Morte a Roma – 1

2 Feb
  “Prendere atto con le mani: chiudere il pianoforte e i libri, prendere un’arma.                                     Noi, che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,                                                                noi non si poté  essere gentili”                                                                                                                                                                                                Bertolt Brecht               

              1.  L’annuncio

Alle 22,55 del 24 marzo 1944 il comando germanico della città occupata di Roma emana il seguente comunicato, che l’indomani viene riportato da tutti i giornali della Capitale:
           ” Nel pomeriggio del 23 marzo 1944, elementi criminali hanno eseguito un   attentato con lancio di bomba contro una colonna tedesca di Polizia in transito per Via Rasella. A seguito di questa imboscata, 32 uomini della Polizia tedesca sono stati uccisi e molti feriti.   La vile imboscata fu eseguita  da comunisti- badogliani.    Sono ancora in atto indagini per chiarire sino a che   punto questo criminoso fatto sia da attribuirsi ad incitamento anglo-americano.  Il comando tedesco è deciso a stroncare l’attività di questi banditi scellerati.   Nessuno dovrà poter     sabotare impunemente la cooperazione italo-germanica nuovamente affermata.  Il comando   tedesco ha ordinato, perciò, che per ogni tedesco ammazzato dieci criminali comunisti-badogliani  saranno fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito.” 
L’ “Osservatore romano” organo ufficiale della Città del Vaticano, riportando l’indomani il testo del comunicato tedesco, aggiunge questo commento:   “Di fronte a simili fatti ogni animo onesto rimane profondamente addolorato in nome dell’umanità, e dei sentimenti cristiani. Trentadue vittime da una parte; trecentoventi (?!) persone sacrificate per i colpevoli sfuggiti all’arresto, dall’altra….Al di fuori, al di sopra della contesa…invochiamo dagli irresponsabili il rispetto per la vita umana che non hanno il diritto di sacrificare mai; il rispetto per l’innocenza, che ne resta fatalmente vittima,…la coscienza di quest loro responsabilità verso le vite che vogliono salvaguardare, verso la storia e la civiltà.””

 L’annuncio della rappresaglia solo dopo che era stata eseguita, e non vi fosse stata alcuna richiesta di presentarsi ai tedeschi per evitarla, stabilisce qui un nesso di azione e reazione, quella simmetria di delitto e castigo che accompagneranno la memoria di quegli avvenimenti, come se nulla fosse avvenuto prima o dopo la sequenza Via Rasella-Fosse Ardeatine, un invito a chiudere quell’evento in se stesso, a porgli una pietra sopra!

