Archivio | agosto, 2016

Tutte le strade..portano a Milano

26 Ago

      “La fatal Novara!”

Il 27 aprile 1945, verso le 18.00, la vittoria partigiana a Torino si delineava completa. Quanto rimaneva della divisione fascista “Littorio” era in totale dissolvimento ed i tedeschi facevano pervenire nuove richieste di trattative per la serata, ma quando i delegati giungevano sul luogo convenuto…non trovavano nessuno!        I nazisti avevano messo in atto questo espediente per guadagnare tempo: consentire al proprio comando di unirsi alle divisioni corazzate di cui si è fatto cenno nel precedente articolo, indi forzare il presidio partigiano in zona Dora e dirigersi verso l’autostrada TO-MI.                                                                                                                              ” Colonna di 8000 nazifascisti provenienti Torino in ritirata. Impedire con ogni mezzo che la colonna raggiunga Milano.”          Questo il fonogramma che il CRMP trasmette alle formazioni garibaldine biellesi che presidiavano il tratto della A4 in zona di Santhià. Nell’impari combattimento per fermare le unità nemiche, persero la vita 25 garibaldini della 2° e 75° Brigata . L’intervento tempestivo dell’aviazione alleata – con mitragliamento e bombe incendiarie -riuscì a bloccare la colonna nemica, che si arrenderà all’indomani alle sopraggiunte avanguardie americane.                    Bisogna ben dire che i germanici pensavano al proprio futuro, avevano infatti una  decisa preferenza per arrendersi agli anglo-americani! E’ una scelta che si ripeterà a Novara e….in numerose altre occasioni. Quest’ultima città , verso la mezzanotte del 25 era completamente accerchiata dalle brigate delle Divisioni Garibaldine  1° “Gramsci” e 2° Pajetta della Valsesia, 12° “Nedo”del Biellese.    Per vedere la composizione di queste formazioni, consultare :            

http://www.storia900bivc.it/pagine/resistenza/indexresistenza.html

 Ormai completamente liberate, fra le giornate del 23 e 24, tutte le vallate del medio ed alto novarese, ecco – tratte da “Il Monterosa è sceso a Milano” – le disposizioni operative emanate dal Comando zona per l’attacco finale a Novara: 

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Anche qui i tedeschi trattano ma rifiutano di arrendersi, accettando di “consegnarsi” negli acquartieramenti, dopo aver tentata una uscita con una  colonna corazzata, respinta dalle armi anticarro dei partigiani.

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  I comandanti partigiani si recano a trattare la resa del presidio  germanico di Novara ( il primo a destra è Eraldo Gastone ” Ciro”, comandante del Raggruppamento Divisioni Garibaldine della Valsesia, Verbano, Cusio e Ossola) ed in calzoni corti il Magg.re Gino Grassi “Tia”  Capo di S.M.)

Quanto mai saggia la scelta dei comandi partigiani di non affrontare frontalmente le unità nemiche: si trattava di 1500 soldati del 15° Reggimento SS, di altri 1500 della Wehrmacht e di un migliaio di repubblichini, muniti di 30 cannoni di vario calibro, 14 carri armati “Tigre” e numerose autoblinde pesanti. Si arrenderanno il 28 aprile agli alleati, dopo la festosa accoglienza della popolazione novarese agli uomini di Moscatelli,Gastone e Rastelli, ai quali rimaneva ora la non lieve incombenza di condurli  a Milano, dopo 20 mesi di guerra partigiana e due inverni trascorsi in montagna!

    Moscatelli, alla testa della colonna delle brigate  garibaldine                       della Valsesia, entra in Novara.

