Archivio | settembre, 2016

“C’era una volta….” uomini e fatti della Resistenza

18 Set

Spigolando

Tre anni sono occorsi per redigere gli articoli con i quali “Vento d’aprile” ha inteso aprire alcune finestre su eventi, personaggi ed il contesto  in cui evolse la Lotta di Liberazione in Italia. Sin dal giugno 2013 avvisammo i lettori che l’impegno cui ci accingevamo non  sarebbe consistito, in alcun modo,in un progetto antologico, che avremmo rifuggito dalla presunzione di ripercorrere passo passo quanto accaduto in ogni angolo d’Italia divenuto “patria di ribelli”. Nostro fine restava quello di proporre dei “quadri” di quella lotta e di offrire spunti per allargare la ricerca e l’approfondimento  di questo squarcio della storia contemporanea del nostro Paese. Alcune cifre ci confortano a ritenere che sia stato un lavoro di qualche dignità; d’altro canto non ci accingemmo a quella prova per trarne un…. premio. Diremo pertanto che, alla data del 17 settembre 2016, il sito è stato contattato da ben 62 paesi dei 5 continenti, per un totale di 7516 visitatori e 14357  visualizzazioni.  E se pur si trattasse, per la maggior parte, di nostri compatrioti in giro per il mondo non potrebbe che farci sommamente piacere il constatarli interessati agli argomenti trattati. Specialmente se vagabondi delle generazioni più giovani!  Ci proponiamo ora di tentare un’esperienza diversa e di offrirne gli esiti ai lettori passati ed a quelli che vorranno affacciarsi a “Vento d’aprile”.  Di che si tratta?                                                                         Presto detto…ma meno veloce il farlo.

         Dedicheremo la nostra ricerca e la documentazione che ne affiorerà ad episodi, scelte  e documenti che decisero un dato corso della lotta partigiana, a testimonianze tratte da scritti o dalla viva voce di vittime o protagonisti di quelle vicende. Ci occuperemo di falsi storici divulgati strumentalmente  -particolarmente negli anni ’50- di atti di generosità e di eroismo che segnarono il legame fra popolo e patrioti, di errori costati cari, di eccidi e di brutalità evitabili, pur nelle pieghe di quella guerra cui non mancarono tratti di scontro civile, delazioni e  vendette.   Anche qui rifuggiremo da una esposizione cronologica o da criteri di distribuzione geografica. Ci atterremo ad essere un poco …partigiani.  Riteniamo, infatti, che se ci volle grande solidarietà umana, dedizione ai principi di libertà ed aspirazione a valori  di giustizia sociale per rendere vittoriosa la Resistenza, è auspicabile che chi si  occupa di quella Storia, lo faccia con passione ed onestà intellettuale. La “neutralità”, specialmente quella della piccola borghesia e dei borsaneristi, l’Italia l’ha già troppo amaramente pagata durante le imprese belliche del fascismo ed i 20 mesi che separarono l’8 settembre 1943 dal 25 aprile del 1945.          

Con “C’era una volta…” si era usi, nella narrativa dei secoli precedenti, dare inizio alle fiabe e, più generalmente, introdurre una atmosfera di arcaicità nella letteratura rivolta ai più giovani che, non disponendo di altri mezzi di accesso all’informazione, che non fossero il racconto orale ed il libro, dovevano sopperirvi con la fatica della immaginazione e della fantasia.    Ebbene abbiamo pensato che ad oltre 70 anni dalla Liberazione  e venendosi ad esaurire biologica mente quanti la conquistarono per sé e per noi, quel “C’era una volta….” assuma un sapore di autentica vetustà per accadimenti che i genitori non hanno vissuto, ed i nonni hanno poco raccontato.   Riusciremo a coinvolgere chi oggi ha ben altri accessi tecnologici alla notizia, scalfendo la consuetudine di affidare al video la propria conoscenza?  Sarà il nostro un lavoro utile?  Non possiamo certamente presumerlo noi; lo speriamo! Siamo ben convinti che curiosità ed inteligenze vadano stimolate, che ogni scelta e conflittualità di allora cui corrisponde sempre una responsabilità personale o collettiva – ci abbiano tramandato una opportunità per comprendere ed orientarci nel mondo presente, che di guerre e conflitti locali non è assolutamente carente.

