GUERRA PARTIGIANA – La Resistenza ligure. I primi mesi, dal mare alla Benedicta – parte 1

27 Feb
liguriac1          Chi percorra, almeno una volta, l’ ascella che da Bocca di Magra scorre sino alla frontiera con la Francia di Ponte S. Luigi, si rende ben conto di come la Liguria sia lunga,  i suoi tratti di pianura vadano poco oltre le aree di servizio sull’autostrada, noterà,infine, che le creste dei suoi monti vadano vieppiù innalzandosi da Est verso ponente. Questa osservazione consente di comprendere meglio come, dal punto di vista ambientale, geostrategico e del vettovagliamento, la Resistenza ligure dovesse organizzarsi in distinte ( molto distinte!) zone operative, darsi tattiche di lotta differenziate, operare in modi diversi per assicurarsi il legame ed il sostegno della popolazione.   Mi pare giusto iniziare con qualche cenno a quelli che furono gli esordi della I° zona operativa, quella dell’Imperiese dove, con lo sbando dell’8 settembre’43, rifluirono quei corpi di occupazione del R.E. dislocati fra Mentone, la Provenza e Tolone.

LA RESISTENZA NELL’IMPERIESE (1943-1945)
(FRANCESCO MORIANI)

 ” La firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, la costituzione della Repubblica Fascista (RSI) nel Nord Italia e la conseguente occupazione tedesca segnarono anche nel nostro territorio l’inizio della Resistenza e della lotta di liberazione. Assieme al costituirsi del Comitato di Liberazione Nazionale della provincia di Imperia presero vita le prime spontanee formazioni partigiane costituite principalmente da quei giovani che, in età di leva, rifiutarono di militare nella Repubblica di Salò al servizio della Germania nazista.  A guidarle furono uomini di specchiate virtù morale, come il Dott. Felice Cascione “u Megu”, medaglia d’oro al V.M. (che prima della sua tragica fine, avvenuta ad Alto nel Gennaio del 1944, fu autore tra l’altro di “Fischia il vento”, la canzone che divenne l’inno di tutta la Resistenza italiana), come Nino Siccardi “u Curtu” (che fu dai primi mesi del 1944 il Comandante della “Prima Zona Operativa Liguria” compresa tra Ventimiglia e l’albenganese) e come, in Valle Argentina, il Comandante Guglielmo Giuseppe “Vitò” (già volontario nel 1936 con le Brigate Internazionali in difesa della Repubblica Democratica Spagnola). 
L’entroterra montuoso del nostro territorio con i contrafforti delle Alpi Liguri fu il naturale teatro della Resistenza armata, resa possibile, per venti lunghi mesi, dal sostegno delle popolazioni rurali che pagarono a fianco dei partigiani un alto prezzo in privazioni e ritorsioni nazi-fasciste; queste  produssero la perdita di
numerose vite umane, circa 650 solo tra i civili, oltre a deportazioni e distruzioni di interi paesi. 
Nel dicembre del 1943 si ebbe il primo vero scontro a fuoco tra il gruppo di F. Cascione e i nazifascisti a Colla Bassa, tra Montegrazie e S. Agata di Imperia. All’inizio dello stesso mese a Imperia ci furono le prime deportazioni politiche con l’arresto, in seguito a una delazione, di un gruppo di antifascisti che organizzavano la Resistenza: tra questi i fratelli Enrico e Nicola Serra, Bruno Gazzano, Raimondo Ricci e i fratelli Alberto e Carlo Todros, tutti deportati a Mauthausen, da cui i primi tre non faranno più ritorno…..

”   La preoccupazione di non rendere monumentale quella che, nell’intento del progetto GUERRA PARTIGIANA, intende essere una traccia cognitiva ed uno stimolo a più approfondite ricerche bibliografiche e documentali, mi propongo di offrire qui alcune notizie che si rapportano agli episodi salienti della lotta nella I° Zona e ad alcuni personaggi che a quell’impegno diedero un segno distintivo.

      Felice Cascione, il partigiano che fece fischiare il  vento                                                                                                                                                                         CascioneFelice_G                La  ricostruzione storica del prof. Brizzi,…..  riporta l’attenzione sulla battaglia dell’Università.  Al centro della ricerca le vite degli studenti che animarono la resistenza. Compresa quella del ligure Cascione, rivelatosi autore del celebre motivo “Fischia il vento”.
      20 ottobre 1944. Nel cortile dell’Istituto di Geografia sei giovani partigiani sono fucilati dalle brigate nere. Un epilogo di sangue a un pomeriggio di sparatorie che il prof. Gian Paolo Brizzi, dopo un primo opuscolo dal titolo “La Battaglia dell’Università“, torna ad affrontare per combattere il luogo comune che vuole gli studenti dell’Alma Mater estranei alla Resistenza.

