Archivio | novembre, 2017

Guerra e guerriglia sulle Apuane -2°

9 Nov

 La battaglia del Monte Belvedere                                                            ed il passaggio delle linee                           

Abbiamo visto come quelli della IV° Compagnia dei Patrioti Apuani,nella notte fra l’1 ed il 2 dicembre avessero potuto “tornare a baita” in quel di Forno di Massa, e riposare qualche ora.Non ebbero maggior tempo per recuperare le energie e rifocillarsi adeguatamente, in quanto ricevettero l’ordine di riportarsi su Altagnana, assieme ad un’altra unità (probabilmente la V° Comp. di recente formazione) per darsi una migliore posizione difensiva – in quanto era pervenuta al Comando di brigata la segnalazione di un informatore -l’interprete della Kommandantur di Massa, un polacco- che per il giorno successivo fosse in allestimento un vasto rastrellamento per farla finita con le formazioni disunite o già sbandate sul terreno, dopo il fallimento del piano per lo sfondamento verso la Garfagnana.    Lo spostamento fu attuato nelle prime ore del 2; alle 6.00 le sentinelle lanciarono l’allarme e presto si riscontrò che un forte contingente nazifascista si era già posizionato sulle alture del Monte Belvedere.  Non bastò alle due Comp. lo spostarsi su posizioni più defilate, furono prese d’infilata  da un intenso fuoco di mitragliatrici dislocate più in alto. La formazione resistette per due ore, dalle 8.00 alle 10.00 in una località detta “il Bandito”, costretta a ripiegare con la Breda da 20mm. e tre mitragliatori inceppatisi per il sovrariscaldamento.  La situazione fu salvata dal Caposquadra Andrea Marchini che, strappata ad un compagno l’unica arma di reparto efficiente, intensificò un fuoco rabbioso su un tratto di anfratti poco presidiati dal nemico, aprendo un varco attraverso il quale i partigiani poterono ritirarsi.  img064
Scesi e superata  Altagnana la Comp. giunse a Callevara dove, per ordini successivi, ricevette disposizioni di dirigersi verso Gronda-Redicesi, poi verso il Passo Campiglia ed infine a Renara, dove si congiunse ad altri gruppi di sbandati ivi indirizzati.   Dice il “Vinci”, a pag.55 del suo libro di memorie:
img065                  Dato l’ordine di partenza per dirigersi verso la Gotica e raggiungere gli alleati, circa trecento uomini armati superano Centurania e “la Tecchia” per portarsi poi al Passo del Pitone, da dove sarebbe iniziata la discesa fra gli anfratti delle linee. Prima del passo fu dato dai  capisquadra l’ordne di assoluto silenzio, in quanto si sarebbe passati a qualche decina di metri dalle postazioni tedesche.                                 Con una visibilità estremamente scarsa i partigiani scendevano quasi strusciando sul terreno, per defilare il profilo delle loro sagome sullo sfondo più chiaro del cielo, lacerando abbigliamento ed ogni parte del corpo, seguendo a vista chi precedeva.
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                              Postazione tedesca sulla linea Gotica – autunno 1944
 Alla fine della discesa del M.te Altissimo, secondo le indicazioni pervenute dai Comandi Alleati, avrebbero dovuto incontrasi con alcuni avanposti della “Divisione Bufalo”, nel luogo che sulla carta indicava il punto d’incontro concordato; facile immaginare lo sconcerto e la rabbia che assalsero “Vinci” ed i comandanti delle squadre, per il manacato appuntamento.     Il contatto ebbe luogo in maniera e del tutto casuale, percorrendo gli ultimi contrafforti boscosi, e si seppe così che gli americani si erano acquattati nelle buche già scavate per la difesa: vedendo discendere centinaia di uomini armati, che si delineavano sul profilo notturno delle creste, avevano ritenuto trattarsi di fanteria germanica avviata ad un attacco di sorpresa. Con i nervi scossi per quello che era stato l’epilogo di alcuni giorni trascorsi come siamo andati descrivendo, carico della responsabilità di guidare a salvamento un tale contingente, Niccodemo Vinci -il “Comandante Uberti” – chiese di essere accompagnato al Comando della “Bufalo”, sito allora nel bosco di Azzano.   Gli ufficiali USA, uditi gli improperi e le rimostranze di Vinci, telefonarono al Comando di settore, che inviò sollecitamente automezzi con i quali la truppa apuana fu trasferita a Forte dei Marmi e da lì a Viareggio.
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            A Coltano con fascisti e collaborazionisti

