Archivio | settembre, 2017

Guerra e Guerriglia sulle Apuane – 1°

15 Set

Quanti, giovani o di più “esposta” età, abbiano un primo approccio con gli eventi dei  mesi di guerra sul territorio  compreso fra le vallate della Garfagnana e Lunigiana ed il tratto apuano che dalla costa versiliese sale fra i monti, aspri di granito e marmo, scendendo  quasi a lambire poi la piana di Lucca, hanno una tendenza – certamente fallace- a ridurli ad uno scenario di guerra fra eserciti contrapposti.  Specialmente per il periodo che va dall’estate 1944 all’aprile del ’45, quando la svolta strategica dovuta allo sfondamento della Linea Gotica, portò rapidamente alla liberazione di Massa e Carrara (10 e 11.apr.).

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                                                 il territorio apuano                                                                       Due elementi contribuiscono a fare chiarezza nella lettura storica degli accadimenti che segnarono  quel territorio a ridosso del fronte e che, sovente, ne ebbero a palcoscenico i due versanti: il contributo dei partigiani alla sconfitta dei nazifascisti, da un lato,  e l’impiego da parte del nemico di unità esperte nella guerra di montagna e nella repressione della guerriglia.   Se il sostegno delle formazioni partigiane non fu certamene affidato alla potenza di fuoco, si dimostrò oltremodo prezioso l’apporto di informazioni agli alleati, di guide sui sentieri e sui passi, attraverso le linee e su un terreno brullo e scoperto, con tratti di contrafforti di terreno friabile,quindi rischioso ed ostico. A questa attività di “intelligence”, alle molestie apportate con attacchi ai piccoli presidi ed agguati “mordi e fuggi”alle fondamentali vie di rifornimento e trasferimento nelle immediate retrovie della Gotica, il nemico contrappose reparti di corpi altamente specializzati: “X° MAS” e “S.Marco” di base a La Spezia, Alpini della “Monterosa”, unità tedesche di stanza un pò ovunque nell’area, “Alpen Jager” e paracadutisti reduci da Montecassino e dalla Majella, “Brigate Nere”.

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 La linea Gotica di cui si completavano le fortificazioni nell’autunno 1944

Chi abbia l’opportunità di visitare quei luoghi – per pratica dello sport dell’alpe o durante soggiorni estivi – può ben percepire quale inospitalità ambientale e difficoltà di sopravvivenza incontrassero quanti avevano scelto di salire in montagna per combattere l’occupante e gli scherani della RSI.  Lo testimoniano la conformazione geomorfologica, l’asperità dei declivi- privi di alpeggi e malghe- tanto diversi da quanto si possa incontrare una volta superato lo spartiacque  orografico che volge ad Est, verso l’Alta Garfagnana e l’Appennino Tosco-Emiliano in genere.            

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      Tale scenario si offriva,in questa parte d’Italia,ai militari messi in congedo illimitato dopo il 25 luglio del ’43 ed ai giovani sbandati dopo l’armistizio dell’8 settembre, che presto scelsero la strada dei monti per sfuggire alla proscrizione dei quattro ” bandi Graziani” per l’arruolamento delle leve 1923-’25, poi alla deportazione nazista. Pochi intrapresero quella lotta per maturata coscienza politica, che per molti avverrà durante i mesi di lotta e consentirà di sostenere la  durezza della scelta personale;la maggior parte lo fecero perché non rimaneva alternativa all’impugnare un’arma con cui combattere, da una parte o dall’altra. Per quanti, originari dell’area comprendente Apuania ed il suo interland (dopo la fusione in unico Comune voluta da Mussolini nel  1938, solo nel 1946 i due capoluoghi riacquisteranno la loro identità)  si aggiungerà,con l’avanzata delle truppe americane (Livorno liberata il 19 luglio ’44, Viareggio 16 settembre), la costituzione di una zona di sfollamento, comprendente gli insediamenti abitativi ed agricoli, che si intendeva “bonificare” dalla minaccia partigiana, ricorrendo alla proibizione di circolazione ed al divieto di introdurre e distribuire generi alimentari e di prima necessità.

