Archivio | maggio, 2016

L’ultima offensiva – parte 3

25 Mag

                     Gli scioperi preinsurrezionali

Le due settimane che seguirono l’assalto alla Gotica  da parte delle truppe alleate e la contemporanea mobilitazione generale delle forze della Resistenza, furono indubbiamente caratterizzate da un notevole susseguirsi di eventi militari ma, altresì, da un dinamismo di iniziativa politica da parte del CLN. Non fu un percorso facile né privo di incertezze e resistenze da più parti, ciò che dimostrò come l’unitarietà e l’efficacia del movimento di lotta andasse riconquistato quotidianamente con sforzo e generosità, con l’esempio e la determinazione ad agire contro l’attesismo.     Se a fine marzo 1945 oltre centro fabbriche milanesi erano scese in sciopero contro il protrarsi della guerra e rivendicare l’aprovigionamento vitale della popolazione, dall’inizio di aprile i comitati di agitazione stavano preparando lo sciopero insurrezionale di Torino, mentre il 19 incrociarono le braccia i lavoratori delle fabbriche strategiche di Sesto San Giovanni (Breda, Pirelli, Marelli). Contemporaneamente, e ne abbiamo già fatto cenno,  l’offensiva del fronte partigiano si andava estendendo con una potenza senza precedenti, particolarmente nelle Langhe, nel biellese, nell’astigiano e nel novarese. In questi territori – e non solo – tornano ad insediarsi giunte popolari di autogoverno locale. Il consolidarsi delle forze partigiane sul territorio strappato ai nazifascisti – le nuove zone libere – fa si che molte puntate offensive venissero condotte verso i comuni capoluoghi, venissero tagliate molte vie di rifornimento al nemico e crescesse la pressione su Torino stessa.    Lo sciopero generale proclamato a Torino il 18 aprile ebbe un successo inatteso e ne riferisce il 20 -in un suo rapporto – Giorgio Amendola, in qualità di emissario del PCI alla guida del movimento in Piemonte:                “I risultati hanno superato ogni speranza, i vecchi compagni commossi, affermano che dal 1920 (occupazione delle fabbriche) non si sono visti scioperi così ben organizzati e così partecipati….”  

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Solo alla Fiat Grandi Motori ed a Mirafiori, per una diffusa ostilità allo sciopero del quadro socialista delle officine, si dovette raggiungere il compromesso di attuare l’astensione dal lavoro senza uscire dagli stabilimenti. I tram ripresero a funzionare solo nel pomeriggio del 19, in quanto la rabbia dei repubblichini, nel tentativo di rimetterli in circolazione, ne aveva messi molti fuoriuso. Non mancarono rappresglie; alla sera della Domenica fu prelevato ed ucciso Antonio Banfo, dirigente operaio comunista della Grandi Motori.