         A Viareggio, i partigiani che avevano passato il fronte per unirsi agli alleati furono individualmente interrogati dall’O.S.S.(controspionaggio militare USA) e, nella più gran parte, risposero che gli unici rapporti avuti con i tedeschi erano stati di aver lavorato per brevi periodi per l’organizzazione TODT.  Questo non piacque affatto agli interroganti e quanti rientravano in tale categoria furono internati nel campo di Coltano(PI) assieme ai prigionieri fascisti, delatori e fiancheggiatori.  Fu inutile lo sgolarsi di Vinci per spiegare le motivazioni con cui, all’inizio dell’estate 1944, il Comando GPA aveva raccomandato, a quanti raggiungevano  le prime formazioni, di entrare nella rete dell’Organizzazione TODT- che attuava i lavori di fortificazione del dispositivo difensivo della XIV° Armata del Reich sulla linea Gotica (Vedi articolo preced.).    A Viareggio giunse il comandante “Pietro” e, appreso quanto era accaduto nei giorni precedenti,diede disposizioni affinché, quanti non erano stati ancora interrogati, non rivelassero questo particolare. Esauriti gli interrogatori P.Del Giudice e Nicodemo Vinci furono fatti proseguire con una “Jeep” sino al comando dell’O.S.S. di Firenze dove pochi giorni dopo furono raggiunti da un consistente gruppo di apuani che avevano celato il peccato di un temporaneo rapporto con la TODT.

 Estremamente interessante, sotto il profilo militar-politico, quanto testimonia il Vinci a pag.59 del suo libro di rimembranze: 

“Giunti a Firenze, ci ricevette il Mag. italo-americano Brignani, comandante dell’O.S.S. al quale P.Del Giudice disse che i partigiani erano disposti a liberare da soli tutta la provincia di Massa-Carrara, dalla linea Gotica sino ai monti di La Spezia,senza alcun intervento delle truppe alleate,  che avrebbero poi consegnata agli alleati questa striscia di terra liberata. A brignani, che aveva ascoltato con molta attenzione, dissertò a lungo sul fatto che gli USA avevano tutti records di rapidità nel produrre armi, aerei d’ogni tipo, vettovagliamenti e mezzi di trasporto d’ogni genere ma….che non potevano prescindere dai 20 anni necessari a formare un giovane da avviare alle armi, dei quali non disponevano di rapidi ricambi! Così, ringraziò per le loro offerte e le buone proposte, che riteneva inaccettabili.”                                                                              

           Il drammatico ritorno in baita

Passati alcuni giorni a Firenze nell’ozio di una caserma e nella indefinitezza di un qualche progetto, gli americani acconsentirono  alla scelta del G.P.A. di affidare alla guida del Vinci il rientro a Forte dei Marmi, dove ebbe luogo una vestizione completa, la consegna di un armamento individuale e di plotone adeguato (30 uomini), viveri e riserve per il percorso a ritroso sui monti.   Trasportati sino ad Azzano, i patrioti furono trattenuti dal proseguire di giorno verso il Pitone, in quanto  gli osservatori della “Buffalo” avevano notato movimenti insoliti di squadre naziste sui crinali del M.te Altissimo. Con il buio si avviarono al passaggio che, per il bel tempo e la consumata esperienza dei loro scarponi, non si  presentava particolarmente ostico. Solo più tardi si seppe che l’inusuale attività dei tedeschi era stata originata da una spiata secondo la quale durante quel giorno – il 15 dicembre – il comandante Pietro Del Giudice avrebbe tentato il riattraversamento del fronte. Non sapevano che questi, giunto con gli altri al Forte, si sarebbe staccato dalla formazione per avviarsi verso Roma, dove doveva conferire con dirigenti del CLN e recarsi al Ministero della Guerra. Mossosi il gruppo alle 17.00, alle 20.00 giunti in prossimità del passo, Vinci inviò in avanscoperta i fratelli Baldini Alfredo e Libero, che passarono illesi. Li seguì il plotone Comando, composto da 7 partigiani, ed a seguire tutti gli altri.  Iniziata la discesa verso Campiglia il silenzio della notte fu squarciato da detonazioni e luci di armi crepitanti: mitrgliatrici, mortai e mine antiuomo.  Vi fu uno scontro a fuoco durissmo fra le squadre tedesche ed il drappello partigiano ed il bilancio fu assai pesante per questi ultimi; nell’esplosione di una mina Vinci riportò ferite alla fronte ed in varie parti del corpo.  Quando rinvenne ebbe modo di constatare che il caposquadra Andrea Marchini, già Mar.llo dei Carabinieri, aveva perso una gamba nella deflagrazione di un’altra mina.  