                               Nasce una “banda”

Se è ben vero che ogni “banda” partigiana sorse con la specificità dei luoghi (natura del territorio, reperibilità di approvigionamenti e riparo, vie di collegamento e di fuga, solidarietà dei valligiani) e sotto la guida di figure di antifascisti,determinati alla lotta per formazione politica o culturale, per gli apuani si aggiunsero le circostanze più sopra richiamate.

Nei primi mesi, quindi, andarono costituendosi gruppi e formazioni che si aggregheranno successivamente in brigate, sulle propagini che dal retroterra versiliese si spingeranno verso i picchi del Sumbra, del Tambura e dell’Altissimo ed il limitare garfagnino,della bassa spezzina e della Lunigiana. Tutte quelle formazioni, come vedremo operarono separatamente, pur con occasionale cooperazione e scambio di armi, viveri,coperte ed assistenza sanitaria.          Una prima svolta si ebbe dopo l’eccidio di Forno, nelle settimane che precorsero la tragica scia di sangue che Walter Reder e la sua 16° SS Panzergranadier -Division Reichfuhrer tracciarono, muovendo da Pietrasanta (LU) per massacrare i civili di S.Anna di Stazzema (560 trucidati il 12.8), di Vinca di Fivizzano (174 il 24.8) dopo che, il giorno precedente, ve ne erano stati altrettanti nella strage del Padule di Fucecchio, per culminare nella chiesa e sul Monte Sole di Marzabotto( 771 fra il 29.IX ed il 5.X ). Complessivamente 1746 vittime, civili inermi in larghissima maggioranza, dei quali la più gran parte anziani e fanciulli.
                                       la “guerra” a S. Anna di Stazzema

S.Anna  S.Anna 1

           Il 13 giugno, infatti, i partigiani della Brigata Garibaldi “Malurgia” comandata da Marcello Garosi “Tito”, e dopo aver inferti alcuni colpi ad esponenti fascisti di Altagnana e circondario, scesero e si acquartierarono a Forno, in quanto si era fatta insistente la voce di un imminente sbarco alleato sulla costa versiliese. Accadde che una pattuglia ingaggiasse uno scontro a fuoco con un reparto di Bersaglieri in ricognizione avanzata; costretti in un primo tempo a ritirarsi, i militari della RSI tornarono con l’appoggio di numerosi automezzi germanici e rinforzi della X° MAS di base a La Spezia. Decisi a considerare indiscriminatamente la popolazione collaboratrice dei patrioti, la rappresaglia fu spietata: 68 furono le vittime, di cui 13 fucilati. In questa operazione si distinse,per ferocia e sadismo, una unità della X°MAS,  i “Mai morti”.  Era questa una compagnia di volontari costituita a Trieste nel 1943, trasferita a Novara per l’impiego antiguerriglia, sciolta a La Spezia nell’aprile ’44 con l’accusa di indisciplina ed eccesso di crudeltà in azioni di rappresaglia.