Il “Ponte della pietà”       

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    Abbiamo scelto di dare inizio a questa “spigolatura” trattando una vicenda che investe due aspetti sovente riemergenti – non sempre in malafede – quando ci si confronta su vicende della Guerra di Liberazione :la pietà per i morti della parte avversa  e quanto, di brutalità ed efferatezze fosse spiegabile con i tratti di “guerra civile” presenti nel conflitto che, originato dalla creazione della RSI e dai “bandi Graziani” al servizio dell’occupante, finirà con la primavera del 1945.     Quarona è una cittadina laboriosa della media Valsesia – quindi in provincia di Vercelli-compresa nella zona in cui operavano, coadiuvandosi strettamente, la 84° Brigata Garibaldi “Strisciante Musati” comandata da Pietro Rastelli “Pedar” e la 82° “Osella”, al comando di Mario Vinzio “Pesgu”. Il primo originario di Roccapietra, frazione di Varallo Sesia ed il secondo di Grignasco,piccolo comune rientrante negli attigui confini della provincia di Novara, di formazione operaia ed entrambi profondi conoscitori del territorio, cacciatori e grandi camminatori di montagna.    In uno dei primi accessi, per chi provenga dalla piana è situato il ponte su cui passava la linea ferroviaria Novara-Varallo e dal quale, ancora all’alba del 15 agosto 1944 pendevano i corpi di 5 partigiani di età compresa fra i 18 ed i 32 anni prelevati il giorno prima, dalla prigione di Varallo, da un plotone della Legione “Tagliamento”, 63°Btgl. Camice Nere, reparto specificamente addestrato all’antiguerriglia con comando ubicato a Vercelli.  Portati al ponte, quei giovani furono fatti salire sulla spalletta, e passati nel cappio di funi affrancate precedentemente alle rotaie indi precipitati; bisogna dire subito che l’impiccagione non fu operazione semplice e si ammantò di un plus di crudeltà, di cui affidiamo la testimonianza al Padre francescano Marco Malagola che, presente  casualmente ai fatti, in quanto transitava a piedi su quel tratto della Statale 299, ha affidato i suoi ricordi ad una memoria che, fino all’agosto 2013 portava oralmente ai convenuti nelle commemorazioni dell’evento. 

                                    http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria/malagola206.html

           Siamo nell’estate dei grandi rastrellamenti in cui tedeschi e repubblichini avevano mobilitati circa 30.000 effettivi per contenere ed annientare le formazioni partigiane delle tre vallate del Piemonte orientale(Biellese-Valsesia e Valdossola), che da mesi avevano attuata la discesa al piano, per creare basi di rifornimenti per i cresciuti effettivi delle classi che in primavera non avevano accolto la chiamata di Rodolfo Graziani, per togliere sicurezza ai presidi nemici, portare la minaccia alle arterie di traffico e costruire un essenziale rapporto con popolazioni e luoghi di lavoro. La scia di morte, di rappresaglie e di efferatezze compiute sugli abitanti ed i loro beni, è diffusamente documentata e non possiamo che rinviare -libri e filmati d’epoca a parte- alla documentazione ed ai ricordi di chi li ha vissuti, offrendoci la storia autentica di quegli accadimenti. I partigiani che sfuggono ritraendosi sulle cime e le balze alpine a loro ben note, l’estenuante fatica sostenuta nel caldo estivo con scarsa efficacia nel perseguire gli obbiettivi strategici della campagna, spiegano la ferocia con cui venivano compiute le operazioni,ed anche la determinazione del Sergente Rizieri Zucchi del distaccamento della Tagliamento di Borgosesia a compiere la vendetta, a fare comunque pagare la morte di 20 militi della Legione, avvenuta 4 mesi prima.                                                                                     

  Cosa era accaduto nei giorni di Pasqua del 1944?     Nella tarda serata del 6 aprile  una squadra di partigiani guidata, da Rastelli e Vinzio, era scesa a Borgosesia con il primario scopo di non far sentire sicuri i fascisti nel loro acquartieramento e la non celata speranza di catturarne qualcuno da utilizzare per un eventuale scambio successivo (molto ambiti gli ufficiali!).  L’incursione si esaurì dopo una breve sparatoria, con l’uccisione di due militi rafficati nel riquadro di una finestra illuminata e la tempestiva ritirata dei partigiani in direzione di Varallo Sesia, nella assoluta certezza che le Camice Nere della Tagliamento avrebbero reagito alla morte dei camerati. Infatti, dopo poco, un camion con 25 armati di tutto punto uscì all’inseguimento. Erano caduti nella trappola!  Verso le due di notte, superato di poco il Ponte il camion si trovò la strada  sbarrata da un cavo dell’alta tensione- teso dai partigiani di Pesgu -andando a cozzare contro le rocce che, in quel punto, fiancheggiano la statale della Valsesia. Le raffiche,  le bombe a mano e forse la folgorazione (Pedar non ne fa cenno) fecero il resto. Venti risultarono i militi uccisi; il camion esplose poco dopo che i partigiani ebbero raccolte armi e copiose munizioni .                                      Passiamo la parola alla memoria di Pietro Rastelli “Pedar” che, nella preparazione di quella imboscata e nell’azione fu ……attore protagonista:

