Archivio | ottobre, 2014

L’infuocata estate del ’44 – parte 2

14 Ott

20140823_114708(1)         Il “Monello” alla battaglia dell’Aronchio.

Felice Aldo Casotti nasce a Gorfigliano – delizioso borgo del Comune di Minucciano , nell’alta Garfagnana il 1° febbraio 1929.     Il padre Giuseppe, ultimo di tre fratelli, rifiuta  di condannare la propria vita al lavoro rischioso della segheria o della cava di marmo sulle falde del M.te Pisanino ed emigra a Genova per lavorare in fabbrica. E’ da Nervi, infatti, che Aldo Casotti si unirà – nel tardo autunno del 1943 – ad una piccola formazione genovese di GL che raggiungerà presto, sotto la pressione dei rastrellamenti invernali tedeschi, altre “bande” che trovano rifugio fra i rilievi montani del genovesato e dell’alta Val Trebbia, ove si incontrano le provincie di Alessandria, Pavia,Piacenza e Genova. Assunto il nome di battaglia di “Monello”, suggerito dalla giovanissima età, nella primavera dell’anno successivo vive lo sbandamento della propria formazione e, come altri combattenti, si unisce ad un distaccamento garibaldino, in alta Val Staffora, comandato da Domenico Mezzadra – l’ Americano”- in quanto nato nel Connecticut da genitori emigrati da Broni (PV) negli USA.    Questo distaccamento partigiano,accresciuto in effettivi dai renitenti ai bandi di Rodolfo Graziani, il 16 giugno precedente era stato strutturato in Brigata “Arturo Capettini”, che diverrà 51° Brigata della neocostituita 3° Divisione Garibaldi “Angelo Aliotta”, di cui l‘Americano assumerà il comando. Qualche settimana prima, nella seconda metà di luglio, ingenti forze repubblichine conducono rastrellamenti nella valle in cui lo Staffora scorre dalle pendici del M:te Penice, costringendo i distaccamenti    partigiani a ritrarsi verso le colline dell‘Oltrepo pavese. E’ alle porte di Varzi, che il 24 luglio, sul greto del rio Aronchio, dove questo confluisce nel torrente Staffora, che la Brigata A.Capettini, sostenuta da numerosi contadini della zona, deve sostenere la battaglia con l’antiguerriglia repubblichina. Sul terreno cadono il “Monello” e Giovanni Ferrari, mentre un terzo – il contadino Carlo  Benedini, morirà l’indomani per le ferite riportate. Sostenuto per ore il combattimento, anche il comandante D.Mezzadra viene colpito al braccio destro, ma brandendo con la mano sinistra  il mitra, attrae verso di sè il gruppo di fuoco nemico più prossimo, favorendo il defilarsi del distaccamento fra le maglie dell’accerchiamento. Ad Aldo Casotti, prodigatosi con coraggio nello scontro a fuoco, verrà riconosciuta la M.O. al valore militare per gli atti di valore, l’ Americano venne tratto in salvo dai suoi compagni che sul suo altruismo e del suo coraggio  fecero leggenda. Domenico Mezzadra, divenuto negli ultimi 6 mesi della lotta di liberazione comandante di tutte le formazioni garibaldine operanti nell’Oltrepo pavese, nel 1946 sarà eletto membro della Assemblea Costituente; ad  Aldo Casotti  la città di Genova ha dedicato una via  ed una scuola della Nervi  che lo vide giovinetto porta il suo nome. Il comando delle Garibaldi dell’Oltrepò aveva assegnato il suo nome alla 38° Brigata della IV Divisione Gramsci.     38991_10150259151925008_5995742_nmezzadra     

                   clicca per ingrandire!            
Domenico Mezzadra
                                                                                                                   
  per approfondimenti,  suggeriamo la ricerca sul motore Google de  La battaglia dell’Aronchio

                                                             

La beffa del Comandante “Carlo” alla Baldenich                   Bisogna sempre ricordare che la provincia di Belluno, come quelle di Trento e Bolzano, dopo l’8 settembre 1943, furono immediatamente annesse al 3° Reich.

