Archivio | novembre, 2015

15 anni fa moriva CLAUDIA BANCHIERI PAJETTA

21 Nov

Chi era

Claudia Banchieri, nata il 6 ottobre 1916 a Quero (Belluno), veniva a mancare il 23 novembre 2000 in Firenze.      Nell’attività politica clandestina in Francia fu “Vera” ed “Anita” durante la lotta di liberazione in Italia. Seconda di 7 fratelli, tutti politicamente impegnati nelle fila del Partito Comunista, parteciparono alla Resistenza.

Nel 1925, constatata l’impossibilità di restare in Italia senza correre rischi altissimi (dopo aver subito due aggressioni dalle squadracce fasciste) il padre Giovanni riparò in Francia (Tolosa, Odars), prima con i figli maggiori (Giuseppe e Claudia) che contribuiranno con saltuari lavori ad arrotondare le magrissime entrate e, nel 1928 trasferirà tutto il resto della famiglia.  Sul finire del 1929 Giovanni trova un appartamentino in affitto nella banlieu parigina, ed agli inizi del 1930 avverrà il trasferimento a Stains . I figli in età si inseriranno nelle opportunità di lavoro che la capitale offre agli immigrati. Il capofamiglia, fiancheggiato dal maggiore dei figli – il diciottenne Giuseppe – riuscirà qui a meglio coprire la propria attività antifascista in direzione della emigrazione italiana, che in quegli anni superava in Francia le 600.000 unità(miniere, edilizia, carpenteria, servizi della ristorazione). Il figlio Giuseppe troverà lavoro in una tipografia ove si stampa materiale di propaganda antifascista e più tardi anche l’Unità clandestina, mentre Claudia trova lavoro come lavorante in un atélier di moda e poi in fabbriche parigine.

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Possiamo sistematizzare il percorso di vita di “Vera /Anita” sino alla Liberazione, aprendo questa finestrella dedicata ai componenti la famiglia Banchieri.  

 

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    Scrive Claudia, in un italiano che risente dei lunghi anni di emigrazione in Francia:        File0019

 

 

 

 

 

 

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Nel dopoguerra, Claudia, darà per vari anni il proprio contributo nelle organizzazioni  unitarie del movimento femminile e degli ex-partigiani( UDI, ANPI), in compiti di grande delicatezza affidatele da sezioni di lavoro della Direzione del PCI, conciliando il tutto al meglio dei suoi compiti di madre e sostenendo, per oltre tre decenni, una faticosa logistica   imposta da una non facile convivenza con la dinamica degli impegni di un dirigente comunista come Giuliano, che sino agli ultimi anni viveva con la valigia pronta, per condurre la sua attività fra gli emigranti italiani nei quattro angoli del pianeta.                                                                                             Grazie e Ciao Claudia!

 

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Il secondo inverno partigiano – parte 4

17 Nov

Fra la risaia e l’alpe, la dura guerriglia contro i nazifascisti.                      

