Archivio | marzo, 2016

Il partigiano scende al piano

4 Mar

La lotta in pianura         

Val bene ricordare alcuni episodi salienti del progressivo trasferimento dell’iniziativa  partigiana ai luoghi vitali dell’insediamento nazifascista nella pianura padana ed alla rete dei collegamenti dell’occupante,ciò che determinerà  una accelerazione da parte dei comandi della Resistenza nel mettere a punto i piani insurrezionali, già tracciati ed elaborati dall’autunno da parte del CLNAI e del CVL, per quanto concerneva gli orientamenti politico-militari.    L’ 11 marzo, l’azione perfettamente coordinata fra due divisioni GL, l’11° Divisione Garibaldi “Cuneo” e la 3° Divisione Autonomi, danno esecuzione ad un piano che aveva lo specifico fine di paralizzare industrie e rete ferroviaria della provincia di Cuneo oltreché la camionabile Cuneo-Saluzzo, minandone più tratti, facendo saltare linee elettriche e telefoniche. A mezzanotte la pianura è scossa ed illuminata da una serie di esplosioni, che pongono in allarme tutti i presidi fascisti dell’area interessata. Squadre degli stessi reparti, dieci giorni più tardi, faranno saltare tutti i ponti della Val Maira.    Alla metà del mese è il comando della Divisione Garibaldi  “Pinan-Cichero”, operante nella XVI° zona libera compresa -inclusa nella IV° zona operativa- fra il genovesato, l’alta Val Trebbia e l’alessandrino sud orientale, a comunicare il successo riportato dalla sua Brigata “Arzani”, che aveva espugnato la caserma di Arquata Scrivia (Al) uccidendo 18 fascisti in combattimento e catturandone 165…..di avere nuovamente liberato Bobbio (Pc) ed inferto al nemico, nella sola prima quindicina di marzo un migliaio di perdite fra morti, feriti e prigionieri, oltre alla cattura di ingenti quantitativi di armi…per concludere:  “” Compagni partigiani!  Il nemico è battuto dappertutto, il suo morale precipita. Dalle Valle Scrivia e da altre valli abbiamo constatato che gruppi di brigatisti neri sono passati dalla nostra parte.””    File0055   Attacco partigiano nella battaglia di Mongrando (Biella) – 2 febbraio 1945

Anche il Piemonte settentrionale è in movimento, fra le numerose azioni che fioriscono alla fine dell’inverno, vale ricordare come il 12 marzo la 76° Brigata Garib. “Fillak” penetrasse in Ivrea – dopo aver disarmato tutti i posti di blocco – attaccando poi una caserma e la stazione ferroviaria, liberando infine due comandanti partigiani  e catturato l’intero presidio repubblichino (38 uomini). La battaglia, però, che per ampiezza non aveva precedenti in quella parte della regione, è quella svoltasi sul territorio compreso fra Fara-Romagnano Sesia – Borgosesia -Crevacuore, dal 14 al 16 marzo’44, che aveva richiesto l’impiego di tutte le forze della 1° Divisione Garibaldi ” Fra.lli Varalli”: la 81° Brig. “Volante” Loss”, la 82° Brig. “Osella”, la 84° Brig. “Strisciante Musatti”, la 12° Div. Garibaldi “Nedo Pajetta” della Valsessera (Vc), nonché quelle ossolane: 118° “Servadei”, la 124° “Pizio Greta , reparti della 2° Div. “Redi”. Essa si concluse con la resa del presidio fascista di Fara(No), con gravi danni arrecati a quello di Borgosesia(Vc) – che riuscì a resistere grazie al sopraggiungere, nella fase culminante dell’assedio al presidio RSI, di una autoblinda da  Grignasco, che falciò ben 7 patrioti, fuggendo poi impunemente verso Varallo Sesia. Infine le operazioni si conclusero con la resa del presidio  di Romagnano(No) asseragliato nel fortificato Collegio Curioni, dove un intero reparto della Folgore si arrese con i suoi ufficiali. Le perdite complessive, per tedeschi e fascisti furono 22 morti ed una quarntina di feriti; quelle partigiane, di 15 morti e 27 feriti. Notevole la quantità di armi prese al nemico, fra mortai e mitragliere pesanti.        Di questa battaglia possiamo segnalarne la minuziosa descrizione contenuta nel libro di  Silvio  Micheli  “Giorni di fuoco”Editori Riuniti 1951 pagg.105-158, di non facile  reperibilità.       File0054                                                      Clicca l’immagine per ingrandire!

