Archivio | gennaio, 2015

L’infuocata estate del ’44 – parte 3

3 Gen
pratomagno panorama                                                                                                                                                       Le balze del Pratomagno                   

La morte di “Potente” in Firenze liberata

Fonti documentali e ricostruzione storiografica di avvenimenti – piccoli o grandi – hanno un limite nei “vincoli” emozionali, che solo testimonianze e diari del vissuto consentono di superare, capaci di contestualizzare atmosfere e circostanze dei fatti, rendendoci l’umanità, la generosità e le sofferenze di quanti furono coinvolti – come vittime o protagonisti – in vicende della Guerra di Liberazione che si combatté 70 anni fa contro il nazifascismo.                                                                                                                                                                                                                 
   Con tale consapevolezza, abbiamo scelto di intrecciare i salienti della cronaca politico-militare che precedettero  e portarono alla Liberazione di Firenze, con alcuni passi tratti dai diari partigiani di Mario Spinella ” Memoria della Resistenza” – Arnoldo Mondadori Edit. 1974, ripubblicato       da Einaudi nel 1995.
M.Spinella, nato a Vrese nel 1918 da padre calabrese e da madre umbra, frequenta la Normale di Pisa e si laurea giovanissimo in Storia e Letteratura. Reduce dal fronte russo, fu colto a Brescia dall’armistizio dell’8 settembre 1943. Il susseguirsi  di alcune circostanze lo porteranno in Toscana dove, fra i casali del Pratomagno, si unirà alle formazioni partigiane comandate da Aligi Barducci “Potente” che si sposteranno – alla fine di luglio ’44- nella zona di Montescalari, dalle cui propaggini si osservano i filari del Chianti, compresi fra Radda e Greve. Con la Divisione Garibaldi “Arno”  parteciperà ai combattimenti per la liberazione di Firenze. Spinella, storico,scrittore e pubblicista, fu per un breve periodo    segretario di Palmiro Togliatti.
  Monti Scalari, luglio 1944      percorso_pratomagno“La staffetta che ritorna dal Valdarno non ci porta buone  notizie.              I gruppi partigiani  che la nostra Divisione ha  sopra San Giovanni   sono scarsamente armati e non bene organizzati. Nuoce il fatto che si tratta   di uomini provenienti, quasi tutti, dalle vicine miniere e dai paesi circostanti: si conoscono troppo e          
                                           click per ingrandire!                                                                                                                                                  la zona operativa della Divisione “Arno”
 si considerano, in un certo senso, più amici tra loro che  legati da un vincolo di disciplina”…”Vengo chiamato al comando, mi si affida  la missione di convincere gli uomini del Valdarno a raggiungerci, quanto meno si  diano un inquadramento regolare, risolvano la questione dell’ausiliaria catturata in una imboscata, mantengano contatti più frequenti con la Brigata”…..”Stasera non usciamo di pattuglia; con “il Chimico” ed altri due ci rechiamo a trovare un suo amico non lontano da Radda. Camminiamo sulla strada che conduce a valle, con le pistole pronte a sparare, ma in una specie di vacanza dell’animo, vagamente inquieti dell’incontro che ci attende, e forse desiderosi di entrare in una casa civile….”                                                                                                                                                                        Pratomagno, luglio ’44       “Seduti nella tenda, al lume vivido di una lampada a petrolio, esaminiamo le carte. Il ripiegamento delle truppe tedesche verso Nord è segnato da frecce nere, che si allargano man mano che lo schieramento nemico si fa più fitto intorno a noi; appare chiaro che non potremo tenere a lungo le  nostre zone, a meno di non correre il rischio di rimanere tagliati fuori, nel momento cruciale,  da Firenze.”