Archivio | settembre, 2015

A 25 anni dalla morte di Giancarlo Pajetta “Nullo” e “Mare”, membro del Comando generale delle Brigate Garibaldi nella lotta di Resistenza al nazifascismo

10 Set
                     Giancarlo  25                  Giancarlo  25
Giancarlo  25

 

                                                                                                                                                                                                                                                                             Clicca sulle immagini per  ingrandire!

 

 Giancarlo  25

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il secondo inverno partigiano – parte 2

4 Set

Cadono le ultime zone libere

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Il 20 ottobre 1944 Nizza Monferrato, che era stata la libera capitale di quelle terre astigiane, viene attaccata da 700 effettivi della Wehrmacht dotati di artiglieria da campagna e di mezzi blindati. L’ azione congiunta delle 78° e 98° Brig, Garibaldi oppone ferma resistenza e, col calare delle ombre gli attaccanti desistono.
 Davide Lajolo “Ulisse” con un gruppo di garibaldini a Nizza Monferrato
L’indomani, con decisione del Comando generale delle Brig.te Garibaldi la 78° e la 98° vennero a costituire la 8° Divisione Garibaldi – Asti. L’attacco del nemico si ripete il 4 novembre senza successo e nei giorni che seguono vi è una stasi delle operazioni naziste, durante la quale trapelano notizie di consistenti ammassamenti di truppe e mezzi cingolati provenienti da Alessandria. Sarà nella notte fra il 2 ed il 3 dicembre che avanguardie nemiche varcano il fiume Tanaro nel settore più difficile, e quindi il più sguarnito, dello schieramento partigiano. Dopo una resistenza di poche ore, all’alba, 10.000 nazifascisti dotati di tanks e di un treno blindato, attaccavano da più direttrici. Pur essendo state coinvolte nel piano di difesa altre tre brigate garibaldine ( 45°, 101° e 102°), col favore della nebbia e della potenza di fuoco, i tedeschi stabilivano una testa di ponte oltre il Tanaro : al comando del Raggruppamento  Divisioni Garibaldine del Monferrato – alla cui guida durante le operazioni era Davide Lajolo “Ulisse”– non rimase che dare l’ordine di sganciamento di tutte le formazioni verso le Langhe. Veramente minime, seppur dolorose, le perdite sul terreno. Nel pomeriggio Nizza M. cadeva nelle mani delle soverchianti forze tedesche e, con essa, la Zona libera del Monferrato che i partigiani avevano presidiata dalla fine di agosto.
           Sin dal giugno ’44, vasti territori dela 5° Zona Operativa, che come abbiamo accennato in un precedente articolo ( “Nelle valli senza tregua l’Italia riconquista la propria libertà”  del 16.2.2015 ), si estendeva  lungo la via Emilia ed il corso del Po sino a Piacenza, in un’area geografica attraversata da torrenti ed affluenti dello stesso, ed in una zona collinare elevantesi verso  quote significative ( M.te Penice/1100 mt. e M.te Lesima 1700 mt.), erano già sotto il controllo delle formazioni partigiane. Chiunque si soffermi su una cartina della zona, non potrà non constatare che, comprendendo essa la Val Trebbia, la zona di Bobbio e le propaggini del Penice, vi insistano arterie e snodi stradali strategici, fra città, centri industriali,ed aree ad alta produzione agroalimentare,strategici per l’occupante.

