Archivio | aprile, 2016
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L’ultima offensiva – parte 2

29 Apr

Scatta l’attacco definitivo

Nell’articolo precedente avevamo posto in evidenza l’ultima manovra alleata tesa ad impedire che le formazioni partigiane lasciassero le vallate   e contribuissero attivamente alla liberazione delle grandi città. Per circostanziare tale nostra asserzione riportiamo la parte saliente del radiomessaggio inviato dal Gen. M.W.Clark alle forze partigiane il 10 aprile 1945:    File0059                                                                                                                      

 Nella stessa giornata la Direzione del PCI, per premunirsi da ogni  manovra ed impedire, esitazioni od errate  interpretazioni, fece pervenire a tutte le organizzazioni politiche della Resistenza ed alle formazioni militari partigiane la DIRETTIVA n° 16 che, per la particolare importanza, proponiamo integralmente:

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Ma la parte più importante della Direttiva n° 16 è indubbiamente quella che contiene l’ordine di respingere tutte le manovre volte ad evitare e far fallire l’insurrezione nazionale:

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Il fronte si muove ed i partigiani….anche!

Pur nell’assoluto ” disordine geografico” che ci siamo sempre ripromesso, dobbiamo offrire un quadro di operazioni con cui i partigiani non si limitarono ad “accompagnare”  la fase di sfondamento della Gotica, dopo l’attraversamento in più punti del fiume Senio da parte delle composite armate alleate, con cui si apriva la strada alla liberazione delle città emiliane e, successivamente, l’avanzata verso il Po. Tutto il fronte patriottico, dal Piemonte alla Venezia Giulia, era in movimento, anche se le azioni più estese si ebbero in Emilia, in concomitanza dell’offensiva alleata.      Le unità partigiane dell’Appennino parmense dall’8 aprile attaccarono sistematicamente tutti i presidi nazifascisti lungo la linea ferroviaria Parma-Fornovo-La Spezia.      Il giorno successivo fu la 143° Brig. Garibaldi, della Divisione Alpina“Ottavio Ricci”  ad investire il forte presidio tedesco di Ciano nel Comune di Canossa, sbaragliandolo; saranno i garibaldini reggiani a sostenere con successo la controffensiva germanica, tesa a rioccupare la posizione.   Il 12.IV  la 26° Brigata (Modena- pianura) fronteggia tre colonne tedesche che puntavano su Garfagno; il 14  questa formazione, adeguatamente rinforzata, costrinse il nemico ad abbandonare la zona compresa fra la Garfagno e Villa Minozzo. Lo stesso giorno, mentre la compagnia russo-italiana del Batt. Indipendente Alleato attaccava convogli tedeschi sulla strada dell’Abetone, la compagnia, composta da effettivi inglesi, dello stesso battaglione effettuava puntate nell’abitato di Sassuolo, portando scompiglio nel consistente distaccamento nazifascista della cittadina.   Mentre le unità polacche e britanniche dell’VIII° Armata avanzano sulla direttrice Lavezzola-Filo d’Argenta-Imola (13.4.’45), in quest’ultima città i fascisti, sempre più ridotti nei loro acquartieramenti, prelevano 16 patrioti nelle carceri della Rocca d’Imola e, prima di fuggire, li portano presso il pozzo di una azienda ortofrutticola, li sottopongono a rinnovate torture e ne fanno poi scempio mitragliandoli e gettandoli nel pozzo.  Alla Liberazione, solo due assassinati potranno essere identificati.   Nella mattinata del 14 passano all’azione SAP e GAP di tutto il circondario, mentre i partigiani della 36° Brigata Garibaldi “Alessandro Bianconcini”   ed i paracadutisti della Folgore sono duramente impegnati sulle colline. Quando avrà termine una violenta battaglia, fra una compagnia tedesca e le avanguardie del Corpo polacco, alle 17,15 alleati e partigiani italiani entrano finalmente in Imola liberata.  File0069  Mentre si intensificano le azioni dei partigiani su convogli e presidi dei capoluoghi delle provincie emiliane, a Bologna tutto il sistema logistico e di difesa degli occupanti entra in fibrillazione a causa dei tanti attacchi condotti dai GAP cittadini, sulle strade periferiche, per il taglio delle linee elettriche e telefoniche e le molte iniziative allarmanti e di diversione, che tengono impegnate molte centinaia di uomini della RSI e della Wehrmacht.     