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Sentiamo qui la doverosa necessità di fornire qualche cifra indicativa della vastità del tributo del Piemonte alla lotta di Liberazione italiana, dall’8 settembre 1943 al 28 aprile 1945:

Partigiani Combattenti :22.000           Partigiani caduti: 5.000              Partigiani mutilati ed invalidi: 3.000           Patrioti: 10.152                                                       Civili caduti : 1.000

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           I comandanti di Zona della Valsesia e del Verbano – Cusio -Ossola

La battaglia per la Capitale del Nord

Abbiamo visto come l’insurrezione genovese del 23 aprile avesse, con la sua tempestività, rallentato e sfaldato il ripiegamento delle unità germaniche verso Torino e Milano.     Lo stesso giorno i comitati di agitazione di Milano, respingendo la minaccia del Prefetto di arresto immediato degli scioperanti, come reazione al susseguirsi delle interruzioni di lavoro nei giorni precedenti, proclamarono lo sciopero generale ad oltranza dei ferrovieri che abbandonarono compattamente il lavoro. I tedeschi ignorarono la portata dell’agitazione, temendo che il coinvolgimento in una perdurante guerriglia urbana potesse, con il sopraggiungere degli alleati, frenare ogni piano di ritirata.  A quel punto vi fu un ordine di Insurrezione  Generale, impartito simultaneamente dal Comando delle Brigate Garibaldi e dal “triumvirato” unitario del CLNAI    ( Pertini, Longo, Valiani), che per Milano era fissato alle ore 14.00 del 25 aprile.    Si può ben dire che nel momento in cui tale ordine fu emanato, non vi fosse luogo – nella città come nel suo interland – ove SAP e GAP non fossero già entrate in azione.  Alle 13.00 si fermano i tram e si avvia l’occupazione delle fabbriche; dalle officine Falk, Innocenti, Breda e Pirelli escono operai ed armi accumulate nei depositi clandestini, per attaccare presidi, depositi ed autocentri. I pesanti scontri alla Pirelli ed alla Innocenti di Sesto San Giovanni si svolgono con particolare accanimento, i patrioti riescono comunque a riconquistarle entro la giornata del 26. Nei quartieri popolari ferve la lotta, molte caserme vengono occupate dagli insorti, in un clima cittadino per molti aspetti surreale (i contingenti nazifascisti distribuiti nella città sono ancora molto consistenti), presso l’Arcivescovado la delegazione designata dal CLNAI  (Cadorna, Riccardo Lombardi, Achille Marazza) incontra Mussolini e Graziani, alla presenza del Card. Schuster.    Nel clima tesissimo della trattativa, alle asserzioni del “Duce” di ritenersi titolato per “passare il potere” a qualcuno, viene replicato che per lui non sussiste altra prospettiva che arrendersi senza condizioni.  Il seguito, passato alle cronache della storia, è ben noto.     La conversazione si anima ulteriormente, Mussolini si alza bruscamente, dice di volersi andare a consultare con il Gen. delle SS  Karl Wolff per ritornare con una risposta entro un’ora.ducewolff
 Mussolini e Wolff durante un’ispezione della RSI  addestrate in Germania ( autunno 1944) 
Quelli rimasti all’ Arcivescovado apprendono, verso le 21, che Mussolini ha deciso di troncare le trattative e di essere partito per ignota destinazione. Non andrà lontano. Impossibile riproporre qui il susseguirsi di tutte le operazioni in città; ogni brigata punta all’obbiettivo prefissato, ma il grosso delle unità tedesche e delle Brigate Nere stanno ormai lasciando Milano. L’alba del 26 aprile vede lunghe autocolonne uscire da Porta Sempione, sotto gli attacchi dei patrioti dei quartieri Nord ed inseguiti dai partigiani .
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Degli eventi che si configurarono nelle ore successive, e che ebbero al centro le operazioni volte alla cattura di Mussolini ed alla sua fucilazione, lasciamo la ricostruzione a Pietro Secchia -Commissario Generale delle Brigate Garibaldi – contenuta in “Storia della Resistenza”  di Secchia-Frassati img036      Fucilazione di Achille Starace a Piazzale Loreto

img037img039img033    Nella foto più sopra Walter Audisio  – il  “Colonnello Valerio”

img034Alla sera del 27 aprile faranno il loro ingresso a Milano i partigiani dell’Oltrepò, dopo aver sostenuto a Casteggio il loro ultimo combattimento. Solo il mattino successivo giungeranno le formazioni della Valsesia e Valdossola; il loro ritardo è dovuto all’aver combattuto prima a Novara , poi a Busto Arsizio ed in centri minori, per aprirsi la strada verso Milano. Brescia, le vallate orobiche, la Valtellina e Sondrio vedranno scorrere i “titoli di coda” della lotta per la libertà in Lombardia.

