Archivio | maggio, 2015

Il proclama Alexander, la porta….dell’inverno.

25 Mag

I primi fiocchi di neve che il vento portava dai monti, e la brina che cominciava ormai ad inargentare il piano, accompagnarono – in uno scenario politico-militare di cui tenteremo di tracciare il quadro – alcuni eventi bellici che segnarono in modo indelebile di qual “peso” sia stato l’apporto dei partigiani alla liberazione d’Italia, e con quali ulteriori difficoltà questo abbia dovuto fare i conti. Le illusorie speranze seminate nei due mesi dell’operazione “Olive” (26 agosto-25ottobre 1944) sulla Gotica ed i reiterati appelli alleati alla Resistenza italiana a rendere ovunque dura la vita al nemico, sino a spronare all’insurrezione popolare in Bologna, da cui i corpi dell’VIII Armata inglese era giunta a  poco più di 16    Km., le forze partigiane si trovarono a vivere una “vigilia”, per la quale non ricevevano alcun segnale di concreta iniziativa militare, né di piani operativi alleati con cui concertare le proprie azioni a nord del Po.  Possiamo parlare di una fase di inquietante incertezza, della quale i comandi tedeschi non mancarono di cogliere l’opportunità, promuovendo quella “seconda ondata” antipartigiana,cui abbiamo  richiamato in precedenti articoli.                                              Occupazione e caduta di Alba

Il 9 ottobre ventimila nazifascisti avevano scatenato l’attacco alla Republica dell’Ossola, dalla Val Canobbina e nel settore di Ornavasso, venendo così a  confutare nei fatti  quanto sostenuto dalla maggioranza del Consiglio di guerra ossolano: che pur nelle  condizioni determinatesi in Valdossola alle soglie dell’inverno, in presenza di crescenti forze militari racchiudenti ogni accesso in valle e, quindi,in necessità di porre in stallo l’azione del nemico, non ingaggiando combattimenti in chiare condizioni di inferiorità (puntando ad una criticità stagionale che neve e torrenti avrebbero certamente prodotto alla mobilità di mezzi ed armamenti dei tedeschi)….“non fosse assumibile uno stato di treguain contrasto con la parola d’ordine della guerra ad oltranza all’occupantea prescindere. La rinuncia ad acquartieramenti in piccoli centri abitati, l’obbligatorietà di spostamenti per vie impervie e lente, logistica ed approvigionamenti estremamente  difficoltosi…fecero il resto.
      Una diecina di giorni prima di tale evento il presidio repubblichino della capitale delle Langhe aveva abbandonata la propria caserma, da tempo sottoposta a ricorrente cecchinaggio da parte di effettivi della 6° Divisione Garibaldi e di formazioni autonome di “Mauri” ormai schierate ai margini dell’abitato:  il 10 ottobre le forze partigiane occupano una cittadina vuota, che presidieranno per 23 giorni, con non lievi difficoltà di convivenza ( per la marcata diversità di orientamento politico) e frequenti intemperanze, che impegnarono sovente i comandi ad evitare che degenerassero in veri e propri scontri.  Bisogna dire subito che i presupposti per occupare centri di qualche consistenza, e dare vita a“zone libere”, non sussistevano più come alla fine dell’estate; lo abbiamo già rilevato:l’assenza di grandi operazioni militari sulla Gotica, gli scenari europei, non potevano giustificare distrazioni e stallo di sorta alle armate del Reich.    Questo lo avevano ben compreso i garibaldini delle Langhe, delle cui considerazioni si era fatto interprete il Comando piemontese delle Brigate Garibaldi, che espresse un parere di inopportunità verso l’occupazione della cittadina all’interno del Comando Militare Regionale Piemontese, in cui ricopriva una posizione minoritaria.
    File0305ingrandisci con un clik!                                                                                                                              staffetta partigiana in un centro delle Langhe

 

 

 

 

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vedette sul campanile di Alba
  Il CMRP respingeva le valutazioni dei garibaldini con le considerazioni che riportiamo testualmente:

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            ingrandisci con un  clik!                                                                                                                                                                                                                   Infatti, il 7 dicembre ’44, il comandante degli autonomi, che con tanta determinazione aveva voluto l’occupazione di Alba, nell’evidente intento di giustificare la propria azione, inviò al Generale Cadorna un rapporto sconcertante, che  consentirà di meglio comprendere i tratti – a dir poco velleitaristici – delle raccomandazioni con cui la lettera del CMRP confutava la reticenza dei garibaldini a condurre l’operazione su Alba, auspicando – nel contempo – un impegno di fraternizzazione, con una parte che adduceva, a motivo del proprio operare…..la necessità di prevenire ed inibire la propensione ricorrente di altre formazioni alla prevaricazione ed al saccheggio! :      File0313
Considerando che sulla lotta partigiana nelle Langhe e sui giorni di “Alba libera” esiste una vasta bibliografia, limitiamo il  nostro suggerimento a:
         http://it.wikipedia.org/wiki/I_ventitr%C3%A9_giorni_della_citt%C3%A0_di_Alba             http://www.academia.edu/7946985/Lonomastica_Antieroica_della_citta_di_Alba_-_il_Nome_nel_testo

