Archivio | marzo, 2015

Fra rabbia tedesca e volontà di “disband” degli alleati

11 Mar

Qualche riflessione sulla fase

Abbiamo già rilevato, nell’articolo in cui si trattava “la battaglia di Montefiorino”, come andassero accentuandosi le incomprensioni ed i dissapori sul campo fra comandi partigiani ed alleati – particolarmente nelle zone progressivamente liberate con la forte partecipazione dei primi(conoscenza del territorio, abbreviare tempi con il blocco delle vie di movimento ottenuti con la partecipazione popolare e l’azione militare diretta). Possiamo ben far risalire tali frizioni ad un duplice atteggiamento degli  anglo -americani : il timore (ostilità) di questi a che la Resistenza acquisisse una eccessiva autonomia operativa ed un indirizzo socio-politico eccessivamente rivoluzionario con il conseguente rifiuto  degli Alti Comandi dell’AMG di integrarne le formazioni nel nuovo Esercito Italiano.
        Il comunicato governativo (Bonomi I°) del 17 luglio 1944, concordato dal Presidente del Consiglio con gli alleati contribuiva, con la propria ambiguità ad ingenerare un pesante equivoco interpretativo : “”le formazioni partigiane debbono essere considerate parte integrante dello sforzo bellico della nazione“”   Quando il Gen. Raffaele Cadorna, dopo un breve periodo di addestramento al paracadutismo, nell’imminenza del suo trasferimento al Nord (Valcamonica) per assumere il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà, si incontra a Bolsena con il Gen. Harding ed il Col.americano Rief – responsabile delle operazioni oltre le linee – riceve un foglio di istruzioni stilato dal Gen. Alexander, nel quale si esponeva in termini molto espliciti la determinazione ad un immediato disarmo e scioglimento delle formazioni partigiane, nei territori e centri urbani man mano liberati.    All’incirca nello stesso periodo, il capo dei Servizi Speciali britannici in Svizzera Mc Caffery, inviava a Ferruccio Parri “Maurizio” – Capo del CLNAI – una missiva   a dir poco astiosa :   File0291
Questa lettera giungeva, a parte ogni considerazione sul suo contenuto, nel momento oltretutto inopportuno in cui  quegli “eserciti”, che gli antifascisti italiani avevano osato costituire senza il consenso alleato, erano impegnati in una lotta durissima contro un nemico scatenato e rabbiosamente deciso a distruggerli.

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clicca per  ingrandire                                                                                                                                                                       Il 12 agosto (lo stesso giorno dell’eccidio di S.Anna di Stazzema) il Maresciallo Kesselring promulgava  il seguente  bando:    1) Iniziare nella forma più energica azioni contro le bande armate dei ribelli ,contro i sabotatori ed i criminali che comunque, con la loro opera deleteria intralciano la condotta della guerra, turbano l’ordine e la sicurezza pubblica. 2)Costituire una percentuale di ostaggi in quelle località dove risultino esistere bande e passare per le armi quegli ostaggi tutte le volte che in tali luoghi si verificassero atti di sabotaggio. 3)Compiere atti di rappresaglia sino a bruciare le abitazioni poste nelle zone da dove si sia sparato contro reparti o singoli militari germanici. 4) Impiccare nelle pubbliche piazze gli elementi riconosciuti responsabili di omicidi e capi di bande armate. 5) Rendere responsabili gli abitanti di quei paesi dove si verificassero interruzioni di linee telegrafiche e telefoniche, nonché atti di sabotaggio relativi alla circolazione stradale (ponti, ostruzioni o chiodi sulle sedi stradali)…..Se mai occorreva una conferma del fallimento strategico delle operazioni intraprese dai nazisti nel corso dell’estate, quel documento  la forniva nel modo più clamoroso!

imageMine sulla linea Svizzera-Domodossola-Milano             File0294

  Partigiani minano le rotaie della linea  Domodossola- Milano
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Un gruppo di partigiani sta per essere fucilato in Friuli
                                                                                                                                                  Quando nella tarda estate del ’44 le armate di Alexander lanciarono l’attacco alla linea Gotica,  con il Gen. Wilson testimoniano la loro convinzione che ” non vi sarebbe stata alcuna difficoltà ad irrompere nella valle del Po ed a puntare poi verso est” e che, a loro, avviso esistevano tutte le condizione per avviarsi ad una rapida conclusione della Campagna d’Italia.  A rendere partecipi di una tale certezza  il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà ed il CLNAI, a togliere ogni dubbio, dovevano contribuire alcuni  messaggi inoltrati dal QG alleato, di cui il primo via radio del 5 settembre ’44 :
File0295   Quei messaggi davano per scontata l’imminente sconfitta del nemico e la conseguente ipotesi dello sgombero tedesco dalle regioni nord-occidentali del Paese. Alexander, in quel frangente, si guardava bene dal richiedere un massiccio  impegno delle forze partigiane e, al contrario, faceva prevalere la preoccupazione di controllarne il movimento. Contro i pruriti attesisti, aleggianti nel Comando Generale del CVL, prevalse una lettura di quelle disposizioni che fosse giunta l’ora di compiere lo sforzo decisivo. L’atteggiamento contraddittorio degli alleati in questa fase della Campagna d’Italia scaturiva dalla consapevolezza dei vantaggi militari ricavabili da una larga utilizzazione del CVL e, nel contempo, dall’ossessione per il carattere popolare del movimento di resistenza e quindi, a loro avviso, sovversivo. Pensavano di risolvere tale contraddizione instaurando un rigido controllo ai vertici, tramite le pressioni sul Gen. Raffaele Cadorna e, sul terreno operativo, mediante le missioni della Special Force e dell’ OSS paracadutate nelle più importanti zone di attività partigiana.  A tal proposito è ben  significativo un radiomessaggio inviato dal Gen. Alexander  a Cadorna il 19 settembre ’44:
File0300                File0301      Truppe tedesche in azione sulla Gotica                                                                                                                                                                                       ingrandisci!

