I fatti di Codevigo

31 Dic

Una premessa complicata

Quando componenti od unità combattenti di un esercito in guerra procedono alla eliminazione indiscriminata di civili od alla distruzione brutale di loro abitazioni e beni,per intimorire la popolazione dei luoghi o mossi da spirito di rappresaglia, siamo indubitabilmente di fronte a crimini di guerra.     Diversamente,se “quando scorrono i titoli di coda” di un conflitto, corpi dello schieramento prevalente procedano alla soppressione senza processo di nemici catturati in armi, insorgono forti ragioni di discernimento fra quello che può configurarsi in un brutale eccidio(la resa dei conti) ed il fare giustizia dei crimini di cui sono accertate le vittime ma non individuati i diretti esecutori.  Chiariamoci subito: Marzabotto,S.Anna di Stazzema,Boves,Padule di Fucecchio e cento altri episodi consimili non sono in alcun modo assimilabili ai fatti di Codevigo, per la circostanza degli accadimenti quanto per la vasta inoppugnabile documentazione disponibile, circa le direttive che CVL e CLNAI emanarono con grande anticipo, per il trattamento da riservare al nemico catturato in armi nella fase finale della guerra di liberazione, specificamente verso gli odiati scherani della repubblichetta di Salò. 

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Argomento scabroso, che muove sentimenti e chiavi di lettura in cui si intrecciano motivazioni di affetti,parzialità della conoscenza delle vicende dell’epoca,pregiudiziali politiche,strumentalizzazione o deformazione dei fatti…una problematica di cui ci si esimerebbe volentieri dall’affrontare.  Ma questa non è la via scelta da “Vento d’aprile” ed  è qui la ragione che ci induce a trattare i fatti di Codevigo, contestualizzandoli nell’evoluzione degli avvenimenti politici e militari di quella area geo-sociale d’Italia e segnalando puntualmente le date dei singoli accadimenti.  Per affrontare la vicenda che è oggetto di questo articolo, pensiamo sia bene proporre la lettura(o la rilettura) dell’articolo “Sul fronte adriatico, al di qua ed al di la della Gotica” postato il  2 luglio 2015 che, in misura sufficiente, prelude al periodo in cui si svolsero tali eventi. Proporremo alcune annotazioni tratte dal “Diario di Bulow”, il comandante della 28° Brigata Garibaldi “Mario Gordini”   Arrigo Boldrini, sui giorni di Codevigo nella fase delle operazioni primaverili che portarono, fra marzo ed aprile 1945, allo sfondamento alleato nella Valle del Po, al passaggio del Reno ed alla avanzata verso Ferrara e le città venete, con l’attraversamento dell’Adige. Citeremo le fonti delle ricerche condotte sul territorio.