E’ certamente a seguito di questo evento, e della necessità di coordinare le operazioni delle formazioni operanti sul territorio di cui ci occupiamo che l’ 8 agosto ’44, nell’ambito di una riunione in cui convennero i comandanti  partigiani, a Regnano in Lunigiana, fu deciso di dar vita alla Divisione Garibaldi “Lunense”; la riunione si concluse affrettatamente all’1,30 di notte per il sopraggiungere di un rastrellamento, dopo averne assegnato il comando al Mag. Tony Oldham, ufficiale britannico evaso da un campo tedesco. Diciamo subito che la forza complessiva della divisione assommava a 3400 uomini e che ogni brigata conservava una autonomia operativa territoriale e la propria caratterizzazione politica.  Qualche gruppo garfagnino rifiutò l’indivisionamento; fra questi il“Valanga”, che nell’ultima decade di agosto, un poco per inavvedutezza militare un poco nell’intento di prevenire ritorsioni sugli abitanti dei luoghi, cadde nella morsa inferocita della reazione tedesca all’uccisione di un loro ufficiale (Bauchman), avvenuta il 27.8.’44.  I fatti si svolsero sul Monte  Rovaio, altura isolata e facilmente circondabile da truppe esperte, ben guidate ed adeguatamente dotate di mortai e mitragliere pesanti.  Della sessantina di di patrioti garfagnini, emiliani e lunigiani, un terzo morì dopo aspra resistenza, fra i quali il loro comandante Leandro Puccetti.  In questo quadro,il movimento autonomo degli apuani, configuratosi sotto la guida di Pietro Del Giudice “Pietro”un giovane frate domenicano- si era da poco autodefinito Gruppo Patrioti Apuanibrigata a prevalente orientamento cattolico. La campagna di rastrellamenti lanciata in quell’estate per bonificare le zone di insediamento partigiano ed intimorire le popolazioni per dissuaderle da ogni collaborazione con essi, aveva ingrossate le file partigiane e, nel contempo complicate le loro responsabilità logistiche ed organizzative.  Per chi desideri approfondire  il contesto in cui si costituì la “Lunense”, indichiamo  questo indirizzo:

              spazioinwind.libero.it/garfagnana_storia/cap6.htm

 Se in primavera, in carenza di armi e di tutto il resto, si consigliava ai giovani di offrirsi volontariamente alla “Organizzazione TODT” per i lavori di fortificazione sulla Gotica, onde ottenere razioni, permessi di mobilità e salvaguardare le famiglie da rappresaglie, con l’intento di ottenere informazioni di prima mano da passare fra le linee agli alleati; alcune scelte successive furono molto più opinabili, e motivo di dissensi e lacerazioni nei reparti del GPA. Critiche ed accuse di attendismo ed ammiccamento con il nemico non mancheranno da parte di altre formazioni, segnatamente quando, con il rincrudirsi della pressione nazifascista e l’approssimarsi di un secondo inverno, affioreranno questo genere di considerazioni: perché rischiare la pelle e rappresaglie sui civili se lo sfondamento alleato è prossimo, passiamo la linea del fronte e combattiamo con loro per la nostra liberazione, prendiamo contatti con i tedeschi per concordare delle zone di non belligeranza (Sic!).           Non stupisce che alcuni mettessero in pratica un tale orientamento, andando a Sud o tornassero a casa  per nascondersi, mentre altri passassero in altre formazioni. Vedremo come tutto ciò peserà al momento del “proclama Alexander”del 13.XI.’44, con cui il Gen. USA ” inviterà i partigiani italiani a sospendere l’attività bellica invernale, tornando alle loro case per disporsi all’attacco finale della successiva primavera”. Di ciò abbiamo ampiamente trattato nell’articolo di “Vento d’aprile”  “Il proclama Alexander,…la porta dell’inverno”, del 25 maggio 2015.                                                                                                                                                      Il  G.P.A.                                                 

Il Gruppo Partigiani Apuani,si fece brigata e giunse così a suddividere i suoi circa 1200 uomini in 3 compagnie delle quali la 1° Comando fu assegnata a Pietro Del Giudice “Pietro” e nella quale Vinci Nicodemi fu nominato capoplotone. E’ dalle memorie di quest’ultimo che trarremo molte notizie sugli eventi che coinvolsero il GPA e la sua…IV° Compagnia nei successivi 8 mesi di guerra partigiana.  Infatti, il 5 agosto, riunitisi i comandanti della formazione autonoma nei pressi di Antona, si fece il punto sulle operazioni condotte nell’ultima fase, traendo la conclusione di costituire una 4°unità, per accogliere e meglio organizzare i molti sopraggiunti sotto l’incombere dei rastrellamenti estivi.  Ne fu assegnato il comando al Vinci, con nome di battaglia “Comandante Uberti”,  con il compito di presidiare i Passi Pitone, Campiglia e Tecchia, dopo l’avvenuto completamento del dispositivo difensivo tedesco fra il M.te Carchio e l’Altissimo.