La liberazione delle città emiliane

Lo Stato Maggiore del CUMER (Comando Unico Militare Emilia- Romagna), composto da Ilio Barontini, Gianguido Norghese, Leonildo Cavazzuti e Giuseppe Scarani ed altri, aveva disposto che una parte delle brigate attestate sull’Appennino modenese fossero concentrate fra Modena e Bologna, ed a queste sisarebbero congiunte brigate di pianura e quelle delle SAP operanti nella bassa bolognese.   Alla vigilia dell’insurrezione, con il preciso compito di non ingaggiare con i tedeschi una lotta ostinata ed estremamente rischiosa (per lo squilibrio degli armammenti), le 8 brigate dell’area bolognese furono raggruppate nella Divisione Garibaldi “Bologna” .   La vigilia della liberazione di Bologna fu segnata da due gravi episodi: nell’esplosione di una mina -il 19 aprile – saltò in aria una base dei GAP provocando la morte di quasi tutti gli occupanti. La sera del 20 furono arrestati, orrendamente torturati ed uccisi Vincenzo Sante(veterano quadro comunista) e Giuseppe Bentivogli ( noto ed autorevole socialista bolognese). Il primo era “ufficiale  di collegamento” fra il CUMER ed il comando della Divisione Bologna; il suo arresto fece si che non giungessero che non giungessero le ultimissime disposizioni per l’inizio delle decisive azioni insurrezionali. Alle 03.00 del mattino le formazioni decisero di passare all’azione, mentre da poche ore colonne tedesche in ritirata sui viali di circonvallazione, si dirigevano verso Modena e Ferrara.           Si va all’attacco di edifici e si occupano obbiettivi prestabiliti, le centrali elettriche e gli acquartieramenti che i nazifascisti si stanno affrettando ad abbandonare. Il loro inseguimento porterà alla uccisione di 300 nazisti uccisi ed un migliaio di prigionieri. img002Alle 6,30 del 21 aprile 1945, provenienti da Castel S.Pietro, giungono sulla via Emilia i primi reparti del II° Corpo polacco e dei Gruppi di Combattimento Friuli e Legnano, guidati da due staffette partigiane (Wilma e Teresa) in seguito decorate dal comando della VIII° Armata britannica.                                                      
                        Blindato  USA impegnato in uno scontro                                                   con “cecchini”alla periferia di Bologna      
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….la marcia verso il Nord continua                                               Bologna è in festa e, nella notte che è ormai alle spalle, è insorta anche Modena. Gli effettivi della Resistenza modenese erano inquadrati in due divisioni cariche di esperienza: la 1° Divisione “Modena M-Montagna”, suddivisa in 9 brigate con oltre 1500 uomini e la 2° Divisione “Modena P-Pianura” che, con i GAP e SAP che agivano nei centri urbani e nelle zone di campagna, assommava a 4000 combattenti partigiani.    D’intesa con gli alleati era stato emanato l’ordine di operazione 518UO :  attaccare e sgominare i presidi nemici tenuti sulla linea del fronte, onde impedire che venisse ricostituita una linea difensiva. L’attacco, scattato alle 7.00 del 21 aprile, in concomitanza di un intervento di caccia USA, fu motivo di un brusco disorientamento per i tedeschi; bastarono, infatti, alcune scaramucce – non combattimenti – per ottenere che colonne di truppa appiedate e convogli optassero per una ritirata che assomigliava molto ad una fuga, o per la resa immediata di alcuni contingenti. Liberati Ravarino, Nonantola e Bonporto, le unità partigiane – 5 brigate – procedettero ad operare alla periferia di Modena di concerto con distaccamenti americani, mentre 1 intraprese azioni di disturbo all’interno del capoluogo.  Nella notte dal 21 al 22 i tedeschi si ritirano dalla città e lasciano agli scherani repubblichini il compito di ritardare – mediante  “cecchinaggio” – l’impossessarsi di Modena da parte dei partigiani. Sconfitta quest’ultima resistenza, occupate le officine della Maserati, la Questura, la centrale elettrica e la sede della federazione fascista, alle 16.30 Modena è liberata ed all’Accademia  Militare si insedia il comando partigiano.  liberazione-di-Modena1     
           