….”Si ode più spesso il cannone. Anche Siena, si dice, è ormai libera; passo lunghe ore ad osservare con il binocolo dalla parte del Chianti. Vedo tra i boschetti, sulle strade bianche di polvere, muoversi camionette e soldati tedeschi: da quassù, dove il rumore dei motori non giunge, fanno uno strano effetto, quasi di  favola…”                                                                                                                             Fonte Santa, luglio 1944                                “….la disposizione di avvicinarci a Firenze è giunta come una liberazione. Non è passata un’ora dall’arrivo della staffetta che tutti i distaccamenti sono avvertiti, il momento ed il luogo del raduno resi noti”……”Qualcuno già dorme, tutto raggomitolato in una buca del terreno. Anch’io mi cerco un giaciglio; dobbiamo essere ai margini di un bosco, faccio ancora pochi passi, vi è una enorme pozza nebbiosa, poi un vago luccicare : è l’Arno che si approssima a Firenze!”                                                Sono quelli i giorni  in cui i tedeschi, sotto la pressione delle avanzanti truppe alleate (Siena ed Arezzo  sono liberate rispettivamente  il 2 ed il 16 luglio ’44), accelerano i preparativi per una ritirata verso il Nord e necessitano di non avere intralci da azioni della Resistenza, specialmente nell’attraversamento del capoluogo toscano.  Per questo emettono l’ordinanza di sgombero della popolazione da intere zone della città.     Il 20 luglio il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale indirizzò alla popolazione un manifesto che aveva raccolto – pur fra le titubanze di alcuni  rappresentati politici – l’unanimità dei partiti antifascisti:  “….si avverte la cittadinanza che un un gruppo di fascisti ed individui collaboratori dei tedeschi – fra i quali il Questore Sanna, il Gen. Somma già comandante della Div.ne di camicie nere” 23 marzo”, unitamente agli ufficiali dei Carabinieri Gen. Carlino, De Leonardis e ten.col. Acconciagioco -falsamente dichiarandosi autorizzati dal CTLN, hanno impartito istruzioni e preso disposizioni per la costituzione di una cosidetta “Guardia civica”, … Il CTLN diffida gli agenti di PS, i metropolitani ed i Carabinieri, nonché tutti i cittadini di Firenze di ubbidire agli ordini di tali indegni ufficiali…Avverte che chiunque si porrà al servizio di tali mestatori, sarà considerato un traditore e,come tale, passato per le armi.”  

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Il ponte medievale di Santa Trinita, fatto saltare dai nazisti                    

Eran tornate a manifestarsi, nel CTLN divergenze anche aspre fra  chi riteneva opportuno trattare col nemico, in attesa degli alleati, e chi sosteneva che solo l’insurrezione popolare armata avrebbe data la possibilità di salvezza alla città.              I primi dovettero abbandonare ogni illusione.  Il 30 del mese il CTLN inoltrò al comando operativo alleato il seguente rapporto: ” Si porta a conoscenza la seguente relazione concernente la situazione della città di Firenze. Da notizie trapelanti dal comando tedesco, risulterebbe che ove gli alleati facessero un’avanzata unicamente frontale dal lato Sud, sarebbe loro intenzione difendere le posizioni  in città palmo a palmo,facendo particolarmente barricare le strade che danno accesso ai ponti della zona centrale. Attualmente trovansi in Firenze circa cinquecentomila persone – circa il doppio della popolazione  normale; fra queste, una enorme quantità si sono rifugiate per sfuggire dalle circostanti campagne, razziate e saccheggiate dalle truppe tedesche  in ritirata”…….”Tutto questo serve per far comprendere a codesto Comando l’assoluta urgenza e necessità di prendere tutti quei provvedimenti ( che forse il Comando stesso avrà già studiato)….per evitare un attacco frontale che dovesse portare ad un enorme aggravamento della situazione,con distruzioni, saccheggi e massacri”.  Pochi giorni prima, esattamente il 21 luglio ’44, il CTLN aveva proclamato lo stato insurrezionale, decidendo in pari tempo di rendersi padrone della città prima dell’arrivo degli alleati, disponendo a tal fine l’impiego di tutte le proprie forze, operanti nel territorio comunale e nelle zone circumvicine a Firenze. Quali erano le forze di cui disponeva    il CTLN?   Intanto la direzione politica: Comandante, Col. Nello Niccoli – del Partito d’Azione; vice-Comandante : Cap.Nereo Tommasi – della Democrazia Cristiana; Commissario Politico :Luigi Gaiani, del PCI; vice-Commissario :Dino Del Poggetto, del PSIUP; Capo di Stato Magg.re :Achille Mazzi, del Partito Liberale.   