L’editoriale dell’Osservatore, tempestivo ed autorevole, stabilisce subito che le vittime sono solo i tedeschi, che le persone massacrate alle Fosse Ard. sono uomini sacrificati per l’atto di “colpevoli sfuggiti all’arresto”.        In molti, anche tanti anni dopo, fra i romani ed i congiunti stessi dei 335 uccisi alle Areatine, ignoravano che alcun invito a presentarsi era stato emanato e che la notizia della esecuzione era stata diffusa ad “ordine già eseguito”.    Altri, troppi ancora fingono  di non sapere che un processo  fu promosso contro i partigiani- con l’intento di incolparli come diretti responsabili della rappresaglia, e che questo si era concluso con ben tre assoluzioni( 1950-1954 e 1957). Non mancarono, in quegli anni, appelli di libertà per Priebke(1) e di condanna per i partigiani assassini, di cui fu rinnovata l’eco con manifesti affissi ancora alla fine del 1997, a firma dei Giovani di “Fiamma”, l’organizzazione di estrema destra fondata da Pino Rauti.      Le Fosse non sono l’unica né la peggiore delle stragi compiute dai nazisti in Europa, con un vasto coinvolgimento della popolazione civile (si pensi ad  Oradour- s-Glane, S.Anna di Stazzema, Marzabotto),  ma l’unica strage “metropolitana”, la sola che abbia coinvolto la complessa stratificazione della popolazione di una Capitale.  Ci pare giusto ricordare che essa fu preceduta e seguita dai 72 fucilati a Forte Bravetta, dai 10 fucilati a Pietralata il 23 ottobre ’43, dalle 10 donne uccise al quartiere Ostiense per aver assalito un forno(diede spunto ad una sequenza di “Roma Città aperta”), per non parlare della deportazione di oltre 2000 ebrei romani.      Difficile, penoso e mai concluso il fare i conti sulle ragioni e le cause che originarono l’attacco ai poliziotti del “Bozen”; incrinata ne fu per lungo tempo la tranquillità delle coscienze,di quanti presero parte all’azione di Via Rasella.  Dice Carla Capponi(2): ” il fatto di dare la morte, di distruggere è un fatto che distrugge in qualche misura te stesso, ogni volta ti leva un pezzetto”.        N0te: (1)  Erich Priebke     Nato nel 1913, agente della Gestapo e Capitano delle SS , arresosi agli inglesi a Bolzano, dopo il trasferimento in alcuni campi di internamento in Italia fu detenuto in attesa di processo a Rimini da dove evase, con 4 commilitoni nella notte di Capodanno 1947. Come accadde per molti criminali di guerra, si nascose per due anni fra Vipiteno e Bolzano, si fece cattolico e cambiò nome. Ciò agevolò le connivenze nel vescovado ed in Vaticano che favorirono la sua fuga in Argentina dove, nel 1949 si installò a San Carlos de Barriloche ai piedi delle Ande. Nel 1994 fu identificato a seguito di interviste rilasciate alle TV americane ed argentine, il che determinò gli arresti domiciliari sino a novembre 1995,quando venne accolta la richiesta di estradizione da parte della  magistratura italiana. Contro la sentenza del 1996, con cui il Tribunale Militare di Roma  prescriveva i reati a carico del P., si ebbero forti manifestazioni nel Paese e la costante mobilitazione della Comunità ebraica, che ottennero l’annullamento della sentenza da parte della Corte di Cassazione. Vi fu così un secondo processo con cui, il 14.4.’97 veniva emessa una condanna a 15 anni ( dei quali la sentenza ne condonava 13 a vario titolo) Il ricorso di entrambe le parti alla Corte d’Appello  ottenne finalmente  il riconoscimento del  reato di “omicidio continuato con efferatezze” ed emise la condanna all’ergastolo(1998).  