tracce nella  conduzione della“sua” guerra contro i partigiani italiani.   Nel 1923, per le sue brillanti operazioni contro la Senussia libica,fu promosso Gen. di Brigata ed iscritto ad honorem al P.N.F. 

Fra il ’24 ed il ’28 una serie di efficaci operazioni belliche portò alla riconquista del Gebel tripolino e di gran parte della Sirte.  Perfetta si rivelò l’intesa fra Badoglio e Graziani, circa la sola soluzione politica da applicare in Libia: repressione indiscriminata!   Assieme elaborarono  il piano per recuperare la Cirenaica, in cui la penetrazione italiana – con la compiacenza di Francia ed Inghilterra era già iniziata nel 1911, durante la guerra italo-turca, che si concluse con la cacciata degli ottomani ed il trattato di Ouchy :  indebolire la resistenza libica separando la popolazione civile dai ribelli armati, mediante la costituzione di 13 crudeli campi di internamento( quasi tutti ubicati nella Sirte), nei quali furono rinchiuse 100.000 persone d’ogni età. Lo zelo di Graziani fu impeccabile: la metà morirono!   

Scriveva il 20 giugno 1930, Badoglio al Graziani, epoca in cui il secondo era a capo delle truppe di repressione nel Fezzan  : ” Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento,che vorrà dire la rovina della popolazione cosìddetta sottomessa. Ma ormai la via ci è stata tracciata e dobbiamo perseguirla fino alla fine, anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica”.        (Archivio centrale dello Stato, Fondo Graziani busta.1, fascicolo.2, sottofasc.2)

                  Espugnata la città santa  di Cufra il 19 gennaio 1931, sbarrata la via dei rifornimenti dall’Egitto con una stesa di reticolati nei dintorni di Giarabub, veniva catturato Omar al-Muktar capo politico della lotta di liberazione libica. Verrà impiccato il 16 settembre 1931   nel campo di internamento di Soluch, davanti a 20.000 connazionali costretti ad assistervi…….l’impresa del novello Scipione è compiuta!

Per un approfondimento circa la repressione della resistenza araba in Cirenaica, negli anni 1930/’31, suggeriamo il saggio di Giorgio Rochat, che ha attinto pienamente dai documenti dell’archivio Graziani:                     http://www.italia-resistenza.it/wp-content/uploads/ic/RAV0068570_1973_110-113_01.pdf

                                                            

Scipione   …il pacificatore  
Muktar

 

 

 

 

Campo in Sirte

 

                        Omar al -Muktar

 

               

ordine

Campi nella Sirte in Libia…….le vie della normalizzazione!

  Messi a frutto gli encomi di  Badoglio e De Bono, come già ricordato, il “benemerito per la Patria” rientra con gran pompa in Italia ai primi del ’32, viene promosso Gen. di Corpo d’Armata e  candidato da Mussolini  a ” Gen. designato d’Armata”.

ETIOPIA…………..L’invasione dell’Etiopia è in avanzata preparazione e Graziani viene inviato in Somalia,quale Governatore della colonia e comandante militare, con ampio mandato per il fronte Sud.     Il “guerriero” è inappagato, vorrebbe il comando diretto del fronte Nord, da dove  muovevano le operazioni decisive.   Con iniziative politico-amministrative spregiudicate(tacitamente avallate dal Duce , compra a Mombasa (Kenia inglese!) e poi dagli USA, alcune migliaia di autocarri, trattori cingolati e rimorchi, per trasportare il suo esercito di 55.000 uomini.  Dobbiamo far notare qui che Graziani, ovunque possibile, impiegò truppe ausiliarie( ascari libici, somali) di religione mussulmana, particolarmente motivate contro gli etiopi cristiano-copti. Raggiunta la linea ferroviaria Gibuti-Adis Abeba, taglia i rifornimenti etiopici dal mare, martirizza il centro di Neghelli , la popolazione ed i soldati in fuga  dall’iprite e, nelle giornate in cui Badoglio entra ad A.A, conquista Harar ( 2° città del paese). Per conseguire tali vittorie, che gli frutteranno il bastone di “Maresciallo d’Italia” ed il titolo nobiliare di Marchese di Neghelli, adottò i metodi più spietati! 