Bisogna indubbiamente considerare tale il territorio compreso, fra le estensioni vocate alle coltivazioni risicole ed all’allevamento zootecnico della Lomellina,delle province di Novara e Vercelli da un lato, ed il sistema collinare-montano  dell’alto Canavese e Biellese che, unitamente alla Valsesia, vanno a costituire le propaggini della catena del Monte Rosa.  Chi voglia meglio comprendere quanto sia strategica  questa area geo-economica e, pertanto, l’ossessione germanica di volerne avere il pieno controllo dislocandovi ingentissime forze, deve considerare che, oltre alla elevata e vitale attività che è alla base della sussistenza (carne,latte, cereali, formaggi, foraggio, riso, grassi animali), si tratta altresì di una vasta zona di pianura e colline con diffusa imprenditoria (lanifici,tessiture, filature, cartiere, trattamento primario del legname). Tutto ciò compreso in una fitta rete di grandi vie di comunicazione stradali e ferroviarie, nonché da un vero e proprio pettine di vie d’acqua che dalle alte cime dei monti piemontesi si gettano nel Po.   Si può ben comprendere come, alle soglie dell’inverno, in quella parte del Piemonte centrale attacchi e sabotaggi della guerriglia partigiana si fossero notevolmente intensificati e, di conseguenza, il territorio fosse sottoposto alla costante pressione dei rastrellamenti, per i quali i nazifascisti impiegarono da 20 a 30 mila uomini e non lesinarono l’impiego di armamenti pesanti e mezzi corazzati. Da parte dei patrioti si trattò di attacchi fulminei, di piccoli e grandi colpi condotti contro convogli di rifornimenti e soldati, con il minamento di viadotti, di reti dell’energia elettrica e ferroviari, attuati per la più parte da formazioni insediate sul territorio.
File0005    Clicca per ingrandire!       Indubbiamente da quelle parti   il Proclama del Gen. Alexander per una ” stasi invernale” non ha trovato accoglienza favorevole e, per averne una idea appropriata, suggeriamo la lettura di “Attacchi ai convogli”, tratto da    “Il Monterosa è sceso a Milano” di Pietro Secchia e Cino Moscatelli   – Edizione Einaudi – 1958 , pagg. 464-469.  
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      tracciato   in rosso  il percorso del ripiegamento della 109° Brig. Garibaldi  ” Piero Tellaroli” poi “Valle” della XII° Divisione “Nedo”.                   

I tedeschi ed i fascisti non hanno più una sola linea ferroviaria o stradale sulla quale possano transitare in sicurezza. A documentare la preoccupazione e la mobilitazione eccezionale che la situazione provocava a quei comandi, sono due particolari episodi. 

a) Il 14 dicembre del ’44, il prefetto repubblichino di Novara, alla testa di 3000 uomini dotati di artiglieria da campo ed appoggiati da due treni blindati, muovono all’attacco delle posizioni partigiane nella zona compresa fra Oleggio, Borgomanero ed Arona, nella fascia orientale del Piemonte limitata dal Ticino e dal Lago Maggiore, con l’obbiettivo di compierne un accerchiamento distruttivo. Le formazioni garibaldine della Valsesia, coinvolgenti  gran parte della 118° Brig. “Servadei” e contingenti della 81° Brig.  Volante Loss, ingaggiano una battaglia di movimento che i tedeschi non si attendevano ed alla quale reagiscono colpendo la popolazione civile, distruggendo ed incendiando stalle , abitazioni e cascinali. La preponderanza delle forze schierate dal nemico costringeranno i partigiani ad un ordinato ripiegamento.Considerata l’importanza strategica  che i fascisti avevano assegnata all’operazione, e  per il fatto che scaramucce più o meno ampie tennero impegnate le forze del Prefetto per vari giorni a seguire, le perdite dei garibaldini possono considerarsi relativamente lievi:10 furono i caduti, 23 fra dispersi e prigionieri, una trentina i feriti lievi. E la neve cominciava a scendere!   b) Il giorno 20, uomini della 84° Brig. Garibaldi “A. Musati” tendono un agguato e centrano una macchina con a bordo il comandante delle forze tedesche operanti in Valsesia ( le medio alte province di Novara e Vercelli). Due ufficiali nazisti rimangono feriti, solo il sopraggiungere di un blindato di scorta salva gli occupanti del veicolo.  Durante il 1944, i lanci di armamenti ed RT furono veramente pochi in Piemonte orientale (malgrado gli accordi che prevedevano un forte impegno, specialmente per la Valdossola), ed altrettanto scarse furono le missioni alleate paracadutate su quella area operativa.  La prima missione (“Cherokee”), guidata dal Mag.re Mc Donald fu lanciata sulla Serra in primavera, una cresta collinare che innalzandosi dolcemente verso Nord separa il Biellese dal Canavesano. Il capo missione non nascose gli ordini ricevuti: ignorare le unità garibaldine!  Ciò, però, si dimostrò presto impossibile, vuoi perché le formazioni  garibaldine costituivano la quasi totalità delle forze combattenti in quei territori, sia perché l’atmosfera di collaborazione ed efficacia operativa si manifestarono assai elevate.     Mc.Donald, fatto consapevole delle esigenze pressanti causate dal sopraggiungere dell’inverno (esplosivi resistenti al gelo, coperte, alimenti proteinici e calorici) un giorno si lasciò andare: “La sola delle informazioni nostre corrispondente a verità – disse – è che i vostri comandi sono quasi tutti composti da Comunisti”.  Nell’ inverno ’44-’45, gli ex-prigionieri di varie nazionalità del Commonwealth rimasti a combattere, con formazioni verso le quali gli anglo-americani non lesinavano pregiudiziali politiche, furono un tramite prezioso per il superamento di diffidenze e l’attivazione di una preziosa cooperazione. Questo insieme di elementi , quando fu diffuso il proclama del Gen. Alexander, aveva destato una notevole irritazione nello stesso Mc.Donald, che si fece tenace propugnatore dell’intensificazione delle iniziative contro l’occupante. Per le forti pressioni della commissione inglese per l’Alto Piemonte verso i propri comandi, fu finalmente effettuato un grosso lancio (impiegando 18 aerei) di armi automatiche e mortai di vario calibro.                                                                                                                                File0008
                             Rastrellamento  invernale in Valsessera ( Biellese Nord-orientale) 
Il lancio fu effettuato in pieno giorno  sul territorio del comune di Soprana (Biella), con una dislocazione massiccia di forze delle 12° e 5° Divisioni Garibaldi ( “Nedo “ e “P. Maffei”  ) volta a bloccare ogni accesso all’area del lancio da qualsiasi attacco repubblichino.  L’inverno si presenta con tutto il suo rigore e molto critiche si fanno  le condizioni per l’alimentazione ed i medicinali. I tedeschi ed i corpi della RSI, mentre elaborano piani per una  campagna di rastrellamenti che costringano le formazioni partigiane allo sbando ed a ritirarsi verso quote alpine prive di ogni riserva di sussistenza, rafforzano con opere murarie i loro presidi, sempre più soggetti ad attacchi e minamenti da parte dei patrioti.   Intere pagine di bibliografia dedicata alla lotta condotta in quelle terre, raccolgono gesti di generoso sacrificio, di azioni che tolgono sicurezza al nemico, anche nei suoi quartieri, condotte rapidamente e solo da posizioni vantaggiose, per poi disperdersi e rientrare alle loro basi o bivacchi.      File0010                                           
 Sosta  nella neve, per sfuggire all’accerchiamento nemico     