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 Il ritorno in forze del nemico in questa area investì particolarmente l’Oltrepò pavese, costituitosi in zona libera dal luglio a tutto il settembre ’44. Fra il 10 ed il 24 di questo mese vi furono scontri, defezioni dalla Monterosa e di un plotone di cecoslovacchi arruolati nella Wermacht, oltreché gli episodi cruenti di Zavattarello e Varzi, che portarono alla conquista di questo presidio, costringendo i repubblichini a ripiegare su Voghera. Iniziata il 23 novembe  con l’impiego di oltre 10.000 uomini, la vasta operazione nemica fu condotta dai reparti dalle Divisioni Italia e S.Marco della RSI, dalla 162° Divisione turcomanna (arruolata fra i disertori caucasici dell’Armata Rossa) e dalla 5° Divisione da montagna germanica. Le forze partigiane ammontavano a poco più di 2500 combattenti – in chiara inferiorità di armamento -che resistono e contrattacano. Il 28 novembre, la nebbia e la pioggia che imperversano sul terreno, favoriscono le operazioni del nemico; Il comando della 5° zona designò allora la 3° Brigata Ligure (in gran parte composta da patrioti che provenivano dal versante del retroterra, che va da Sestri Levante al genovesato, a contrastare gli attacchi che miravano a circondare la Brig. Capettini che, soggetta ad una pressione rabbiosa dei corpi tedeschi, operava nella zona del Monte.Penice. La pressione del nemico e l’esperienza dei suoi reparti ad operare su rilievi montani, costringono le formazioni patriottiche al ripiegamentto (27 novembre ’44). Nei giorni successivi i nazifascisti occupano Varzi e Bobbio. Formazioni delle Brigate Crespi e Capettini tentano contrattachi sui presidi persi, ma il sopraggiungere di colonne tedesche autotrasportate le costringono a ritirarsi (5 dicembre). Le condizioni meteologiche sono orride, il nemico è sempre alle costole e, con forze prepoderanti, attacca Monteforte e Castellaro ( 12. dic.). Le brigate Capettini e Casotti ne contrastano l’avanzata con notevole tributo di sangue.  Ci si ritrae per evitare l’accerchiamento e, nelle ore successive, sarà l’intera 3° Divisione Aliotta a ritirarsi verso quote più elevate. Il comandante della Divisione, Domenico Mezzadra “l’Americano”, scriverà, nella sua relazione sugli avvenimenti:
File0331   rastrellamento invernale nella zona di  Bobbio  File0334 clicca per ingrandire!         