E’ verso la fine del mese – il 27 – che un battaglione dei partigiani di  Reggio Emilia attacca il comando del 51° Korp tedesco, sito nella boscosa Albinea – a 9 chilometri da Reggio – difeso da una guarnigione di circa 500 soldati, in quanto sede del laboratorio cartografico e di uffici della Wehrmacht . Vanno a fuoco edifici e documenti, gravi le perdite germaniche in uomini.  File0053                                                             
           
Giovanni Brasi “Montagna”, comandante della 53° Brig. Garibaldi                     sulle prealpi bergamasche
Ormai garibaldini e partigiani scendono in pianura, invano tedeschi e fascisti tentano gli ultimi rastrellamenti per impedire ai patrioti di avvicinarsi alle città. Duemila nazifascisti su due colonne, l’una proveniente da Vercelli e l’altra da Biella, dotate di mortai da 81 e blindati attaccano i partigiani biellesi attestati alla Garella e Buronzo, sulla strada che porta a Vercelli. Per i patrioti si tratta, ovviamente, di una battaglia difensiva ma che costituisce la prova generale per la prossima liberazione del capoluogo.

Nei combattimenti in provincia+ di Novara del mese di marzo si distinse una brigata garibaldina speciale, composta tutta da giovani, la EUGENIO CURIEL, che aveva assunto questo nome in memoria del capo del Fronte della Gioventù, assassinato a Milano il 24 febbraio ’44.                                                                                                                                                                

 ARRENDERSI  O  PERIRE!                                                                                    All’inizio di marzo, pochi giorni prima che il Generale M.W.Clark – comandante del XV° Gruppo di Armate alleate, annunciasse ai partigiani l’imminente offensiva – rinnovando loro l’appello a rimanere sulle montagne! –  mentre a Torino, Biella, Novara e Vercelli, oltre 150.000 lavoratori delle fabbriche e delle campagne si mettevano in sciopero, a Milano avveniva qualcosa di particolarmente significativo per i futuri sviluppi della lotta di liberazione. Vi si svolgeva una riunione dei dirigenti del Partito Comunista, allargata ai membri dei “triumvirati insurrezionali”, ai quali il PCI aveva affidato compiti di coordinamento e di guida degli aspetti politico-militari per la fase di insurrezione generale, onde fare delle forze della Resistenza, le protagoniste vittoriose della liberazione del Paese, assieme allo sforzo bellico alleato, indiscutibilmente determinante.  E’ in quella sede che LUIGI LONGO “Gallo” enunciò:         File0048          “” Nessun lasciapassare,nessun ponte d’oro a chi se ne va, ma guerra di sterminio, la sola laternativa per il nemico deve essere: arrendersi o perire! “”                                                                                 Da quel momento tutte le organizzazioni e tutte le energie venivano lanciate verso l’obbiettivo più importante, il compito decisivo del momento: la preparazione dell’insurrezione! Poiché nella fase culminante dell’insurrezione si sarebbe dovuto combattere particolarmente nei grandi centri urbani, bisognava dare il massimo sviluppo all’organizzazione ed al potenziamento militare di GAP e SAP.     Nel quadro delle direttive generali,  non doveva esserci alcun comando che non avesse elaborato un proprio piano di azione, nessun centro di qualche importanza privo di un “comando di piazza”.  Raggruppamenti di GAP e SAP dovevano essere presenti in officine quartieri, con prefissati compiti per la difesa di strutture industriali, impianti strategici, strade, servizi sanitari,ecc.   Moltiplicare gli attacchi al nemico, non dargli tregua colpendo presidi, magazzini e depositi, indebolendone ogni forma di mobilità con le armi ed il sabotaggio”.  A tutto ciò doveva accompagnarsi la mobilitazione e l’orientamento di grandi masse popolari, con l’adozione di più radicali parole d’ordine e rivendicazioni di contenuto sociale contro la guerra fascista.                  File0050

Aggiungeva  Luigi Longo nel suo rapporto che, in quella fase della lotta, era del tutto fuorviante porre una rigida distinzione fra compiti politici, sindacali, degli agitatori preposti alla diffusione di volantini o stampa ed i combattenti addetti al lavoro ““militare”…  Oggi, ognuno deve essere innanzitutto un combattente…Oggi ciò che conta è l’azione; chi ha un’arma combatta , chi non ce l’ha se la procuri!..”                                                                                                                E’ forse bene puntualizzare che già in autunno  il Comando Generale del CVL e quello delle brigate garibaldine  avevano sollecitato l’elaborazione di piani insurrezionali per ogni città capoluogo. Il piano elaborato per Milano prevedeva d’intralciare il ripiegamento delle truppe naziste, di immobilizzare  e distruggere il massimo di unità tedesche e   fasciste. File0052                SS italiane passate in rassegna prima di un rastrellamento.        

  Si assumeva di concentrare ai margini di Milano le formazioni provenienti dalla montagana (Piemonte Orientale e Lombardia),  facendo precedere da una intensificazione della guerriglia e del sabotaggio in città. Il piano doveva  essere posto in atto quando le truppe alleate avessero occupate Lodi e Pavia ( rispettivamente a 30 e 40 Km. dal capoluogo lombardo). Sulla scorta di precedenti insuccessi dovuti ad intempestive  disposizioni insurrezionali (Roma e la Toscana poi), si poneva ora  massima attenzione a lanciare l’ordine al momento giusto.  A Milano erano concentrate  forti aliquote di truppe naziste e di Brigate Nere , per cui non si poteva rischiare di far decimare la classe lavoratrice  ( anima, cuore e braccio della guerriglia urbana) e con ciò il fallimento dell’insurrezione popolare.  