Il diario

Gennaio 1945. ….Il Generale di brigata Clemente Palmieri, che dall’autunno ha assunto il comando del Gruppo di combattimento “Cremona” , ed ha preso stanza nel sobborgo Saffi della città di Ravenna, liberata da qualche settimana, comunica a Bulow che, pur non prevedendo l’inizio a breve delle operazioni per l’attraversamento del fiume Reno, viene anticipata la dislocazione sul fronte della M. Gordini. Gli avamposti andranno a schierarsi sul margine del fiume, dove purtroppo non erano stati effettuati lavori di fortificazione. Alla destra della 28°Brigata si disponeva il 21° Reggimento di fanteria del “Cremona”e, più discosta la 2° Brigata canadese.
21 gennaio 1945. Rispetto ai primi giorni del graduale spostamento al fronte, le unità inquadrate ed equipaggiate nella formazione partigiana erano passati da qualche decina di combattenti ad oltre 300 effettivi.                                                                                                                                     22 gennaio. Una pattuglia della 4° compagnia garibaldina, passa il fiume Reno per esplorarne la riva destra, in stretta cooperazione con il comando del “Cremona”, che nella notte ha dovuto ritirare due postazioni avanzate. Tutti gli avamposti erano impegnati “h.24” per respingere ogni eventuale pattuglia tedesca che tentasse di infiltrarsi su un terreno così complesso, in quanto frastagliato da canali, anse del fiume e lagune con bassi fondali.                                                                    24 gennaio. Durante la giornata lo Stato Maggiore del “Cremona” annuncia a Boldrini che le autorità alleate (probabilmente il comando della 8° Armata britannica) avevano autorizzato l’arruolamento di volontari ex-partigiani delle regioni già liberate.   Si è di fronte ad un grande fatto politico; significa che il Gruppo “Cremona”  sarà presto costituito, per il 50-60%,  da partigiani con esperienza di  uso delle armi e combattimento. Questo viene a porre un problema di amalgama nell’inquadramento e di comando per ufficiali e sottufficiali.                   25-26 gennaio Pur con tutte le difficoltà che la compresenza di uomini e donne può comportare in zona di operazioni, le crescenti esigenze logistiche, sanitarie e di comunicazioni pongono con urgenza la necessità di arruolare un più significativo numero di partigiane, cui affidare compiti sussidiari,per i quali i partigiani non possono distrarre unità  combattenti…………                                                                                     26 febbraio  In un incontro con il sottosegretario per l’Italia liberata Medici Tornaquinci, viene sollevata con maggior forza la necessità di rispondere con urgenza alle primarie esigenze delle formazioni in prima linea per scacciare i tedeschi a nord del Reno e per far fronte al sostegno minimo vitale delle popolazioni che, venutesi a trovare nelle immediate retrovie non possono muoversi , a causa delle mine,privi di mezzi per spostarsi e mancanti di ogni genere di sostentamento.                    1° marzo 1945    L’operazione Reno è ormai avviata e bisogna scacciare il nemico dalle attuali posizioni, nel più generale piano operativo dell’ offensiva di primavera. I reparti del “Cremona” continuano le operazioni affiancati da uno squadrone di tanks inglesi; la partecipazione della brigata “Mario Gordini”  è apprezzata, anche se lo schierarsi in battaglia ha per i partigiani molti aspetti improvvisati, pagati con alto contributo di sangue.     