Autonomismo e separatismo in Val d’Aosta

L’efficenza organizzativa della lotta di liberazione valdostana, ed i successi che l’avevano portata a liberare importanti vallate (Valtournanche, Valsavaranche,Valpelline), dopo aver sostenute grosse e cruente battaglie durante l’estate, indussero i tedeschi a lanciare in ottobre una vasta controffensiva in quella regione.  Come in altri territori di frontiera, il fascismo aveva provocato una inevitabile reazione autonomistica e risvegliato sentimenti di appartenenza etnico-linguistici, con ovvi risvolti culturali e politici. Ciò spiega molto del rapido costituirsi di formazioni partigiane, dopo l’emergere dell’antifascismo clandestino, fra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943. L’uomo faro di questo movimento autonomista – con tratti chiaramente separatisti – fu Emile Chanoux. L’intellettuale avrebbe avuto un ruolo ben più determinante ad evitare sbandamenti nell’autonomismo militante, se non fosse stato arrestato nell’estate del ’44 e fatto morire sotto le torture. I più determinati fra i separatisti intrattennero un fitto carteggio di messaggi e di incontri con gli emissari del Gen. De Gaulle, scambi di missioni e cooperazione con l’intelligence francese (DGER) ed i comandi della resistenza d’oltralpe(FFI), lasciandone completamente all’oscuro il CLN aostano. A fine ottobre ’44 l’attacco di 10.000 tedeschi si scatenò su due direttrici (Val d’Ayas e Colle Pantaleone) assicurandosi basi per l’accerchiamento delle formazioni partigiane (non più di 3000 combattenti ripartiti nelle vallate e soggetti ad ogni genere di difficoltà). L’imponente operazione del nemico si sviluppò nell’intera prima quindicina di dicembre, provocandone lo sbandamento per la più gran parte, che dovette riparare in Svizzera e Francia. Se si fa eccezione per la Brigata Rosselli che, comandata dal Cap. Nuto Revelli, si dislocò a combattere con unità alleate sui contrafforti alpini, quanti si rifugiarono in Francia sicuri di essere accolti ed aiutati a riorganizzarsi ed armati per tornare a combattere, vennero disarmati ed internati sino alla fine del coflitto.                                  Cosa era successo?   Il CVL aveva incaricato un proprio delegato permanente –Eugenio Dugoni –presso le missioni speciali  inglese ( a Grenoble) ed USA (ad Annecy), il riarmo e l’addestramento dei patrioti,nella determinazione di non sottrarre alla lotta tali forze, cui potevano aggiungersi altri 2000 ex militari della IV° Armata travolti dai tedeschi dopo l’8 settemmbre ’43 ed internati fra Alta Savoia e Delfinato ivi trattenuti, ad avvenuta liberazione della Francia.File0332
vedette partigiane sui colli del Gran Paradiso                                                                                                                                                                                                                                              Vi fu anche uno scambio epistolare fra il CLNAI (Pomi e Pizzoni) e le missioni alleate – competenti per Piemonte e V.A – le quali manifestarono una parziale disponibilità verso le richieste italiane. Operando all’insaputa della missione inglese e del Dugoni, gli americani incaricarono la loro missione a Lugano di “scegliere” uno fra i tre comandanti partigiani dell’Ossola che avevano dovuto ripiegare in Svizzera dopo la caduta della repubblica, con l’obbiettivo di porlo al comando dei partigiani aostani divallati. Il 28.XII questi (Superti?), fu trasferito a Ginevra ed immediatamente accompagnato dal Col.Baker a Lione, da dove un mese più tardi fu….trasferito in aereo a Roma presso il Governo italiano, con la vaga motivazione che le autorità francesi esprimevano la più ferma opposizione ad ogni iniziativa di “reinserimento” dei patrioti valdostani nella lotta di liberazione della loro terra. I tremila uomini restarono così, per la più gran parte, inutilizzati sino alla fine della guerra.                                                            Fonti e suggerimenti                    Internet apre molte opportunità di documentazione, suggerimenti bibliografici, testimonianze concernenti le varie fasi della lotta partigiana nell’Alto Monferrato. Ci limitiamo a raccomandare il sito dell’Istituto Storico della Resistenza di Asti  http://www.ISRAT.it e di riproporre la lettura di  ” A conquistare la rossa primavera”  di Davide Lajolo “Ulisse” – edito dalla BUR -1975.      Di Nuto Revelli, nelle edizioni Einaudi, ricordiamo:  “Le due guerre”, “La guerra dei poveri” e “L’ultimo fronte”.  File0335

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           Ponderosa è la letteratura concernente la cruenta lotta sostenuta dalle formazioni partigiane dell’Oltrepò pavese, durante l’autunno-inverno 1944-’45.    Indicheremo:    “Io sono il daziere e lui il mediatore” – Partigiani e fascisti nell’Oltrepò pavese  di Anna Balzarro    Edito da Istituto di studi storici Gaetano Salvemini – Torino -2007                   http://www.1944-repubblichepartigiane.info/lotta-partigiana-nelloltre-po-pavese
http://www.vallestaffora.info/cultura-oltrepo-pavese-montano/articoli-oltrepo-pavese-montano-varzi-staffora/articoli-di-carattere-storico/52-primula-rossa?showall=&start=2
        Infine, qualche suggerimento concernente la lotta in Val d’Aosta:

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&ved=0CDEQFjADahUKEwiKv__CpdvHAhVE8RQKHd4nCNg&url=http%3A%2F%2Fwww.resvallee.it%2Fpublic%2Fimg%2Fpubblicazioni%2FID190A.pdf&usg=AFQjCNHqJLqAel5YnhycjCQJHnXOEgMpmQ&cad=rja

http://www.marx21.it/component/content/article/42-articoli-archivio/4268-storia-del-partigiano-alimiro-resistente-in-val-daosta.html#