Archivio | febbraio, 2015

Nelle valli senza tregua l’Italia conquista la propria libertà.

16 Feb
ERRATA CORRIGE : COME POTRETE RILEVARE E’ GIUNTO AGLI  ISCRITTI AL BLOG – CON POSTA ELETTRONICA – UN PRIMO FRAMMENTO DEL PRESENTE TESTO, IMMOTIVATAMENTE (INCAUTAMENTE !?) PUBBLICATO. CE NE SCUSIAMO E PROVVEDIAMO AD APPORTARE UNA DOVUTA CORREZIONE ALLA PARTE CONCERNENTE  LE LANGHE.    Pur nei limiti espositivi che ci siamo imposti, e già richiamati all’inizio del precedente “articolo”, ci pare doveroso dare rilievo  ad alcuni episodi che, in quella stagione, segnarono il tributo di sangue e di sacrificio di popolo che furono cemento della lotta di Liberazione e fondamento dell’affrancarsi del Paese dal giogo del nazifascismo. images       Ricordi personali, testimonianze, rapporti e comunicazioni fra formazioni e comandi, ricerche storiche offrono ormai una corposa bibliografia, costituiscono fonti e stimoli per    approfondire.   Le forze tedesche, ritraendosi sui tre fronti europei, non potevano “trascurare” l’azione disturbatrice dei patrioti italiani, reagivano con rappresaglie ed eccidi,ostentando crudeltà e moniti d’ogni genere, per incrinare il legame con la popolazione clicca per ingrandire!      Al  vistoso rafforzarsi  della Resistenza, per esempio nel Piemonte orientale (Valsessera,Valsesia e Val d’Ossola), i nazisti reagiranno con estesi e perduranti rastrellamenti, affiancati da ogni sorta di collaborazionisti della RSI (Legione Tagliamento, E.Muti, GNR, Folgore), dotati di artiglierie e mezzi corazzati.    Per gli accadimenti intervenuti nell’Alto Vercellese e nella Valsessera Biellese,indichiamo:                     File0279        File0278
                     oltre ad una recente, originalissima pubblicazione dell’ Istoreco di Biella e Vercelli “Cino Moscatelli”,  “Ribelli in montagna”, in cui Alessandro Orsi  ripercorre 25 episodi  partigiani di quelle Alpi, tratteggiandone con grande passione l’ambiente paesaggistico , i siti architettonici, i ponti e gli affreschi che da 4 secoli decorano chiese, piazzette e facciate di case. Per i cultori ricordiamo che vi è sempre….“Il Monterosa è sceso a Milano” di  Secchia e Frassati.                                                                                                                                                                          Il 20 giugno ’44 vengono fucilati 42 fra civili e partigiani a Fondo Toce, nel Verbano; il 43°, Carlo Suzzi  di anni 19, da Busto Arsizio, si salva perché ferito marginalmente ed occultato dai corpi dei compagni trucidati, di cui 15 rimarranno ignoti.  
                                                                              Proclamata la Repubblica ossolana! I 43 martiri di Fondo Toce                                                                                                 I 43 Martiri di Fondo Toce

 

 

             

Molina di Quosa, a pochi chilometri da Pisa, l’11 agosto vennero trucidate per rappresaglia 70 persone.  Il giorno successivo, come già ricordato altrove, furono orribilmente trucidati dai nazisti oltre 500 abitanti e sfollati nei borghi di S. Anna di Stazzema (LU).      Passeranno altri dieci giorni ed il 23 . 8. ’44 saranno fucilati oltre 300 cittadini nel Padule di Fucecchio, sui quali si sfoga la rabbia nazista per la recente liberazione di Firenze.  Sarà nell’ultima settimana dell’agosto 1944 che a Vinca – sulle Apuane massesi – le SS   compirono il massacro di 300 civili indiscriminatamente rastrellati nei borghi della Lunigiana.  