     Modena torna ai modenesi!Liberazione            Meno lineare, e con fasi operative più complesse, è il quadro delle operazioni condotte nell’area compresa fra  Aulla- Passo del Cerreto e Reggio Emilia, per cui suggeriamo a chi voglia meglio comprendere, di seguire luoghi e date con l’ausilio di una cartina geografica in adeguata scala.Presentiamo qui una sequenza delle iniziative che, nel giro di pochi giorni, portarono alla liberazione della ” città del tricolore”. Protagoniste la 144° e 145° Brigata Garibaldi, cui si uniscono altri distaccamenti reggiani, sulla S.S.63, d’intesa con alcune brigate dell’Appennino parmense,  viene portato un attacco fra Passo del Cerreto e la località Sparavalle, onde impedire che le unità germaniche potessero ritirarsi verso Aulla. Questa cittadina viene nel frattempo accerchiata da formazioni della resistenza apuana, dell’alto parmense e del basso spezzino che, dopo gli aspri combattimenti svoltisi a Licciana Nardi, riportano un grande successo catturando 600 nazisti, le cui file annoverano anche molti caduti e feriti. Mentre i partigiani liberano Fossoli, Quercioli e Rivalta, altre unità alleate raggiungono Pievepelago. Dopo un breve ripiegamento, la 145° Brigata Garibaldi rioccupa Busana, Collagna e  Cervarezza, mentre la 144° libera Castelnuovo Monti.  Salta il ponte sull‘Enza, il traffico sull’Emilia viene interrotto in più punti ed i movimenti dei tedeschi divengono caotici, mentre incursioni di cacciabombardieri USA ne bersagliano le colonne, che si disperdono all’altezza del nodo stradale di Sassuolo ed ogni tentativo di contrattacco contro i partigiani, che li tallonano, viene rintuzzato con azioni concertate fra formazioni partigiane di pianura ed alcune compagnie britanniche;pesanti le perdite. Per gran parte del 23 aprile l’artiglieria britannica batte su Reggio Emilia ed a sera le brigate nere del consistente presidio fuggono verso il Po, in una atmosfera di vero e proprio terrore. Resistono ancora i tedeschi che allestiscono nuove posizioni difensive nei sobborghi.   Nella marcia per la liberazione di Reggio vale citare il contributo delle Brigate Garbaldi 144°, 145°, 284° e 285° che ingaggiano combattimento con reparti germanici che ripiegano sul capoluogo. La 26° Brig. Garibaldi della Div. Reggio, unitamente ad un distaccamento delle Fiamme Verdi sbarrano la strada fra Scandiano e R.Emilia, mentre SAP e GAP liberano Novellara.  Il forte rifluire di truppe da Bologna liberata caratterizza questa fase: l’accanimento di ogni scontro, la crescita delle perdite sul terreno, e la cattura di unità tedesche sempre più consistenti, che assommano ormai a molte migliaia di prigionieri.  Al mattino del 24 aprile saranno 2 battaglioni della 26° Brig. ed uno delle Fiamme Verdi a raggiungere la periferia di Reggio, dove combattono per tutta la giornata, concertando le proprie operazioni con la 34° Divisione e la 133° Div. di fanteria USA.   Questi reparti entrarono in città fra le 17.00 e le 18.00, alle 20.00 la battaglia è terminata. La ritirata dei nazisti avviene in totale disordine verso le campagne, e si conclude con la resa sulla riva del fiume Enza e nell’area di Guastalla.  L’“offensiva definitiva” è continuata nel frattempo nel settore Adriatico, dove l’VIII° Armata punta al raggiungimento del Po, con l’apporto del Gruppo di Combattimento Cremona e della 28° Brigata Garibaldi”Mario Gordini” comandata da Arrigo Boldrini “Bulow”, che liberarono Porto Garibaldi, Lagosanto, Codigoro e Comacchio, nella cui laguna sbarcarono consistenti forze della 56° Divisione britannica “Londra”, per procedere poi su Ferrara, che venne liberata fra il 23 aprile1945.                                                                                                                                                                                                                                                                                      Al Po!       

Al Po!                                                                                                                              In Ferrara liberata sfilano gli ultimi occupanti

PrigionieriQueste giornate cruciali dell’ultima fase della lotta di liberazione, sono documentate e testimoniate da un tal novero di protagonisti, da riprese filmate realizzate dai servizi alleati e dalle fotografie colte da cittadini e cronisti che vissero a vario titolo quegli eventi, per cui ci pare del tutto superfluo tracciare un lungo elenco di fonti.  Chi ci segue potrà ricercare l’oggetto del proprio  specifico interesse, i dettagli degli avvenimenti, navigando in rete. Ci limiteremo a suggerire qualche indirizzo che, al meglio di altri, possa offrire l’atmosfera, i sentimenti e le speranze che avvolsero le popolazioni nella gioia della Liberazione.      
                                                           https://storiedimenticate.wordpress.com/2013/04/20/20-aprile-1945-bologna-le-ultime-ore-prima-della-liberazione/

 

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/04/17/foto/edward_reep-112162596/1/#1

 

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