Il Priebke, che durante la vicenda giudiziaria non aveva mai goduto di un giorno di libertà, consumerà il resto della sua vita(l’unico in Italia!) scontando la pena. Morirà, a 100 anni compiuti, a Roma, l’11 ottobre 2013.   Nel 1933 aveva aderito al partito naz.socialista e, in quanto buon conoscitore della lingua italiana ed agente della Polizia Segreta, nel febbraio 1941 venne aggregato al’ambasciata tedesca di Roma. A parte un breve periodo trascorso a Brescia, come comandante territoriale della  Gestapo, torna Roma dove , alle dirette dipendenze di Kappler, è fra i più cinici torturatori ed il più determinato organizzatore delle esecuzioni contro i patrioti.                                                                                                              Erich Priebke durante il processo 
download  (2)  Carla Capponi   nata a Roma nel 1922, intraprese studi di giurisprudenza che dovette abbandonare per difficoltà economiche intervenute alla morte del padre nel 1940. Dopo il bombardamento del quartiere San Lorenzo(18.7.’43),  accorsa in ospedale in cerca della madre, vi rimase come volontaria. Il 9 settembre ’43 accorre a Porta San Paolo per rendersi utile ai difensori di Roma. Non lontano da lì, a Porta Capena, riesce a trarre in salvo un carrista italiano ormai sopraffatto da mezzi corazzati germanici. In una riunione di attivisti comunisti ai quali aveva offerto il proprio appartament ino,nei pressi del Foro di Traiano, conobbe Rosario Bentivegna che diverrà più tardi suo marito.  Nell’ottobre successivo conquista la su prima arma, sottraendo la pistola ad un milite della GNR che la affianca sull’autobus. Dal 17 XII.’43 inquadrata come vice comandante in una formazione di GAP romani, partecipa ad una serie di importanti azioni contro gli occupanti( fa saltare una autocisterna presso il Colosseo, partecipa con Bentivegna all’uccisione di un colonnello della Wehrmacht, e compirà numerose azioni audaci e rischiosissime( condotte anche individualmente). Ricercatissima, come altri del Gruppo Centrale, dopo il tradimento e la spiata di Guglielmo Blasi – un artigiano aggregatosi ai gappisti, ma ben noto alla polizia come autore di piccoli furti – catturato in flagrante mentre forzava armato la saracinesca di un negozio. Sfuggita all’arresto, con alcuni altri si integra nelle formazioni partigiane operanti sui colli laziali, alle spalle del fronte, dopo lo sbarco alleato di Anzio(gennaio ’44).      “”Per aver partecipato a clamorose, eroiche imprese di caccia senza tregua al nemico, nella cerchia urbana di Roma…..””, congedata col grado di Capitano, le fu conferita la M.O. al V.M.    Il 22 settembre dello stesso anno si sposa con Rosario Bentivegna ; per più legislature sarà parlamentre del PCI, membro della Commissione Giustizia e, sino alla morte (2000), membro della Presidenza dell’ANPI.    Con il titolo      “Con cuore di donna”, lascia un libro dedicato alle attività partigiane cui ha preso parte in Roma ed a sud della Capitale, edito da IlSaggiatore poche settimane prima della sua scomparsa.               carla_capponi