            Graziani entra in Adis Abeba proveniente da Harargraziani---SPOT.26
 Di tutte le nefandezze, molte già richiamate nel precedente articolo, il lettore troverà ampia e minuziosa documentazione on-line sul personaggio e nella bibliografia, via via citata ed agevolmente acquisibile.

Bombe per l'impero

         

 

 

bombe per l’Impero                                                                                  A noi preme cogliere i tratti criminogeni  del personaggio, e per questo ci limitiamo a citare   il massacro di Debrà Libànos, che completò gli eccidi compiuti a seguito dell’attentato attuato il 19 febbraio 1937 contro Graziani e la sua corte, da due intellettuali eritrei riusciti a penetrare in una manifestazione di osceno paternalismo, ben descritta nelle sequenze nel filmato di Youtube postato nel nostro precedente articolo del 9 luglio u.s. 

La rappresaglia fu ordinata da G. dal letto stesso dell’ospedale, affidandone l’esecuzione al Segretario federale del P.N.F. di Adis Abeba  G. Cortese , che la portò a termine con indiscriminazione selvaggia .     Militari, civili italiani ed ascari libici perseguirono l’uccisione di etiopi d’ogni età, condizione e sesso, colti nelle strade o nelle loro povere abitazioni; il dato delle vittime è assai volatile, ma certamente non inferiore ai 5.000 morti.  La stampa europea scrisse di 300 cadaveri raccolti nelle prime 3 ore, di circa 700 fucilati già rifugiatisi nell’ambasciata inglese, di alcune centinaia di deportati in Italia e, infine, di un considerevole numero (5000/7000) di internati sulla costa somala.  Sollecitato da Mussolini a “bonificare” un impero che era ancora troppo incontrollato, Graziani pensò bene di colpire l‘intellighenzia etiopica ovunque ravvisabile: cadetti della nuova Accademia Militare per la formazione di quadri indigeni; cantastorie ed indovini,  che profetizzavano la caduta del dominio italiano, furono liquidati a migliaia.     Una serie di rapporti trasmessi dai Carabinieri ne attestavano l’avvenuta uccisione di oltre 2500.    Alla intellighenzia identitaria apparteneva certamente il clero “cristiano- copto”, pertanto Graziani ravvisò l’importanza di portare un colpo ferale e simbolico al principale centro di culto della chiesa nazionale etiopica, adducendo la motivazione che nel centro conventuale di Debrà Libànos erano stati accolti e protetti i 2 eritrei che avevano lanciato le bombe 3 mesi prima, per le quali erano rimasti uccisi 4 italiani e Graziani stesso aveva riportate diffuse minutissime ferite.                         Affidò il compito al Gen. Pietro Maletti, veterano di Libia, con il preciso ordine di comunicare l’avvenuta operazione con le sole parole: liquidazione completa!

Fra monaci, diaconi, pellegrini e laici, fra il 21 e 27 maggio furono accertati 449 uccisi. Indagini condotte sui luoghi negli anni ’90, le cui risultanze sono raccolte in “Studi piacentini”  n°21 -1997 pagg.70-128 , dicono che il numero delle vittime della strage fu certamente maggiore (1400/2000 ?).

Dal Fondo Graziani busta.56 – ” I primi 20 mesi dell’ impero” :   “…..rivendico la completa responsabilità della tremenda lezione data al clero dell’Etopia con la chiusura (sic!) del convento di Debrà Libànos, che da tutti era considerato invulnerabile, e le misure di giustizia sommaria applicata sulla totalità dei monaci a seguito delle risultanze emerse a loro carico.” 