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Ufficiali della Folgore studiano il piano per                                                                 muovere all’attacco sull’Appennino                                                                                                                               
File0068                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Prime ore di Libertà ad Imola                                                                                                                        
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            Cosa accade in quei giorni in Liguria?    

  I combattimenti più significativi sostenuti in quelle giornate impegnarono la Brigata “Arzani” della Divisione Garibaldi Pinan-Cichero, attaccata da una colonna tedesca di 1300 uomini, cui si affiancavano alcuni reparti repubblichini, armata di mitragliere pesanti e mortai di vario calibro; l’11.IV i partigiani sono  inizialmente costretti a retrocedere ma, passati al contrattacco costringono il nemico a ripiegare su Tortona. Dal 14, a seguito di un radiomessaggio alleato, inviato al comando della divisione Pinan-Cichero, un consistente numero di effettivi viene dislocato a ridosso dei ponti (20/25) dell’arteria stradale Genova-Tortona, dei quali i tedeschi – in previsione della ritirata- avevano predisposto il minamento.   Questo intervento dissuasivo – manu militari – impedì ai guastatori nemici di attuare il piano di brillamento.   Nell’arco delle Alpi marittime- “alle spalle” della Liguria – si presentava una situazione del tutto nuova, di grande fermento per la riorganizzazione dei corpi d’armata tedeschi (vedi “Il secondo inverno -parte 3” del 13.X.2015) il 15 agosto 1944 gli americani erano sbarcati in Provenza ed alla fine del mese erano giunti a Mentone e Ventimiglia, costringendo le unità della Wehrmacht a ripiegare verso l‘Isère.         Ci limiteremo a pochissimi cenni su alcuni episodi, di maggior segno, che ebbero luogo nelle vallate piemontesi, ma è tale la ricchezza bibliografica di eventi, in quella “fase preinsurrezionale” in tutto il Piemonte, che preferiamo affidare al lettore la fatica di una ricerca documentale specifica e di testimonianze storiche, per le quali “la rete” sarà certamente un ottimo ausilio!         Le valli che abbiamo avuto modo di frequentare in precedenti articoli erano tutte in azione. Il 19.IV distaccamenti della 6°Brigata Garib. “Nello”della Valsesia circondano il presidio dell’aviazione repubblichina ad Oleggio(No) (il campo di volo era nella vicina Lonate Pozzolo) costringendolo alla resa. All’indomani sarà un distaccamento della dell’81° Brigata Volante “Loss”  ad attaccare autocarri che percorrevano la statale Novara-Magenta- Milano, bloccandoli e costringendo ala resa una quindicina di repubblichini; contemporaneamente, è un’altra squadra della “Nello”ad attaccare fra Oleggio e Ponte Ticino una colonna germanica, producendo gravi danni. Fra Novara e Mortara, sulla S.211, una pattuglia della 118°Brigata Garibaldi Pizio Greta  cattura un camion della Wehrmact, impossessandosi di ricco bottino bellico, comprendente 2 sistemi lanciasiluri. Il 12 aprile, una squadra sabotatori fa saltare alcune centinaia di metri di binario sui tratti BorgomaneroNovara e Novara-Arona.         E’ il 14 aprile che, dopo accurata preparazione, ha luogo un attacco concentrico su Arona, la 124° Brig, Garibaldi “Servadei”  attacca la stazione ferroviaria e l’Hotel Milan -sede del comando territoriale germanico- mentre ad un battaglione della 118° viene assegnato il controllo delle strade provenienti da Novara e da altre località a sud della cittadina lagunare, infine  2 batgl. della “Volante Loss” vengono incaricati dell’eliminazione di un forte presidio di paracadutisti della RSI.     La battaglia dura due ore ma, il ritardato sopraggiungere di alcune formazioni ai posti assegnati e l’arrivo di di rinforzi tedeschi, costringono i partigiani a ritirarsi. Quattordici sono i loro morti, quasi una cinquantina fra feriti e prigionieri.    L’eroismo dei partigiani fu riconosciuto dal nemico stesso che -forse per prudenza ambientale -permise i funerali pubblici di quelli che, vivi o morti, erano sempre considerati “Banditi”.   In quegli stessi giorni (12.IV) un distaccamento di 50 paracadutisti inglesi -al comando del Cap. canadese Mc.Donald – giunse a Cortemilia, nelle Langhe, con mortai e mitragliere unendosi al 1° Gruppo Divisioni Alpine , ponendolo in grado di lanciare l’attacco ad Alba, congiuntamente ad una Brigata Matteotti ed una GL, mentre reparti della 9° Divisione Garibaldi impegnava i presidi di Nizza Monferrato e Canelli. Al piano d’attacco contribuivano la 6° Divisione Garibaldi, schierata sulla riva sinistra del Tanaro, a fronteggiare l’arrivo di rinforzi da Asti e Torino, mentre la la 12° Div. fu dislocata a presidio delle strade provenienti da Bra(To).  
  partigiani della 124° Brig. “Servadei”operanti nel “Verbano”        
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                                                                    Mitraglieri inglesi prendono posizione per l’attacco ad Alba                                                                                                            Al mattino del 14 aprile l’autocolonna della X° Mas proveniente da Bra viene attaccata dai partigiani e, dopo un aspro scontro protrattosi per oltre 4 ore, i fascisti superstiti sono obbligati ad arrendersi. Due camion di GNR (Guardia Naz. Repubblicana) inviati a rinforzo vengono bloccati: uno è catturato al completo e l’altro riesce a stento a sfuggire la cattura. All’alba dell’indomani scatta l’attacco su Alba. I combattimenti si sviluppano accesissimi nell’abitato ed i partigiani riescono a penetrare nelle caserme dei repubblichini. Verso sera i comandi operativi vengono informati del sopraggiungere di ingenti rinforzi nemici; i partigiani sono costretti a sganciarsi, dopo aver causate ingenti perdite al nemico.  La battaglia era durata complessivamente 7 ore; ne riassume la virulenza il documento redatto da un ufficiale della RSI, caduto nelle mani dei partigiani due giorni dopo ; riteniamo utile riportarlo qui:   File0074 File0075    File0077     