IMPICCATI       Nelle Langhe, quella zona collinare compresa fra le Alpi Marittime, la Bormida ed il Tanaro, si era andata costituendo la Divisione Garibaldi-Piemonte riorganizzando quanti si erano sbandati dopo il ciclo operativo primaverile del nemico. Nell’estate già operava la 6° Divisione Garibaldi – Langhe, alla quale era accorpata la 78° Brigata, operante nell’Alto Monferrato. Altrettanto rapida era stata la ripresa degli “Autonomi”.  Nell’estate del ’44, al comando di Enrico Martini “Mauri”  ( Cap. in SPE) operavano il 1° Gruppo di Divisioni Alpine, comprendente la 1° Div.ne Langhe e quattro brigate non indivisionate (Bra,Alba, Amendola, e Canale); inoltre, nelle valli trasversali abbandonate in primavera, si era formata la 4° Div.ne Alpi, sempre al comando di “Mauri” comprendente le brigate Val Casotto, Val Mangia e Val Tanaro. Una 3° Divisione si staccò dal “Gruppo”, ed al comando del Cap. Cosa, operò nelle Valli Ellero, Pesio e Corsaglia. Il 22 luglio i tedeschi, che lo avevano catturato in maggio a Torino, impiccarono Ignazio Vian, comandandante del settore di Boves che aveva tentato – dopo aver subito atroci torture – di suicidarsi per non fare rivelazioni.  Tra luglio e settembre tutti i centri abitati erano stati liberati, tranne Alba; nel capoluogo i garibaldini e gli autonomi entreranno solo il 10 ottobre 1944, e non mancheranno frizioni fra i “rossi” e gli “azzurri”. Di Ignazio Vian, Sottotenente della Guardia di frontiera è doveroso spendere qualche parola, perchè non fu….” un partigiano come tanti altri”. Con ufficiali e truppa si radunarono in molti attorno a Boves, alle falde del monte Bisalta, dove le truppe antiguerriglia del Maggiore Peiper scatenarono, il 19 settembre 1943 un forsennato attacco punitivo verso questa concentrazione di ribelli, e sulla popolazione dei luoghi (già descritta in uno dei primi post): 417 case bruciate e 57 civili trucidati. A differenza di alcuni suoi superiori in grado che reagirono all’evento, prima  << teorizzando l’attesismo, la mimetizzazione ed il colpire se e quando fosse possibile>>,( e che poi trattarono con i tedeschi la propria personale sparizione, il 22 settembre, mediante un Maggiore dei Carabinieri di Cuneo), conscio del perché fossero saliti al monte, Vian rimase ad organizzare la “banda bovesana”, che tanto impegnò i nazifascisti.
File0281                                                            File0280                                                                                        Ignazio Vian
   Nello stesso periodo era divenuta zona partigiana libera anche l’Alto Monferrato, dove in giugno si era costituita la 45° Brigata Garibaldi- Garemi,  posta al comando di Mario Aluffo, con Capo di Stato Maggiore Davide Lajolo “Ulisse” – futuro direttore  de “L’Unità” e parlamentare del PCI, reduce da una carriera di Capitano SPE in Spagna e Croazia(!);   Il CLN piemontese nominerà “Ulisse” Comandante del Raggruppamento delle VIII° e IX° Divisioni Garibaldi, operanti in un vasto territorio compreso fra Alba (CN) Asti ed Alessandria. Dopo poco  più di un mese anche la banda “Stella Rossa”, notevolmente infoltitasi nei ranghi, si trasformerà in brigata -rimanendo però operativamente dipendente dalla 6° Div.ne G.-Langhe.      Con il costituirsi a fine agosto di una terza brigata, la  98° Brigata Garibaldi- Dovano, verrà data vita all’ 8° Divisione Garibaldi-Monferrato.Per quanto attiene il percorso di vita militare e di evoluzione politica di “Ulisse”, che lo portarono nelle fila della Resistenza ad  incarichi di comando, vedi di D.L :   “Il Voltagabbana”  (milano, 1963) e “A conquistare  la rossa primavera” (Ediz. BUR – Rizzoli, 1975) già pubblicato a Torino nel 1945.