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           Formazioni dell’Oltrepò entrano in Milano liberata

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Per quanto copiosissimo l’indice  bibliografico  concernente  l’insurrezione e la liberazione di Milano, non possiamo esimerci da alcune segnalazioni di particolare valore testimoniale :     content

 Giovanni Pesce “Visone”, Com.te dei GAP a Milano-  “Quando cessarono gli  spari” – Feltrinelli, 2009 
 Col. Alfredo Malgeri,  Com.te III° Legione Guardia di Finanza –“L’occupazione di Milano e la Liberazione” – Raccolte storiche, a cura del Comune di Milano, 2005. 

             Per la rete proponiamo:  

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/25-aprile-a-milano/604/default.aspx

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Al Nord gli eventi incalzano!

3 Ago

Verso l’atto finale

L’immaginario degli italiani, in genere assume il 25 aprile 1945 come data conclusiva della guerra di liberazione dal nazifascismo. Ciò non corrisponde alla realtà storica, ma si può ben comprendere in quanto un coacervo di accadimenti ha indubbiamente contribuito a determinare un tale “refuso” ed è bene accennarvi:  il 25 aprile ’45 fu lanciata l’azione insurrezionale in Milano e -nelle 24 ore che seguirono – furono fatte convergere sulla più grande  città industriale dell’Italia settentrionale tutte le formazioni della Lombardia e del Piemonte orientale che, avevano ormai scalzate gran parte delle unità nemiche e provveduto a liberare i territori su cui operavano. Furono quelle le ore in cui gli operai milanesi e di Sesto S.Giovanni bloccarono le fabbriche e si riversarono, con ogni tipo di arma disponibile, verso il centro urbano per affiancare   GAP e SAP nel contrastare la rabbiosa azione di cecchinaggio dei repubblichini in rotta – senza più la rassicurante copertura germanica – ancora asseragliati in alcuni presidi od in agguato da abitazioni civili. Furono quelle le ore trepidanti che sfociarono nella fuga di Mussolini ed i suoi scherani, la sua cattura e fucilazione, Piazzale Loreto. A Milano sede del CLNAI, nelle giornate che seguirono,  fu grande festa di popolo ed il succedersi di quegli avvenimenti – sui quali torneremo- segnarono il calendario al 25 come data celebrativa dell’atto conclusivo della guerra. L’importanza strategica della caduta di un tale centro nevralgico per la produzione e le comunicazioni, la valenza politica della conquista  del capoluogo lombardo, fecero giustamente assurgere Milano a simbolo, a capitale della Resistenza italiana.                                                           …….MA LA LOTTA CONTINUAVA E NE FU FIERA  TESTIMONIANZA LA BATTAGLIA PER LA LIBERAZIONE DI TORINO                                                                                                                                                                                    Le giornate di Torino                                                                       Da mesi l’ufficio sabotaggio ed anti sabotaggio del CLN, diretto dall’Ing. Sergio Bellone, aveva preparato e “testato” il piano di difesa delle officine, delle centrali elettriche, dell’acquedotto, della rete ferroviaria….A tarda sera del 25 aprile gli operai rifiutarono di uscire dai grandi impianti industriali – che vertevano primariamente sulle attività degli stabilimenti FIAT- venivano eretti muretti e primordiali barricate, ai finestroni nei punti cruciali degli edifici venivano installate mitragliatrici.         