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fra i sassi

                              era dura anche per loro!

Fra il 15 ed il 25 agosto gli appostamenti della IV° Comp. eliminazione diversi soldati della Werhmacht che scortavano civili costretti a lavori per completare le fortificazioni  di altri due tratti della linea di difesa germanica: fra i M.Pitone ed il Carchio, fra il Carchio ed il M. Folgorito; furono liberati in tutto 26 civili ai quali si fece passare la linea del fronte, in quanto del tutto impensabile riavviarli verso le loro abitazioni!  Il 26 e 28 agosto duri colpi furono inferti ai tedeschi schierati su quelle quote: 9 morti furono il bilancio di un agguato teso ad una squadra inviata a depredare un gregge; un numero di perdite più che doppio(22 militari)  ebbe un reparto inviato dal Campaccio verso l’Altissimo contro il quale, avvistatolo con buon anticipo, il vice- comandante della IV°  Francesco Tongiani, fece appostare i suoi uomini su una posizione dominante ed agì da distanza ravvicinata con tutto il fuoco delle mitragliere da 20mm.  Al terribile fuoco di reazione dei tedeschi, accorsi in aiuto dei loro commilitoni, i protagonisti di quella azione riuscirono a ripiegare senza subire perdite.

  Fortificaz.                                                              ispezione alle fortificazioni                                                                                          E’ fra l’8 ed il 12 settembre ’44 che fu imposto alla popolazione di Massa di evacuare la zona, lasciandone alla fame  i cittadini e causando l’esodo di molte famiglie verso le zone montagnose-di per sè già poverissime-in cerca di protezione.  Si apriva un periodo di grande indigenza per la popolazione civile, specialmente per l’infazia e gli anziani; si videro nonne e mamme, in quelle settimane, far bollire giorno e notte, in calderoni di emergenza, l’acqua di mare per ottenerne un sale approssimativo, che le più giovani trasportavano – per sentieri rischiosi e le vie delle cave – sino alla dorsale dell’Appennino reggiano- modenese – per scambiarlo con farina, lardo e strutto.  A testimonianza di come in quei giorni a tedeschi e repubblichini fossero saltati i nervi, del clima di insicurezza che pervadeva i loro stessi comandanti-con l’approssimarsi degli alleati ( che il 12 avevano finalmente attraversato l’Arno ed entrati in Pisa,impiegando poco meno di 2 mesi per percorrere i 19 Km. che separano la città della torre da Livorno!)- va qui ricordato l’esecrando, quanto ingiustificato, misfatto compiuto il 16 settembre.      L’  episodio viene ricordato come eccidio delle Fosse del Frigido (il rio che scende dai contrafforti che sovrastanno Massa).  I 147 detenuti, dei quali solo pochissimi erano coinvolti con la Resistenza, prelevati all’alba dal carcere massese sito nell’antico Castello Malaspina, vennero tutti fucilati lungo gli argini del fiume ed approssimativamente interrati in buche causate dai bombardamenti. Perché tanta feroce, indiscriminata brutalità, verso autori di reati comuni o di  venali inosservanze alle disposizioni dell’occupante? La ragione, maturata in un clima generale di odio da parte degli italiani, faceva intravvedere in quegli uomini un potenziale partigiano od un suo collaboratore, quando avesse riacquistato la libertà.
147+12 si riesumano le vittime dell’eccidio del Frigido;  159 trucidati dei quali 12 prelevati da un carcere minore                                                                                 Si può asserire che attorno al 20 settembre, fra quei monti si era andato configurando “un fronte” , in vero assai mobile, fra i tedeschi che occupavano il M.ti Carchio e Belvedere con i paesini di Altagnana e S.Carlo fino a Massa e, dall’altra parte i partigiani che occupavano Campiglia, Tecchia, Centuriana ed Antona, oltre a presidiare il monte omonimo, Resceto, Forno e la vallata, i passi della Focaraccia e della Via Vandelli, alcune cave ed il M.te Brugiana.       Il 5 novembre, una settimana prima del proclama Alexander, dal Comando della Div. “Lunense” giunse a tutte le formazioni l’ordine di cessare le attività offensive e di rimanere in rigorosa vigilanza difensiva.  Inoltre fu richiesto ad ogni Compagnia di indicare,ricorrendo al cifrario segreto,l’esatta dotazione di armamento;  non è dato sapere a quale livello fosse stata elaborata una tale direttiva.

