Archivio | luglio, 2016

La va a poche ore…

4 Lug

  La liberazione di Genova           

Le strade statali Genova-Tortona Voghera e Genova- Piacenza, controllate dai partigiani sin dal 15 aprile, già il 21 erano ormai nelle loro mani ed i tedeschi non riuscivano a recuperarne il controllo, mentre nel capoluogo ligure GAP e SAP moltiplicavano i loro colpi e sabotavano, con grosse cariche esplosive la portaerei “Aquila” che i l nemico intendeva affondare all’imboccatura del porto per prevenire incursioni a sorpresa di mezzi navali alleati.  Per mesi i patrioti avevano operato per neutralizzare il piano dei nazisti di far saltare strutture portuali, depositi di carburanti e centrali elettriche – predisponendone il minamento -qualora costretti alla ritirata. Ingenti i quantitativi di esplosivo asportato, ed ora se ne avvalevano in buona parte nell’attacco ai presidi nazifascisti od attaccandoli frontalmente in città per impedire che, all’ultimo momento il colpa di coda riuscisse.

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Nella mattinata del 23 giungeva la notizia che i partigiani, dopo essersi quasi completamente impadroniti della IV° Zona Operativa, erano ormai alla periferia di La Spezia, che veniva liberata a fine giornata, prima che vi entrassero  i reparti della 92° Div.ne USA, proveniente dai duri scontri delle Apuane. A Genova  le linee telefoniche ed elettriche sono bloccate e, dopo la proclamazione dello sciopero generale insurrezionale, le gerarchie fasciste sono in fuga.Le grandi formazioni partigiane, quelle di montagna, sono ancora lontane, ma ormai, per i dirigenti della Resistenza ligure si tratta di scegliere: o ingaggiare immediatamente battaglia od incorrere nel grave rischio i concedere tempo ai tedeschi di allontanarsi quasi indisturbati dopo aver fatto saltare gli impianti industriali e danneggiate le strutture civili (acquedotti, ospedali, depositi alimentari). Ai  membri  del CLN, Paolo Emilio Taviani – che in esso rappresentava la D.C.- comunicò che il Gen. Meinhold, tramite la Curia(Card.Boetto e monsignor Siri), dava la propria disponibilità a lasciare Genova senza rappresaglie, a fronte di un comodo, indisturbato sgombero da effettuarsi in 3 giorni.  Il CLN, pur valutata l’inferiorità numerica delle forze sul terreno e degli armamenti, rifiuta e chiede la resa incondizionata; in un teso confronto con rappresentanti “attendisti”  impone la scelta e lancia l’ordine di insurrezione. E’ a questo punto che il Comando Militare Regionale Ligure trasmette, al Comando della VI° Zona ed al Comando Piazza di Genova, l’ordine di applicare il ” Piano A”:

1      Occupare la città ed annientare ogni resistenza nazifascista.         2   Proteggere e salvaguardare le strutture portuali, gli stabilimenti e       le   infrastrutture civili vitali per la popolazione.                                 3      Catturare od annientare le colonne nemiche in ritirata lungo le rotabili adducenti al Piemonte ed alla Lombardia.   

                      Come si sviluppò l’azione che portò alla liberazione di Genova? Quali scelte condussero alla unicità europea della resa di un intero dispositivo militare germanico nelle mani della Resistenza popolare?    Meinhold sa che gli alleati sono giunti al Po e che i sovietici hanno già aperta la porta di Berlino (mentre non è dato sapere se avesse notizia delle trattative segrete avviate a Recoaro, di cui diremo più avanti), ma ha ancora truppe agguerrite,30.000 uomini,  schierate fra il levante ed il ponente industriale di Genova, che non potrebbe facilmente fare attraversare la città, per poi condurle verso il confine austriaco.    Il Comando di Piazza del CVL dispone in città di poco più di 3000 uomini, armati al più di mitra, bombe a mano, ordigni artigianali e qualche mitragliatrice. Le formazioni di montagna sono ancora lontane ed impegnate in combattimenti per il controllo dei passi. Il Comando della VI° Zona – Com.te Antonio Ukmar “Miro”; Anelito Barontini “Romando” commissario; e Umberto Lasagna “Canevari” vicecomandante – pur nella sproporzione numerica, decide l’attacco con tutte le sue brigate.

Nella sua “Storia della Resistenza italiana”, Roberto Battaglia scrive:     ” Lo spiegamento ad arco nell’abitato, nel breve spazio compreso fra mare e collina, da Sampierdarena a Nervi impediva il concentrarsi delle forze partigiane e spezzettava a priori la battaglia in una serie di episodi; restava comunque ai tedeschi l’enorme vantaggio di dominare dall’alto l’intera città e di poter eseguire quindi, ad ogni momento, una manovra concentrica che stritolasse gli insorti come in una tenaglia e di poter fare ricorso all’impiego massiccio dell’artiglieria”.