La reazione degli etiopi fu estesa ed accanita, colpendo e mettendo in pericolo molti presidi italiani.  Mussolini,che pure aveva tanto incoraggiata ed apprezzata l’azione di colonizzazione ed i metodi usati da Graziani,si convinse che non era più sostenibile e che non potevano essere concessi ulteriori rinforzi, ad un personaggio odiato dagli etiopi ed esecrato in molti ambienti militari e governativi di Roma.   Nel febbraio del ’38 ne approva la sostituzione con  Amedeo di Savoja, Duca d’Aosta e, datasi la fama acquisita sul campo, gli fu negata anche la richiesta di conservare il comando militare  della colonia. Ritiratosi nella sua tenuta di Arcinazzo Romano  si dedicò a stilare relazioni in cui  suoi erano tutti i meriti….ed altrui le colpe e gli errori.
 Da questo libro  del 1947, che raccoglie il Graziani pensiero, offriamo  ai nostri lettori qualche spigolatura:
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 pag.20:  “Dal maggio ’36 al dicembre ’37…con vigorose operazioni affermai saldamente il nostro dominio, che portai avanti energicamente…imperituro monumento della nostra capacità incivilitrice….”
 pag.21:  ” Anche qui non sono mancate accuse di crudeltà a mio carico,…ma sono in grado di dimostrare in modo esauriente, specie se potrò riavere i documenti sequestrati dagli americani in casa mia, che certi metodi di repressione vennero imperativamente ordinati da Roma”.                                                                                                                                                     Più criminali, nessun criminale?
sempre a pag 21:  ” L’attentato con 18 bombe del febbraio 1937..non mi fece deflettere nemmeno di 1 mm. dalla linea di condotta intrapresa….Se mancò il sollevamento della popolazione indigena di Adis Abeba, fu per le prontissime misure di repressione.”

Nel novembre 1939 Graziani viene nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, incarico non gradito ” perché non atto al mio temperamento d’azione…. per sormontare acredini e diffidenze, accettai con l’assegnazione  a sottocapo del Gen. Mario Roatta…ufficiale di vasta intelligenza e fermissima volontà”….  ne vedremo il curriculum di criminale di guerra!

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…..il  nemico da reprimere per maggior gloria dell’Italia fascista e dare un Impero a Vittorio emanuele III° e Mussolini!

Fortunatamente la miseranda guerra condotta contro la Francia, ormai sconfitta dalle armate Hitleriane, durò solo 2 settimane (10 -24 giugno 1940); Graziani e Roatta, almeno in quella circostanza, non ebbero modo di mettere in pratica le esperienze accumulate in Africa e contro la Repubblica spagnola…avranno modo di  rifarsi, al fianco dei nazisti, contro i partigiani italiani e jugoslavi. 

 Dedicheremo, pertanto, il prossimo articolo di “Vento d’aprile” alle imprese dei due, compiute in Patria e…nella Patria di altri!

 

     

Identikit criminogeno – 1

9 Lug

 Criminogeno: “…chi compie, induce o ordina un crimine”

E’ termine che attiene perfettamente a personaggi, prevalentemente militari che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, non pagarono alla Giustizia ed alla Storia il conto delle loro  responsabilità per “crimini di guerra”, compiuti nel decennio 1935-1945 nel corso delle guerre scatenate dal fascismo nostrano in Africa e nei Balcani (Eritrea,Etiopia,Libia,Albania,Grecia Jugoslavia),nonché nei 20 mesi durante i quali il fascismo collaborazionista dell’occupante germanico, sotto le insegne della RSI (Repubblica Sociale Italiana),  si prestò ai compiti di odiosa caccia ai partigiani.