Carla Capponi all’epoca del primo mandato parlamentare 

          2. L’agguato   

 “… per la troppa cenere accumulatasi nel fornello della pipa, la miccia tardava a prendere. Poi la sentii sfrigolare con un rumore e l’acre odore di fumo che mi erano consueti. Abbassai il coperchio del carrettino e vi appoggiai sopra il berrettino”.  Il Dott. Rosario Bentivegna “Paolo”(1) ricorda così, come aveva avvisato i compagni che la miccia era stata accesa e che l’esplosione sarebbe avvenuta fra 50 secondi. L’esplosione, come sappiamo, ci fu e seminò la strage fra 160  poliziotti tedeschi originari dell’Alto Adige. Meno di 24 ore più tardi pistole e mitra degli uomini di Kappler(2) falciavano gli  ostaggi.      Un giorno di febbraio il gappista Mario Fiorentini(3)  aveva notato e seguito un reparto tedesco che, cantando inni guerreschi, proveniva dalla zona dello Stadio Flaminio ed attraversava Roma percorrendo Via del Babbuino, Piazza di Spagna, Via Due Macelli, risaliva Via Rasella e Quattro Fontane.                                                                                                                                                                                                                                 Sulla cartina il percorso della compagnia tedesca di Polizia “Bozen”                                 
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               Si trattava dell’11° compagnia del 3° Btg.“Bozen” composto da altoatesini divenuti tedeschi,dopo l’annessione al 3° Reich di Trentino ed Alto Adige(Sud Tirol). I meno giovani avevano vissuta l’esperienza di guerra delle leve del Regio Esercito, sino all’8 settembre’43, ma ora per la Resistenza erano soldati di Hitler.  I dirigenti dei GAP romani( Gruppi di Azione Patriotica) ne discussero e convennero che si trattasse di un bersaglio “raggiungibile”, un colpo senza precedenti,che avrebbe data ampia risonanza politica e psicologica al ruolo della Resistenza nella Capitale. Avrebbe demistificata la finzione di “Roma città aperta”…sarebbe stato un concreto segnale ai nazisti che non potevano impunemente ritenersi padroni di Roma.    Gli appostamenti vennero effettuati per alcuni giorni, con lo stesso piano, ma solo il 23 marzo il “Bozen” percorre il tratto abituale attraverso la città, che riconduceva questo reparto adibito all’ordine pubblico(!) agli acquartieramenti ubicati sul colle de Quirinale. Rosario Bentivegna avrebbe accesa la miccia che doveva innescare l’esplosione dell’ordigno composto da 12 Kg. di tritolo e da molti spezzoni di ferro.    All’allestimento della bomba avevano partecipato Giulio Cortini(4), sua moglie Laura Garroni, Carla Capponi e lo stesso “Paolo”; il “carrettino” era stato sottratto da Raoul Falcioni in un deposito periferico della Nettezza Urbana. Anche quel giorno l’attentato rischiò di andare a monte per un ritardo nei tempi di trasferimento del reparto e perché….il fuoco nel fornello nella pipa di Bentivegna si stava esaurendo.      Quest’ultimo ricorda: ” Il tempo passava lento, terribile, sudavo…i miei nervi stavano saltando”.   Quando, finalmente, alle 15,45 Pasquale Balsamo(5) ammiccò a Franco Calamandrei(6) che “stavan veramente arrivando”, questi si tolse il berretto dando a Bentivegna il segnale di accensione della miccia; nei 50 secondi che intercorsero sino all’esplosione quest’ultimo ebbe modo di far precipitosamente allontanare alcune persone che indugiavano o transitavano nei paraggi. Solo un ragazzino, che non comprese la ragione di una tale sollecitazione, rimase straziato dalla deflagrazione.      E’ Carla Capponi che allunga a “Sasà” (il nomignolo con il quale Bentivegna  veniva chiamato fra i gappisti). un impermeabile chiaro, con cui coprire la divisa di netturbino, questi raggiunge di corsa il primo rifugio approntato, ha un collasso e perde i sensi. Sull’asfalto si contarono 32 militari e fra le decine di feriti 1 morì durante il trasporto all’ospedale.      Note: (1) Rosario Bentivegna  Nato nel 1922 da famiglia siciliana di spiccata tradizione risorgimentale , studia medicina all’Università di Roma nel 1937 è scosso dai preparativi che porteranno l’anno successivo alle leggi razziali. Partecipa ad iniziative giovanili e culturali che il regime mal sopporta; l’OVRA gli pone gli occhi addosso e nel 1941 lo arresta con l’accusa di attività clandestina. Nell’estate ’43 ha modo di avvicinarsi a militanti e compagni di studi che lo portano ad aderire al PCI.  Dopo l’8 settembre, con il nome di battaglia di “Paolo”  è vice- comandante militare della zona Centro dei garibaldini, poi comandante del GAP “Carlo Pisacane dei GAP Centrali. Partecipa a numerose azioni di attacco all’occupante nazista in Roma, che egli ricorderà o racconterà nei molti volumi scritti sulla guerra partigiana.  A seguito del tradimento del gappista Guglielmo Blasi, un artigiano che aveva partecipato a numerose azioni in città ma che a fine aprile’44, catturato in flagrante ed in possesso di alcuni documenti, non resistette alla tortura e spifferò l’autentica dinamica di Via Rasella e tutti i nomi dei gap coinvolti nell’azione, molti di questi furono incarcerati; fra quelli che sfuggirono alla cattura, Carla Capponi e Rosario Bentivegna si integrarono nelle formazioni partigiane che operavano sui Colli Romani.  Dopo un’operazione condotta nei paraggi di Palestrina, si opposero alla esecuzione di 28 tedeschi che i partigiani locali avrebbero voluto fucilare per rappresaglia contro l’uccisione di 2 civili.    Laureatosi in medicina nel 1947,eserciterà da medico,pubblicherà vari volumi sulla guerra partigiana e la vicenda dei GAP romani ; si occuperà diffusamente alle problematiche della sanità sociale, facendo parte dei comitati di redazione di alcune riviste volte al rapporto fra medicina e mondo del lavoro.  Muore a Roma nel 2012.                                                                                                                                                                                                                                        Fascisti e tedeschi rastrellano Via Rasella                                                                                                                                         images-2rosario_bentivegna                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Rosario Bentivegna il giorno                                   della laurea

 

