Archivio | agosto, 2014

L’infuocata estate del ’44 – parte 1

14 Ago

Climaticamente non fu una stagione particolarmente diversa da quelle del secolo. Di “infuocato” vi era certamente lo scenario di guerra che si andava delineando verso il cuore dell’ Europa.  Il 6 giugno gli alleati avevano finalmente aperto  il 2° fronte sulle coste della Normandia, e qualche settimana più tardi sbarcarono nel Sud della Francia lungo le coste della Provenza e delle Bocche del Rodano.   Due giorni prima, 4 giugno ’44, Roma era stata liberata e le truppe della 8° Armata Britannica, di cui facevano parte corpi dei Dominions e nei cui reparti furono aggregate – con autonomia operativa – le formazioni partigiane “Maiella”,”Ravenna” e “Modena”,   avanzarono verso il Nord. In quelle settimane vengono liberate Sulmona, Ancona e Perugia; per Arezzo e Firenze bisognerà attendere la prima decade di agosto.     I tedeschi,che sin dalla primavera avevano pianificato l’allestimento di linee di difesa a Sud del Po, accelerano i preparativi, rafforzano la “Gotica”  e predispongono massicce azioni Sbarco e direttrici       alleati volte ad eliminare i concentramenti partigiani e gli insediamenti liberati in zone strategiche,ad alleggerirne l’efficacia lungo le principali arterie. Fu la stagione dei grandi rastrellamenti, di battaglie cruente, di repressioni feroci di combattenti e di civili, tese ad instaurare il terrore verso le popolazioni che, nelle aree di ripiegamento ed in pianura, andavano vieppiù collaborando con i patrioti. Questo accadeva mentre le armate sovietiche si riversavano in direzione di Berlino e risalivano i Balcani con il potente esercito di liberazione Jugoslavo.

Linee di difesa germaniche

E’ in questo quadro, che preoccupava enormemente gli alti comandi germanici,  le truppe nazifasciste schierate nella Valle Padana, in tutti i centri vitali e nei centri urbani dell’arco prealpino, non possono assolutamente tollerare la mobilità, il radicamento territoriale e l’iniziativa militare della resistenza italiana. Cosa buona è suggerire qui qualche riferimento concernente quegli eventi, mentre ci riserviamo – alla fine di questo post -qualche  segnalazione di fonti utili.    BagrationMap2

Clicca per ingrandire!                                                    Eccidio di Malga Zonta