La familiarità del fascismo con “il santo manganello” e l’aver assunto sin dagli inizi la violenza contro i lavoratori delle officine e delle campagne,e poi quale ” dialettica politica” contro tutte le opposizioni, è cosa ben nota.  Negli apparati del regime e nei ranghi militari del Paese – malgrado qualche smorfia di ambiente monarchico- erano venuti avanti  quadri che dallo squadrismo avevano attinto la cultura della tronfia liceità e dell’immunità ( I più gallonati l’avevano ereditata  dalla tracotanza di casta della 1° Guerra Mondiale), i più giovani erano imbevuti di retorica patriottarda……Non ci si può quindi sorprendere se già con la “Guerra d’Abissinia” , al comando  di Pietro Badoglio ( ottobre 1935- maggio’36), furono compiuti eccidi ed atti di crudeltà, con impiego indiscriminato di armi chimiche su popolazioni, villaggi, colonne di approssimativi soldati etiopi, tende, greggi, pozzi. In quella guerra per la conquista dell’impero coloniale monarco-fascista, per la quale il regime profuse risorse immani,” illimitate”, secondo Rodolfo Graziani, che dopo la caduta di Adis Abeba assunse il comando di una lunga campagna di “normalizzazione” contro la guerriglia, e che sino al 1940 produsse 275.000 vittime etiopiche. 

                                                             Sull’impiego dell’iprite ( da Ypres, dove fu impiegata per la prima volta dai tedeschi nel 1° conflitto mondiale) nei bombardamenti effettuati in Etiopia, la bibliografia offre la inconfutata documentazione contenuta nel libro di Angelo Del Boca “Gli italiani in Africa orientale -la conquista dell’impero”, facilmente acquistabile on line.

                                          Sentiamo la necessità di evidenziare subito come l’intrecciarsi di eventi, i ruoli ed i misfatti di cui furono all’origine, rendano assai difficile trattare in modo e tempi separati i due antesignani della criminalità militare italiana e, forse, non è particolarmente importante perseguire un tale “distinguo”….Solo la diversa indole, le opportunità che si presentarono loro,al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943, ne separerà il cammino, ponendoli su sponde diverse ed opposte, nella 2° fase del conflitto, sullo scenario italiano.   Inizieremo da qui i nostri “identikit” che, nell’evolvere degli eventi bellici, infettarono i comandi che operavano nei Balcani e nell’area centro settentrionale dell’Italia in cui si era andata costituendo la Repubblica Sociale Italiana, al servizio del nazismo che si era fatto occupante, nei 45 giorni che seguirono la caduta di Mussolini (25.7.’43), trasferendo e dislocando in siti strategici della penisola 17 Divisioni d’ogni arma.

Tracceremo  le schede di un numero circoscritto di  personaggi che, se non ebbero identiche responsabilità gerarchiche nei comandi o nella emanazione di direttive, furono però protagonisti di “gesta” consimili,  accumunati poi da un percorso di “lavaggio” delle colpe personali, ed in troppi casi,  riciclati nella vita politica dell’Italia repubblicana.    Non mancheremo di offrire fonti, con il precipuo obbiettivo di stimolare  la ricerca ” in proprio” del lettore, ritenendo noi essenziale conoscere cosa abbiamo alle spalle, per….prevenirne oggi il riaffacciarsi.  Infine ci soffermeremo sul come fu possibile che una parte ampiamente prevalente della gerarchia militare e politica forgiata dal ventennio, non abbia scontato i propri   crimini di guerra e le brutalità che ne derivarono.     Quali ne furono le concause, perché in Italia non vi fu una Norimberga?  Chi impedì le estradizioni a fine conflitto di un numero accertato fra 800 e 1200 criminali di guerra italiani, chi volle gli “armadi della vergogna”?  Quale il ruolo degli “alleati”, con  il configurarsi della nuova geopolitica europea?   Come sempre saremo di parte nel condurre questo lavoro ma, ci ripetiamo, cercheremo di fornire un robusto corpo di fonti e, ove possibile,.. dando voce ai protagonisti.