“La Baldenich” (dal nome del quartiere in cui è ubicata) ne era il carcere mandamentale in cui all’epoca dei fatti  erano rinchiusi oltre 70 “politici” di ragguardevole importanza per la Resistenza del territorio.  L’operazione ebbe luogo verso le 8.00 del mattino del 16 giugno 1944 e fu condotta da un gruppo di 12 partigiani – 8 erano ex prigionieri russi unitisi ai partigiani della Brig. Garibaldi “Carlo Pisacane”, comandata da Mariano Mandolesi “Carlo” inquadrata nella Div.ne Garibaldi Belluno. In sintesi, la beffa consisteva nel fingere la consegna di 2 partigiani da parte di una pattuglia tedesca. Il travestimento e gli accorgimenti assunti dalla squadra della Pisacane, consentirono di condurre l’azione con pieno successo, senza sparare un sol colpo. 73 prigionieri furono liberati e restituiti alla lotta antinazifascista. “Carlo”, nato a Gaeta il 9 settembre 1920, alla data dell’armistizio si trovava  a Padova, come sergente addetto all’autoparco e da tempo aveva intrecciato rapporti con l’ambiente antifascista della zona. Fra gli antifascisti liberati -in seguito ci premureremo di fornire fonti di più ricco dettaglio – vi era l’Avvocato  Giovanni Banchieri, di Feltre costretto a lungo all’emigrazione in Francia con la numerosa famiglia. Rientrato nel 1941 in Italia, su direttiva del centro estero del PCI, venne arrestato e confinato a Ponza sino all’armistizio.Tutti i sei figlie/figli ,rientrati fra il ’41 ed il ’43, erano ora direttamente coinvolti nella lotta di liberazione; pochi mesi dopo la fine del conflitto “Carlo” diverrà genero di Banchieri, sposandone la più giovane delle figlie, Carla, combattente in una formazione della Div.ne Garibaldi “Nino Nannetti”,  che nel corso delle vicende belliche era stata torturata a Padova (in presenza del padre e del fratello maggiore Giuseppe), onde ottenerne identificazione e rivelazioni, dagli sgherri  della Banda Carità. Carla Banchieri verrà trasferita al campo di Bolzano per essere deportata a Mauthausen, ma riuscirà ad evaderne con un’altra compagna di detenzione, con l’aiuto del CLN esterno. Da tale vicenda sarà ispirata la poesia “la Partigiana nuda” del Prof. Egidio  Menghettireperibile il testo sul sito dell‘ANPI di Padova – mentre lo scultore Giacomo Manzù ne trarrà spunto per il cippo bronzeo collocato nel giardino antistante la Biennale di Venezia.                                
             clicca per ingrandire le foto !
                                                                                                                                                              File0232

Foto Mandolesi-greco Liberazione 2

   
 
  Mariano Mandolesi in Belluno liberata
                                                                                                                    per alcuni approfondimenti sugli eventi ed i personaggi richiamati, si suggerisce :

http://www.bellunopress.it/2009/08/13/la-beffa-di-baldenich-i%E2%80%9D-il-16-giugno-1944-dodici-partigiani-neutralizzano-le-guardie-e-liberano-70-prigionieri/                                 http://bellunostoria.blogspot.it/2010/12/la-beffa-di-baldenich-i-il-16-giugno.html    http://bellunostoria.blogspot.it/2010/12/aprile-1945-il-comandante-carlo-beffa.html                 Raccomandiamo, a quanti desiderino conoscere dettagliatamente come le vicende dell’opposizine al fascismo coinvolsero ciascuno e tutti i componenti la famiglia Banchieri, “…..un mondo di fratelli” – Giovanni Banchieri e la famiglia. Volume corredato da una ricca documentazione fotografica che unisce ad una puntuale ricostruzione biografica, testimonianze e fonti documentali.      Opera curata da Giorgio Banchieri ed Elvira Pajetta, il cui impegno si è avvalso del prezioso contributo di Adriana Lotto, bellunese, insegnante e ricercatrice storica – Edizioni Istituto Romano per la storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza.

Una lotta complicata,un ruolo notevole dalle Alpi Graie alle porte di Torino!