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Marchini fu assistito con grande affetto ma con le pochissime speranze che le circostanze consentivano; al freddo corporeo  che con il dissanguamento sopraggiungeva Vinci cercò vanamente di opporre il suo giubbetto di pelle,su cui spiccava la coccarda tricolore che distingueva i comandanti dei reparti.  Si apprese in seguito dal già citato Cristiano De Guttry – interprete presso il comando tedesco di Massa – che gli ufficiali nazisti, che sapevano della coccarda, quando rinvennero il corpo del Marchini, nella certezza di avere  ucciso “Pietro”, la sera del 16 dicembre avevano brindato al successo. Quando il 10.IV.1945 Massa sarà  liberata, un mitragliere della IV° Compagnia riconsegnerà al Vinci il suo giubbetto piuttosto sbrindellato: l’aveva staccato dalla parete dell’ufficio del comandante tedesco, dove era stato esposto.

  ….Nella notte il “Comandante Uberti” si trascina, indebolito per la perdita di sangue dalle varie ferite riportate e con il terrore di poter posare i piedi su un’altra mina, sino ad Antona, dove trova rifugio nella casetta di tale Eugenia Del Freo. Per le mine seminate al Passo del Pitone altri 2 partigiani erano deceduti, mentre altri due erano stati falciati nel tentativo di recuperare il corpo del Caposquadra A.Marchini, ormai “piantonato” da mine postevi dopo lo scontro a fuoco.  Il Dott. Mario Vatteroni, legato sin dagli inizi alla Resistenza, chirurgo presso l’ospedale di Carrara, accettò il grande rischio di andare ad Antona con la propria “Topolino” a rilevare il Vinci per ricoverarlo in quel nosocomio. Il ricovero non durò più di 10 giorni, in quanto i tedeschi ebbero una spiata ed ispezionarono tutto…tranne un bidone ricoperto da garze etichettate come infette…nel quale era stato celato il paziente, che fu riportato ad Antona!

              Si organizza il “passaggio”

Bisogna riflettere su quanto hanno dato uomini  donne, combattendo con l’arma al pugno o sostenendo  con grandi  sacrifici la Resistenza, per ridarci libertà e dignità di cittadini!

Rientrato,dunque, il Vinci ad Antona il 10 gennaio 1945, considerate le ferite riportate e le precarie condizioni in cui avrebbe  ripresa la lotta, il Comando del GPA a Forno gli propose un diverso  incarico, che egli respinse preferendo mantenere il Comando tappa di Antona.   In quelle settimane era enormemente cresciuto il numero di persone che, provenienti da ogni parte dell’Italia del Nord, per vari valichi, avevano passato il fronte, o tentato di farlo senza riuscirvi;  giungevano ad Antona per avviarsi poi al Passo del Pitone, pericoloso e percorribile solo di notte.  “Passaggi”, nei due sensi, erano avvenuti su quelle montagne: i partigiani, per ottenere ogni possibile rifornimento, missioni alleate e del CLN, prigionieri alleati che -sfuggiti a cattura e dai campi di internamento – venivano riaccompagnati ai posti avanzati dei loro commilitoni nella piana versiliese.