File0274                                    Davide  Lajolo  “Ulisse”                                                                                                                             Quando il 2 luglio ’44 i tedeschi ritennero conclusa la loro spedizione di “annientamento” delle forze partigiane dell’Alto Novarese, non potevano supporre che, entro due mesi, le valli dell’Ossola sarebbero divenute teatro di una delle maggiori imprese della Resistenza italiana: i “Quaranta giorni di libertà” della Repubblica dell’Ossola. Va qui sottolineato che durante l’estate era mancata la più gran parte degli aviolanci promessi dagli alleati, il che implicava gravi problemi logistici e di approvigionamento  alimentare, oltre agli armamenti indispensabili a difendere la “Repubblica”.        Abbiamo già detto che non intendiamo soffermarci in modo dettagliato sul pur importantissimo costituirsi delle “zone libere”, ma ciò non ci esime dal ricordarle, proprio per la ricaduta politica e militare che quelle esperienze di anticipata democrazia partecipata introdussero nel più complessivo scenario bellico dell’Italia occupata.

cartina_repubblica dell'Ossola e dislocazione formazioni partigiane                                          Cippo confinario Repubblica dell'Ossola
File0282                                                      clicca per ingrandire!
Pur consapevoli di una vastissima pubblicistica e di documentazione in archivi e musei della Resistenza riteniamo utile, specialmente per i più giovani e per chi ci  visita dall’estero, ricordare almeno altre due casi di ampia risonanza.  Nell ‘Oltrepò Pavese, l’estremo lembo meridionale della Lombardia, il CLN regionale aveva dato vita alla 5° zona operativa, cui abbiamo fatto riferimento nell’articolo del  22 aprile 2014 “VI° zona operativa ligure”. Fra l’area collinare e le quote più alte, oltre 1000 erano i partigiani inquadrati nelle formazioni garibaldine e di GL.   Se nel pavese prevalevano la 51° Brig. Garibaldi – Capettini, la 73° Crespi, la 74° Pisacane e la 75° Matteotti, che andranno tutte ad indivisionarsi nella 3°Divisione Garibaldi-Lombardia, nel Piacentino il grosso delle forze operanti era costituito dalla Div.ne GL, comandata dall’ex- tenente dei CC Fausto Cossu, che includeva anche alcune squadre di autonomi. Mentre queste formazioni erano attive fra la Valtrebbia e le falde del M.te Penice, sulle montagne del piacentino, verso Bobbio e la Liguria erano schierate tre Brigate Garibaldine: la 38°, 59° e 60° ancora con comandi distinti.    Il 7 luglio, l’azione coordinata delle formazioni di questo territorio vasto e strategico (la S.S 45 congiunge Genova a Piacenza!), portò all’occupazione della  Val Trebbia e la conquista di Bobbio. Quel periodo fu segnato da importanti defezioni nelle file del nemiche; dopo l’attacco condotto dalla Brigata Capettini a Varzi, il 19 dello stesso mese il comandante del presidio fascista Cap. Terrabuoni – previo plebiscito condotto fra gli alpini della Monterosa vide 140 dei suoi passare con le armi nelle file partigiane, non rimanendogli che un manipolo di 20 soldati con cui si trasferì a Voghera per continuare a combattere nella RSI.  