Compresa fra la Valsusa ed il Canavese, la Valle di Lanzo che risale da Torino verso le Graie, ripartendosi in tre successive vallate, sommando asperità ben note a villeggianti e sciatori,  alla data dell’armistizio annoverava alcune caratterische  geografiche e sociali che la ponevano sotto una particolare lente di attenzione da parte dell’occupante nazista. Riassumiamole: dislocata in un territorio di frontiera, accoglieva molte manifatture dell’indotto FIAT, vi risiedeva gran parte della manodopera(pendolare) dell’ industria di Torino sulla quale si riverberava l’iniziativa clandestina dell’antifascismo, vi affluì gran numero di studenti e giovani operai del capoluogo piemontese che vollero sfuggire ai bandi di Rodolfo Graziani. Non mancarono,agli esordi della Resistenza, difficoltà politiche quali incomprensioni con le popolazioni che temevano ritorsioni, nei primi mesi si dovette sostituire due comandanti nominati dal CLN piemontese, entrati in spiccato dissenso con i comandanti delle formazioni, oltreché la coesistenza – in quella zona operativa – di numerose e diversificate formazioni partigiane che la vicinanza della capitale regionale stimolava all’autopromozione politica  ben oltre il peso specifico apportato alla lotta.

    clicca per ingrandire!                                                                                                                                 File0235                                                                              In preparazione degli scioperi del marzo ’44 i partigiani avevano attuato un diffuso volantinaggio e brevi comizi volanti nei piccoli centri, per fornire alla popolazione – di cui era indispensabile il sostegno – gli obbiettivi delle agitazioni operaie e delle fermate del lavoro, interruppero linee telefoniche ed il traffico  ferroviario fra Germignano e Traves. La reazione dei tedeschi fu durissima; posero in essere un piano generalizzato di rastrellamenti per tutta la zona, con l’obbiettivo di scalzare i concentramenti ribelli  e dissuadere le popolazioni da qualsiasi forma di solidarietà con essi. Le rappresaglie produssero 11 vittime civili; in Val Viù l’accerchiamento alle spalle dello schieramento di sicurezza partigiano  causò lo sbandamento delle formazioni investite, costrette a ripiegare su Lemie.

       A giugno, impinguatesi le Valli di Lanzo con i renitenti delle classi richiamate da Graziani per la costituzione delle truppe della RSI, e rafforzate   le formazioni partigiane – con quadri  dell’ industria e dell’intellettualità della Torino antifascista – viene pianificata una azione di grande clamore:   il 26 l’operazione coordinata delle Brig. Garibaldi 11°, 18°, 19° e 20° porta all’occupazione di Lanzo, preceduta da una intensa preparazione e divulgazione di materiale propagandistico verso la popolazione. Il presidio fascista resiste, la battaglia dura ben 11 ore – con tre caduti da parte partigiana ( fra i quali il commissario politico Toni) , ma il sopraggiungere di una robusta colonna corazzata e fanteria tedesca dell’antiguerriglia, costringono alla ritirata le formazioni che, solo in extremis, ricevuti due mortai da 80 dalla Val di Susa riescono a danneggiare le due caserme della cittadina. Venti furono i morti di parte nazifascista. Il Comando generale del CLN Piemonte farà un esame delle deficienze tecniche e militari con cui era stata pianificata a condotta l’operazione, formalizzando una severa critica politica ad una operazione che non conquistò  il diffuso consenso popolare auspicato.

Prima di concludere – suggerendo alcune fonti – desideriamo ancora indirizzare chi segua il nostro blog  ad una  testimonianza di protagonisti di un epico cimento di quella estate, che li costrinse al gelo di bivacchi ed agguati fra le alte cime che contornano Ceresole Reale. Lino Fogliasso, ci offre – nella veste di un ordinato pdf. le testimonianze scritte di Giovanni Picot Re “Perotti”  Comandante della IV Brigata Garibaldi, sullo svolgimento della battaglia del 14 agosto 1944 al  Colle della Crocetta  che umiliò una compagnia di marò della X MAS, che per due mesi avevano tentato – con profusione di mezzi- di colpire e sloggiare  quella formazione dalle zone presidiate nell’Altocanavesano.     http://canaveis.weebly.com/uploads/2/8/9/1/2891784/ceresole_reale_il_colle_della_crocetta.pdf         Ecco, per completare questo post, alcune fonti agevolmente reperibili sulla rete: http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/1906-26-giugno-1944-la-battaglia-di-lanzo             http://www.rivolidistoria.it/Lavori_Scuole/ipermedia/cronologie.htm       Partigiani in Val di Lanzo”    di Gianni Dolino     Ed. Franco Angeli  1989

File0233