 

      

File0049
          Ufficiali della Wehrmact ispezionano  un reparto della Divisione “Italia” della RSI  prima del rientro in Italia  

Il piano per Torino (E.27) si distingueva da quello per Milano, e per ragioni ben comprensibili: il salvataggio dell’immenso patrimonio dell’industria siderurgica, metalmeccanica ed automobilistica, privilegiare la tattica di colpire a fondo ogni reparto repubblichino della città e del territorio adiacente, fidando su un ripiegamento ordinato(senza provocare l’ingaggio di combattimenti in campo aperto) di notevolissime forze armate germaniche – dotate di armamenti pesanti – alle quali si sarebbero saldate quelle in ripiegamento dalla Liguria occidentale, Alessandria, Cuneo e Asti, oltreché dalla cornice alpina prospicente il teritorio francese. Questa enorme massa d’urto avrebbe rifluito lungo  l’asse Torino-Vercelli- Novara-Milano – Verona. Nessun raggruppamento di forze partigiane avrebbe potuto affrontarle con qualche possibilità di successo.     Ci pare doveroso segnalare come lo stesso L.Longo – Comandante Generale delle Brigate Garibaldi – fosse intervenuto per far correggere la disposizione b)  del piano torinese, al capitolo “Costituzione dei Tribunali di Guerra”, che si esprimeva con estrema durezza circa il trattamento del nemico dopo la sconfitta. Il CMR (Comitato Militare Regionale) dopo aver giustamente segnalato che “nessun ponte d’oro dovesse essere concesso al nemico in fuga”, diceva espressamente: “Nei riguardi di coloro che hanno portato le armi a favore dello straniero contro le forze armate legittime( vale a dire l’esercito partigiano riconosciuto come corpo integrante delle nuove  Forze Armate italiane, dal Governo Badoglio e dal Comando Supremo Alleato per l’Italia, Roma 7.XII.1944), sarà sufficente appurarne l’appartenenza – dopo l’8 settembre 1943 – a qualsiasi formazione volontaria e di parte ( Brigate Nere, Legione Muti, X Mas, Raggruppamento Battaglioni Cacciatori delle Alpi, SS italiane,Guardia Nazionale Repubblicana ed altre milizie indossanti la camicia nera) per pronunciare condanna alla esecuzione capitale, che dovrà essere immediatamente eseguita, senza diritto di inoltro di grazia”.  ” Gallo” ,  a nome del Comando Generale del CVL, intervenne precisando che: ” l’orientamento nel giudicare il nemico prigioniero non poteva essere dato dalla vendetta…”, facendo altresì osservare che, a rettifica di quanto disposto dal CMR piemontese, “… per i volontari repubblichini occorreva giudicare caso per caso…” rilevando che “le disposizioni di fucilare tutti coloro che hanno portato armi contro la Patria, non corrispondono alla posizione da noi assunta su tale problema, e che è precisata in questa direttiva: ” chi si arrende deve avere salva la vita, se non ha da rispondere di efferatezze e crimini particolari. Deve essere fucilato ogni fascista con le armi in pugno”.   Il piano insurrezionale per Genova e la Liguria, infine oltre ad ispirarsi ai comuni concetti generali, si poneva alcuni compiti specifici ed essenziali per le particolarità di quel territorio: salvaguardare i porti di Genova,  Savona e Vado, oltreché le forniture idriche e di energia, sminare gli impianti, liberare la città dalle truppe naziste(18.000 uomini) che intendessero opporre resistenza, catturando ed annientando il nemico in rititata sulle direttrici del Piemonte e della Valle Padana.

File0056

       Il piano di distruzione tedesco per il porto di Genova                              Ci siamo diffusamente interrogati su quali territori, accadimenti e protagonisti da privilegiare, nel segnalarne le vicende che accompagnarono e segnarono i 2 mesi che precedettero la Liberazione. Non ce la siamo sentita di fare una tale selezione: troppi gli episodi che tracciarono il cammino che portò alla cacciata dell’occupante ed alla resa dei conti con gli scherani della RSI. Fu un cammino di enorme generosità morale e di coerenza ideale, per cui rischieremmo di mortificare o trascurarne le impronte di dolore e di sangue che lo marcarono. Otto restavano le regioni da “bonificare” e per una – la Toscana -rimaneva da risolvere definitivamente il problema dello “sfondamento della Gotica”.  ECCO PERCHE’ PREFERIAMO AFFIDARE ALLA SCELTA, ALLA CURIOSITA’ ED ALL’APPROFONDIMENTO DEI NOSTRI LETTORI – PER I QUALI LA  RETE PUO’  ESSERE VALIDISSIMO TRAMITE- LA RICERCA BIBLIOGRAFICA, IL REPERIMENTO  DI DOCUMENTI O FONTI TESTIMONIALI ( ormai pochine in vero, e non sempre lucide!), DI LORO PIU’ SPECIFICO INTERESSE, ATTINGENDO A :  “”La lotta partigiana scende al piano””…per andare oltre!