Fra le 3 e le 4 del mattino del 14 agosto 1944 un plotone di soldati nazisti , fra quelli impegnati nel condurre un rastrellamento sull’altipiano di Folgaria (1600 mt.  Alpi trentine), irrompe  sulla Malga Zonta, ove sono a bivacco alcuni partigiani- prevalentemente di provenienza vicentina- guidati da Bruno Viola detto “il marinaio”.  Nel conflitto a fuoco, cadono alcuni militari tedeschi, altri rimangono feriti e, fra questi, l’ufficiale comandante. All’alba il commando germanico ha la meglio, i partigiani ed i proprietari della malga vengono catturati ed allineati sotto una tettoia per un controllo dei documenti; fra i secondi, 3 uomini sprovvisti di documenti o comunque risultanti non abitanti del luogo- vengono allineati con   i combat-tenti, i tedeschi scattano due fotografie con ripresa da angolazioni opposte e procedono alla fucilazione di 17 persone, che vengono fatte seppellire in una buca provocata da un pesante obice della prima Guerra mondiale.                                                          Bisogna considerare che nel giugno del 1944 scadevano i bandi di arruolamento della  RSI e la risposta delle giovani classi non fu propriamente quella auspicata da Rodolfo Graziani; alla premura dei tedeschi di attrezzare le difese si accompagnava lo sforzo organizzativo del regime mussoliniano per condurre la repressione sul territorio ed affiancare l’alleato nei rastrellamenti o nell’eliminazione dei quadri dirigenti della Resistenza. Per una tale bisogna  la RSI non esitò ad  arruolare la peggio umanità :   
malga-zonta-archivio-fondazione-museo-storico-trentino  i fucilati di Malga Zonta
criminali di ogni risma, violentatori, sadici, fanatici, con piena libertà d’azione ed esentati dal rispondere delle proprie azioni alle istituzioni della repubblichetta fascista. Ricordiamo la “Legione autonoma mobile Ettore Muti”, “Legione Tagliamento”, sigle di varia polizia militare distinte per l’ambito in cui venivano impiegate.Sulla materia ci piace rinviare il lettore a:                                                              http://www.osservatorio democratico.org>Resistenza                            Sono, quelli di cui trattiamo, i mesi in cui gli aguzzini nazisti – normalmente coadiuvati dai collaborazioonisti della RSI e guidati sui luoghi da delatori locali – per poca moneta o per paura – compiono i più esecrandi eccidi, le più feroci rappresaglie sulle popolazioni inermi : S.Anna di Stazzema ( il 12 agosto ’44, la   16.SS Panzergranadier della Divisione”Reichfuhrere SS” rastrella e massacra  con furia omicida 560 fra paesani e sfollati, senza distinzione di età, mitragliandoli ed a colpi di bombe a mano, dopo averne rinchiusa  la più gran parte nella locale chiesetta. Le SS della stessa Divisione, coadiuvate da reparti della   X MAS, il 13 giugno avevano massacrato 72 civili a Forno di Massa. Una settimana dopo S.Anna le SS compiono un vasto rastrellamento nella zona di Fivizzano,Valla, Bardile ed in  5 giorni vengono uccisi 340 abitanti ).  Marzabotto  Costituirà il secondo, tragico appuntamento dello stesso reparto comandato dal Magg. delle SS  Walter Reder con le popolazioni dell’Appennino: 29.IX -5.X  1944.  La Strage di Marzabotto fu di fatto  compiuta  in 6 giorni sul territorio dei 3 Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, con l’impiego indiscriminato di bombe a mano, mitragliere di ogni calibro e lanciafiamme.L’eccidio ebbe inizio quando alcuni plotoni della Wehrmact e delle  SS – nella vana ricerca di eliminare o sgombrare la Brigata Stella Rossa , operante nella vallata compresa fra i fiumi  Setta e Reno- raggiunsero i casolari del Monte Sole, uccisero il sacerdote ed alcuni  cocelebranti  ed ammassarono nel cimitero 195 abitanti del pianoro-fra i quali 50 bambini-  che vennero immediatamente mitragliati. Dopo il 5 ottobre, ritiratisi i nazifascisti, furono censite 770 vittime civili!  Quei 3 Comuni, alla fine del conflitto, risultarono aver perso 1676 abitanti, per mano delle rappresaglie o per fatti di guerra.)
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  Su queste vicende pare superfluo soffermarsi qui, in quanto bibliografia, testimonianze e  documentazione sono diffusamente reperibili nella saggistica e nelle memorie storiche. E’ più significativo suggerire di seguito alcuni accadimenti che possono meglio far comprendere come la Resistenza italiana, in quella stagione, fosse già divenuta guerra di popolo, estesa a tutta l’Italia a Nord di Firenze, che viene liberata dai Partigiani l’ 11 agosto 1944.                                                   