Ci limitiamo a richiamare alcuni episodi che danno una idea dello stato d’animo della popolazione e dei combattenti in quel periodo particolarmente ostico della lotta di liberazione.           A Vallemosso (nel Biellese) gli operai delle industrie laniere,sempre il 14 dicembre, proclamarono uno sciopero con  rivendicazioni salariali e per ottenere legna e carbone da riscaldamento; i fascisti del presidio attaccano i lavoratori per intimorirli e  respingerli negli opifici. Una pattuglia partigiana preavvisata interviene ricacciando i fascisti nel loro fortilizio.   Con l’inverno i tedeschi sentono prossima l’offeniva alleata sulla Gotica , necessitano di trasferire truppe su quel fronte ma ne sono fortemente ostacolati dall’azione partigiana condotta nelle zone a forte organizzazione ed efficacia operativa delle brigate piemontesi.  Per questo tentano, con il favore della cattiva stagione, pianificando copiose azioni di rastrellamento e tentando di ingaggiare combattimento in campo aperto, di assestare un colpo decisivo alle forze della resistenza. I partigiani, di fronte alla dislocazione di oltre 20.000 nazifascisti concentrati fra la bassa Valle d’Aosta e la Valsesia, attuano colpi a sorpresa, minamenti, sabotaggio di linee ferroviarie, telefoniche e dell’energia elettrica, ma quando le condizioni ambientali e la potenza di del nemico lo impongono si ritraggono e fanno trovare il vuoto al nemico avanzante.                                                                                   Sabotaggio a convogli  ferroviari nella pianura padana                                                                  File0009E’ quanto accade quando scatta il dispositivo con cui l’occupante, la notte del 3 gennaio 1945 tenta di chiudere – con una manovra a tenaglia – l’intiero Biellese, investendo le forze garibaldine delle 75° e 76° Brigate, appoggiate dalla 2° Brig.”Gardenini” della  2°Div.ne Garibaldi  del Canavesano-Val di Lanzo. In dieci giorni queste forze, passate nel Canavese dopo aver abbandonata la Serra, si ridislocano in parte nel Vercellese (La Baraggia e nella zona di Cossano Canavese) e,la maggior parte, rientrando a marce forzate nei territori biellesi da cui si erano mosse.  Vale segnalare l’impresa della 109° Brig. Garib. “Tellaroli /Valle” che, partita nella notte del 6 gennaio da Flecchia (Comune di Pray), nell’alto Biellese, marciando per tre notti in una neve che superava costantemente i quaranta centimetri, costeggia il Canale Cavour, giunge a Crescentino e si porta sulle prime colline del Monferrato, per attestarsi poi nella zona di Cocconato e Pica d’Asti. Cento chilometri percorsi con perfetto ordine e disciplina!  La campagna invernale si protrarrà, fra mille difficoltà e tante azioni volte a contrastare la poderosa macchina offensiva del nemico.  L’autostrada e la linea ferroviaria Milano-Torino si propongono con costanza quale scenario di agguati ed attacchi, di ponti fatti saltare.  Possiamo ricordare l’interruzione della linea MI-TO fra Olcenengo e San Germano Vercellese, da parte di una squadra della 75° Brig. “Maffei” mentre una seconda -negli stessi giorni- mina con successo i piloni dell’alta tensione alla periferia di Vercelli.  In quelle giornate una pattuglia garibaldina, unitamente ad alcuni  ufficiali inglesi della “missione Patt” fanno saltare il ponte ferroviario di Quincinetto, sulla Torino- Aosta.  Le vicende del rastrellamento subito e sofferto dalla 2° Brigata della V° Divisione “P. Maffei”  alla fine di gennaio(errori tattici, posizioni sfavorevoli, provocazioni ed insofferenze disciplinari e separatismo di formazioni) – cui facevamo riferimento dianzi – indussero il Comando a disporne il trasferimento nel Canavese.  Il nemico, che ritiene giustamente che sulla Serra sia concentrato il grosso delle forze partigiane (572 uomini della 75° e 182° Brigata, oltre a 200 effettivi della 76°Brigata valdostana ), attacca con estrema determinazione e ricchezza di armamenti.    La 76° “Ivrea”  era comandata da WALTER FILLAK   “Martin”, un giovane di notevoli capacità tattiche, di maturo spirito antifascista, amato dagli uomini della formazione che guidava con capacità di comando ma anche con spiccata sensibilità umana. Già comandante della VII° Divisione valdostana – operante prevalentemente nel Canavese ed alta Val di Lanzo   aveva assunto il comando di quanto rimaneva della 76° Garibaldi “Togni” costituitasi quando, nell’estate del ’44,andavano l’ingrossandosi le file partigiane.  Alpino, e subito partigiano in Liguria nel settembre del ’43, riparato per drammatiche vicende in Svizzera, ove venne internato per vari mesi, aveva poi ripreso la lotta nella zona di Cogne e Champorcher. Passato al comando della rinnovata 76°Brig.Garibaldi “Ivrea”,dalla lezione subita nei rastrellamenti del primo scorcio invernale, prese contatti con le formazioni della 75° Brigata Garibaldi, di cui ebbe ad apprezzare l’armonia e la disciplina dei combattenti e dei quadri, in larga maggioranza operai biellesi, ritornò la fiducia che andò rafforzandosi combattendo spalla a spalla con la 75° in aspri combattimenti contro unità della Div.ne “Littorio” della RSI.                                                                                      