In questi giorni si è assestata una nuova compagnia di giovanissimi, già ben equipaggiata ma con relativa esperienza del fuoco. A questa compagnia il comando della “Cremona” affida la difesa della striscia di Primaro. Purtroppo un reparto del 21° Reg. subisce gravi perdite  in quanto, dopo la liberazione di Torre di Primaro, un gruppo di militari finisce in un campo minato. Bisogna porre la massima attenzione all’addestramento dei partigiani -veterani o giovani volontari – alle marce di avvicinamento al nemico.                          7 marzo Per la prima volta un alto ufficiale inglese, il Gen.Sir Charles Keghtley ispeziona un reparto partigiano. Con un chiaro riconoscimento operativo, la brigata di Bulow viene autorizzata a richiedere l’intervento dell’artiglieria inglese in certe operazioni.  13 marzo 1945.  Da Bologna  un’informativa del CUMER  (Comando Unico Militare Emilia Romagna)  rinnova la raccomandazione di attuare tutta la cooperazione possibile con le unità militari e di favorire il  massimo di  unitarietà politica della brigata garibaldina, che sfiora ora le 500 unità, ed include combattenti di differente orientamento politico (repubblicani, socialisti, cattolici).    Purtroppo, dalle retrovie( Faenza), vengono segnalati un susseguirsi di incidenti provocati da singoli o gruppi di militari del            II° Corpo d’Armata polacco.  
img003 Sovente si determinano reazioni energiche, talvolta violente, da parte di partigiani e cittadini. Vengono prese alcune decisioni: a) denunciare al comando dell’ 8° Armata ogni eventuale ripetersi di simili episodi; b)far intervenire il CLN regionale in ogni caso di provocazione dei polacchi; c) quando le operazioni belliche lo consentano, inviare piccoli gruppi di partigiani in licenza senza le armi(ovviamente se originari o residenti nelle zone da poco liberate), onde evitare sontri con unità polacche che vi siano acquartierate.                                                                                    19 marzo 1945   Il Gen. Primieri, comandante del “Cremona”, annuncia con un fonogramma il passaggio della “Mario Gordini” alle dipendenze tattiche di una unità britannica, il 5° Corpo d’Armata, che ha il comando in questo settore del fronte.                                                                                        images  download 
   Unità polacche in una pausa delle operazioni sul fronte romagnolo
22-27 marzo  Nelle formazioni partigiane si va estendendo la discussione su come dovrà essere condotto il processo di defascistizzazione nelle forze combattenti della RSI e di quanto rimaneva delle strutture civili del regime. Per i corpi della Resistenza vale l’indirizzo assunto dal comando del CVL il 15 luglio 1944:     “”  I partigiani concedono salva la vita a coloro che si arrendano…; se fra i prigionieri, dei quali si sia regolarmente esaminata la posizione, risulteranno criminali di guerra o responsabili di efferatezze o delitti, questi saranno passibili di giudizio o di pena,indipendentemente dalle loro qualità di prigionieri di guerra.””    Mentre viene messa in atto una vasta operazione di pattugliamento per scoprire postazioni nemiche dislocate a difesa di Comacchio, al comando della 28° Brigata Garibaldi  viene comunicato che, sino alla fine della guerra, l’unità passerà a far parte integrante della 8° Armata britannica. Intanto, l’azione delle avanguardie porta alla cattura di soldati tedeschi, per lo più dispersi su un terreno difficile, che conoscono assai poco e male. Sono indubbia, preziosa fonte  di informazioni. Un territorio così ostico per una operazione campale di fanteria, produce difficoltà anche per le unità avanzanti; ne è prova un breve scontro a fuoco-determinato dal mancato impiego della parola d’ordine convenuta- da parte di una pattuglia di “comandos” inglesi,incappata in un gruppo di partigiani posti a presidio di un “casone”, provocando la morte di un sottufficiale ed alcuni feriti.