Bisogna aver presente che in quelle settimane decisive, i vertici della Repubblica di Salò volgevano tutto il loro impegno “strategico” ad ottenere il possesso dei valichi  verso la Svizzera; i reparti che il 10.IV avevano occupati alcuni centri della Valtellina, risalendo verso il Mortirolo, vengono attaccati e costretti alla ritirata dalla Brigata  “I Gufi”-un insieme di un centinaio di effettivi originari del territorio compreso fra la Valle d’Intelvi, il lago di Porlezza e Campione d’Italia. Un contigente di collaborazionisti francesi, riconducibili alla rete tessuta dall’ Ammiraglio  F.Darlan nel 1942 ( poco meno di 2000 uomini) , per astio verso De Gaulle prescelto dagli alleatirisaliva in direzione di Tirano con l’obbiettivo di far saltare la centrale dell’AEM e le condotte della Valgrosina. Ne vennero impediti e respinti dal furente attacco di reparti partigiani appostatisi in prossimità degli obbiettivi, dopo una intera giornata di combattimenti.  Su questi ultimi eventi, e sul configurarsi delle difficoltà che i caporioni della RSI incontrarono nella costituzione dell’“ultimo baluardo”, val bene proporre un rapporto inviato da Pavolini a Mussolini , in cui veniva tracciato il piano di schierare qualche decina di migliaia di “irriducibili”  nella zona Adamello-Sondrio.  File0078 File0079     …..Ma quello di Pavolini doveva restare il sogno velleitario ed astruso di un allucinato, che finirà prima di Piazzale Loreto.                                                                                            Qualche fonte:     Per chi voglia approfondire alcuni aspetti delle operazioni alleate sulla Linea Gotica, suggeriamo : “Cronologia delle battaglie sulla Linea Gotica”   –                                                                  