Bologna: la battaglia di Porta Lame

Ad ottobre ’44 le truppe alleate erano giunte a poco più di 16 chilometri da Bologna  e la liberazione della città sembrava proprio imminente quando….il Gen. Alexander lanciò un appello ai cittadini bolognesi per spingerli ad insorgere.  Ilio  Barontini “Dario”, che guidava il CUMER (Comitato Militare Emilia Romagna), al quale la situazione che andava determinandosi nell’area bolognese  impediva di allontanarsene per partecipare alla conferenza dei triumvirati innsurrezionali delle Brigate  Garibaldi , svoltasi a Milano il 5-6 novembre, scrisse nel rapporto  fatto pervenire alla conferenza :  “”….I  piani che avevamo elaborato, dopo l’appello di Alex. non abbiamo potuto metterli in atto…in quanto non è seguito assolutamente nulla da parte loro… hanno creato una attesa quasi inestricabile, che sta risolvendosi(?) solo grazie allo spirito di disciplina ed al sacrificio delle nostre formazioni posizionate nel capoluogo.  Il problema più grave, ora, è dato dal rischio di mettere a repentaglio tutto quanto abbiamo costruito….senza aver combattuto. “”   Ilio Barontini era, ovviamente, consapevole che il degenerare di qualche situazione locale avrebbe potuto indurre a ” combattere alla disperata e con scarse speranze”.  “Dario”, cui era ben presente  che non tutti i nodi, gli elementi del problema che si era andato creando, potessero essere lasciati unicamente nelle mani delle forze partigiane, fu chiarissimo anche nel messaggio inviato ad Alexander: “…Certe situazioni potranno crearsi nostro malgrado,ed allora saremmo costretti al combattimento generale, a qualunque costo dovessimo sopportare”.   Egli concludeva il suo rapporto sottolineando come il CUMER stesse esaminando freddamente le cose,  sentisse vivissima la responsabilità del momento, e che ” fosse nostro dovere, però, evitare una tale eventualità  il più possibile, per quanto dipende da noi”.
I partigiani avevano ben compreso che non si poteva gettarsi                        nello scontro -dando seguito all’appello di Alexander –                                 “…attaccate dappertutto per mutare la ritirata in rotta”,    allorché                        la ritirata tedesca era divenuta quasi una sosta!
In una città dove, malgrado tutte le prudenze poste in atto per evitare la inutile insurrezione, non mancavano scontri quotidiani.   Il 20 ottobre, presso l’Università si svolse una vera e propria battaglia durata molte ore, in cui cadde tutto l’esiguo nucleo di partigiani che si trovò a tener testa ad alcune centinaia di  repubblichini delle Brigate Nere.   Piccati dall’umiliazione, reparti tedeschi e fascisti, attaccando in forze con cannoni  anticarro e bombe incendiarie, attuarono una imponente operazione il 7 novembre, contro una base della 7° GAP  , sita in Via Azzo Gardino presso
  Artiglieria da campagna a Porta Lame          
  Porta Lame File0316, presidiata da 75 uomini bene armati, che riuscirono a rompere l’accerchiamento e sganciarsi. Nel contempo, dall’altra base della 7° GAP sita negli scantinati dell’Ospedale Maggiore, 250 partigiani  partivano all’attacco in soccorso dei   loro compagni e mettevano in fuga le forze nemiche, che al termine della giornata accusavano la perdita  di 216 uomini. Nella battaglia i GAP persero 11 combattenti e 14 furono i feriti.  Bruciati dalla sconfitta, i tedeschi intensificarono le repressioni in città, con una vera e propria caccia ai gappisti che durò alcune settimane.     File0317                               Ufficiali   nazisti concertano l’attacco a Porta Lame                            
   Per quanto attiene la 7° GAP e la Battaglia di Porta Lame, dettagli più approfonditi  il lettore può  trovarli in : ” Un popolo alla macchia”     L   .LONGO     pag. 230     Editori Riuniti  –  1964  ;     “7° GAP ”   MARIO DE MICHELI   Edizioni di cultura sociale  – 1954                     Sulla rete non mancano di certo altre fonti e testimonianze concernenti quella che fu la maggiore battaglia svoltasi fra partigiani e forze nazi-fasciste in un grande centro abitato, durante la lotta di Resistenza italiana:
cercatene il titolo    sul web e scorretene le tante opportunità di dettagli che possono arricchire la  vostra documentazione!!  