       (2)  Herbert Kappler: Nasce a Stoccarda nel 1907, figlio di un autista comunale.Entra nelle SS come esperto criminologo e nel 1939 viene inviat0 come attaché presso l’ambasciata tedesca a Roma con il compito ufficiale di studiare la polizia italiana. Nel periodo dell’occupazione è nei fatti capo della Gestapo e dell’SD (Servizio Segreto delle SS) nella Capitale. Catturato dagli inglesi e consegnato alle autorità italiane, viene condannato dal Tribunale Territoriale militare – nel 1947- all’ergastolo per “omicidio continuato”   ed a 15 anni per l’estorsione di 59 Kg. d’oro ai cittadini romani di culto ebraico. Nel 1976, Ministro della Difesa Arnaldo Forlani, per l’insorgere di una grave malattia(forse un tumore osseo) venne trasferito all’ospedale del Celio dove, per il perdurare del male gli venne sospesa la pena. Nella notte precedente il Ferragosto 1977, in un clima di favoreggiamento “pietistico” ed in circostanze di difficili relazioni economiche con la Germania – in cui non fu estraneo il ruolo giocato dai servizi -e con l’attiva partecipazione della moglie Annelise , si attuò il piano della rocambolesca fuga da una struttura militare presidiata ( fu calato  in una valigia dalla finestra della stanza e fulmineamente trasferito in Germania).  Così, il plurimo criminale di guerra potette morire a Soltau, sua città di residenza il 9 febbraio 1978.    
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                     Kappler con Generali                                                        della                                                    Polizia Africa Italiana
 
     
  Kappler all’identificazione che precedette il processo (1947)
  (3)   Mario Fiorentini:   Nato a Roma nel 1918, si laureò in Scienze matematiche. Ancor studente universitario si avvicinò ad ambienti dell’antifascismo( GL e PCI); quando nei primi mesi del 43 si dedicava all’allestimento di rappresentazioni teatrali popolari, ebbe modo di conoscere Lucia Ottobrini – profuga dall’Alsazia occupata dall’esercito tedesco- dove la numerosa famiglia era emigrata in cerca di lavoro. Lucia  divenne sua compagna di lotta ( a 18 anni) e con il nome di battaglia di  “Maria” e “Leda” partecipò ad operazioni di grande efficacia nella guerriglia romana, per le quali fu decorata con la M.A. al V.M . Fu compagna di vita di Fiorentini, per oltre 70 anni, sino alla morte, sopraggiunta a Roma  il 27 .IX.2015, dove era nata nel 1924.    Dopo il 25 luglio ’43 M.F., con Antonello Trombadori uno dei comandanti della rete dei GAP romani diede vita alla prima formazione romana. Partecipa il 9 settembre alla difesa di porta San Paolo , con il gruppo del Partito d’Azione; con il nome di “Giovanni”, in ottobre assume il comando del GAP centrale “Gramsci” (operativo nella IV zona Centro) che, con il “Pisacane” costituivano la struttura della rete comandata da Carlo Salinari “Spartaco”.  Fra le azioni di cui fu partecipe o protagonista, vanno ricordate:  l’uccisione di 3 militi della RSI presso Palazzo Braschi, l’agguato ad un Col. tedesco (ucciso da Capponi e Bentivegna) al quale venne sottratta una borsa di documenti contenente la preziosissima pianta di tutti i centralini telefonici ( STIPEL) di Roma. L’agguato al Cinema Barberini, poi concluso dal Bentivegna in bicicletta con il lancio di granate  che causarono la morte di 8 militari germanici. Infine, il 26 dicembre ’43, coperto nell’azione da partigiani già menzionati, passando in bicicletta sul Lungotevere della Lungara lanciò un pacco esplosivo contro il reparto nazista che sopraggiungeva per effettuare il cambio della guardia all’ingresso di Regina Coeli provocando 5 morti e vari feriti.Notare che anche in questo caso la Komandantur evitò di fare chiasso sull’episodio,non ne fece motivo di rappresaglie dirette e si limitò ad emettere l’ordinanza con cui si proibiva la circolazione in Roma con le bici!  Non volendo indugiare su innumeri imprese della lotta clandestina, diremo che completò il suo impegno compiendo missioni di inteligence per l’OSS(USA) in Emilia e Liguria, ove visse i giorni della Liberazione.  Mario Fiorentini è stato insignito della M.A.al V.M. e di 3 Croci al Merito di Guerra.  mariofiorentiniDopo la guerra intraprese  studi su rami specialistici dell’algebra e nel 1964 pubblica opere scientifiche per le quali ottiene, nel 1971, la cattedra di matematica presso l’Università di Ferrara. Nel corso degli anni di docenza ha condotto ricerche e prodotto lavori di eccellenza internazionale. Ha scritto un libro dal titolo emblematico” 7 mesi di guerriglia urbana”  e nella ricorrenza del 25 aprile 2015 ha concessa una lunga intervista rievocativa dei tempi della lotta, concludendola:   “La vita dei GAP a Roma è stata fame, freddo, umidità e sudiciume…e non avere dove dormire”.  Si potrebbe dire un’autentica sferzata all’enfasi, alla retorica ed all’epica, sorte intorno all’esperienza partigiana.                                                                                                                                                                        Mario   Fiorentini        

download                                      Lucia Ottobrini                                                                                                                                    Mario e Lucia  alla vigilia del 25 aprile 2015