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Correvano, rapide ed insistenti voci e lagnanze per il comportamento delle guide, che non erano più i partigiani dislocati fra quelle cime od i valligiani generosi e solidali dei primi tempi, che si accontentavano di miseri compensi.  Si era infittito il numero di cinici filibustieri, veri e propri banditi, che approfittavano delle circostanze, pronti ad abbandonare deboli e famiglie, nei momenti di maggior rischio e pericolo.  Vinci definisce “spaventosa” la situazione alimentare ad Antona, a causa dell’assenza di rifornimenti, che da Massa e Montignoso non giungevano più, in quanto dichiarate zone di sfollamento e, quindi ufficialmente disabitate.   Si può ben immaginare con quale angoscia, partigiani e valligiani vedessero covergere in quei luoghi tanti forestieri con bocche da sfamare!   Si presentano ora problemi logistico-organizzativi, oltre che di sicurezza, che andavano ben oltre quelli del mero comando di una formazione di combattenti, ormai avvezzi ad affrontare e risolvere questioni concernenti la loro unità.    Avendo appreso che da  un facoltoso commerciante di Carrara, due esose guide avevano ottenuto 50.000 Lire, per far passare il fronte con la famiglia, Vinci si fece  consegnare il danaro con cui conpensò un gruppetto di valligiani che portarono oltre le linee un centinaio di persone prive dei soldi loro richiesti.  Con un picccolo contributo erogato dal CLN (3.0000 Lire) si cominciò a gestire ed organizzare i passaggi.   Fortifications-of-the-Gothic     Bisognava stroncare il “business” degli avventurieri ed impedire che solo gli abbienti potessero pagare il transito; era necessario, poi, garantire la sicurezza del pas saggio ed avere un riscontro  delle tariffe pattuite con gli accompagnatori. Come si operò?   Il “servizio”  era h.24, in quanto imprevisti d’ogni genere e il mutare di condizioni ambientali, non consentivano di stabilire e rispettare orari e tempi di percorrenza certi.     Si elencava in apposito registro nominativo, provenienza ed orario di arrivo di quanti giungevano ad Antona; si annotava chi avesse bisogno di sostegno durante il trasferimento, nonché la consistenza delle singole “carovane”.   Queste informazioni consentivano di fissare il numero di guide e portatori.  Venivano composti gruppi di 20-30 individui, vi era sempre una scorta armata che precedeva e chiudeva la colonna.  Furono presi accordi con i comandanti della F3 (Falco, Fulgor,Ferox ) per cui una squadra ed un responsabile delle loro formazioni furono trasferiti ad Azzano, con il compito di ricevere e certificare il numero ed i nominativi di quanti vi giungevano. Il caposquadra controfirmava la lista che tornava ad Antona tramite la guida acompagnatrice. Solo a procedura di verifica esaurita veniva corrisposto il compenso pattuito alle guide ed ad eventuali portatori.images (1)   

Chi attraversava il fronte?   Fra i civili bisogna indicare famiglie che  intendevano raggiungere parenti nel centro-sud, perseguitati politici braccati o con necessità di riprendere contatti nella Italia liberata, genitori spinti a sottrarre la prole alle tribolazioni della fame e del freddo.  Fra i militari prevalevano i disertori della RSI ed i  militari alleati fuggiti dall’internamento (agenti,paricadutati, aviatori precipitati). Quanto si prodigarono le popolazioni dei monti apuo-versiliesi! Era tutto così semplice?No, affatto! Quando qualcuno trascurava le disposizioni date per il passaggio, capitavadi inciampare in una mina antiuomo ed il ferito doveva essere riportato ad Antona a spalle. Se i tedeschi, sul Pitone erano allertati da rumori di sassi o pianti di bimbi, attaccavano il gruppo, e la squadra di partigiani disposta a difesa doveva intervenire. Molti patrioti furono feriti in simili circostanze, mentre vi morì il Tenente inglese Patrick, di ritorno da una missione di guerra. Ormai i tedeschi sapevano che era stato aperto un “sentiero della libertà”, presidiato da una agguerrita formazione partigiana, dislocata di fatto alle loro spalle, sui crinali dei monti che vanno dall’Altissimo al Carchio, al Folgorito, per coprire le propaggini che scendono sino alla Fortezza di Montignoso, verso il Cinquale. 

imagesA fronte di questa preoccupazione dei tedeschi i partigiani avrebbero voluto che questi acconsentissero all’apertura di un “corridoio umanitario” che permettesse a vecchi,bimbi e malati di attraversare indenni le linee.

