Archivio | dicembre, 2015

Il secondo inverno partigiano – parte 5

20 Dic

 Lo scenario di guerra in terra di frontiera 

                                                                                                                                                                                                                                                        Clik per ingrandire!      

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….Riteniamo assolutamente indispensabile fare qualche anticipazione stagionale, per comprendere meglio quale durezza di lotta e tragicità di eventi portò poi l’inverno alla lotta partigiana, in quell’area compresa fra la Carnia, il Friuli orientale ed il Collio goriziano…… Fra la primavera e l’estate del ’44 – più esattamente il 17 giugno – si costituiva nel Collio di Cormons la Brigata Garibaldi “Natisone”, strutturata su 4 battaglioni, di circa 100 uomini ciascuno, al comando di Mario Fantini “Sasso”. Ai primi di luglio la formazione viene raggiunta dalla missione inglese comandata dal Mag.re Vincent Hedley “Tucker”,  per fattivo interessamento del quale si otterranno i primi lanci in zona.   Due battaglioni vennero presto dislocati nelle valli del fiume Torre e del Natisone.      I motivi di tale provvedimento furono dovuti a strette ragioni di logistica ed approvigionamenti poiché, con i copiosi arruolamenti seguiti ai bandi Graziani della primavera, alle soglie dell’autunno la “Natisone”  diverrà  Divisione Garibaldi, in quanto inquadra ormai oltre 1200 combattenti, suddivisi in due brigate. Per accordi italo-sloveni  della primavera, passa sotto il suo comando anche il 4° Btg. della XVII° Brigata slovena “Simon Gregoric”, operante nelle quote più alte della Valle Natisone, a cavallo dell’attuale frontiera.                                                                                                                Lancio sul M.te Ioannaz, Friuli Orientale     File0026

 

L’aprile precedente si era costituito ad Osoppo, su iniziativa di esponenti DC, del Partito d’Azione e del clero locale, il nucleo originario delle formazioni “osovane” alle quali si aggiunsero presto diversi ufficiali dell’esercito e bande partigiane ” non comuniste”. In estate è operativa la Brigata “Osoppo” Friuli, sui monti della Carnia e Prealpi Giulie, articolata su 7 battaglioni, al comando di Candido Grassi “Verdi”.     E’ nella zona di Attimis, sui contrafforti di Porzus, che le formazioni garibaldine entrano in contatto con i reparti della 1° Brigata Osoppo, ma solo nel mese di luglio si riesce a concretizzare un accordo di cooperazione, reso difficile dai differenti orientamenti ideologici, oltre che per il diverso atteggiamento politico nei confronti delle rivendicazioni  avanzate dagli sloveni per la fine del conflitto( sostanzialmente portare il confine sul Tagliamento, con l’acquisizione di Trieste e Gorizia).    E’ per tale ordine di difficoltà che solo il 19 agosto, con il coinvogimento di alcune personalità politiche de Comando Militare del CLN del Friuli e del capomissione alleata , si poté costituire il Comando Unico della  1°Divisione  Garibaldi “Natisone-Osoppo” , composta dalla Brig. Garibaldi e dalla 1° Brig. Osoppo, che potrà contare su oltre 2000 uomini, comandati da “Sasso” e con sede ubicata a Forame, in Comune di Attimis A settembre, l’intero movimento partigiano  assommava a 3 brigate in Carnia (2 garib. + 1 osovana), 2 (1+1) in Val Cellina e 4(2+2) sulle Prealpi, per un totale di 6000 uomini in armi. Con queste forze,  che avevano consentito da luglio la crescita di una vasta Zona libera, vennero condotti attacchi di grande efficacia e resa impossibile la vita ai presidi tedeschi.