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(4)   Giulio Cortini: Nasce a Roma nel 1918 e ivi morirà nel 2006. L’occupazione tedesca di Roma lo trova Assistente alla cattedra di Fisica  dell’Università capitolina. Con nome di copertura“Cesare” i GAP lo incaricarono dell’allestimento degli esplosivi e della guida al loro utilizzo durante le azioni. Il primo atto con cui conquistò l’apprezzamento dei compagni, fu di convertire in bomba a tempo una granata di mortaio che mascherò, inserendola nell’involucro di un estintore,  introdotta poi  nella sede dell’EIAR da Tullio Pietrocola, un partigiano che lo affiancherà costantemente nella preparazione di questi colpi. Fu,  ovviamente,l’arteficiere principe della bomba di Via Rasella.  Dopo la liberazione fu Docente di Fisica Nucleare all’Univ.di Roma, fu brillante divulgatore scientifico ed autore di importanti ricerche sui raggi cosmici. Nell’ultimo periodo degli studi universitari si legò a Laura Garroni che, con il nome di ” Caterina”, lo affiancherà nella lotta clandestina, entrambi militanti del Movimento dei Cattolici Comunisti, assieme a Franco Rodano e Marisa Cinciari.                                    

       Laura Garroni e Franco Rodano   franco_rodano

                                                                                                 giuliocortini                                            Giulio  Cortini        

(5)  Pasquale Balsamo: Nato a Foggia nel 1924 era, con Lucia Ottobrini, Laura Garroni  e Marisa Musu, uno dei più giovani gappisti di Roma. La sua prima partecipazione ad una azione importante, prima di Via Rasella, fu l’agguato teso a catturare Vittorio Mussolini. L’operazione fallì per il sopraggiungere di una pattuglia della Milizia che li condusse al Commissariato. Per loro fortuna i due funzionari che li presero in carico erano in contatto con il CLN romano, rilevarono il “delitto comune” per tentata rapina e li rilasciarono. Il 23 marzo ’44 era appostato con Fernando Vittagliano davanti al Traforo con il compito di coprire la ritirata dei  compagni da Via Rasella. In un primo momento videro che un gruppo di 6-7 ragazzini seguiva con un gioioso saltellare la colonna del “Bozen” che marciava cantando; avendo notato che  si lanciavano o ghermivano un palloncino,con un calcio poderoso allontanarono questo  ed i ” regazzini” che lo inseguivano in uno sfogo di improperi ma…..ebbero salva la vita. Unica vittima, purtroppo, fu quello che aveva preferito sfilare in coda al reparto.  Dopo l’esplosione, a rendere più efficaci gli effetti dell’attacco, i due rafficarono e lanciarono bombe a mano – dalle scalette che portano al Quirinale- sui tedeschi che non riuscivano a comprendere la provenienza e la dinamica dell’operazione. Sarà solo il Guglielmo Blasi già citato che, nel “pacchetto tradimento” ne rivelerà dettagli e nomi.  Libera Roma, dopo il 4.VI.’44, Balsamo si arruolò nel Gruppo di combattimento “Cremona”- del nuovo esercito italiano- e fu decorato sul campo con la M.B.al V.M. e Croce al Merito. Dal 1947 fu per 16 anni redattore e notista parlamentare per “l’Unità”; nel 1961, mosso dai suoi interessi tecnici e dalla passione per i motori, divenne dirigente dell’ACI e direttore della rivista L’Automobile. Per la RAI inventò la trasmissione ” Onda Verde”.  Pasquale Balsamo è morto a Roma il 29.IX.2005.                                         
 (6)  Franco Calamandrei:   Figlio di Piero- noto intellettuale antifascista e fondatore del P.d’Azione, avvocato ed accademico d’Italia che nel 1941 aderì a Giustizia e Libertà – celebri  i suoi “Discorso sulla Costituzione”   ed “Epigrafe a Kesserling” . Franco , ventenne cresciuto in pieno fascismo- era nato nel 1917 a Firenze-negli anni ’30 vi aveva aderito.  Il 10.IX.’43 lo coglie funzionario dell’Archivio di Stato a Venezia da dove si affretta a raggiungere la famiglia a Roma.  Nella città ormai occupata dalle truppe tedesche aderisce con il nome di “Cola” al PCI clandestino,  -anche in polemica col padre- poiché una tale scelta implica – ora- l’aggregazione immediata ad un apparato in armi   . Assume presto un ruolo militare preminente in intrepide operazioni condotte nella 3° zona operativa( Flaminio e Salario) , in genere con Maria Teresa Régard “Piera” (7), la partigiana che lo aveva “reclutato” all’idea comunista. Specializzatosi in comizi volanti, prima dell’azione di Via Rasella, lancerà alcune bombe contro l’Hotel Flora – comando e tribunale tedesco.  Se Franco sosteneva che ” figli debbono educare i genitori” (in quanto mallevadori dal retaggio giolittiano  fu il padre- più tardi- a convenire che “….furono i figli ad educare i genitori, scegliendo di non aver paura, decidendo di imbracciare le armi, decidendo di uccidere il nemico della Wehrmacht o di Salò”. Quando, nel 1956 il padre muore, Franco è corrispondente dell’Unità a Pechino.  Parlamentare del PCI per 4 legislature, è morto a Roma il 26 settembre 1982.
franco_calamandrei   FRANCO  1946                                                                           download