             Pietro Badoglio  Marchese del Sabotino

Nasce a Grazzano Monferrato,  il 28 settembre 1781 e vi morirà il 1° novembre 1956. Nel 1890 esce sottotenente di fanteria dall’Accademia Reale di Torino e come tenente partecipa nel 1896 alla spedizione in Eritrea per liberare la cittadina di  Adigrat (altopiano del Tigré, 2470 m.s.m) assediata dai partigiani, rimanendovi per 6 anni di guarnigione. Capitano nel 1903, partecipò alla guerra italo-turca (1911-’12), e venne decorato e nominato Maggiore per aver pianificato….l’occupazione dell’oasi di Zanzur.  Nel 1915, all’inizio della 1° Guerra Mondiale, viene nominato Tenente Colonnello e posto al comando della 2° Divisione della 4° Armata. Dopo aver ripetutamente spinto, senza successo la truppa alla conquista del Monte Sabotino,viste le insostenibili perdite, fa scavare un sistema di gallerie nell’intento di giungere a minare le postazioni austriache sovrasyanti; il lavoro dura alcuni mesi con scarsi esiti. E’ a quel punto che Badoglio dispone che vengano fatti filtrare grandi quantitativi di petrolio nelle gallerie del nemico per poi incendiarlo. Gli austriaci  lo iscriveranno fra i criminali di guerra, il Badoglio lo sapeva…e se ne ricorderà nei giorni di Caporetto.  Nell’agosto 1916  viene nominato Maggior Generale “per  merito di guerra” e posto al comando del 2° Corpo d’Armata (pur essendo solo Generale di Brigata) . Poco dopo, la vertigine della guerra lo porta al grado di Tenente Generale ed al comando del XXVII° Corpo d’Armata, con cui affronta l’offensiva austriaca su Tolmino e Caporetto.

            Il 24 ottobre 1917, fra le ore 02.00 e le 06.00 inizia la terrificante preparazione d’artigliera austriaca, che preludeva allo sfondamento sul fianco sinistro della 2° Armata, lato presidiato dal XXVII° Corpo d’Armata di Badoglio. Gli eventi precipitarono con il sopraggiungere a Caporetto delle forze nemiche, lungo entrambe le rive dellIsonzo.    Circa le responsabibilità dei comandi, per la “disastrosa rotta”,  storici ed osservatori militari del tempo concordano nell’attribuire alle direttive di Badoglio primarie e gravissime responsabilità:

       –  eccessiva esposizione offensiva di tre divisioni di fanteria,                            lasciando scoperto il fianco sinistro dello schieramento del                                   proprio Corpo d’Armata.
       –  tardiva ed inefficace reazione delle batterie italiane.
       – il tutto aggravato da una predisposizione men che approssimativa                del sistema di   comunicazioni fra reparti e comandi.  

Fu in quelle primissime giornate della drammatica ritirata delle truppe italiane che Badoglio si sovvenne dei “meriti di guerra” acquisiti sul Monte Sabotino e, nel giustificato timore che, venendo catturato, gli austro-tedeschi non avrebbero atteso un processo, si spostò continuamente di luoghi ,defilandosi dal fronte in rotta e rendendosi irreperibile.

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            soldati italiani dopo la rotta di Caporetto

Vittorio Emmanuele III° ne dispone  l’affiancamento a Diaz come vice- Capo di Stato Maggiore Generale, e l’inserimento fra i componenti la commissione armistiziale che si insediò a Padova il 4 novembre 1918.  Quando la commissione parlamentare d’inchiesta su Caporetto si pronunciò con severità ( presto riassorbita in nome della” Concordia nazionale”) sugli alti comandi operativi ….sparirono le 12 pagine del dossier concernenti la posizione di Badoglio, che ne uscì senza “peccati”.  Nel 1929 il Re lo“ricompensò” …. nominandolo Marchese del Sabotino.                 