Il Comando disponeva, per l’imminente battaglia, di forze notevoli : primeggiava la  Divisione ” Arno”. comandata da Aligi Barducci “Potente”- un giovane ufficiale di complemento che aveva assunto il nome di battaglia dal reparto di arditi della fanteria da sbarco, di cui aveva fatto parte prima dell’8 sttembre’43.  L’ Arno era strutturata su 3 Brigate  Garibaldi :la Lanciotto ( Com. Romeo Fibbi), la Sinigaglia (Com.Angelo Gracci- “Gracco”,  la Fanciullacci (Com.Piero Loder) e poi la Caiani L’Arno, comprendeva inoltre due Brigate GL –la 2° e 3° Rossell i( operanti fra Lastra a Signa e Montespertoli). Nelle quattro zone operative in cui era divisa Firenze, erano schierate 164 squadre del PCI con 1875 uomini( numerosi i GAP) , ed 86 erano quelle organizzate dall’insieme degli altri partiti,con 917 combattenti.   In quei giorni, ricorda ancora Mario Spinella:” Mi sveglio coperto di guazza.Il cielo è limpido, altissimo tra le cime degli alberi. Corro verso il limite del bosco a guardare Firenze.  Quel paesaggio che ieri notte avevo soltanto intuito ed immaginato, quel golfo d’ombra che la fantasia aveva riempito di edifici  e di cupole, è reale sotto i miei occhi.
File0243   Laggiù la gente vive, va al lavoro, i tedeschi circolano per le strade, i tram rotolano   sui      percorsi consueti. E noi siamo qui, accampati in queste estreme colline, a spiare quella vita per farla nostra, per modificarla”
                                                      Il Ten.te Aligi Barducci
 Come questi pensieri di Spinella ricordano il verso della canzone dei FTP francesi:… “Vi son dei Paesi ove la gente, nel cavo del proprio letto, fa dei sogni; Qui, ci vedi, noi marciamo, noi uccidiamo, noi crepiamo”….” Presto il nemico conoscerà il prezzo del sangue e delle lacrime!”….
                Nella città paralizzata, fra il crepitio ed il sibilo intermittente delle armi, i Gap e le squadre più audaci sfidarono gli ordini del nemico, raggiungendo in buon numero i posti loro assegnati; il Comando aveva nel frattempo disposto l’avvicinamento delle formazioni esterne….Il mattino del 3 agosto  una pattuglia della 22° Brigata Garibaldi Sinigaglia entrò in contatto con avanguardie alleate avanzanti dal Valdarno. Mentre le formazioni partigiane in avvicinamento, verso il capoluogo, si scontravano in varie località con pattuglie della Divisione Goring , a sera due Compagnie della Brigata Garbaldi Lanciotto, comandate da Francesco Leone (già combattente antifascista in Spagna) entravano in Oltrarno, congiungendosi con le squadre d’azione interne alla città… ……Ricorda Mario Spinella : ” La città è così vicina che i partigiani fiorentini – e sono l’enorme maggioranza – hanno quasi l’impressione di vedere le loro case. Più acuta si fa la nostalgia per le loro donne, per le famiglie, e riesce difficile negare loro il permesso di scendere, in questi giorni, che potrebbero essere decisivi…nel giro di poche ore!  …Ancora un giorno, un giorno, un giorno….Ma mai, come in questi giorni, teniamo vivo e desto il nostro dispositivo di allarme; ci avvisano che un forte contingente tedesco, con mitragliatrici e lanciafiamme, si è radunato ai piedi del nostro promontorio.  La notizia ci rende felici; avevamo bisogno proprio di questo, di combattere……                                                                                                                                                                       A Sud di Firenze 3 agosto1944 :                           Il campo degli inglesi è sul fondo valle. Ci vedono arrivare con distaccata curiosità,quasi che l’avvenimento non li riguardasse, ma i loro ufficiali si adoprano per farci avere cibo e munizioni per i nostri “Sten”, e per curare efficacemente il compagno polacco ferito. I soldati, tutti giovanissimi, sono ordinati e pulitissimi; più che in guerra sembrano in un campo di esercitazioni….Con Potente e Gracco siamo chiamati nella tenda del comando: due alti ufficiali siedono su sgabelli pieghevoli, accanto ad un tavolo su cui sono sparse carte, zaini e qualche arma. Ci chiedono informazioni sul nostro reparto e sulla dislocazione dei tedeschi; essendo il solo che, pur malamente,  parlavo un poco l’inglese, tradussi le informazioni richiesteci, dalla bocca di Potente….L’ufficiale inglese passò  dalla impassibile diffidenza ad una espressione di compiacimento che sapeva… di ammirazione e ci avvicinò le  carte perché gli dettagliassimo  la disposizione dei nuclei delle truppe nemiche.  