 

                                                                                  

                                                                                           Parlamento anni ’80

                                                                                                       Maria Teresa Régard  ’46

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   (7)   M.T. Régard : Nata a Roma nel 1924 da genitori ginevrini ebbe un approccio politico precocissimo, a 16 anni – nel periodo vissuto a Napoli – si avvicina ad ambienti  trotzkisti.Tornata a Roma frequenta il Liceo Mamiani dove contrae amicizia con Marisa Musu ed Adele Maria Jemolo. Nel 1941 entra in contatto con Antonello Trombadori e si iscrive al PCI. La sua esperienza di gappista merita motivata attenzione: nei GAP “Piera”  conosce Franco Calamandrei, con il quale contrarrà matrimonio nel giugno ’44, una settimana dopo la liberazione di Roma. Con Arminio Savioli ed Ernesto Borghese partecipa all’attacco- a colpi di bomba- all’Hotel Flora. Il 24 gennaio con Guglielmo Blasi( che per timore della tortura 3 mesi più tardi tradirà i compagni) – entrambi con divise tedesche-deposero una borsa esplosiva nel posto ristoro dei militari germanici alla stazione Termini, causando la morte di 3 ufficiali ed il ferimento di altri 19. Dopo una settimana, arrestata in casa di   Gioacchino Gesmundo dove era andata a prelevare un quantitativo di chiodi a tre punte, viene interrogata in Via Tasso e rilasciata in quanto Giorgio Labò pur sottoposto a tortura, dichiarò di non conoscerla. Una curiosità: “Piera” non partecipa all’azione di Via Rasella, poiché riteneva errata la localizzazione dell’attentato. Verrà decorata con M.A. al V.M.   Fra gli anni 1953 e 1955, come corrispondente di Vie Nuove e Noi Donne, seguì gli avvenimenti della guerra  d’Indocina entrando in Dien Bien Phu ed Hanoi liberate, per poi raggiungere il marito a Pechino, dove diede alla luce la figlia Gemma.  Nel 1999 fu sentita come testimone nel processo a Priebke. E’ Deceduta a Roma il 21 febbraio 2000.                                                                                                                                        