http://www.storia900bivc.it/pagine/editoria2/rastelli382.html

Ecco, il “Ponte della pietà”. testimone di due tragici episodi che sollevano la domanda: rimembrare e celebrare nell’ affratellante auspicio di un mondo senza più guerre?  Chiariamo subito che in quel luogo, a pochi  passi dal ponte, all’ombra dei primi abeti della valle, è esposta una targa commemorativa di quanto avvenne a Pasqua del 1944. Qui portano fiori e cordoglio qualche parente e vecchi camerati di quelle giovani vite sacrificate alla scelta di criminali – in gran parte rimasti impuniti -che agitando il feticcio di  Onore e Patria (e la minaccia di deportazione per renitenza ai bandi di leva) li aveva posti sotto il piede dell’invasore tedesco.

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Desideriamo ora esporre le ragioni per cui una tale omologazione nella morte non è assumibile, rifuggendo da motivazioni ideologi che, sentimentali o moralistiche.  Lo facciamo argomentando con la contestualizzazione di quanto avveniva in quel tempo della nostra storia, ricordando agli immemori ed a quanti non lo hanno appreso, cosa vi fosse dietro e dentro  ciascuna delle parti in lotta (ovviamente quelle che parlavano la stessa lingua!). Di chi ha scelto la revisione e la negazione storica possiamo curarci di meno, in quanto hanno già compromesso il loro status di interlocutori negando stermini e camere a gas, Schoah, torture e fucilazioni di massa, giustificando così Cefalonia ed internamento degli sloveni prima, Boves, Stazzema, Marzabotto,Risiera di S.Saba, Fosse Ardeatine o Padule di Fucecchio poi.    Per brevità lo faremo parafrasando un poco  quanto ebbe a scrivere Italo Calvino partigiano garibaldino nell’imperiese – su questa dirimente questione :      Dietro il milite delle Brigate Nere, il più in buona fede ed onesto, idealista, vi erano i rastrellamenti, torture rappresaglie orrende con sterminio di innocenti, liste di proscrizione e prelevamento per le deportazioni. Per il partigiano più approssimativo od ignaro della causa per cui combatteva, nell’indigenza e nella privazione dell’alpe, di mano lesta ( quasi sempre per le ragioni di cui prima), il più spietato verso il nemico (non lo stupratore od il rapinatore, che veniva sempre severamente punito per il danno di immagine dato alla formazione nel rapporto con la popolazione del territorio su cui operava) vi era la lotta per una nuova società pacifica e ragionevolmente giusta, con principi di democrazia che quella generazione non aveva potuto assimilare. Le Camicie Nere continuavano a combattere al servizio dei nazisti, che, in Germania ne avevano addestrate, armate e vestite 4 divisioni. Quei 20 militi avevano deciso di seguire la via più nera, senza onore. Non volevano libertà e pace, Costituzione e democrazia: volevano continuare ad odiare e prevaricare perché quello era l’insegnamento più virile e gagliardo che avessero mai ricevuto:                                                           CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE!      CON IL TRASCORRERE DEI DECENNI QUALCUNO SI E’ PENTITO, ALTRI HANNO AVUTO LA FORTUNA DI VERGOGNARSENE MA, VIVI O MORTI, SPAZIO PER CELEBRARLI PROPRIO NON VE N’E’!

  Suggeriamo al lettore , ad integrazione di questo primo “memo”, qualche annotazione bibliografica e foto-documentale:  Di Giacomo Verri   “Racconti partigiani” Edizioni Biblioteca dell’Immagine.                                                                                                                                            la 84° Brigata  Garibaldi “Strisciante Musati” :                                                    http://www.puntaemazzetta.net/wordpress/wp-content/uploads/2008/09/84ª%20Brigata%20Strisciante%20Musati.pdf

            Per  visionare la 82° Brigata Garibaldi “Osella”:  

              http://www.puntaemazzetta.net/wordpress/wp-content/uploads/2006/11/Brigata_Osella_.pdf

Per avere una conoscenza più completa della Legione “Tagliamento” -63° Batg. Camice Nere – e di come operò alle  dipendenze dei comandi territoriali germanici, suggeriamo l’accesso :

https://gruppodilettura.wordpress.com/2016/05/30/giorgio-albertazzi-il-ragazzo-di-salo-volontario-della-legione-di-assassini-della-tagliamento/                               ………….sulla rete troverete numerose fonti sui “Ramarri” della Tagliamento, ed una ricostruzione dell’ impiego e vicissitudini di cui fu protagonista in URSS (1941-1943) e poi (dicembre ’43- 2 maggio ’45) nell’attività antipartigiana in Italia sttentrionale.