                 Un piano frustrato

Fra il 13 ed il 15 di quel mese, per accordi intercorsi via radio con il contingente brasiliano(??) giunse da Oldham l’indicazione che era stato elaborato un piano per predisporsi ad attaccare da tergo le linee italo-tedesche, avente l’obbiettivo strategico di sfondare il fronte e liberare la Garfagnana. A tal proposito, testimonia Abdenago Coli comandante della 1° Brigata Garfagnina:                                                                                  “Avevamo formulato un piano  per trasferire il Comando a Foce di Careggine e di concentrare quante più forze possibile su un territorio compreso fra quella località ed i rilievi a ridosso di Castelnuovo Garfagnana,ottenere un consistente aviolancio dagli alleati, attaccare le retrovie del nemico e liberare la Garfagnana.”  Nella fase preparatoria, in cui si facevano convergere le brigate nelle zone assegnate,alla IV° Comp. del G.P.A. fu ordinato di disporsi, con tutte le mitragliatrici del reparto,a sbarrare la strada fra Capanne di Careggine e Colli.   Il 19 vi fu un attacco di un reparto tedesco a Maggiorino, nelle vicinanze dell’insediamento della IV°, mentre, fra il 20 ed il 26 squadre della medesima Compagnia  fecero numerose puntate sulla strada che congiunge Arni al Capoluogo garfagnino di Castelnuovo.  Attacchi condotti contro mezzi e convogli di unità tedesche ed Alpini della “Monterosa”, su quella che in quell’area rappresentava un vero asse strategico per la mobilità del nemico.
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        l’area di intervento delle formazioni apuane nel piano per la liberazione   della Garfagnana – novembre 1944                                  