Pochi giorni dopo, nella zona di Zavatterello (PV), 33 cecoslovacchi, previa trattativa con l’ispettore delle Garibaldi Alfredo Mordini”Riccardo” passarono ai partigiani  con due mitragliere da 20 mm. e si portarono in linea a Varzi.   Le dimensioni dei successi conseguiti in quella stagione dai partigiani della Carnia e del Friuli, restano -forse -ineguagliate:  in agosto, sulle due rive del Tagliamento erano schierati circa 5000 uomini che, inizialmente accorpati nelle due Brigate  Friuli e Natisone, venivano poi suddivisi nelle tre Divisioni Carnia, Tagliamento e Nievo. File0276
Dalla primavera si erano andate costituendo le formazioni Osoppo, nelle quali si erano riuniti elementi apartitici, ex militari, attivisti cattolici e militanti della Democrazia Cristiana, che operarono sotto il nome di Osoppo-Friuli.
                                                                               Don Lino
  Il Comando della 3° Div.ne Garibaldi-Lombardia   (con il giubbone nero l “Americano di cui  al post del 14.X.’14 )
                                                                                                       Don Aldo Moretti “Lino”                        cappellano militare delle Osoppo                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Li accomunava un forte sentimento italianofilo di frontiera e la pregiudiziale antislava, per il delinearsi di rivendicazioni territoriali.  I rapporti fra “osovani” da una parte, GL e Garibaldini dall’altra, non furono certamente dei più facili, anche se gli azionisti di Giustizia e Libertà avevano tentato di mediare l’unità operativa, fondata sui comuni ideali della Resistenza al nazifascismo. Ma non durò più di un mese l’accordo che a settembre’44 aveva portato alla costituzione della Divisione   Garibaldi-Osoppo, nella quale agli osovani erano riconosciuti gli incarichi di vice Comandante e vice Commissario. Frattanto, nel cuore dell’estate la Garibaldi Friuli era giunta ad eliminare 32 presidi nemici: dalla Carnia al confine con la provincia di Belluno la Resistenza controllava 2500 Kmq. comprendenti 45 Comuni ed oltre centomila abitanti.  Nel settore della Garibaldi-Natisone i partigiani completavano, fra il 21 e 31 agosto la liberazione del territorio compreso fra Nimis e Torreano di Cividale.
File0286      ll Tenente Michael Trent della missione  britannica ad Attimis, IX.’44
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                                                              clicca per ingrandire!                             
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         La lotta di Liberazione in Friuli fu …dura lotta , qui gli irredentismi pagavano il pedaggio della Storia,  qui si acutizzavano i  contrasti ideologici, da qui passavano le vie della ritirata germanica, qui si andranno attestando gli accordi di Yalta.
     SULL’OPPOSIZIONE AL FASCISMO E LA LOTTA DI LIBERAZIONE ALLA FRONTIERA ORIENTALE, CI RIPROMETTIAMO DI POSTARE ALCUNE ELABORAZIONI (2010 -2012) DOCUMENTALI, IN VESTE DI PDF.
File0288 il Maresciallo Kilgenberg, torturatore addetto alle carceri di Udine
                                                                                                                         File0290