 Nei primi anni del fascismo visse piuttosto in ombra,accreditato di incarichi pomposi e fittizi sino a quando, Capo di Stato Maggiore Generale da 3 anni, nel 1929 viene inviato da Mussolini a pacificare gli insorti di Tripolitania e Cirenaica, dove sperimenta tecniche repressive che utilizzerà ed affinerà nella campagna per la conquista dell’Etiopia….ormai in avanzata gestazione.     Rimpatriato nel ’34, ha modo di apprezzare l’alto grado di addestramento delle truppe  di Graziani, al quale dal 1932 era stato affidato il comando dell’ XI° Corpo d’Armata,di stanza a Udine. I due avranno presto modo di condividere operazioni repressive, con crudele accanimento su popolazioni inermi e truppe dall’armamento poco più che approssimativo,per dare “il posto al sole” agli italiani ed un impero coloniale a Mussolini ed a V.Emmanuele III°. Infatti, è il 1°ottobre del 1935 quando l’Italia fascista scatena la “Guerra d’Abissinia”; I corpi di  De Bono – che per la poca energia viene quasi subito sostituito da Badoglio – entrano  da Nord , mentre Graziani, già dislocato in Somalia come comandante militare (dopo aver completata la pacificazione della Libia) ………avanza da Sudest con ben maggiore dinamicità ed efficacia.    La guerra doveva essere “rapida e risolutiva” in quanto bisognava minimizzare gli effetti delle minacciose  sanzioni economiche della “Società delle Nazioni”.   Le brutalità erano quindi all’ordine del giorno e vissute  come….meriti bellici!       images

Lentezza delle operazioni, con gravi problemi di  viabilità frenavano l’avanzata da Nord, mentre Graziani raggiunge la ferrovia di Gibuti, tagliando la via dei rifornimenti agli etiopi….                                                                                                                il nemico   

 

Questa consistente documentazione cinematografica d’epoca sarà preziosa per contestualizzare  le vicende che richiamiamo sinteticamente nei nostri articoli !

   

 Il 9 maggio 1936 cade Adis Abeba, Mussolini annuncia al mondo che l’Italia ha un impero coloniale ed anche Graziani viene fatto “Maresciallo dItalia”.   Invidie e screzi fra i due marescialli si rinfocolano; dopo pochi giorni Badoglio rientra in Italia in quanto ….”insofferente del clima dell’altipiano”. Graziani viene nominato Governatore Generale e vice-Re d’Etiopia.
Badoglio fu il primo nome di una lista di criminali di guerra (in cui non mancava Graziani con 9 capi d’accusa!) per i quali, alla fine del 2° conflitto mondiale, l’Etiopia avanzò alla Commissione internazionale di Londra la richiesta di estradizione.   Americani ed inglesi vi si opposero fermamente, in spregio agli accordi assunti a Mosca nel 1943 ,ed il governo USA minacciò la ritorsione di bloccare la fornitura di aiuti alle popolazioni. 

Su fonti, dettagli ed approfondimenti di ogni disparato argomento bellico sino ad ora richiamato, il lettore avrà ampio accesso alla rete ed alla bibliografia documentale ivi richiamata.  Ci limiteremo a qualche indicazione in chiusura d’articolo.

Rimanendo a Badoglio, nel 1939, irrefrenabile nella sua caccia a titoli di nobiltà e di medaglie, ottenne che il Comune di Grazzano (AT), mutasse nome da “Monferrato” in “Badoglio”, che tale rimane in ragione dell’elevata figura del concittadino e per le pressioni di molti ambienti sabaudeggianti, in spregio alla Storia ed alle petizioni.