          http://www.sulleormedeinostripadri.it/it/documenti-storici/linea-gotica/178-cronologia-della-battaglia-per-la-linea-gotica.html       
    Per una efficace utilizzazione, in ambito delle scuole di livello medio-superiore, la rete offre:    “Sul fronte del Senio”
http://www.sangiuseppelugo.it/files/file/documenti/FRONTE%20DEL%20SENIO%20-%20storia,%20storie%20e%20geografia%20a%20cura%20della%20classe%20III%20A%20%20(%20progetto%20interdisciplinare%20STRALCI%20DI%20LUGO).pdf

    In versione pdf. e cartacea è reperibile:  ” C’era una volta la Resistenza”- Partigiani e popolazione nel Biellese e Vercellese- ricordi di Annibale Giachetti “Danda”   edito dall’ISTRES di Biella e Vercelli – 2000 e 2010.                                            

http://www.storia900bivc.it/pagine/editoriaelettronica/danda.pdf

 Chiudiamo con qualche imbarazzo nel dover scegliere nella copiosa bibliografia =                                                   Un “classico che non necessita di presentazione !

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Italo Scalambra  come “Gino” è il comandante della II° Divisione “Modena P” – Modena Pianura-, uomo schivo, è protagonista di quella lotta eroica e drammatica che si svolse in quel di Modena ed alla quale ha portato la sua esperienza di quadro antifascista, maturato nella lotta contro lo squadrismo ferrarese e nella clandestinità:  File0086 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              “Rapporto sulla Resistenza nella zona Piave è un avvincente succedersi  di eventi “politici” maturati nella Zona Piave- nel cui comando Giuseppe Landi ricopriva il ruolo di Commissario Politico- ed alle dipendenze della quale erano le Divisioni Garibaldi “Belluno” e “Nannetti”: 
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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Con “Storie di una staffetta partigiana”  Teresa Vergalli, staffetta estremamente apprezzata fra il piano ed i contrafforti reggiani, porta alle nuove generazioni il “testimone” dei valori umani e sociali che furono guida della lotta di liberazione:  
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L’ultima offensiva -parte 1

3 Apr

Lo scenario politico e bellico alla vigilia dello sfondamento della Linea Gotica

E’ bene premettere alle notizie concernenti il piano e l’avvio delle operazioni militari, alcuni cenni relativi ad un incontro delicato e complesso che si svolse a Caserta – sede del Comando Generale Alleato per l’Italia – il 30 marzo 1945. Vi parteciparono, da una parte Ferruccio Parri e Raffaele Cadorna, in rappresentanza del CVL e CLNAI e per gli anglo-americani il Gen. Gruenther ed il Col. Riepe, rispettivamente Capo di S.M. del Gen.Clark e Capo dell’Ufficio Operazioni nel comando del XV° Gruppo di Armate, cui seguirono altri colloqui nei giorni successivi a Roma, con i Ministri Casati e Scoccimarro. Rientrata la missione a Milano, sempre con voli e trasferimenti terrestri, via Francia e Svizzera, i vertici del CLNAI vennero infomati circa gli argomenti affrontati e le intese raggiunte. Innanzitutto, il Gen.Alexander  faceva precisare che nel proseguire delle operazioni sullo scacchiere italiano, nessuna assegnazione territoriale poteva essere pregiudicata da temporanee occupazioni militari sul terreno (Val d’Aosta, Trieste, Venezia Giulia, Alto Adige). La materia era rinviata alla conferenza di pace.     Parri e Cadorna insistettero per la cessazione delle operazioni francesi sul territorio italiano (arco alpino occidentale e Valle d’Aosta) e per il non impiego di corpi marocchini,di infausta memoria nel meridione della penisola.  I delegati italiani avevano ampiamente rassicurato sul più rigoroso impegno a salvaguardare gli impianti industriali e le condotte, sottolineando che tali garanzie erano – in buona misura – subordinate dai tempi dell’avanzata e da un intervento, pur minimo,di forze alleate per assicurare la difesa in situazioni di vitale interesse (bacini ed impianti della Val d’Ossola, la vallata dello Spluga e, in parte, della Val d’Aosta).  Nel corso dei colloqui – il Comando supremo alleato-  ribadì con nettezza di voler avocare a sé ogni trattativa di resa con i comandi germanici, specificando che i reparti della Wehrmacht, se non a contatto del fronte,dovevano essere lasciate indisturbate nelle posizioni assunte, mantenedo il controllo del proprio armamento.  “Di fronte ai gravi pericoli che sarebbero derivati, da un tal modo di procedere, alle popolazioni ed ai partigiani, Parri e Cadorna ottennero dai rappresentanti alleati il riconoscimento dell’opportunità che, in certi casi, fossero i comandi partigiani a condurre accordi locali. A Caserta, come a Roma, fu posto il problema di un futuro inserimento delle forze partigiane nel Nuovo Esercito Italiano. Alexander e Clark enfatizzarono la loro determinazione ad impiegare, per l’ammini-strazione ed il governo del Paese,membri designati dal CLN. 