I Colloqui di Lugano

 Si svolsero martedì 17 ottobre 1944, con almeno un secondo incontro il giorno 25, presso la sede del vice consolato inglese di Lugano, fra una delegazione del CLNAI composta da Leo Valiani, Alfredo Pizzoni ed il Prof. Concetto Marchesi  ed il Colonnello C.L. Rosberry,  che aveva asunto un non precisato incarico al War Office di Londra dopo aver comandato il N.1 Special Force in Italia. Alcune priorità care agli anglo-americani si ritrovano in un verbale personale che C.Marchesi stilò – a caldo- immediatamente dopo la prima riunione, in cui Rosberry confermò gli indirizzi emersi nei messaggi di settembre. Scrisse più tardi L.Valiani :  “…. Rosberry è in missione per accertare se il CLN sarà in grado di condurre i partigiani alla liberazione della Liguria, del Piemonte e della Lombardia e di governare ordinatamente queste tre regioni decisive nel caso in cui la prossima offensiva alleata effettuasse lo sfondamento tra Rimini e Bologna, e le truppe del Gen. Clark proseguissero compatte per il Veneto e verso il Brennero, lasciando scoperto il vasto territorio alla sua sinistra.  Gli assicuriamo che saremo in grado di liberare anche tutto il Veneto – quando i loro corpi d’armata varcheranno il basso Po, a condizione….che si decidano ad effettuare gli aviolanci”.   Per quanto ammantata di ottimismo, anche la testimonianza di Valiani avvalora l’opinione che lo scopo della missione Rosberry fosse di accertare se, ed in quale misura, il movimento partigiano nutrisse propositi che gli alleati definivano sovversivi, e se fosse in grado di realizzarli.     Al convegno di Lugano fu sollevata anche la questione degli aviolanci- quasi del tutto trascurati durante la campagna estiva – proprio mentre i  partigiani producevano il massimo sforzo.  Da parte inglese il blocco dei rifornimenti fu motivato con il particolare sforzo sostenuto per gli aviolanci effettuati a sostegno dell’ Insurrezione di Varsavia(1 agosto 1944) e si manifestò viva irritazione per le proteste italiane, che non trovavano riscontro da parte di resistenti di altri paesi europei. Specificamente, per quanto atteneva la loro “distrazione” dalla Valdossola,  di cui  avevano ripetutamente indicata l’importanza strategica, per la possibilità che i tedeschi la potessero utilizzare per ritirarsi attraverso la Svizzera, addussero a giustificazione il perdurare di sfavorevoli condizioni metereologiche. Due giorni dopo la conclusione degli incontri di Lugano…il Gen Alexander annunciava la sospensione dell’operazione Olive!

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   Lancio sulle Alpi biellesi
                                                                                                                                                                                                                        Aviolancio diurno a S.Stefano d’Aveto (Liguria)

 

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A sinistra  Sirio Corbari “Silvio”   ed Adriano Casadei “Libero” , che condussero audaci imprese contro i nazifascisti. A destra Iris Versari che era con loro in formazione, quando questa fu attaccata da preponderanti forze nemiche. La “Banda Corbari” che raggiunse le 53 unità, costituita già nell’ottobre del 1943, poche settimane prima che scattasse l’operazione Olive, dovette contrastare soverchianti forze nemiche – con particolare accanimento di unità della RSI (“Brigata Nera di Forlì”), determinate a vendicare l’uccisione del Fiduciario fascista di Predappio (Marbini). Dopo una battaglia di contenimento durata 7 ore, dovette ritirarsi verso Modigliana (18.8.’44) sull’Appennino forlivese, dove era nata. Sorpresi in una casetta di montagna ( per accertata delazione). Corbari non vuole abbandonare la sua compagna, già ferita nei combattimenti, ma la sua Iris , dopo aver fulminato l’ufficiale che per primo si è presentato sulla soglia, si uccide per togliere a “Silvio” ogni indecisione a salvarsi. Con loro viene catturato anche Arturo Spazzoli,(fratello di Adriano),  i quattro vengono impiccati,, e successivamente appesi ai lampioni di Piazza Saffi a Forlì assieme alla povera Iris Versari. Vi sono diversificate versioni circa gli eventi e le circostanze vissuti dalla “Banda Corbari” – Giuliano Gemma sarà il protagonista del film “Corbari” – ma resta indubbio che il nemico fece di tutto per dare ampio risalto all’ epilogo, con evidenti finalità di propaganda demoralizzatrice e monito alle popolazioni dei luoghi. I superstiti diverranno Btg. Corbari  integrato nella 36° Brigata Garibaldi dell’Appennino bolognese, ma torneranno a combattere nei loro luoghi.   Suggeriamo alcune fonti da consultare anche se bibliografia e ricordi sono estesi, come ampia ne fu la leggenda popolare.  File0297                                                                                                                                                                                                                                                         Artigliera da campagna tedesca in azione sulla Gotica

 Alcune fonti sulla “Banda Corbari” :   http://youtu.be/4_UFBqtuGQ8                                                                                     http://www.delta-search.com/?q=corbari+e+casadei&babsrc=NT_ss&s=web&rlz=0&sd=17&as=3&ac=0     “Corbari, Iris, Casadei e gli altri”   – Massimo  Novelli   Ed.  Spoon River  2002
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