Per i molti gallonati che gli furono avversi e per l’establishment del regime che aveva voluto” le sue guerre”, sarà facile addossare al Capo di S.M.Generale Badoglio l’impreparazione e gli  insuccessi delle campagne di Grecia ed in Africa settentrionale, anche se le responsabilità politiche di quelle avventure furono dei vertici del fascismo.     Si dimetterà alla vigilia del 10 giugno 1940, dopo aver reiterata l’impossibilità di riconvertire in offensivo lo schieramento difensivo disposto sulle Alpi occidentali, ed aver suggerito al Re di “imporre” a Mussolini il comando delle Forze Armate. In caso di sconfitta o  tardivo accodamento a Hitler nell’attacco alla Francia….ne avrebbe evitati addebiti al Re ed a sè stesso!!    Quando il Re lo convocherà il 26 luglio 1943, dopo il voto del Gran Consiglio e l’arresto di Mussolini, per nominarlo Primo Ministro del regno (carica che manterrà sino al 9 giugno1944, con l’avvenuta liberazione di Roma),  al cospetto del suo“benefattore”, preoccupato che rimanessero in circolazione  avversari personali, e terrorizzato dall’ipotesi di dover fronteggiare l’esercito tedesco, chiese subito…se era stato arrestato il Maresciallo Ugo Cavallero....con il quale aveva avuto un lungo corso di incroci fatali.  Ne ordinò  lui stesso l’arresto, facendone  pervenire il “memoriale” ( dichiarazioni antitedesche rilasciate, durante i giorni di detenzione al Gen. Carboni capo del Servizio Informativo Militare) a Kesserling…che il 13 settembre lo invitò a cena per contestarglielo, e l’indomani lo fece rinvenire riverso con un colpo alla nuca.  Accusa di codardia,  non l’ultima, gli è stata mossa con buona ragione, per aver trescato per l’armistizio con resa senza condizioni, ed aver poi annunciato che “la guerra continua”…senza precisare contro chi, dandosi ancora una volta alla fuga del 9. IX a Pescara.             Graziani scriverà:“…. per imbarcarsi sulla corvetta “Baionetta” alla volta di Brindisi, si faceva scudo (solo politico?) della famiglia reale, del Capo di Stato Maggiore Generale  Vittorio Ambrosio, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Mario Roatta, e del Ministro della Marina Ammiraglio Raffaele De Courten.”  Il Generale Carboni, che al momento dell’armistizio era ancora al vertice del SIM, ( e che a Roma tentò di opporsi ai tedeschi, collaborando con il Col. Montezemolo ed i primi partiti della Resistenza ad Ostiense), scrisse più tardi sul suo “L’armistizio e la difesa di Roma”:   “….era sempre possibile salvare l’onore italiano; Badoglio preferì affogare persino l’onore per salvare la propria pelle. Anche la vita degli individui ha i suoi ricorsi, e l’uomo che era fuggito a Caporetto abbandonando le sue truppe….impegnate incombattimento, era fatale che tornasse a fuggire a     Roma”.  La più esplicita vigliaccheria di Badoglio fu probabilmente il  proclama con cui, apprese le prime mobilitazioni di giubilo per la caduta del fascismo, diede disposizioni restrittive delle libertà individuali ed ordine alle truppe di sparare a vista!, in caso di assembramenti e manifestazioni……

http://www.combattentiliberazione.it/badoglio-sparare-a-vista-contro-i-dimostranti

 

 

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 in Africa

 

 

842870274 in buona compagnia, ad una rivista delle ” 8 milioni di baionette!”            

 

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                          sotto l’occhio vigile dell’ ufficiale interprete americano, Badoglio  proclama che il nuovo esercito italiano parteciperà attivamente alla campagna  d’Italia per la liberazione del Paese.                                                 

Rimesse divisa e medaglie nel guardaroba di Grazzano, non ci soffermeremo sulle modeste velleità filantropiche, che lo accompagnarono alla tomba nel 1956.

 Non ci resta che dare appuntamento al prossimo articolo, che dedicheremo in gran parte al suo camerata ed avversario Rodolfo Graziani, e ad alcuni loro emuli….sul campo del crimine e del disonore!

Alcune fonti:                     

         “La violenza contro le donne nelle colonie italiane”

                                                                  http://www.unive.it/media/allegato/dep/n10-2009/Ricerche/Volpato.pdf

   Per il negazionismo di Indro  Montanelli circa l’impiego di iprite ed altri gas, e la successiva ammissione:

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/04/02/armi-chimiche-etiopia-l-ammissione-montanelli