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Gruppo di partigiani della Divisione “Garibaldi – Osoppo” a Savorgnano del Torre, estate ’44

 

        Fu comunque accanita la lotta per scacciare i nazifascisti, dolorosissime le rappresaglie, con incendi dei beni, violenze di ogni tipo sulla popolazione(eccidio di Malga Pramasio!)       Quando, col prezzo de sangue e dei lutti il territorio fu liberato,( 2850 Kmq. – esclusi Tolmezzo e Amaro -38 Comuni cui si aggiunsero Lorenzago e Sappada in Prov. di Belluno ), il percorso per darsi un Governo Unico della Repubblica di Carnia non fu affatto facile e  certamente lento.  Se con l’arma in pugno il sinergismo fra garibaldini ed osovani fu concreto ed efficace, la profonda diversità di vedute ideologiche e di prospettiva, produsse contrasti vivaci ed ostilità che non si rimargineranno e che saranno causa anche di accadimenti sanguinosi durante l’inverno.   

 

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dislocazione delle formazioni               garibaldine  nell’estate del 1944

 

                                                                                      

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                                                                                       La Zona  Libera di Carnia
 Fu solo alla metà di agosto, quindi che maturarono gli accordi per la creazione di una Giunta di Governo, sottoscritti il 21 agosto ’44, con insediamento dell’organo unitario  ad Ampezzo.  Con una forza di 3500 partigiani vengono affrontate le battaglie di settembre; nei primi giorni del mese viene lanciato un attacco al presidio cosacco di Nimis, forte di 700 uomini, che dopo qualche ora abbandona la cittadina, lasciando sul terreno  decine di morti, ed un bel bottino di armi e cavalli.  Nella seconda sttimana 300 partigiani vanno all’assalto del presidio di Povoletto ( 200 carabinieri ed un trentina di militi fascisti); trentuno sono i morti fra i C.C ed   fascisti, 193 i prigionieri fatti, che accetteranno di combattere nelle file della Divisione.                                                                                   La ” Repubblica di Carnia” non durò molto, a differenza della Zona Libera che resistette per oltre due mesi. La Giunta di Governo aveva allo studio decreti di emergenza per la disoccupazione, la manutenzione stradale ed il ripristino di servizio postale  e comunicazioni, sulle priorità sanitarie e veterinarie.                                     La partecipazione ed il contributo  delle comunità locali  era stato indubbiamente forte, ma quando tedeschi, fascisti e cosacchi scatenarono il rastrellamento generale il 27 settembre, la Giunta fu impedita di ogni possibilità di operare.  Il 10 ottobre 1944 la rabbiosa preponderanza nemica sancì l’esaurimento del generoso esperimento di dare continuità al ritorno del popolo friulano alla democrazia.,,,,,,,   
         
Prima di diffonderci sugli accadimenti che seguirono, fra l’autunno e l’inverno, è bene fare qualche cenno  al “Kosakenland”.  Alla fine di agosto, migliaia di cosacchi e caucasici( calmucchi,ceceni,turcomanni..) che avevano collaborato con le truppe germaniche durante l’invasione dell’URSS – e che ad essi si aggregarono nella ritirata che seguì Stalingrado furono insediati in Carnia con il compito di tenere libere le vie di comunicazione verso l’Austria. Fu loro assicurato che, in caso di impossibilitato ritorno alle loro terre (sic!)   avrebbero qui avuta una patria alternativa.  Giunti con cavalli, famiglie, carriaggi e cammelli, si dislocarono su un territorio da cui spesso scacciarono la popolazione, per appropriarsi di bestiame, stalle ed abitazioni; non mancarono sangue e violenze d’ogni genere. Alcuni comandanti erano noti come ex-ufficiali “bianchi” della Guerra Civile russa (Krasnof). Si è valutato che ai 40.000 cosacchi si unissero 30.000 russi comandati dall’ex-generale sovietico Vlasov e 3.000 georgiani a capo dei quali era il colonnello Fridonio Zuiukize. Le vicende che li coinvolsero sono macchiate da ogni sorta di orrore della guerra: crudeltà, tradimenti, trattative segrete ed ogni rovesciamento di alleanze, nel precipuo fine di salvare la pelle e di non essere consegnati all’Armata Rossa alla fine del conflitto. Nella primavera( maggio ’45 ) pochissimi sfuggiranno e riusciranno ad occultarsi fra le omertose braccia degli alleati anglo-americani, che ne avevano utilizzato il rovesciamento di schieramento(con altre promesse!) al fine di evitare che la tenuta delle forze tedesche sui passi e nelle alte valli,ne ritardassero l’avanzata verso Nord, il che avrebbe consentito ai sovietici di avanzare verso Ovest su tutta l’Austria.  Molti furono fucilati  nei giorni immediatamente successivi al ripiegamento ed alla consegna all’Esercito Rosso;Cinque ufficiali si suicidarono, la quasi totalità di quanti sopravvissero al conflitto finirono i loro giorni nei campi di internamento in URSS e gli ufficiali furono tutti fucilati per diserzione ed alto tradimento.    
download (1)    Per le fonti che riguardano questo specifico argomento  suggeriamo:Sgorlon        download (2)
                                                                                                                                                            download