                        Lo scenario

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1-2 aprile 1945  A metà giornata una pattuglia partigiana si imbatte in un campo minato a “Casa Guardia”, sulla riva sinistra del Reno :3 morti e 3 feriti, tutti originari di Alfonsine. In tarda serata scatta una azione coordinata di unità inglesi-comprendente uno sbarco sulla costa lagunare di Torre Bellocchio– con l’obbiettivo di intersecare  la strada che dal Po di Torre di Primaro risale verso nord, con le solite difficoltà fra palude e canali. Questo tratto di territorio deve essere liberato e difeso ad ogni costo, per poter procedere verso Comacchio e Porto Garibaldi.   Si tratta di  una fascia di territorio profonda dai 6 agli 8 Km. e di 3-4 Km. di larghezza, a ridosso della costa adriatica, che bisogna percorrere in barca allo scoperto. Continua l’operazione degli alleati e, durante la notte, reparti della 2° brigata comandos della 56° Divisione di fanteria inglese sbarcano a nord del fiume Reno; buona parte del territorio appena conquistato viene affidato alla difesa della formazione partigiana, i cui combattenti conoscono assai bene il terreno e le acque.  

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                                   Vedere per capire

3 aprile  L’operazione militare condotta nelle ultime 48 ore, secondo le comunicazioni dei reparti impegnativi, lasciano dedurre che abbia portato alla cattura i 700-900 tedeschi.   5-6 aprile 1945.  Mentre all’alba le unità dell’8° Armata lanciano  l’azione in direzione del territorio di Lagostrino, giunge a “Bulow” una lettera del Gen. Primieri con cui si comunica che il Gruppo “Cremona” riscuote un alto apprezzamento presso i superiori comandi alleati e che ” la fiducia riposta   nell’unità da lui comandata accomuna certamente il contributo della 28° Brigata Garibaldi”. All’indomani è il Maresciallo Harold George Alexander a passare in rassegna alcune compagnie partigiane ed a felicitarsi per l’efficace apporto di queste alle operazioni in corso;  ne assicura il coinvolgimento a fianco dell’8° Armata, nello sforzo finale contro i nazisti. Questo fu, indubbiamente,l’ unica visita compiuta al fronte da Alexander a reparti partigiani.  9 aprile. Il fronte è in movimento, bisogna assegnare e disciplinare i volontari evitando un loro girovagare fra i reparti, vi è inoltre la necessità di accrescere la capacità di manovrare le barche lagunari, per coprire turni ed emergenze nel trasferimento di interi reparti.Si rileva che non mancano scontri, anche vivaci con gli ufficiali di collegamento alleati, che talvolta pretendono di interferire con  eccessiva intolleranza sull’operato delle singole compagnie della 28° Brig.  In questo momento, sul fronte che va dalla statale n°11( Ravenna-Ferrara) al mare, sono schierate: la 2° Brig. “Commandos” inglese,la 28° Brigata Garibaldi, la 9° Brig. corazzata e la 56° Div.ne di fanteria inglese (inclusa la 24°brig. delle guardie).  Di fronte è dislocato il 34° Corpo d’armata germanico,disposto fra la via Emilia e l’Adriatico, a nord delle Valli di Comacchio,  che include 4 divisioni con organici ormai logorati e ridotti negli effettivi. 10 aprile.  All’alba scatta l’offensiva, alle unità italiane è stato comunicato che saranno impegnate per sfondare la resistenza tedesca sul fiume Senio per liberare Alfonsine e Fusignano. Molti partigiani scalpitano-vorrebbero potersi scegliere l’ubicazione della propria partecipazione ai combattimenti!-in quanto originari di quelle zone e speranzosi di poter acchiappare qualche compaesano delle Brigate Nere o della Guardia Nazionale Repubblicana. 14 aprile. Liberata Alfonsine e giunti alla “stretta di Argenta”, il Gruppo “Cremona” viene inviato a riposo, con lagnanze diffuse nel 21° e 22° Reg. per il forzato distacco dalle operazioni. Una analoga proposta viene avanzata alla “Mario Gordini”che, con l’unanimità dei reparti respinge una tale ipotesi, che la escluderebbe dal partecipare alla fase finale. Vengono, invece, inviati in licenza di 48 h. i partigiani originari dei luoghi appena liberati(Fusignano,Lugo ed Alfonsine). 16 aprile. Il giorno precedente,durante una azione della 9° compagnia, vengono catturati 2 militari della X° MAS, il che conferma la presenza di reparti della RSI nello schieramento nemico, sulla direttrice Argenta-Ferrara. In questa giornata è Bulow che annota“….Ci poniamo due quesiti: con quali colpi di mano incalzarli, come favorirne eventuali diserzioni”. 19 aprile’45. Ormai il fronte si è assestato sula linea Porto Garibaldi,su buona parte delle Valli di Comacchio, Bastia, con l’obbiettivo di raggiungere il Po ed avanzare in direzione di Venezia; questo è il tratto  affidato alla responsabilità diretta dei partigiani. Fra l’11 ed il 20 del mese vi sono stati scontri assai duri con piccole unità, che hanno prodotto momenti di turbamento nelle file dei più recenti volontari portati alla prova del fuoco, ma non ne sono scaturiti sbandamenti. 22 aprile.  In un incontro dei comandanti di compagnia della 28° Brig. Garibaldi ed il Sottosegretario al ministero della guerra Mario Palermo si puntualizza che, in osservanza della già citata direttiva del CVL del 15 luglio ’44: “Fra i prigionieri fascisti si debbono individuare i criminali ed istruire i processi con tribunali del popolo..”  Molte sollecitazioni vengono dalla popolazione, contro i fascisti che si sono macchiati di delitti. Occorre condurre vere e proprie trattative con i rappresentanti di alcuni paesi, per ottenere la consegna di brigatisti neri sbandati e catturati .                                                              Siamo in una fase molto difficile, poiché è quasi inevitabile la collera dei cittadini e di molti partigiani, a causa delle rappresaglie subite
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 Scenario di una disfatta sull’argine settentrionale del Po