  Il Piano

Il comando supremo alleato, nel predisporre il piano per l’offensiva finale in Italia, si basava sula supposizione che il nemico avrebbe opposta una accanita resistenza sulle posizioni in cui si era attestato in autunno, per prendersi il tempo necessario per ritirarsi sulla nuova linea del “ridotto meridionale”, fra l’Adige e le Alpi Tirolesi. Clark, in particolare, si proponeva di ottenerne la resa nella valle del PO, prima che un tale ripiegamento potesse attuarsi.

Valle Padana

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Gli schieramenti come si determinarono all’incirca il 20 ottobre 1944

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Questo piano strategico era condiviso da Churchill che ricorderà più tardi come “…la conquista di Bologna, che aveva tanto campeggiato nei nostri progetti autunnali -previo sfondamento della Gotica -non fu più un obbiettivo principale”.  Alla vigilia dell’offensiva i tedeschi disponevano ancora di 25 divisioni nell’Italia settentrionale; ad esse si opponevano 23 divisioni alleate, in cui erano inquadrati i 4 Gruppi di Combattimento italiani, con un organico che corrispondeva alla forza di una divisione: il Cremona aggregato al V° Corpo d’Armata britannico, il Friuli e la Folgore al X° Corpo d’Armata britannico ed il Legnano alla V° Armata USA.   Si dovevano mettere nel conto della Resistenza italiana 104 divisioni partigiane e 52 brigate autonome di montagna, dislocate in 43 zone operative oltre a circa 10.000 combattenti delle unità di pianura e di città(GAP e SAP). Seppure insufficientemente armati, si trattava di 110-120.000 partigiani del CVL, che tenevano agganciate parte delle divisioni germaniche. Queste ultime erano, in genere, mal ridotte quanto ad effettivi e mezzi corazzati; la superiorità degli alleati si era fatta schiacciante, in quanto i pezzi di artiglieria erano 3000 contro 1000 del nemico, più di 3000 i carri armati contro poco più di 200 operativi della Wehrmacht, ed addirittura 5000 aerei contro un centinaio della Luftwaffe.    Dobbiamo distinguere i due settori del fronte:

 >>Il fronte della V° Armata Americana, che aveva alla sua ala sinistra il IV° Corpo comandato dal generale Crittenberg e, sull’altro lato, il II° Corpo con alla testa il Gen. Keyes, si estendeva da Viareggio sino a Montegrande – modesto rilievo appenninico-posto a meno di 20 Km. da Bologna.

 >> L’VIII° Armata Britannica era invece schierata , con il XIII° Corpo d’Armata comandato dal Gen. J.Harding,. dal Monte Grande sino all’Adriatico, il X°  dal Gen. J.L. Hawhesworth, il II° Corpo polacco del Gen. Bohusz-Szyko ed il V° Corpo guidato dal Gen. C.F. Keightley.            