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Vasta è la documentazione on-line, e ci permettiamo unicamente qualche segnalazione:  

http://www.carnialibera1944.it/documenti/occupazionecosacca.htm

http://www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/Kosakenland.htm

http://www.lintellettualedissidente.it/storia/kosakenland-la-tragedia-sconosciuta-dei-cosacchi-zaristi/

http://www.carnialibera1944.it/documenti/kosakenland/Carnia%20Kosakenland.pdfhttps://

Fine della Zona Libera, si scioglie il Comando Unico “Garibaldi – Osoppo”                                                                                                                        

          …..Per due giorni i reparti partigiani riuscirono a contenere l’avanzata nemica, scatenata il 27 settembre da molte migliaia di tedeschi, fascisti e cosacchi, dotati di consistenti mezzi corazzati ed appoggiati da un treno blindato dislocato sulla linea ferroviaria Pontebbana.  Il 29 lo sganciamento delle due brigate garibaldine avvenne ordinatamente, pur nel fuoco di combattimenti; la 2° torna nell’alta Valle del Torre, la 1° defluisce verso il Collio.   Ben più caotico il ripiegamento della 1°  brigata osovana; vi è chi abbandona le armi, molti si sbandano e, solo al prezzo di numerosi morti e prigionieri, riescono ad uscire dall’accerchiamento. Rioccupata la Zona dai tedeschi (10 ottobre ’44), questi sfogano la loro rappresaglia su Attimis, Nimis,   Faedis, e Sedilis con esecuzioni, deportazioni( oltre 200 abitanti), ed i centri abitati incendiati.     File0028

Attimis, dopo l’incendio per rappresaglia del 29 settembre   

Dopo il rastrellamento la situazione sul terreno era molto modificata, ed i  comandi non riescono più, per divergenze sul come riorganizzare le forze e condurre la lotta nella stagione invernale,a mantenere un Comando Unico. Se i garibaldini perseguono l’unitarietà operativa con l’ “Osoppo”, per rinsaldare i legami con i partigiani sloveni (contando su armi, rifornimenti e strutture sanitarie), gli “osovano” sono estremamente scettici sulla continuità della lotta – nei rigori invernali – e non vogliono  alcun rapporto di cooperazione con gli slavi. Mentre  quelli della “Osoppo”  si trasferirono sulla pedemontatna orientale, la Divisione Garibaldi “Natisone” resta l’unico reparto a presidiare il territorio compreso fra l’alta Valle del Torre ed il Collio goriziano, con 2000 combattenti riorganizzati su tre brigate.
 File0027 clik!  per ingrandire                                                                                                 E’ in autunno che gli jugoslavi ( Fronte di Liberazione) interrompono la collaborazione con il CLNAI, riprendendo la rivendicazione della sovranità sul Litorale e sulle città di Gorizia e Trieste. La cooperazione militare riceve dei contraccolpi sul Collio, ove operano formazioni delle due nazionalità.  La Divisione “Natisone” rifiuta di porsi agli ordini del IX Korpus ed i comandanti fanno riaprire – con intuibili tensioni – le scuole italiane, oltre che pretendere la libertà  dei giovani di scegliere in quali reparti combattere. Il 29 settembre ’44, quando il Comando Generale dell’Esercito di Liberazione della Slovenia scioglie il Comando paritetico italo-sloveno della Brigata “Trieste”  – dislocata sul Carso  e nella Selva di Tarnova –  questa viene inglobata nella 30° Divisione slovena,   per un periodo transitorio di non operatività; il distaccamento del Carso passò invece alle dipendenze della 2° Brigata del Corpo di Sicurezza Nazionale( Polizia Militare).    Non vogliamo qui diffonderci sull’evolvere delle vicende che portarono alcuni battaglioni italiani in territorio sloveno, con un inquadramentonel 7° e 9° Korpus ( p.es. la Brigata “Fontanot”).  Per un approfondimento cronologico e di dettaglio, su questo aspetto, rinviamo a “Terra di frontiera” di Luciano Patat  edito dal Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale “Leopoldo Gasparini” – Gradisca (GO).                  