Il 24 aprile alle 19.00 il Comitato Regionale Militare Piemontese, appresa l’insurrezione di Genova e la notizia dell’avvenuto passaggio del Po da parte di grandi contingenti alleati, emana al Comando piazza di Torino ed a tutti i Comandi di zona del Piemonte l’ordine cifrato: ” Aldo dice 26 x 1″…nemico in crisi finale, applicate piano E 27…Capi nemici e dirigenti fascisti in fuga stop fermate tutte le macchine controllate rigorosamente passeggeri, trattenendo persone sospette stop comandi interessati pongano massima cura assicurare viabilità forze alleate su strade Genova-Torino e Torino- Piacenza stop”. 
Mentre  il messaggio insurrezionale veniva diramato i Comandi di Zona del Piemonte e le formazioni da loro dipendenti erano già in movimento. 1° Zona: biellese, vercellese e novarese. 2° Zona:valli di Lanzo,canavese, Valli di Susa,Sangone, Chisone e Pellice. Reparti della 5° Zona dovevano liberare località nel loro convergere su Torino. Contingenti di questa e della 6° Zona dovevano puntare su Alessandria. Fra il 24 ed il 25 le brigate garibaldine del biellesi e vercellesi attaccano congiuntamente Vercelli, puntano su Novara e, liberata Santhià, si dispongono in quel tratto della TO-MI.

 Per la battaglia di Torino il CVL poteva contare su due gruppi di forze: in città complessivamente 9000 uomini,fra 1865 armati di  pronto impiego e circa 7130 sappisti e patrioti di vario sostegno; da fuori, venivano impegnate     4 divisioni “Autonome” per 1100 partigiani, 5 divisioni “Garibaldine”con 3300, 5 divisioni GL e 3 divisioni “Matteotti” per 1500 ciascuna. Reparti delle autonome e contingenti dei garibaldini delle Langhe e le 2 divisioni GL delle Valli  cuneesi costituivano una “riserva strategica” di circa 3900 uomini. Ad interrompere la marcia delle unità del Monferrato, ormai prossime alla città fu, alle 21,25  del 25 aprile, la concomitanza di un dispaccio pervenuto a nome del CMRP con cui si ordinava di “procedere verso gli obbiettivi di città solo su specifica  disposizione del Comando Piazza di Torino” e la notizia, trasmessa dal XV° Gruppo d’Armate alleato, con cui si segnalava il concen- tramento di consistenti forze tedesche alla periferia di Torino (34° e 5° Divisioni corazzate, forti di 35.000 uomini e dotate di artiglierie e mezzi corazzati, al comando del Gen. Schlemmer.    

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Cosa era intervenuto ?                                                                                                                                                                         Ad alcune riunioni del CMRP susseguitesi  nei giorni precedenti aveva partecipato il Col. Stevens, comandante  la commissione inglese, che non aveva mancato di manifestare la propria recisa opposizione ad ogni piano insurrezionale, adducendo l’impossibilità di fronteg giare le divisioni corazzate tedesche, stanziate nella regione od in ripiegamento dalla Liguria.  Il comando supremo alleato voleva che le formazioni partigiane se ne stessero  sui monti e nelle valli, lontane dal capoluogo.  Stevens tentò di imporre la propria autorità, in nome del Comando supremo alleato ma Francesco Scotti “Grossi” – comandante delle formazioni garbaldine e vice comandante del CMRP – fu netto :“siamo alleati ma gli ordini li riceviamo solo dal Comando Generale del CVL”, lasciando credere che solo 3000 partigiani sarebbero entrati in città per proteggere gli stabilimenti e le centrali elettriche. Dopo aver platealmente asserito che per una tale scelta “avrebbero dovuto rispondere di un terribile massacro” e che…“Torino sarebbe stata una seconda Varsavia”, Stevens da quel momento scomparve rifugiandosi in collina, nella villa di un alto dirigente della FIAT.     Nel   suo libro “L’insurrezione di Torino” -Rivista del Piemonte 4 aprile 1955- scrive Pompeo Colajanni  ” Barbato” , già Capitano del Pinerolo cavalleria, comandante dell’8° Zona  Divisioni del Monferrato, Langhe, Canavese e Val Chisone :  ” Nel corso della notte demmo disposizioni per evitare che il nostro schieramen to, proteso ormai all’attacco, potesse ricevere offese da tergo e che azioni di rappresaglia venissero impunemente sferrate sulle popolazioni del Monferrato. Contemporaneamente accertai da un ufficiale di collega mento di assoluta fiducia che l’ordine era stato ispirato dal Col. Stevens e che andava tenuto in nessun conto…. a quel punto mi assunsi la responsabilità di ordinare a “Petralia” ( il Cap. Vincenzo Modica) di proseguire oltre gli obbiettivi periferici.”     Annotiamo qui che l’ufficiale di collegamento citato da Barbato era la Dott.sa Marcella Balconi, specialista in neuropsichiatria infantile,  di Romagnano Sesia (Novara) ed all’epoca coordinatrice dei servizi sanitari delle brigate Garibaldi biellesi e della Valsesia; alla fine del conflitto fu congedata con il grado di Magg.re di Sanità.    img024