Nella notte fra il 23 ed il 24 aprile vengono liberati i prigionieri politici dalle carceri di Marassi. Le truppe germaniche, che avevano vanamente cercato di rompere l’accerchiamento verso le 05.00 e di uscire dalla città, sono costrette a ritirarsi nei loro fortilizi per predisporsi alla resistenza. Attacchi di GAP e SAP hanno luogo un poco ovunque; vengono occupati prefettura, municipio e questura; militi delle Brigate Nere e reparti dei vari corpi repubblichini si arrendono o fuggono in abiti civili. Un distaccamento di bersaglieri passa con gli insorti; come in precedenza, un intero reparto mortaisti della S.Marco erano confluiti nella Div.ne Felice Cascione,  sui contrafforti dell’imperiese.  Le squadre d’azione della Brig. Bellucci attaccano l’Hotel Bristol dove ha sede il comando tedesco; molti giovani supportano GAP e SAP nell’assalto e distruzione di camion di esplosivi e pezzi d’artiglieria che tentavano di forzare il passo verso le strade del Nord. Nella caserma “Andrea Doria”, unità tedesche si arrendono dopo due ore di furiosi combattimenti. Centri di tenace resistenza prendono corpo a  Nervi, nell’albergo Eden, a Sampierdarena, alla Coronata ed a Villa Reggio. Ogni tentativo tedesco di sortita a Polcevera, come a Sturla, è condotto con grande accanimento, e solo l’incombente arrivo delle Brig. Mingo, Pinan e Cichero, inducono germanici e fascisti a miglior consiglio.   Al comandante della X° Mas Asillo, che offriva la resa, viene rifiutato l’onore delle armi. Nel pomeriggio del 24, un Colonnello tedesco – probabilmente su incarico di Meinhold – chiede di essere ricevuto dal CLN ligure, cui rinnova la disponibilità a lasciare Genova, tentando di ottenere che le truppe possano ritirarsi e raggiungere indisturbate il Passo dei Giovi. L’ufficiale minacciò che, in caso contrario, avrebbe fatto cannoneggiare la città.   Respinta una tale ipotesi, gli fu comunicato che, in una tale evenienza, sarebbero stati fucilati come criminali di guerra gli oltre 1000 militari  germanici catturati in città.  img012             Partigiani della Pinan-Cichero scendono a Genova                                                 

 La Curia genovese, ancora una volta, tenta di far accettare al CLN la proposta di Meinhold, in quanto la possibilità per i tedeschi di ritirarsi ordinatamente, avrebbe consentito alle unità germaniche di riversarsi alle spalle dei partigiani che già erano insorti nelle terre piemontesi e lombarde.   Durante la notte i combattimenti continuarono, ma la mattina del 25 la battaglia è praticamente vinta, dopo la conquista di Villa Reggio, dei presidi di Voltri ed Arenzano. Mentre la Brig. Buranello entra in Sestri Levante, i gappisti conquistano la stazione radio sul colle Granarolo, da dove iniziano subito a lanciare gli appelli del CLN ligure. Le formazioni “antipartigiane” della RSI sono sbaragliate ed il loro comandante “Pisano” catturato, si uccide gettandosi da una finestra. A Molasana, ultimo nucleo di resistenza, 250 tedeschi si battono ancora ad oltranza. Ecco come P.Secchia e Frassati, nella antologica “Storia della Resistenza”, descrivono l’atto finale della battaglia per liberare Genova : …. Le  brigate della Div.ne Pinan Cichero   e delle altre formazioni partigiane avevano occupate tutte le strade dei GIOVI, il Turchino, la Bocchetta; le truppe tedesche non avevano più via di scampo, il loro accerchiamento in città era stato completato. Il Gen. Meinhold si decide finalmente a trattare con il CLN. L’incontro avviene nel pomeriggio a Villa Migone, nella residenza dell’arcivescovo a S.Fruttuoso.  Da una parte Remo Scappini, presidente del CLN, l’Avv.Enrico Martini ed il Mag.re Mauro Aloni,comandante della piazza di Genova, oltre al Dott. Savoretti; dall’altra il Gen. Meinhold, il suo Capo di Stato Maggiore  Asmus ed il console tedesco. Presente il Cardinale Boetto e monsignor Siri. Le trattative si prolungano per alcune ore ed alla fine l’accordo, che andrà in vigore dalle 9.00 dell’indomani, è firmato. Per la prima volta nella storia un alto generale tedesco, firma un atto di resa incondizionato nelle mani di un operaio comunista, in rappresentanza delle forze di libertà”.                          
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Ufficiali  e…….truppa                           alla resa