Quando il Maggiore apprese che un nido di mitragliatrici, con quattro serventi, era sito a meno di 2 chilometri, diede pochi ordini sottovoce affinché si provvedesse a sorprenderlo ed eliminarlo. Precisò che disponeva di 24 cannoni da campo ed avrebbe inviato anche dei carri armati…che “”era inutile rischiare delle vite””. Dopo alcuni minuti l’aria nella tenda  tremò ed oscillò la lampada posta sul tavolo,con lo scroscio delle artiglierie udimmo lo sferragliare di alcuni carri. Il  Colonnello, il più alto in grado, aggiunse: “”Abbiamo molti mezzi, e la vita degli uomini è preziosa””. LO SAPEVAMO ANCHE NOI , DILANIATI NEL  FONDO DELLA  COSCIENZA  OGNI VOLTA CHE UN NOSTRO COMPAGNO CADEVA; MA DOVEVAMO PUR BATTERCI, SIA PURE CON LE POCHE MITRAGLIATRICI E LE ARMI INDIVIDUALI, SOFFOCATI DAL RISCHIO.      NOI NON AVEVAMO SCELTA, GLI INGLESI SI’: QUESTO ERA TUTTO!           Verso Firenze, 4 agosto 1944     “Vogliamo arrivare a Firenze prima degli inglesi. Perciò facciamo la sveglia alle tre e mezzo, ci prepariamo in fretta, ci muoviamo in silenzio.    I muscoli sono anchilosati e la mente è un poco stordita per la stanchezza ed il poco sonno. Ci passiamo le sigarette profumate di tabacco della Virginia, apriamo le scatolette di marmellata di prugne e di arancio che gli alleati ci hanno distribuito in grande abbondanza. E’ notte, e non abbiamo tempo di mettere in ordine i panni che indossiamo, di raderci, di lavarci……Difronte all‘ordinanza nazista,che implicava la divisione di Firenze in sue zone non più collegabili, il CTLN dispose la costituzione di una “Delegazione d’Oltrarno” , con pieni poteri operativi civili e militari nella zona meridionale della città.    Intanto gli alleati avanzavano : il 2 agosto la 10° Divisione indiana era entratta a Sansepolcro(AR) e la 1° Brigata canadese  liberava Empoli;            il 3  reparti sudafricani s’impadronivano dell’Impruneta. Il comando tedesco proclamò lo stato di emergenza, precisando che le pattuglie delle forze armate germaniche avrebbero sparato con chiunque si fosse affacciato alle finestre o sorpreso per strada….Nella zona compresa fra il ponte della Vittoria ed Ugnano reparti di patrioti, mentre ancora transitavano i tedeschi in ritirata, riuscivano a neutralizzare le mine  destinate a far saltare il ponte di Mantignano, e procedettero al recupero delle mine apposte all’acquedotto di M.In questa operazione caddero 5 partigiani……Al ponte alla Carraia una compagnia di patrioti tentò vanamente, con due successive sortite, di impedire il brillamento delle mine. Quel giorno saltarono altri quattro ponti: rimase pressoché intatto solo Ponte Vecchio, peraltro intransitabile a causa dei cumuli di macerie. Le prime pattuglie alleate giunsero a Porta Romana, 4 ore dopo il brillamento dei ponti, ed il grosso delle truppe sopraggiunse dopo altre 12 ore! I soldati dell’VIII Armata  britannica erano a Piazza Gavinana alle 11 del 4 agosto, procedendo verso P.ta Romana e San Frediano, trovando ovunque le formazioni della Brigata Sinigaglia, che le avevano precedute….In Oltrarno iniziò subito la caccia ai cecchini che, catturati, furono      immediatamente passati per le armi.File0262       Di quelle ore ricorda M.Spinella:    ”  Piazza Gavinana, quando vi giungiamo, è piena di folla riversatasi dalle case di tutto il rione. Offrono fiori, rosolii, focacce, ci guardano con tenero orgoglio. Da una via laterale sbucano gruppi armati delle SAP, abbiamo fretta di spostarci verso il quartiere d’Oltrarno….Ad un tratto, secco e nitido nell’aria estiva, si ode un crepitio di mitrgliatrici: il nemico ha atteso che il largo fosse gremito per sparare dalle finestre e dalle terrazze…Vedo i proiettili scheggiare il selciato, mi butto per terra come tutti e sento l’urlio della folla…quando, strisciando, giungo ai margini della piazza constatiamo che il largo è quasi vuoto di gente, nessuno è ferito…non riusciamo a darci una ragione di come sia potuto accadere..lo spazio occupato dalla folla è stato improvvisamente spostato in un altro piano del reale?” 