 

 

 

Alle spalle della Gotica, la Battaglia di Montefiorino

2 Feb
                                                                                   Nei 18 mesi trascorsi da che demmo inizio a “Guerra Partigiana” abbiamo avuto modo di far rilevare come non fosse nostro intento dare agli eventi che andavamo trattando una veste antologica, avendo unicamente l’intento di fornire spunti, di “solleticare” interesse e curiosità, in chi visionasse il nostro lavoro, ad estendere ed approfondire – secondo un proprio criterio d’interesse (zona geografica, periodo della Resistenza antinazista, accadimenti, protagonisti,ecc.) -la propria conoscenza, ricercando, reperendo e confrontando fonti, documentazioni e testimonianze.  Sentiamo oggi la necessità di precisare come il nostro “spigolare”  fra tanti episodi e figure, che segnarono la lotta di liberazione, non ambisce ad una copertura geografica esaustiva, per quel tratto(20 mesi) della storia contemporanea del nostro Paese.  Non ci si accusi quindi di pressapochismo o negligenza storica se, per quanto attiene l’infuocata estate del ’44, sorvoliamo su vicende che, per crudeltà o risvolti strategici, hanno marcato quella guerra di popolo.
 Una tale premessa ci induce a ricordare che quella stagione fu segnata da avvenimenti di grande importanza per l’ulteriore sviluppo degli avvenimenti bellici in Europa: 6 giugno sbarco in Normandia, 24 agosto liberazione di Parigi ed arrivo di Churcill a Siena, presso il QG della VIII  Armata Britannica, per seguire personalmente lo scatenamento della  operazione “Olive”  con cui si intendeva condurre lo sfondamento della Linea Gotica. Il 26 di agosto scatta- con una grande preparazione area e di artiglieria – l’attacco delle 8 divisioni britanniche verso Rimini, e quello del corpo di spedizione polacco alla liberazione di Pesaro (29 agosto) con un grande contributo di iniziativa militare e di sangue dei patrioti della Brigata Majella. L’obbiettivo strategico, posto al Generale Clark era quello di, conquistata Rimini, fare convergere le sue truppe su Bologna.  Bisogna evidenziare come a ridosso della Gotica operassero alcune formazioni Garibaldine  che, con particolare efficacia (impegno delle forze nemiche, passaggio di informazioni) agevolarono notevolmente le operazioni delle truppe alleate: da un lato la 36° Brigata Garibaldi Bianconcini, schierata a Sud di Bologna ed Imola, sull’Appennino bolognese, fra le  valli dell’Idice e del Lamone  sino al Passo del Giogo, che già a luglio del 1944 annoverava 1200 combattenti  al comando di Luigi Tinti “Bob”, operaio imolese con spiccate doti per l’arte militare.                             File0269      
                                                                                                   File0267   clicca per ingrandire!                                                                                                                                                                                             Fu impegnata nell’agosto da forze corazzate tedesche e, contrattaccando con successo sul Giogo, si accinse ad intervenire a fianco degli alleati – dei quali era prevista l’azione di sfondamento oltre il Po – su Faenza, Imola e Bologna. Un battaglione si congiungerà, a fine settembre con l’88° Divisione USA. Un altro btg. catturò una intera compagnia tedesca ed alcune compagnie combatterono per 48 ore contro un battaglione SS in ritirata.   Lasciò costernati i partigiani il fatto che, durante tutti questi scontri, le truppe alleate rimasero spettatori inerti.
                       Basta risalire un poco la valle del Panaro o del Secchia per scoprire,dietro le linee successive dei colli, un succedersi di montagne che nascondono un paesaggio alpino. Gli abitanti di queste montagne amano profondamente la propria indipendenza; il loro modo di vivere e le loro tradizioni li portano a non tollerare imposizioni di sorta.L’avvento del Fascismo aggravò le tasse e proibì l’emigrazione, aggiungendo ai montanari nuova miseria.Dopo l’8 settembre ’43 quelle popolazioni colsero l’occasione di impugnare le armi contro chi li aveva affamati e gettate nel lutto di 3 anni di guerra.                                                                                                                     