  3. La scelta delle vittime e la preparazione                 della rappresaglia

 Sul luogo dell’attentato accorsero il Ministro della repubblichetta di Salò Buffarini-Guidi, il console tedesco Moelhausen, il comandante della “piazza di Roma” Gen. Maeltzer. Quest’ultimo- sbronzo come al solito- ordinò il rastrellamento di tutti gli inquilini della zona(varie centinaia) intendendo farli indiscriminatamente fucilare e deciso a far saltare tutte la case di Via Rasella  ritenute -erroneamente- il covo da cui si era scatenato l’attacco. Il suo furore di vendetta si intrecciò con frenetiche telefonate a Berlino e Salò, con la rabbia di Hitler ed Himmler, che in un primo momento ne esigevano la deportazione in massa e la distruzione di interi quartieri.  Fonte attendibile di tali atteggiamenti è la minuziosa ricostruzione che ne fa Erich Kuby, giornalista e saggista tedesco (1907-1978); soldato semplice sul fronte russo, venne arrestato con l’accusa di disfattismo, salvandosi così dalla sacca di Stalingrado(gennaio ’43). Autore del celeberrimo “I russi a Berlino”, edito da Einaudi (1966).Per fortuna una serie di valutazioni sulle opportunità e le ricadute internazionali di una simile rappresaglia   – a guerra ormai compromessa- portò in un primo momento al ridimensionamento(!)- 30-40 fucilati italiani per ogni tedesco caduto, più tardi portato a 10  per timore di produrre una rivolta popolare oltreché l’incontrollabilità dell’ordine pubblico, nonché ragioni di ordine politico-propagandistico ( la finzione di “Roma città aperta”,l’inevitabilità di una pubblica condanna del Vaticano (che non vi fu!), l’approssimarsi degli alleati alla Capitale dopo lo sbarco ad Anzio del 22.1.1944. Questo ordine di considerazioni imponeva di agire con il massimo di segretezza e rapidità,nella scelta delle vittime e nell’individuazione di un sito occulto ove compiere l’esecuzione.                       220px-bundesarchiv_bild_101i-312-0983-05_rom_festnahme_von_zivilistenIl compito fu affidato al colonnello dell SS Kappler,  già distintosi per il rastrellamento del Ghetto di Roma (16.X.1943) che portò alla deportazione di gran parte degli ebrei della Capitale, dopo aver loro estorto 59 Kg. con false promesse di libertà.

Per la necessità di contenere la lunghezza dell’articolo, rinviamo a quello successivo l’esposizione delle note concernenti  altri membri dei  Gruppi di Azione  Patriottica  romani ai quali facciamo riferimento in  “Morte a Roma-1” .   

 Pertanto, mentre Kappler si mette al lavoro e ci prepara il materiale per quell’orrendo eccidio ed il suo epilogo…….
Stante l’agevole reperibilità on line  (links,PDF,interviste, immagini..) di copiosa documentazione su persone e fatti che hanno stretta attinenza con gli accadimenti trattati, ci limiteremo a segnalare due fonti preziose . Nelle emeroteche e negli archivi storici è certamente reperibile il numero de l’Unità di Sabato 24 marzo 1984 che, celebrando la ricorrenza del 40° delle Fosse Ardeatine, con il titolo “Così cominciò il massacro”, Arminio Savioli – un gappista che c’era – ricostruisce gli avvenimenti di quelle due giornate.  Insuperata ed insuperabile resta poi l’opera  di Alessandro Portelli: “” L’ORDINE E’ GIA’ STATO ESEGUITO”  Roma le fosse ardeatine, la memoria – Donzelli Editore Roma-2001 e pubblicato successivamente anche da Feltrinelli nella sezione Storia della Universale Economica. Un faticoso lavoro di ricerca ed interviste(oltre 200!) che ci porta una incalzante, talvolta popolaresca, coralità di testimonianze orali raccolte negli ultimi anni ’90, nel cuore ed ai margini di quegli eventi. Ne prorompe la drammaticità di quei mesi vissuti con fame, borsa nera, bombardamenti, terrore, coprifuoco, delazioni, deportazioni, oltre ad un diffuso senso comune di perplessità,  incomprensione e condanna  per quegli atti contro l’occupante che, dopo 4 anni di guerra, aggiungevano nuove ragioni di insicurezza alla vita quotidiana.

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