    L’eroica,tragica morte di Fillak                                                                                                                                                                                                                                                           Alla fine di  gennaio del 1945 si verificò l’episodio più tragico della vita della 76° Brig., che ne pose a rischio l’annientamento. Un battaglione tedesco, guidato da un traditore, nella notte catturò l’intero comando nella sede stessa di Lace, frazione di Donato Biellese.   Vano fu il tentativo del vicecommissario di  brigata Diego Prella “Nerio”, fuori zona al momento della cattura per una missione, di  raccogliere una squadra fra i partigiani in ripiegamento disordinato e tentare con questa di liberare i compagni tendendo un aguato fra le casine di Donato.  Due giorni più tardi ingenti  forze nemiche ripetono l’attacco alla 76° priva di comando: un giorno di combattimento e poi un ripiegamento notturno.  Intanto, i partigiani catturati vengono trasferiti a Cuorgnè, in provincia di Torino, seviziati e condannati al capestro. L’esecuzione di  Luigi Gallo” Battisti” commissario di Brig.-   avverrà di notte a Ivrea,per celare alla popolazione gli effetti della tortura; W.Fillak, tanto forte e sereno, da destare l’ammirato stupore degli aguzzini stessi, fu fucilato il 5 febbraio 1945.    Ad un sacrificio tanto grande bisognava reagire…e la 76° Brigata Garibaldi si rimise presto in piedi!   