           Marcella  Balconi sul terrazzo della sua casa a Romagnano Sesia
 Per fornire al lettore un quadro piuttosto esaustivo degli accadimenti che si susseguirono nei Giorni di Torino, pensiamo sia ben utile ed opportuno affidarne la cronaca serrata a quanto documenta Pietro Secchia “Vineis”, biellese, Commissario politico delle Brigate Garibaldi presso il Comando Generale, di cui Luigi Longo “Gallo” era il Com.te militare, nel suo libbro:                                                                               “Aldo dice 26 x 1. Cronistoria del 25 aprile 1945” – Feltrinelli  Milano 1973:  
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                                                                                                                                 Per comprendere quanto fosse intensamente preparata l’azione del momento insurrezionale  a Torino, ci preme sottolineare due episodi:  – Alla FIAT Mirafiori lavoravano 13.000 operai di cui 2000 donne, alle 18.00 del 26 aprile viene attaccata da tre carri armati ed una decina di blindati, costretti a ritirarsi dal lancio di “Molotov” e dal fuoco di mitragliatrici, i repubblichini ed il plotone tedesco tornano con maggiore aggressività. La situazione si fa critica, perché molti operai sono feriti e cade il dirigente della sezione clandestina del PCI dello stabilimento Camillo Muratori. Interrotti i combattimenti  nella notte,  i nazifascisti non riusciranno più ad entrare in FIAT.  Le officine SPA vengono attaccate da un camion di marò della X° Mas ed altri attacchi vengono portati all’ora dell’abituale cessazione del lavoro – contando sul rientro a casa, la paura delle operaie per la famiglia, le defezioni – con due tanks, un’autoblinda ed autocarri che, al prezzo di numerosi operai caduti, vengono posti in fuga quando, alle 21.00 il primo di 3 carri tipo 15/42 allestiti clandestinamente nelle officine si lancia verso il cancello di ingresso.
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Nelle quattro giornate insurrezionali per la liberazione di Torino, i caduti fra operai e partigiani furono ben 320. 

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 I partigiani entrano in Torino 

 

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Aspetti del tutto particolari, con ore di estrema tensione  furono quelle vissute dai comandi partigiani, nelle tre giornate che richiese la definitiva liberazione del Piemonte orientale e , specificamente di Novara e della sua provincia volta al Lago Maggiore, ai ponti sul Ticino  verso      il Sempione ed il confine svizzero. Lo si può comprendere agevolmente sapendo che lì si andava concentrando l’ultimo nerbo delle forze tedesche in ritirata, una quantità di armamenti pesanti e corazzati assolutamente non affrontabili dalle povere dotazioni partigiane e che, da quel territorio….tutte le strade portano a Milano! …..e questa è una circostanza storica su cui ci soffermeremo  nel prossimo articolo. 

              Chi voglia approfondire il tema trattato in questa puntata non ha bisogno di molti consigli, in quanto,  navigando  fra Partigiani a Torino…i giorni della liberazione di  Torino…”Aldo dice 26 x1″ avrà modo di incontrare tanti protagonisti del tempo, testimonianze    e riferimenti documentali e bibbliogafici……………

 

 

 

 

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