                             E venne l’inverno                                                                                                                                                   

…..Alla fine di ottobre giunge al comando della “Natisone” Aldo Lampredi, membro del Comitato Centrale del PCI e la situazione si modifica. Il 6 novembre una delegazione della Garibaldi, nella zona liberata di Circhina, sigla un accordo con cui la Divisione italiana viene posta alle dipendenze del IX° Corpo d’Armata sloveno, senza condizionamenti politici,,né l’accettazione di rivendicazioni territoriali. Pertanto l’unità, riconosciuta come formazione facente parte della Resistenza italiana, alle dipendenze politiche  delle Brigate Garibaldi e del CVL, combatterà con le proprie insegne nazionali, agli ordini del IX° Korpus.  Alla fine di dicembre la “Natisone”  riceve l’ordine di trasferirsi in territorio sloveno; le 3 brigate, “Buozzi”,” Picelli” e “Gramsci”, forti di 1500 uomini, si mettono in marcia alla vigilia di Natale. Fra difficoltà di attrezzature, asperità di percorsi sconosciuti, imboscate e necessità di muoversi prevalentemente di notte – per l’incombenza di tedeschi e domobranci,( le milizie collaborazioniste slovene), si riordineranno dopo 12 giorni di marcia a Jesenica e Zakriz                                                                        File0037

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             clik!  su foto                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Suhor (Slovenia) 17 dicembre 1944. Costituzione della Brigata “Fontanot” 

                                                                                                                                                                 

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                                                      Zakriz – Gennaio 1945. Il Comando della Garibaldi “Natisone” incontra la missione sovietica.
                                                                                                                                                   ortis_dironco_verri_bn_did                                                                                     di vedetta sull’Ortis innevato                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

                                                                                              

 

L’eccidio di Porzus  

Se sulle Langhe e nelle vallate piemontesi delle Alpi occidentali non mancarono tensioni ed episodi cruenti, fra garibaldini e formazioni autonome o di orientamento monarchico, fu certamente  in questa parte d’Italia che le condizioni “ambientali”  produssero le più laceranti divergenze, lacerazioni e scontri armati. Delle reciproche pregiudiziali politico-ideologiche abbiamo già detto, e queste vennero acutizzandosi con la ritirata nazifascista dai Balcani e l’avanzata verso Occidente dell’Esercito di Liberazione Jugoslavo… che poneva con la forza dei fatti la nota questione dei futuri confini. Si sommarono, in questo processo, anche alcuni “segnali” che ebbero un effetto detonante direttamente fra le unità schierate in prossimità della frontiera prebellica. Citeremo solo la scoperta di contatti segreti fra fra alcuni esponenti della “Osoppo” ed alcuni ufficiali della Xmas del presidio di Palmanova, e la denuncia di Radio Londra, che in uno dei suoi messaggi serali indicava Elda Zucchetti fidanzata di un partigiano osovano – quale spia dei repubblichini.                                                                                Proponiamo una sintesi degli avvenimenti raccolta nella scheda elaborata da Luciano Patat , compresa nel suo summenzionato volume :                                File0039
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     clik! per ingrandire                                                                                                 

 

                                 Nel concludere la serie di articoli che abbiamo proposto nel 2015 desideriamo risparmiare, a quanti ci seguono con qualche costanza,  ulteriori suggerimenti.  Con l’augurio che il 2016 non peggiori quanto ci ha già elargito l’anno che muore……la redazione si prende qualche giorno di distrazione!!