Tornando al progetto di cui si diceva, è del tutto evidente  che non poteva fidare su una potenza di fuoco che mancava, come pure il coordinamento dell’operazione con consistenti unità del IV° Corpo USA ed una approssimativa conoscenza della dislocazione dei suoi contingenti (p.es. i reparti brasiliani del settore occidentale della Linea Gotica erano distribuiti fra la valle del Serchio e le propaggini apuo – versiliesi). Questa, come successive “opportunità” di condurre altre operazioni concertate dai due lati del fronte, non ebbero alcun seguito….in quanto gli alleati anglo-americani si accingevano, lungo tutta la Linea Gotica, alla “tregua invernale”!  Mentre le brigate coinvolte nel progetto di Oldham raggiungono la dislocazione loro assegnata, fra il 22 e 23 novembre il 3° Batgl. della 1° Brigata Garfagnina attacca di sorpresa un distaccamento di Bersaglieri aggregati alla Div. “San Marco”, lo cattura e lo consegna -attraversando le linee- agli americani   insediati a Vergemoli i quali, ricevuti i prigionieri, non fanno un passo per sfruttare la falla che si era aperta nel dispositivo italo-tedesco. Nelle stesse ore avevano avuto pieno successo le missioni affidate alla Comp. comandata da N. Vinci: immobilizzare il presidio tedesco di Isola Santa, per impedire l’affluenza di forze da Arni  e difendere ad oltranza il villaggio di Colli.   Il contingente nazista di Isola fu annientato da una formazione di 25 partigiani del G.P.A guidati dallo stesso “Comandante Uberti”; poco dopo la cessazione del fuoco, giunse una staffetta recante la direttiva del Comando di sganciarsi e rientrare alla base. I fatti sul campo dimostravano come -almeno in alcune parti del territorio – fosse strategicamente sbagliata una meccanica applicazione dell’appello lanciato dal Gen. Alexander, di limitarsi ad un atteggiamento di attesa, privo di iniziative destabilizzanti per il dispositivo difensivo germanico. Furono gli eserciti alleati a  mettere rigorosamente in pratica una tale inattività!  Benché l’azione che portò alla cattura dei Bersaglieri non avesse avuta la continuità tattica che si attendevano dai reparti alleati, il Mag. Oldham e Giovan Battista Bertagniquest’ultimo comandante del 3° Batg.- mantennero l’idea che il piano per la liberazione della Garfagnana, potesse essere attuato.      Fra il 26 e 27 novembre, fidando sul convincimento che gli americani, diversamente dai giorni precedenti,avrebbero colta l’opportunità muovendo da Sud, mentre il grosso dei partigiani avrebbe riconquistata quota 999 del Monte d’Anima, ingaggiarono le unità nemiche. Andò quasi tutto storto e non bastò che Bertagni(M.O) riconquistasse la quota. La sera del 28, nella consapevolezza che il piano era fallito ed aveva creato dissensi e lacerazioni…..fu sciolta la Div.ne “Lunense”.  La sera del 30 fu data comunicazione agli Ufficiali di tutte le squadre delle brigate coinvolte, che…lo schieramento garfagnino cessava di essere, ed Oldham invitava a sciogliere le righe, consigliando ai reparti di passare le linee o tornare ai luoghi di provenienza”.  Nella notte successiva i tedeschi, con il chiaro intento di produrre il massimo sbando nei ranghi delle formazioni partigiane attuarono da Foce di Moscetta un intenso fuoco d’artiglieria; all’alba del giorno seguente gli uomini della IV° Compagnia apuana furono pronti e felici di tornare a Forno, approntando celermente armi e munizioni per il cui trasporto si avvalsero di 4 prigionieri tedeschi e di 3 muli avuti da altre formazioni.     Concludiamo l’articolo- il primo di due che dedichiamo a questo argomento- con queste essenziali notizie concernenti l’epilogo dell’accadimento: centinaia di partigiani lunigiani, sbandati, tornano verso i loro luoghi, Bertagni passa le linee e si unisce agli americani. Oldham, Coli e R. Battaglia che passano il fronte con l’intento di ricostituire una formazione che partecipi all’avanzata delle unità alleate, vengono condotti a Viareggio, interrogati e trasferiti a Firenze….dove ha fine la loro partecipazione alla lotta di Liberazione. Per la liberazione della Garfagnana si dovrà attendere il 20 aprile 1945.

                   Tornando al nostro immaginario viandante, fra contrafforti e creste dei monti apuani ed i declivi che li affacciano alla Lunigiana ed alla Garfafagnana, segnaliamo alcune fonti bibliografiche e di siti che possono consentire un più ricco strumento di approfondimento sugli accadimenti che colpirono quelle terre per circa 20 mesi, al di qua ed al di la della Gotica:            
                “Il Drago e il Sagro”    di Lamberto Furno    Edit. Lucarini  -1985       “Guerra sulle Apuane”  di Vinci Nicodemi e Giuseppe Lenzetti    Edizioni ANPI  di Massa – 2006

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Sul web ci pare utile:
“La Resistenza fra Carrara e la Lunigiana orientale”

http://www.resistenzaapuana.it/index.php/pannelli/18-19-20-21/20-2/

”  La Resistenza a Massa”

http://www.resistenzaapuana.it/index.php/pannelli/18-19-20-21/21-2/

…………., come  troverà molte altre pubblicazioni offerte on-line a carattere storico-memorialistico.       Segnaliamo il saggio di   Giovanni Cipollini   “Il settore della Gotica apuoversiliese”:

 il settore apuoversiliese della Linea Gotica