                              Verso gli ultimi giorni

Si facevano insistenti gli indizi che gli alleati fossero prossimi all’attacco primaverile per sfondare la Gotica;  pertanto il Del Giudice si fece sempre più convinto che fosse necessario assumere iniziative con cui evitare il coinvolgimento di  un copioso numero di civili nella tenaglia di fuoco che andava a serrarsi fra i due lati del fronte. Era infatti cresciuto il numero di vittime dovute a fuoco amico ed a quello delle pattuglie germano-fasciste. Fu così che, il 19 marzo 1945, dopo aver preso contatti con il Comando tedesco di Massa tramite la Curia, il vertice del GPA ottenne un primo incontro presso la Prefettura, onde esporre le condizioni umanitarie che si erano determinate nella zona, ed avanzare la proposta di una fascia di non belligeranza, che consentisse il deflusso senza pericoli di quella fiumana di gente che andava concentrandosi fra Altagnana ed Antona. Lasciate le consegne di comando per il periodo di assenza, Del Giudice,il Capo di Stato Mag.re Plinio Palla ed il Com.te della 3° Brig. Naldo Pegollo, si sarebbero recati a parlamentare il giorno successivo.  Gotica 2      Resta opinabile la scelta di “offrire” l’opportunità ai tedeschi di catturare, senza colpo ferire, la “testa” del GPA, ma fortuna volle che al nemico pesasse troppo avere alle spalle la spina di una agguerrita formazione partigiana, che conosceva perfettamente il terreno.  Si convenne che il Colonnello comandante della piazza, con altro ufficiale, avrebbero effettuato un sopralluogo nell’area critica, per visionare la situazione umanitaria che si era andata determinando, nonché appurare l’entità della presenza di unità partigiane. L’ispezione ebbe luogo l’indomani, e l’ufficiale nazista, per le viuzze di Antona….vide solo quello che i partigiani volevano che egli vedesse; ne rimase soddisfatto ed assicurò alla delegazione del GPA che, nei termini precedentemente ipotizzati, un accordo avrebbe potuto essere accolto dai suoi superiori.

Troppo bello! Dopo pochi giorni il Colonnello venne sostituito ed il suo successore cestinò la bozza di accordo del 20 marzo 1945.  Alla fine del mese filtrarono notizie della imminenza dell’offensiva alleata ed il comando dei partigiani apuani raccomandò ai suoi reparti di non esporsi in pericolose operazioni di guerra,in attesa di ordini che avrebbero tenuto conto delle direttrici di attacco alleato.  La IV° Compagnia rimase attestata ad Antona, da dove ebbe a respingere la infiltrazione di una pattuglia di una 30ina di tedeschi.  

             Scatta l’offensiva alleata da Montignoso 

Alle prime luci dell’alba del 5 aprile, dopo un lungo cannoneggiamento, che fece a lungo tremare laa terra, le truppe “Nisei” attaccarono la Linea gotica nel settore del Monte Carchio, sui contrafforti alle spalle di  Montignoso……

SentieroLineaGotica Dobbiamo chiarire che il 442° Rgt. di Fanteria, noto come “Nisei”, era composto per la maggior parte da soldati Usa di origine giapponese.  Assieme al 473° Rgt. di fanteria, costituito il 14.1.’45 con elementi bianchi, sul settore centrale del fronte toscano, ed il 370° Rgt. di fanteria composto da soldati neri ed ufficiali bianchi erano indivisionati nella 92° Div.ne “Buffalo”. A questa Div.ne USA erano aggregati due battaglioni di carri e 2 battaglioni indipendenti di “cacciacarri“, uno semovente e l’altro costituito da cannoi trainati.  