Al centro della lotta, sin dai suoi inizi, vi è “Armando” Mario Ricci, un boscaiolo di Pavullo, comunista. Aveva alle spalle un corso di studi comune a molti antifascisti che guidarono la lotta di liberazione: Volontario nelle Brig. Internazionali in Spagna, internato nel campo d’ internamento francese di Vernet d’Ariège, posto al confino sull’isola di Ventotene. Al comando di un gruppetto di giovani della zona mise subito in pratica la  tattica della guerriglia, basata su attacchi fulminei a pattuglie od automezzi nemici, seguiti da rapidi spostamenti. Alla leggenda di “Armando” che va rapidamente diffondendosi poiché i suoi uomini le armi vanno a prendersele nei presidi fascisti di Pavullo,Piedilagotti, Frassinoro… i tedeschi rispondono alla fine dell’inverno con rappresaglie sui paesi partigiani uccidendo 200 persone. E’ in primavera che  le file si ingrossano, con giovani che affluiscono dal modenese e dal reggiano, dalle città come dai paesi del bolognese, si formano nuovi bataglioni che “il Generale” raggruppa  in una grande unità: la Divisione Modena-Armando. E’dopo il primo grande combattimento campale sul M.te Penna una battaglia durata 12 ore con più colonne tedesche, che con contrattacchi e manovre, vengono rovinosamente costrette a ripiegare – che la Modena dispone di una forza combattente di 5000 uomini e controlla un territorio di oltre 1000 Kmq.   Con una simile forza  a disposizione, “Armando” può ora concepire un piano che capovolge la tattica sinora seguita: costituire una vasta zona libera, alle spalle della Gotica, eliminando tutti i presidi nemici. Ai primi di giugno l’obbiettivo è raggiunto, le strade sono interrotte, vengono fatti saltare i ponti ed i presidi nazi-fascisti della montagna, che non possono più soccorrersi, cadono ad uno ad uno sotto gli attacchi della “Modena”. In questa vasta azione di preparazione il nemico ha perso 1300 uomini, molti automezzi – fra i quali 4 autoblindati – abbondanza di armi e munizioni.        La notte del 12 giugno i partigiani muovono alla volta di Montefiorino, ne assediano la rocca ed alle 2 del mattino del 18 giugno – in un fitto nebbione – ne conquistano i capisaldi. La più parte dei difensori fuggono  col favore del buio, ma 120 fascisti vengono catturati.
File0266                La prima zona libera nell’Italia occupata è una realtà!                                    
Ma i partigiani ribattezzano  subito questo lembo di Patria “Repubblica di Montefiorino”              
   Se i tedeschi tendono a minimizzare l’episodio, la notizia vola nei villaggi e nei centri della piana emiliana e l’affluenza di nuovi giovani, pongono problemi di varia natura alla nuova esperienza di Democrazia partecipata: approvigionamenti per popolazione e partigiani( divenuti 8000), addestramento delle reclute, difesa del territorio. Alla “Modena” vengono organicamente collegate le formazioni reggiane (2000), dando vita ad un vero e proprio corpo d’Armata. Al comandante in capo  si affianca un Commissario Generale, Osvaldo Poppi – “Davide”, si orgnizzano i servizi sanitari ed un autoparco. A Montefiorino ha pure sede una missione militare inglese, che tiene i contatti con il Comando alleato. In luglio giunge un Ufficiale del risorto esercito italiano, per  coordinare i preparativi per il lancio di un battaglione  di paracadutisti della Divisione “Nembo” , con il compito di affiancare i partigiani alle spalle della Gotica.   Montefiorino è una eccellente posizione strategica:controlla due grandi strade statali, di cui la S.S. 120 è indispensabile ai movimenti delle truppe tedesche fra la Toscana e l’Emilia. Per questo i nazisti tentano contatti per una tregua di non belligeranza, cui i partigiani non abboccano;  ma è del tutto evidente che i comandi nazisti, che proprio in quei giorni si attendono lo scatenamento della “Olive”, non possono tollerare il protrarsi di una tale situazione….il 19 luglio 1944 i tedeschi sferrano a Piandelagotti il colpo di maglio che dovrebbe scardinare le linee partigiane.      La IV°Divisione resiste  10 ore, consentendo ad Armando”  di trasferire la Divisione d’assalto  ed organizzare il contrattacco, in cui avrà un ruolo primario la brigata costituita quasi totalmente da ex prigionieri russi.  Su un muro del paese compare una scitta: ” Da Piandelagotti non si passa, provare per credere!”      La nuova disfatta costringe i tedeschi a predisporre un piano più complesso, anche perché gli alleati sono ormai alle porte di Firenze: ritirano 20.000 uomini dalla Gotica e fanno confluire altri 5000 soldati dal piacentino, altri 5000 li ottengono dai fascisti.       