 23 aprile 1945.
Mentre la 56° Divisione inglese muove sulla direttrice Ferrara-Rovigo-Padova,la “Mario Gordini” attraversa nel pomeriggio il Po di Volano,  con l’ordine di muovere alla liberazione di Mesola e Chioggia. Dopo essere stata per quasi due mesi a disposizione operativa dei “comandos” inglesi, la 28° torna alle dipendenze tattiche della “Cremona”. Si fa la conta dei nemici catturati negli ultimi due giorni:  22 sono caucasici-irregimentati dalla Wehrmacht durante la ritirata dall’URSS ed i restanti 19 sono militi della RSI.  24-25 aprile.  Raggiunta e superata Mesola, si provvede a traghettare le unità partigiane attraverso il Po di Goro e poi a Taglio di Po.  Vi è grande preoccupazione per evitare il linciaggio di 147 prigionieri tedeschi catturati in queste giornate, poiché sarà molto problematico salvaguardarli dalla rabbia popolare, quando verranno trasferiti nelle retrovie. Dall’inizio delle operazioni( una settimana) il totale  dei prigionieri è di 268 uomini .Fra i giorni 26 e 27 del mese, attraversato il Po, bisogna procedere ad una azione di rastrellamento che consenta di procedere verso Chioggia e Venezia. Avanzando dopo Loreo bisogna tenere gli occhi ben aperti poiché, se la resistenza nemica è quasi inesistente, bisogna prevenire imboscate di piccole formazioni sbandate o di gruppi dispersi che tentano di sfuggire alla cattura.        La visione di automezzi bruciati ed armi abbandonate,di carriaggi rovesciati e di carogne di cavalli e muli, di cadaveri nemici disseminati sul terreno o lungo i canali, sono i primi conclamati segnali, diremmo la “coreografia” della disfatta nazifascista. Nella seconda di queste giornate, mentre dal “Cremona” giunge l’ordine operativo di fare ogni sforzo per superare di sorpresa l’Adige all’altezza di Sostegno e Cavanella d’Adige, con acque irruente per la piena primaverile,A.Boldrini annota nel suo Diario: img025 27 aprile il comandante del “Cremona” ordina di tenere viva la pressione sul nemico e di passare, se possibile, di sorpresa l’Adige,le cui sponde sono state raggiunte nelle località di Sostegno di Tornova e Cavanella d’Adige.Il giorno successivo la “28°”, suddivisa in colonne procedeva verso Sottomarina e Chioggia, con il compito primario di rastrellare il territorio e tagliare- appoggiata da una sezione di mortai da 81- la via della ritirata ai tedeschi del presidio di Chioggia, che reagiscono con ogni determinazione a non arrendersi. Costretti a ripiegare sulla riva sinistra del Brenta, il comando dei reparti germanici, tramite una prima trattativa con patrioti dei luoghi, verso le 22  offrono la resa, che viene concordata con il coinvolgimento di alcuni ufficiali inglesi distaccati presso la Brigata Garibaldi. Poco meno di 1000 soldati cedono le armi.  29 aprile. Chioggia si è ormai arresa e, in esecuzione del piano operativo fissato il giorno precedente, tutte le colonne della 28° Brigata Garibaldi ” Mario Gordini”  debbono concentrarsi a Codevigo (ultimo lembo orientale della provincia di Padova) pronte a compiere un nuovo balzo. Ma…nel pomeriggio, una direttiva del V° Corpo d’Armata inglese comunica che “raggiunta Padova dalla 56° Divisione di fanteria inglese e liberata la più parte della città veneta dai partigiani…con l’occupazione in corso di Mestre e Venezia..il compito offensivo della grande unità è raggiunto, pertanto i reparti dovranno attestarsi sulle posizioni occupate, rastrellare il territorio dalle resistenze residue ed attendere nuovi ordini.  30 aprile 1945. I partigiani sono più che amareggiati, poiché la strada per Venezia è aperta ma, bloccati a Codevigo, si vedono sorpassati da truppe alleate. 1-2 maggio. La festa del Lavoro, gli incontri e le celebrazioni sono una occasione importante per sollevare e discutere i 100 aspetti concernenti l’imminente smobilitazione.Fitti contatti si intrecciano, a livello politico, a Padova fra emissari dei partiti del CLNAI ed i comandanti delle unità della Resistenza operanti in Veneto: si tratta di dare a tutti un quadro della fase finale del conflitto in Europa- dopo la compiuta liberazione delle grandi città dell’Italia del nord- e di configurare lo scenario e le priorità con cui affrontare i rapporti con le autorità militari alleate, il ritorno ai primi vagiti di vita democratica e la costituzione delle prime forme di istituzioni civili (Municipi, Ordine pubblico, approvvigionamento dei beni di prima necessità alla popolazione).       6 maggioNella zona vanno insorgendo rapporti tesi con alcune autorità religiose, a causa della loro attiva propaganda antipartigiana, con costanti moniti alla popolazione a non familiarizzare con i patrioti. Si abbia presente la “ruvidità”nel rapportarsi fra il Veneto “bianco” delle campagne più povere e la Romagna laica-repubblicana, avversa da oltre un secolo, al regime “papalino”. Bisogna però dire che si trattò di casi isolati. Ben più serio è lo scenario che allarma Arrigo Boldrini in quelle giornate, e che egli annota così nel suo diario:…  “Cremonini” e partigiani, sollecitati anche da altri patrioti del Veneto(Verona e Padova), danno caccia spietata ai fascisti.img027