220px-92nd-Divisionmassaitaly1944  ….. li aveva guidati da Azzano, lungo il canale Serra, che scende dall’Altissimo, il partigiano Pacifico Luisi “Sciamino”, espertissimo conoscitore dei monti apuani, risalendo poi il Canal di Novello, che scorre fra il Carchio edil Folgorito, per giungere in località “alle Forche“, dove avevano sorpreso le sentinelle tedesche ed annientata una squadra in postazione. da lì avevano piazzato la loro artiglieria verso il M.te Folgorito, bersagliando una profonda trincea, lunga qualche decina di metri,  che era servita come splendido osservatorio di difesa, per tutto il periodo della Gotica. Va detto che da quella preziosa postazione erano partite le segnalazioni alle batterie germaniche posizionate in luoghi strategici, quali Punta Bianca e Bocca di Magra.  Attaccando un tratto di fronte difensivo compreso fra Carchio e M.te Belvedere i “Nisei” ebbero forti perdite;  nel frattempo ai partigiani non giungevano ordini di muoversi. L’ordine giunse solo a metà del pomeriggio, e fu di attaccare le posizioni che sul M.te Belvedere rendevano particolarmente difficile l’avanzata alleata.  Fra il 6 e 7 aprile, il compito assegnato alla IV° Compagnia fu quello di colpire e neutralizzare  due autoblindate che, scorazzando fra San Carlo Po ed Altagnana, per scegliere le posizioni più favorevoli per rafficare presunte concentrazioni di patrioti e di attaccanti alleati, si ritraevano in punti occultabili ai ricognitori. Necessitavano armi adeguate per perforare la corazza dei blindati, che la IV° non possedeva.  Nei giorni 7 e 8 la situazione rimase abbastanza confusa; con l’armamento di reparto si tentò, ad ogni curva, di immobilizzare i 2 blindati. La questione la risolsero alcuni nippo-americani che i partigiani apuani incontrarono ad Altagnana e Canevara: con i lanciagranate misero fuori causa  un mezzo e costrinsero a veloce fuga il secondo.   Verso il M.te Belvedere si avviarono il corpo alleato in avanzata, affiancato dalle 3° e 4° Comp. GPA; durante questo spostamento non mancarono agguati: nemici percepiti per amici, perdite incidentali, tipici di quando un fronte si frammenta. 

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                          Postazione germanica sul Monte Belvedere

                               Gli ultimi combattimenti

Mentre le varie squadre del GPA, andavano ricongiungendosi in direzione di Pariana, gruppi di tedeschi dispersi nei castagneti – probabilmente consapevoli che le posizioni non si potevano tenere, che lo sfondamento della 92° Div. aveva avuto successo, e che la guerra poteva avere un unico esito, vennero ad arrendersi alla IV° Compagnia.      A Pariana, oltre a ricongiungersi coi compagni della III° Comp., Vinci ed i suoi proseguirono per San Carlo, fecero conoscenza con soldati dalla pelle scura ai quali consegnarono i prigionieri della Wehrmacht.          Vinci ricorda molto bene la sera del 9 aprile, vigilia della liberazione di Massa

  “Quasi nessuno riuscì a dormire nonostante l’enorme stanchezza accumulata in questi ultmi giorni di battaglie e di emozioni intense, di lunghe camminate, di corse ed arresti improvvisi, di sparatorie contro nemici esperti in ogni trappola di guerra, di pallottole che sibilavano. Solo numerosi grilli, facendo a gara con le lucciole, cantavano e ci facevano compagnia”…….”All’alba fummo tutti svegli, impazienti e pronti a muovere appena fosse giunto il momento che ognuno di noi aspettava da quando avevamo lasciato le nostre case per andare sui monti a combattere l’occupante nazista ed i fascisti loro alleati”.                                                                              

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 Come stabilito dal Comando del GPA  le compagnie si avviarono verso “le Grazie” e percorrendo poi via Cairoli si radunarono in Piazza Aranci, dentro e fuori del Palazzo Ducale di Massa.    Ma per loro la guerra non era ancora del tutto finita. Nel Palazzo, il Comandante Pietro Del Giudice chiese dove fosse il suo amico d’infanzia Naldo Pegollo, Comandante della 3° Comp.; la risposta fu un forte boato, seguito da uno scoppio all’esterno.  Diradatosi il fumo dell’ultima bordata tedesca dalla batteria di Punta Bianca, furono raccolti alcuni feriti, anche gravi,mentre il Pegollo era rimasto ucciso all’istante da una grande scheggia del grosso calibro germanico.

         Fu l’ultimo sangue apuano versato nei 9 mesi di lotta per la Libertà! 

 

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                                                                                                                                                                      Ci piace suggerire qualche riferimento per un approfondimento, fra i molti che la memorialistica e la rete possono offrire.

   

 “Le brigate partigiane sulla Gotica occidentale”:

 www.archividellaresistenza.it/cms/indexa88f.htmloption=com_
content&task=blogcategory&id=92&Itemid=89

“Crimini di guerra sulla Linea Gotica Occidentale”

http://www.memoria.comune.massa.ms.it/sites/memoria.comune.
massa.ms.it /files/I% 20crimini%20di%20Gueraa%20nel%20settore%20
occidentale%20della%20 Linea%20 Gotica%20a%20cura%20

“Per una guida bibliografica sulla Resistenza in Apuania e Lunigiana”:

http://www.archividellaresistenza.it/cms//indexa7a6.html

 

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