Lo scellerato proclama del Gen.   Harold   Alexander  

Abbiamo sin qui tracciato alcuni scenari in cui venne a collocarsi  il  “Proclama Alexander”, diffuso il 13 novembre 1944  sulle onde di ” Italia combatte”, con il titolo autoesplicativo, nella sua arroganza:   Nuove istruzioni impartite dal Generale H. Alexander ai patrioti italiani.  Possiamo con certezza  asserire che ad esso prestarono orecchio e cuore solo gli attendisti e gli esponenti conservatori del movimento di liberazione del nostro Paese.  Fu una iniziativa altamente politica, che fece cadere ogni illusione  sull’imminenza della battaglia finale, ingenerando nei partigiani la consapevolezza che gli “alleati”  non fossero tali anche per essi.  E’ forse per questo che Roberto Battaglia – il massimo storico della Resistenza italiana – asserisse: ” fu questo il massimo servizio che si potesse fornire in quel momento ai nazifascisti”.  I partigiani lo accolsero più con disprezzzo che….con stupore o sgomento!                                                                      Ne proponiamo  di seguito il testo:
 « Patrioti! La campagna estiva, iniziata l’11 maggio e condotta senza interruzione fin dopo lo sfondamento della linea gotica, è finita: inizia ora la campagna invernale. In relazione all’avanzata alleata, nel periodo trascorso, era richiesta una concomitante azione dei patrioti: ora le piogge e il fango non possono non rallentare l’avanzata alleata, e i patrioti devono cessare la loro attività precedente per prepararsi alla nuova fase di lotta e fronteggiare un nuovo nemico, l’inverno. Questo sarà molto duro per i patrioti, a causa della difficoltà di rifornimenti di viveri e di indumenti: le notti in cui si potrà volare saranno poche nel prossimo periodo, e ciò limiterà pure la possibilità di lanci; gli alleati però faranno il possibile per effettuare i rifornimenti.  In considerazione di quanto sopra esposto, il generale Alexander ordina le istruzioni ai patrioti come segue:
1. cessare le operazioni organizzate su larga scala;
2. conservare le munizioni ed i materiali e tenersi pronti a nuovi ordini;
3. attendere nuove istruzioni che verranno date a mezzo radio “Italia Combatte” o con mezzi speciali o con manifestini. Sarà cosa saggia non esporsi in azioni arrischiate; la parola d’ordine è: stare in guardia, stare in difesa;
4. approfittare però ugualmente delle occasioni favorevoli per attaccare i tedeschi e i fascisti;
5. continuare nella raccolta delle notizie di carattere militare concernenti il nemico; studiarne le intenzioni, gli spostamenti, e comunicare tutto a chi di dovere;
6. le predette disposizioni possono venire annullate da ordini di azioni particolari;
7. poiché nuovi fattori potrebbero intervenire a mutare il corso della campagna invernale (spontanea ritirata tedesca per influenza di altri fronti), i patrioti siano preparati e pronti per la prossima avanzata;
8. il generale Alexander prega i capi delle formazioni di portare ai propri uomini le sue congratulazioni e l’espressione della sua profonda stima per la collaborazione offerta alle truppe da lui comandate durante la scorsa campagna estiva.
 »                                                                                                                                                                                                                                                                    clicca per ingrandire                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Il Gen. Harold Alexander        Alexander
                    Non sfugge ad alcuno che un tale invito a rinviare a miglior stagione le azioni militari,  lasciava il campo a tedeschi e fascisti di condurre rastrellamenti ed attacchi tesi allo smantellamento delle zone libere, il che non poteva non determinare condizioni di confusione e disorientamento,particolarmente nelle aree  più deboli e meno politicamente orientate del movimento di liberazione.  Si pose, ai vertici del CLNAI ed agli alti comandi del CVL, l’urgenza di elaborare ed inoltrare ai Comitati Militari Regionali una interpretazione autentica delle istruzioni emanate da Alexander. I CMR provvidero a trasmettere ed illustrarne  il significato a tutte le unità combattenti di loro competenza:      …. .una interpretazione ben lungi da una lettura paralizzante e disgregatrice dell’iniziativa partigiana!   Siamo lieti di poter offrire la documentazione di quanto esposto più sopra, “postando” copia dell’originale della circolare – meglio della direttiva operativa – indirizzata dal CMRP a tutte le formazioni operanti nel Piemonte occidentale:

 

Pubblicazione1    fai clik                          Pubblicazione2
  Ci sia concesso chiudere questo articolo con una nostra personale interpretazione, della quale non intendiamo dissimulare una certa partigianeria: Il proclama, formulato in maniera improvvida, certamente maldestra, veniva politicamente a sostanziare la replica che Mc Caffery dalla Svizzera (vedi il nostro post- marzo 2015)  -un anno dopo i primi contatti avuti a Lugano con i rappresentanti del CLNAI – aveva inoltrata a Ferruccio Parri, che lamentava gli scarsi aiuti pervenuti con aviolanci : ”  Le bande hanno lavorato bene.  Lo sappiamo.  Ma voi avete voluto farne degli eserciti, chi vi ha chiesto di fare questo? Non noi.””
Sull’argomento trattato suggeriamo due libri di non facile reperibilità, anche se tutt’altro che impossibile acquisirli on-line o consultarli in biblioteche con sezioni orientate alla materia:
  File0322                                     File0321
  Per quanto attiene la consultazione in rete, non sono certamente le opportunità a mancare, cercando Proclama Alexander ed Interpretazione CLNAI delle istruzioni…..