   Il giorno X era stato  fissato per il 5 aprile sul settore tirrenico e per il 10 (anticipato al 9) per quello adriatico.  Venne preparato da un persistente martellamento aereo – quasi 1100 bombardamenti ed oltre 600 mitragliamenti). Si può asserire che poche province dell’Italia del Nord furono escluse da questa azione preparatoria; la reazione tedesca fu ben poco efficace, in quanto pressoché priva di velivoli. Il primo obbiettivo era la liberazione di Bologna, destinata a divenire base di rifornimento delle truppe alleate; il secondo, una forte spinta per raggiungere il Po; il terzo, spezzare la linea nemica sull’Adige ed impadronirsi della strada del Brennero. 

Bisogna qui ricordare l’ evolvere dei fronti europei in quelle settimane:    ai primi di aprile le armate sovietiche puntavano decisamente su Berlino ed erano giunte a 30 Km. da Vienna, mentre le unità USA avevano oltrepassato Francoforte sul Meno ed occupata Hannover, giungendo a circa 100 Km. da Lipsia. Nel tentativo di arrestare o rallentare le armate di Zukov, ed evitare il crollo della “fortezza hitleriana”, lo Stato Maggiore della Wehrmacht aveva effettuato un trasferimento di divisioni dal fronte occidentale a quello orientale. All’inizio del ’45 erano 145 ad oriente ed 82 sul fronte Ovest, a metà aprile le prime divennero 180.

 IVCorpsApr45 L’offensiva alleata scatta il 5 aprile’45 nel settore tirrenico, ed il 9 nel settore adriatico. Qui, le unità della VIII° Armata britannica puntano su Argenta e Bologna con formazioni britanniche, polacche, neozelandesi ed indiane…La 56° Divisione britannica conduce un attacco ampio nelle Valli di Comacchio, ravvisando subito la necessità di disporre di imbarcazioni adeguate all’ambiente lagunare( non pesanti e con fondo basso) e di guide partigiane,esperte del territorio. Il Friuli attraversa il fiume  Senio all’altezza di Abbazia e Cuffiano, mentre unità del Cremona – al comando del Gen. Zanussi – occupano Fusignano e proseguono per Alfonsine, che verrà liberata nella notte fra il 9 ed il 10, congiuntamente ad unità del II° Corpo polacco. Merita una particolare menzione l’operazione condotta in quelle giornate dai GAP di Lugo di Romagna che, dopo aver dato un ultimatum ad un battaglione della X° Mas, liberano la cittadina nel pomeriggio del 9, incalzando i tedeschi in ritirata.