                       I fatti

9 maggio ‘.45  In serata si debbono affrontare i vari aspetti di una questione che si è fatta molto seria:
img028        img008                                                                                                                                                                       
 Perché, si chiederanno i lettori, ricostruire una cronologia che -in apparenza- ha poca attinenza diretta con gli eventi? La risposta non può che essere una sola:  “immergere” il paziente lettore negli accadimenti che precorsero e prepararono il clima per la resa dei conti di quei giorni.  Già! questo articolo non ha il pregio della sinteticità, ma è altrettanto vero che gli eventi non possono essere compresi e valutati senza assumere quello specifico contesto.

  Codevigo,   che ha oggi poco più di 6000 abitanti, è lo sbocco sulla laguna del’estremo lembo della provincia patavina, teatro fra il 29 aprile ed il 15 maggio 1945, di un episodio cruento, tragico, certamente doloroso, posto in atto da alcuni nuclei di appartenenti al Gruppo di combattimento “Cremona” del Regio Esercito ed alla 28° Brigata Garibaldi  “M.Gordini”, tutti originari del ravennate,  che si ersero a giustizieri di appartenenti a reparti della Guardia Nazionale Repubblicana, X MAS e di Camice Nere-anche loro nativi di Ravenna e della provincia romagnola che, posti in fuga dall’avanzata del fronte nella piana del Po, si erano infine arresi ai CLN locali.      Nel condurre la loro caccia, questi gruppi di “incontrollati”  hanno agito per deduzione, per conoscenza diretta o perché venuti in possesso di elenchi lasciati dai repubblichini nei presidi o negli uffici recentemente abbandonati.  Vanno, dunque, a prelevarli sino in comuni del veronese, probabilmente adducendo la motivazione di doverli riunire e processare, in quanto catturati con le armi in pugno ed originari del ravennate.  Caricati su alcuni camion, strettamente vigilati, a Ravenna non ci arrivarono mai. Portati a Codevigo, verranno poi uccisi in luoghi diversi(per taluni gli accertamenti postumi accreditarono i segni di sevizie). I corpi vennero ritrovati in case coloniche,in campi e brughiere o sugli argini del Brenta e del Bacchiglione, tutti ben lontani dagli acquartieramenti dei comandi del “Cremona” e della 28° Brigata Garibaldi. Bisogna ben dire che i ravennati di “Bulow” e i “cremonini” avevano buona conoscenza di come gli ideali e la mistica fascista  fossero state tradotte in potere, in soprusi e violenze, delle gesta dei compaesani fascisti:  stupri, ruberie, omicidi e spedizioni punitive contro chi si era opposto, dagli albori dello  squadrismo agrario sino agli ultimi giorni, in cui la GNR cantava “le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera, meglio un vigliacco che non ha bandiera…..”.   