img013     Bisogna dire che vi fu un colpo di coda da parte di un contingente  di marina germanico, tentato il 26 da un migliaio  di matrosen affiancati da reparti della X° Mas. Mentre le unità partigiane discese dalle montagne del genovesato stavano entrando in città il comandante delle truppe di mare Cap. di Vascello Max Berninghaus raccoglie un tribunale di guerra composto da alcuni suoi ufficiali e, in ottemperanza della direttiva di Hitler che <il soldato tedesco doveva morire combattendo sul posto, piuttosto che arrendersi, ed uccidere chi intendesse arrendersi al nemico> , fece condannare come traditore il Gen. M. e nel pomeriggio imponeva di invertire la direzione di marcia alla colonna che già si era allontanata da Nervi .Berninghaus fa disporre sui fondali 73 grosse casse magnetiche che, a costo di dolorose perdite,i patrioti genovesi riuscirono a disattivare, mentre le Brig. Severino e Soi intercettavano e costringevano  a disperdersi gli elementi della colonna. Fra il 26 ed il 27 tutti si arrenderanno, e sarà proprio Berninghaus ad accettare la resa dei distaccamenti al suo comando. GENOVA E’ LIBERA!    
   Ci sia permessa qualche segnalazione, per un approfondimento bibliografico  sul tema trattato,e per qualche accesso documentale non generico :      img010                                                                          
 ” Il Generale e l’Operaio”    di Remo Scappini                                         La liberazione di Genova nei memoriali dei protagonisti                                    
  ” Genova piano Z”   di C Brizzolari – E.R.G.A                      Storia del 25 aprile                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          
Dalla rete, sulla insurrezione e liberazione di Genova possiamo indicare i seguenti indirizzi o condivisioni:  https://www.google.it/urlsa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjk7JLlntDNAhVEPRQKHePEA28QFggsMAI&url=http%3A%2F%2Fwww.italia-liberazione.it%2Fportalenuovo%2F60moliberazione%2FRELATORI%2FTONIZZI.RTF&usg=AFQjCNEIRfgsRlIhzxCxrdOeSnq77_gMEg

 Le donne nella resistenza di Sampierdarena                                             

 

http://video.repubblica.it/luce/ricorrenze/liberazione-americani-a-genova-combat-film-aprile-1945/197807/197827

Fai clic per accedere a 12-14_SCAPPINI.pdf

http://www.memorieincammino.it/documento.aspx?idDoc=971#!prettyPhoto%5Bgalleria%5D/0/

Il bombardamento di Recoaro                                                                                      

       Indubbiamente la cittadina termale di Recoaro (VI) non rientrava fra gli obbiettivi militari su cui i bombardamenti alleati avessero motivo di accanirsi, durante le operazioni di avanzamento in direzione dei contrafforti alpini. In attuazione del piano “Nebbia autunnale”, il Gen. Heinrich Von Vietinghoff -Scheel, aveva già ordinato il ripiegamento di quanto rimaneva delle 10° e 14° Armate. Non possiamo sorvolare, trascurare, le ragioni strategiche che avevano indotto Kesselring ed il suo Stato Maggiore ad assumere Recoaro come nuova sede del Comando supremo germanico in Italia e del Gruppo di Armate C. Già dal settembre 1944 vi si era trasferito, utilizzando il sistema alberghiero capace di accogliere i 1500 fra ufficiali,soldati, addetti alla logistica ed ai servizi tecnici ed informativi del suo S.M.   Recoaro è un agevole snodo viario verso la valle dell’Adige( per i rifornimenti) e l’area compresa fra Vicenza ed il Lago di Garda, dove erano insediati i ministeri della Repubblica di Salò. Ai primi di marzo, con quella che veniva definita l’Operazione Sunrise, furono avviati serrati contatti segreti fra Allen Dulles, dell’OSS americana in Svizzera ed il capo delle SS in Italia Karl Wolf , attraverso i quali si sarebbero salvaguardati gli impianti produttivi in Italia ed ottenuta la resa anticipata delle truppe tedesche. Risultati vani i tentativi di K. Wolf di convincere Von Vietinghoff alla resa, gli americani fecero del quartier generale germanico l’obbiettivo di un attacco aereo violentissimo ( 20 aprile, con bombardieri decollati dall’aereoporto di Rimini). Nei due giorni successivi si intrecciarono animati colloqui che coinvolsero Wolf, Vietinghoff, l’ambasciatore di Germania in Italia Rahn ed il Gauleiter del Tirolo(annesso al Reich dal 1943) Franz Hofer, ma non si raggiunse l’accordo per una resa che contemplasse future concessioni politiche.Solo il fronte unito dei suoi interlocutori durante estenuanti colloqui notturni, ottenne la disponibilità di Von Vietinghoff a deporre le armi: erano le 07,25 di Domenica 22 aprile e l’atto di resa venne firmato alla Reggia di Caserta- sede allora del Quartier Generale alleato -il 29 successivo.     

  Per quanti amano i dati tecnici e la documentazione fotografica dell’operazione succintamente riassunta più sopra, segnaliamo il libro :                                                                  Bombs Away!  – Il bombardamento alleato sul Q:G. tedesco di Recoaro ( 20 aprile 1945) e la resa della Wehrmacht in Italia.   – Maurizio Lago, Luca  Valente. – Libreria universitaria.it

“La conferenza di Recoaro 22 aprile 1945”  – 12 pagg. in PDF a cura di  Marta Prebianca

art_3236_1_Fonti-bombardate2    Stabilimento termale bombardato e bunker antiaereo