L’apporto partigiano al di qua ed al di la del fronte

  E’ scattata l’ora anche per i partigiani del settore tirrenico. Nella giornate fra il 5 e il 9 aprile’45 la 3° Brigata Garibaldi d’Assalto “Gino Menconi  (già “Ugo Muccini” scende dalle alture carraresi mentre la “Gino Lucetti” e la “Cartolari” occupano Santa Croce, la “Lazzaretti” e la “Vignale” si schierano sul crinale che domina Codena, frazione montana del Comune di Carrara.  Si pongono in movimento anche le formazioni che agiscono a Campo Cecina e le unità del “Gruppo Patrioti Apuani”; tutti convergono su Massa- che verrà liberata il 10 – e Carrara, che lo sarà il giorno successivo.                                                                                                                             
             Mortaisti 5° Armata USA all’attacco delle postazioni                                        difensive tedesche sulle Apuane   
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 Trasferimento partigiano fra le cave di marmo sopra Massa   c ave
N0n è questa la “sede naturale” per diffondersi in dettagli, pur concernenti il costituirsi di formazioni partigiane e gli accadimenti che ne accompagnarono la vita durante i 20 mesi della lotta di liberazione.      L’ intrico di vicende, di accorpamenti, di cambi di denominazione, le aggregazioni e la dislocazione in cui furono coinvolte le unità che  operarono sul territorio apuo-versiliese, ci impone di fornire al lettore alcuni ragguagli che riordinino le vicissitudini vissute dalle brigate e dalle formazioni minori, operanti fra il Sarzanese e la Lunigiana, fra le cave e le creste apuane, nei borghi e sulle alture delle valli del Magra e del Taro, sulla dorsale che ha il Colle della Cisa per spartiacque orografico.
Possiamo chiarire, a mo d’esempio, che le Brgt. 31° – 32° e 135° appartenevano alla Divisione Alpina Garibaldi “Val Ceno”, della Zona di Parma, dipendente dal Comando Regionale  Nord Emilia, mentre la 3°Brigata d’Assalto”Gino Menconi” (già “Muccini”) dipendeva dalla IV° Zona operativa ligure (La Spezia).                                                      Questa considerazione ci porta a proporre alcune fonti documentali, che collocheremo a conclusione di questo articolo.
Bisogna menzionare i successi raggiunti, più a Nord, dalle brigate parmensi che, fra l’8 ed il 10 aprile liberarono la vallata del Taro sino a Fornovo, dopo aver simultaneamente attaccato i presidi della zona di Pontremoli. Alla 32° Brig. Garibaldi  fu affidato il compito di sbarrare la strada della Cisa e del Centocroci, nonché le vie di accesso allo  snodo stradale e ferroviario di Fornovo. Reparti della 31° e 135°, coadiuvati  da unità della Brig.Julia, attaccarono Borgo Taro, Berceto, Valmozzola, Citerna e Salsomaggiore, nonché Pontremoli e Noceto. //  Ci pare interessante segnalare che  la Julia era una formazione a forte indirizzo badogliano, comandato dall’ex-Tenente Giuseppe Delnevo “Dragotte” di Borgotaro, che aveva partecipato ad operazioni di antiguerriglia in Grecia ed Albania. In una zona a debole presenza dei partiti politici clandestini, si attiva per la formazione della 1° Brig. Julia – per un certo periodo autonoma dal CLN con una impostazione di continuità monarchica(con notevole reticenza dei propri effettivi) – ed ottiene dagli alleati due lanci di armi ed approvvigionamenti.   La battaglia per la liberazione di Valmozzola durò 12 ore. A Salsomaggiore i tedeschi, che ancora disponevano di forze consistenti, di pezzi d’artiglieria e di mortai, resistettero e riuscirono a respingere i partigiani. Solo il 12 aprile la 31° Brig “Forni” costrinse i tedeschi ad abbandonare la cittadina e molti centri minori; Si tentò di ripetere l’impresa su Fidenza, ma le unità del “Forni” non riuscirono a tenerla, in quanto la Via Emilia era ancora percorsa da un eccessivo numero di mezzi corazzati. 

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Chiudiamo l’articolo con alcune segnalazioni che dovrebbero offrire a chi ci legge l’opportunità di specifici approfondimenti circa il periodo e gli avvenimenti trattati.   

bibliografia :  “Il Drago e il Sagro” di Lamberto Furno    Ed. Lucarini  –  Roma 1985   

 ” L’ Alta Val Taro nella Resistenza”  Edit. ANPI – Parma  1980

“Guerra sulle Apuane”  di Vinci Nicodemi e Giuseppe Lenzetti Ed. ANPI  – Massa  2006    

in rete :   ci limitiamo a qualche segnalazione che il lettore potrà agevolmente arricchire con  i molti “links” che maggiormente lo interessino.    

La liberazione della Versilia   http://www.anpiginolombardiversilia.it/documenti/La%20Liberazione%20della%20Versilia.pdf                                                                                                                                                                                                                               Il settore apuoversiliese della Linea Gotica               http://www.anpiginolombardiversilia.it/documenti/il%20settore%20apuoversiliese%20della%20Linea%20Gotca.pdf                         Cronologia e luoghi degli eventi nei 100giorni della Gotica nel settore adriatico  :  http://www.lineagotica.eu/news.php?id=143        Dieci giorni di guerra:   https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8#q=www.larchivio.org%2Fxoom%2Fdiecigiornidiguerra.htm        E       http://www.storiavicentina.it/prova-8/1089             La battaglia di Borgotaro  8-9. IV. 1945:       http://www.quartieresanrocco.it/la-battaglia-di-borgotaro-08-09-1945-tratto-dal-libro-lalta-valtaro-nella-resistenza/

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