Schierati così 30.000 uomini, con cannoni, lanciafiamme ed autoblindo, dislocati su più colonne, attaccano simultaneamente la zona libera, con l’intento di battere ed annientare le divisioni partigiane.    Ma il comando partigiano ha previsto una tale eventualità : si combatterà quanto necessario per non farsi prendere in trappola, ci si sgancerà e sfuggendo alle maglie dello schieramento nemico portando le forze partigiane in zone di sicurezza prestabilite.     Certamente l’ “Armando” non conosceva la poesia di Lin Po Cheng, generale dell’esercito contadino di Mao Tse Dung, che dice:   ” Chi perde terreno ma conserva gli uomini, potrà vincere domani / Ma chi chi difende il terreno e perde gli uomini, senza dubbio perderà anche il terreno” ….ma la mise in pratica!   
                 E’ a questo punto che accade un episodio inaudito: “Il capo della missione alleata (Mag.re Johnston),non solo ha fatto sospendere il lancio dei paracadutisti della “Nembo”, ma ha anche ordinato – per timore che venisse catturato dai nazisti – la distruzione  del deposito di armi e munizioni aviolanciate in precedenza, ed invano richieste dal comando partigiano per rifornire i difensori della “Repubblica di Montefiorino”.                                                  La missione stessa si trasferisce…in zona più sicura.                                       Lo sganciamento generale non può essere ulteriormente essere ritardato. “Armando” fa ripiegare altre due divisioni del Cusna verso Frassinoro, per poi assestarsi su Polinago. Saranno la IV° Divisione e la brigata degli ex-prigionieri sovietici ad osteggiare l’avanzata delle SS da Piedilagotti.   Nella notte del 2 agosto ’44 avviene il ripiegamento, sfuggendo ai posti di blocco, del grosso delle forze partigiane verso i boschi di Sestola e Fanano. Centinaia di squadre, di unità leggere disseminate sul territorio della “Repubblica” (17.VI – 1.VIII)  continueranno la guerriglia.  Si è conclusa la più grande battaglia manovrata di tutta la guerra di Liberazione,  in cui caddero circa 250 partigiani e 70 furono i feriti, il nemico lasciò sul terreno 2080 uomini, ed un numero imprecisato di feriti, senza ottenere l’obbiettivo strategico dell’annentiamento delle forze partigiane.   “Armando” con il suo Commissario Adelmo Bellelli -“Ercole”, hanno ora un nuovo compito:  affiancare la loro divisione agli alleati che, nel tratto fra il Passo di Porretta e l’Abetone, sfonderanno la linea Gotica, portando a Modena liberata il fulgido esempio di patriottismo per le nuove generazioni.                                                                                                                                                                                                                                                    Questa vicenda, di cui non possiamo permetterci di dettagliare episodi, atti di dolore e di sofferenze patite da una popolazione particolarmente partecipe, merita ben altro approfondimento. Chi per soggiorni o brevi escursioni abbia a percorrere quei luoghi non avrà difficoltà ad imbattersi in cippi e testimonianze di quanto vi si svolse; a noi preme suggerire qualche fonte, qualche riferimento bibliografico utili ad una migliore conoscenza di fatti accaduti 70 anni fa:                   
” Modena M  Modena P”  Marco Cesarini – E.R.ti  1955                                                            “La resistenza nella storia d’Italia  – Secchia  Frassati                                                        “Al di qua ed al di là della Linea Gotica”   Luigi Arbizzani   – Edizione fuori commercio                                                    a cura    delle Regioni Emilia Romagna e Toscana   1993
   Per una ricerca sul Web, possiamo raccomandare la visita ai seguenti siti:                                              Le relazioni di “MIRO” e di “EROS”   (comandanti politico/militari delle formazioni partigiane reggiane) sul rastrellamento dell’ estate 1944.   http://www.istoreco.re.it/public/isto/MiroEros24622004151659.doc    La repubblica di Montefiorino ed i Partigiani a cura di Ermenegildo Bugni         http://www.storiedimenticate.wordpress.com/2012/05/11/la-repubblica-di-montefiorino-e-i-partigiani/                                                                                       Per le vite dei protagonisti citati nel testo, basta visitare la sezione biografie di http://www.anpi.it