                                                                                                                                                                                                                 Lettera al padre…..                        File0007
 
   …. e alla  a madre                            ”  Mia cara mamma, è la mia ultima lettera.Molto presto verrò fucilato. Ho combattuto per la liberazione del mio paese e per affermare il diritto dei comunisti alla riconoscenza ed al rispetto di tutti gli italiani.                  Muoio tranquillo perché non temo la morte. Il mio abbraccio a te e Liliana. Saluta la mia fidanzata Ines.Addio.Walter.”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            clik per ingrandire!

Fillak

 

 

 

Come abbiamo avuto modo, altre volte, di puntualizzare, quella che da oltre due anni stiamo proponendo alla lettura dei più pazienti fra i nostri visitatori, non ha assolutamente pretese antologiche, né il fine di una esaustiva esposizione di accadimenti  sui territori che hanno vissuto la Resistenza. Quella che abbiamo considerato in questo articolo è certamente una parte del Paese che ha dato un enorme contributo alla sconfitta del nazifascismo in Italia e, pertanto, chiunque può comprendere come il diffonderci sugli eventi, con esauriente sistematicità, avrebbe comportato un’opera ben più voluminosa e complessa di quanto fosse nei nostri propositi originari, con la certezza di riproporre molte cose già ben scritte e testimoniate! Ci limitiamo quindi ad indicare qualche fonte, sicuramente significativa per un approfondimento, lasciando a chi ci legge tutto il vasto campo della ricerca bibliografica, testimoniale……….. 

Riteniamo estremamente utile, al fine di meglio comprendere il crescendo di efficacia della lotta di liberazione, nell’area compresa fra le province di Vercelli e Novara, il cambiamento di natura e l’intensificarsi delle operazioni condotte dalle formazioni partigiane in quei territori, ed il contestuale accrescersi dello stato di allarme che andava  manifestandosi nei comandi repubblichini, segnalare al lettore l’indirizzo per accedere ad un  testo di editoria elettronica pubblicato dall’Istituto di Storia della Resistenza del Biellese, Vercellese e Valsesia , in cui sono minuziosamente elencati i rapportini dei presidi locali della Guardia Nazionale Repubblicana ai Comandi superiori regionali. Ci paiono particolarmente significativi i “referat” compresi fra il mese di novembre 1944  e la vigilia della Liberazione!            http://www.storia900bivc.it/pagine/editoriaelettronica/notiziarignr.pdf                                                                                                                                                                                                                      

Pur non trascurando “Il  Monterosa è sceso a Milano”  di  Pietro Secchia e Cino Moscatelli –  Einaudi  Editore –  1958    che per la universalità dell’opera( trattazione dell’intero periodo bellico, la descrizione degli accadimenti nelle tre valli affidate al comando lombardo delle Brig.Garibaldi, una stesura del volume a caldo attingente a copiose testimonianze ed a rapporti in molti casi non rivisitati, pecca di alcune imprecisioni cronologiche e della carenza di dettagli sugli eventi),  ci permettiamo di suggerire, di Cesare Bermani, la trilogia “L’esperienza dei garibaldini in Valsesia”, acquistabile “on line”, accedendo a :                     http://www.unilibro.it/libri/f/argomento/brigate_garibaldi