     La trappola tragica di Mottalciata                                                                                                         Nel Biellese, ben più che nel vercellese dedito all’agroalimentare, fu assai elevata l’adesione di una giovane classe operaia, che non intendeva lasciare il lavoro delle fabbriche tessili, dei lanifici  o dedite dalla fine del XIX° secolo alla produzione di telai meccanici e macchinari specializzati per soddisfare quel tipo di industria. La giovane età fu certamente uno delle  principali ragioni di iniziali sbandamenti di alcune formazioni, del tutto inesperte alle armi, alla disciplina ed alla responsabilità di quel tipo di guerra, allo scontro armato con truppe adegua-tamente istruite alla guerriglia e perfettamente armate. Sotto il comando di solidi quadri, reduci delle Brigate Internazionali della guerra antifranchista ( Piero Pajetta “Nedo”, Anello Poma “Italo”, Adriano Rossetti ” Sergio” ) fu costituita la 2° Brigata Garibaldi “Biella” e la situazione fu presto “raddrizzata” .La rabbia del fascismo repubblichino operava   in questa zona – con frequenti puntate anche nella adiacente Valsesia – con il braccio repressivo del 63° Btgl. “M” Legione Tagliamento. Il 17 maggio del ’44, una squadra della “Biella” che rientrava da alcune azioni di sabotaggio, si spostò dall’area di Masserano verso il Comune di Castelletto Cervo per pernottare in due masserie ubicate nella baraggia di Mottalciata.  Nella prima  di queste masserie, proprietà di tale Silvio Rivardo, che nei primi mesi della lotta si era prestato  ad aiutare e fare da staffetta ai partigiani,  il gruppo che vi trovò accogliente rifugio,accompagnò la cena  partigiana con qualche bicchiere di vino  che risultò ( dai rapporti interni, a firma del famigerato Alimonda, comandante della Compagnia della Tagliamento ,…. narcotizzato; nella masseria Caprera invece, il sopravvento dei fascisti seguì un conflitto a fuoco.  Dopo aver cercato di risvegliare  con calci e colpi delle armi i partigiani drogati per sorprenderli, e traditi dalla spiata del Rivardo ( forse per una taglia che pendeva sulla testa de comandante la formazione, forse per farsi perdonare la partecipazione all’attacco della Caserma dei Carabinieri di Cossato, nel dicembre precedente) i 17  vennero sollecitamente fucilati.   Per una meticolosa testimonianza documentale di questo episodio, indubbiamente frutto di una ben congegnata operazione di intelligence, raccomandiamo:
  http://www.frammentidistorianiellese.it/resistenza-e-guerra-civile-1943-1945/l-eccidiodiMottalciata-17-maggio-1944/   e     “Piero Pajetta – Nedo un combattente per la libertà ”     Luigi Moranino Ass.ne Culturale Elvira Berrini Pajetta di Taino (VA) e Comitato di Zona Valle Cervo (BI)
Per avere un quadro, per quanto parziale, della ferocia (talvolta giustificata dal puro sadismo degli esecutori) esercitato su persone e cose, dai briganti neri collaboratori dei nazisti che operarono nelle attigue Valsessera e Valsesia, vi proponiamo la recente pubblicazione di ” Ribelli in montagna” edito dall’ISTORECO delle province di Biella e Vercelli, con cui l’autore, Alessandro Orsi illustra 25 episodi, presentando paesaggisticamente i luoghi ed i percorsi, i siti( chiesette,ponti, strutture d’uso comunitario e ricorrenti consuetudini della tradizione e della cultura prealpina)  e- con puntualità cronologica e di fonti testimoniali – gli eventi cruenti che vi si svolsero.

     I 31 alberi di Bassano del Grappa

Per volgere, infine uno sguardo in altra regione, ci pare giusto ricordare quanto avvenne nella cittadina veneta il  26 settembre ’44, quando l’estate stava scemando, ma non la lotta per la libertà del Paese. Preoccupati per il sabotaggio e la impraticabilità delle vie di traffico alpino, che l’azione dei partigiani poteva aggravare con il profilarsi dell’autunno e dei freddi precoci, i nazisti diedero corpo ad un gigantesco rastrellamento  sul Grappa. Questa azione, protratta per alcuni giorni, portò all’uccisione di circa 400 civili ed alla deportazione nei lager germanici di 500 abitanti .  Quel giorno viene ricordato per la particolare ferocia con cui nel viale di Bassano, ad ogni albero fu impiccato un partigiano, quale terroristico monito alla popolazione.  BassanoBassano

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Lasciamo questa parte particolarmente dolorosa dell’estate 1944 con il proponimento di offrirne una seconda, dedicata ad azioni partigiane di particolare efficacia per la condotta della terza fase – autunno / inverno – della lotta di liberazione.