   Nella notte del 5 sul 6 agosto, “Potente” convocò i comandanti delle Brigate, alla presenza del Colonnello inglese latore degli ordini del Quartier Generale alleato, che esigeva la consegna delle armi e l’immediato scioglimento della Divisione “Arno”…i reparti rifiutarono categoricamente di dare le armi e ritrarsi dalla battaglia. Nel pomeriggio del 6 agosto la tensione si aggravò, poiché gli alleati minacciarono di imporre il disarmo con la forza. Incidenti non ve ne furono, anche se i partigiani della Sinigaglia avevano già costituiti alcuni posti di blocco e chiesto a Potente di far sapere agli inglesi che avrebbero reagito ad ogni tentativo di imposizione. E vinsero, poiché il 6 agosto il QG della VIII Armata comunicò di voler coinvolgere i 1600 partigiani della Garibaldi nella battaglia per Firenze……La sorte putroppo non concesse a Potente di condurre i suoi uomini all’ultima battaglia. L’8 agosto una bomba di mortaio lo ferì mortalmente. Stava recandosi, con un gruppo di ufficiali del suo comando all’accantonamento della Brigata Garibaldi, nel convento di Santo Spirito; sul piazzale le schegge ferirono anche un Capitano inglese ed uccisero due civili. Trasferito immediatamente all’ospedale militare alleato di Greve in Chianti, “Potente” spirò nella notte, al corteo funebre svoltosi lungo il viale Galilei, concorse una enorme folla(malgrado gli echi dei combattimenti in corso), tutta la Divisione Garibaldi “Potente” ed una folta delegazione di alti ufficiali alleati.            File0264
Le truppe alleate entrano al Galluzzo accolte dalla popolazione festante
Da tre giorni ormai le truppe britanniche sostavano sulla riva sinistra dell’Arno; quell’arresto inopinato rendeva spasmodica l’attesa della popolazione, ancora soggetta all’occupazione nazista, e scompaginava i piani del CTLN che avevano a presupposto la continuità delle operazioni militari…nel pomeriggio dell’8 il comando militare – desunto che i tedeschi si accingevano a lasciare la città- mise in stato di allarme tutte le squadre d’azione indicando che il segnale  dell’insurrezione sarebbe stato dato con i rintocchi a martello della Martinella, il campanone di Palazzo Vecchio.         Alle squadre organizzate si affiancarono centinaia di cittadini di ogni ceto ed età, ed alle 11 di quell’11 agosto 1944 la Divisione “Potente”, con un fonogramma di via libera del comando britannico, poté schierarsi in combattimento.  A sera Firenze era libera! Ed aveva già una Giunta Comunale: Sindaco il Socialista Gaetano Pieraccini, vice-Sindaci Adone Zoli della DC e Renato Bitossi del PCI.  Bisogna precisare che gli alleati passarono il fiume solo tre giorni dopo e solo il 15 si schierarono per fronteggiare il nemico sul Mugnone; il 31 cessarono le bombe sulla città, il 1° settembre fu liberata Fiesole dai Partigiani, e l’indomani la battaglia di Firenze era definitivamente finita.

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 Lo Stato Maggiore della Div.ne “Potente”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     La 22° Brigata Sinigaglia
 al centro dietro i due in camicia bianca, con gli occhiali, è il Comandadante         Angelo  Gracci