img010 Chi ha attinto in occasionali testimonianze, in archivi vetusti od abbandonati dei Comuni teatro dei fatti, o chi si è accontentato di “ricordi” assunti in un bar del luogo, si è incontrato con cifre errate, con ricostruzioni false o contraddittorie, con ogni sorta di esagerazione. Pare che Lino Scalco sia riuscito, nella sua meticolosa indagine conclusa( forse? ) nel 2010 ad evitare di farsi “incartare”  da un tale pressapochi smo della memoria. Gli uccisi furono in realtà 136:  fra i prelevati, 18 erano originari di Pontelongo,Corezzola,Codevigo e Piove di Sacco.Con un pizzico di cinismo, dal quale non può completamente esimersi chi si adentra in una ricerca che attiene a fatti vecchi di decenni, lo Scalco ci offre una contabilità precisa: ai primi 18, tutti fascisti ben noti delle località di residenza, si aggiunsero 27  membri della Guardia Nazionale Repubblicana prelevati in una villa di Candiana dove erano stati rinchiusi; la più parte erano ravennati, fra i quali alcuni ufficiali che – per le vigenti disposizioni del comando generale del CVL -erano passibili di pena capitale. A Bussolengo e Pescantina, sulle rive dell’Adige veronese, furono complessivamente 32 i  prelevati- molto probabilmente con più spedizioni – in base ad elenchi nominativi assai precisi di cui gli “incontrollati” disponevano. Con altri rastrellamenti-blitz in carceri o punti di raccolta del padovano, furono altri  59 i militari della RSI rilevati.  Sul totale di 136 di almeno 64 fu accertata  la residenza in Ravenna o località minori della provincia romagnola, mentre per gli altri non vi è stata possibilità di identificazione certa.                    Quello comunemente citato come ” Eccidio di Codevigo” è ,con ogni probabilità, quello numericamente ravvisato come il più sanguinoso. Se è comprovato che le uccisioni, gli episodi di violenza individuale e, sovente, le vendette familiari si protrassero per tutto il 1946 (talvolta per invidie od interessi) – anche dopo il “Lodo Togliatti” – altra è la considerazione da farsi per eccidi compiuti nelle prime settimane dopo il cessate il fuoco. La completa assenza di forze dell’ordine, l’attesa della resa dei conti su  un territorio comune a vittime ed esecutori, nonché la permanenza in armi di volontari del nuovo esercito italiano, agevolarono la pianificazione indisturbata di azioni criminose che, nella scia tragica della 2° guerra mondiale, produssero in Europa tragedie, sterminii e migrazioni di intere popolazioni. 

                     Considerazione finale

Non è compito di chi fa ricerca, di chi persegue la ricomposizione dei tasselli di una vicenda storica, “piegarli” a giudizi di parte, trarre conclusioni.  Dallo “storico”ci si attende una coerente obbiettività della ricostruzione,onestà intellettuale, una passione che trovi ancoraggio nelle condizioni oggettive in cui si collocano gli avvenimenti trattati. Non è invece ammissibile che, in nome di una storicistica obbiettività(!), ci si esima,si prescinda dal giudizio storico-politico su persecuzioni,efferatezze, violenze a persone e beni che, fattesi sistema del regime fascista( squadrismo,leggi e tribunali speciali e razziali, carcerazione e repressione delle opposizioni), avevano assunto la quotidiana brutalità in ragione delle…..”esigenze” militari, per le quali si era posto al servizio dell’occupante nazista durante i 20 mesi della lotta di Liberazione.  Quanto maturato nel ventennio mussoliniano produceva ora una diffusissima, incontenibile volontà di rivalsa in chi,in vario modo aveva subito o pagato ogni genere di nefandezze.  Vi reagiva  con rabbia e odio chi, in particolare, andava  scoprendo che il giovane nemico catturato con l’arma in pugno,era cresciuto nello stesso villaggio o quartiere, sovente gli era stato compagno di banco o di giochi, complice nelle prime scappatelle amorose. Anche di questa tragicità il fascismo è stato responsabile, oltre che del coinvolgimento del Paese in 5 terribili anni di guerra!
La 28° Brig. Garibaldi sfila in Ravenna prima della smobilitazione                                                                                                               download                                             Arrigo Boldrini “Bulow” viene insignito della “Bronze Star”     images

 

Lasciando al lettore il compitino di navigare “on line” alla ricerca di altre  fonti ed interpretazioni degli avvenimenti trattati in questo articolo, ci permettiamo di proporre – a chi intenda cogliere dettagli o riferimenti per località, della parte d’Italia teatro del passaggio del fronte, di scorrere gli approfondimenti contenuti in:

                   resistenzamappe.it/progetto

  Un Buon Anno a tutti, con meno finta Pace!

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