Tra gli aneddoti di speranza e di delusione trova spazio anche la storia dell’autore di “Fischia il vento”. Dietro alle parole del celebre motivo c’è il giovane Felice Cascione, uno studente di medicina nato a Imperia nel 1918 e venuto a Bologna per coltivare la sua passione per l’arte medica, per lo sport e per quella politica che poi l’assorbì fino alla morte.
Attivo antifascista sin dal 1940, Cascione, l’anno dopo la laurea conseguita nel 1943, si affianca alla madre nella guida delle manifestazioni popolari a Imperia per la caduta del fascismo. Una marcia per le strade che presto diventa lotta armata: dopo l’8 settembre, Cascione raccoglie infatti un piccolo numero         di giovani e nella località di Magaletto Diano Castello anima la prima banda partigiana dell’Imperiese. Guida i suoi ad azioni vittoriose, ma lui, definito da Alessandro Natta “bello e vigoroso come un greco antico”, non tralascia mai di prestare soccorso ai montanari delle valli da Albenga ad Ormea.

Una fedeltà alla professione così assoluta da condurlo all’errore. Durante la battaglia di Monterenzio i partigiani catturano un tenente e un milite della Brigate nere (M. Dogliotti). Un impaccio di cui la squadra si vorrebbe eliminare, ma che “U megu” – il dottore – vuole salvare, vedendo l’uomo sotto la divisa:    “Ho studiato venti anni per salvare la vita di un uomo – dice Cascione – e ora voi volete che io permetta di uccidere? Teniamoli con noi e cerchiamo di fargli capire“. Così i due fascisti seguono la banda in tutti i suoi spostamenti e Cascione divide con Dogliotti, il più malandato, le coperte, il rancio, le sigarette. C’è chi diffida, ma il medico replica a tutti che “non è colpa di Dogliotti, se non ha avuto una madre che l’abbia saputo educare alla libertà”.
Passa circa un mese e il brigatista nero fugge. Pochi giorni dopo, Dogliotti guida alcune centinaia di nazifascisti verso le alture intorno ad Ormea, che sa occupate da unità garibaldine. All’alba la battaglia divampa dal versante di Nasino di Albenga. “U megu”, con i suoi, tenta un colpo di mano per rifornirsi di munizioni. Il tentativo fallisce. Cascione, gravemente ferito, rifiuta ogni soccorso e tenta di coprire il ripiegamento dei suoi uomini. Ma due di loro non se la sentono di abbandonarlo e tornano indietro: Emiliano Mercati e Giuseppe Castellucci incappano nei fascisti. Mercati sfugge alla cattura, ma Castellucci, ferito, è selvaggiamente torturato perché dica dov’è il comandante. Cascione, quasi agonizzante, sente i lamenti del suo uomo seviziato, si solleva da terra e urla: “Il capo sono io!”  Viene crivellato di colpi.                                                                                                                                                                                                              Per il coraggio dimostrato, a Felice Cascione fu conferita la medaglia d’oro alla memoria.

Italo Calvino, con lo pseudomino di “Santiago”, 

   combattè nelle formazioni partigiane dell’imperiese, e ne trovate una succinta, quanto esaustiva documentazione, della partecipazione alla lotta di liberazione della sua terra, nella ricostruzione che ne fece Francesco  Biga – a 20 anni dalla morte dello scrittore – sulle pagine di ” Patria indipendente”, il mensile nazionale  dell’ ANPI.                                                                                                                                                                                                                                                                      Italo Calvino,nato a Santiago de las Vegas (Cuba) il 15 ottobre 1923, come partigiano garibaldino sceglierà poi il nome di Santiago”.
È in montagna in vari periodi  All’8 settembre 1943, dopo un lasso di tempo di alcuni  giorni di preoccupante attesa, quando era difficile                              prevedere come si sarebbero delineati  gli avvenimenti, nell’ambito di una catastrofe immane,Italo Calvino, come tanti giovani,prende                                          contatto con chi, per più di vent’anni,aveva sofferto o sopportato la dittatura fascista. Gli avvenimenti incominciano a  delinearsi quando                                        le truppe tedesche, da alleate, diventano truppe di occupazione e quando il colonnello Lodovig, comandante del 178° Reggimento Fanteria,                                         da Savona raggiunge Sanremo nella serata del 9 di settembre, mentre il Regio Esercito si dissolve nel nulla.                                                                                                  Quando viene costituita la RepubblicaSociale Italiana, con a capo Mussolini, il suo Governo richiama alcune classi per organizzare                                   l’esercito repubblicano. Vengono, come è noto, affissi i bandi con la chiamata alle armi della classe 1923, Calvino non si presenta e rimane                                        nascosto. Poi vaga per qualche tempo sulle colline a monte della città, in terre di proprietàdel padre, fino a che non è obbligato a prendere                                           definitivamente la via dei monti per non venire arrestato dalla polizia fascista come disertore.   Entra a far parte di una formazione partigiana                     denominata Brigata Alpina, che è stanziata in località Beulla o si muove nei territori dei Comuni di Baiardo e di Ceriana.
La formazione è comandata da Candido Bertassi detto “Capitano Umberto”. Calvino vi rimane finché non inizia il suo graduale sfaldamento.
Dopo lo scontro vittorioso con il nemico in località Carpenosa, avvenuto il 15 giugno 1944, con alcuni studenti suoi amici, Calvino entra a Vasta.                             Immensa e variegata è la letteratura che riguarda lo scrittore Italo Calvino e le sue opere. Ci limiteremo a   descrivere, per quanto ci è nota, la sua
esperienza partigiana. Una vicenda molto meno conosciuta, ma fondamentale nella
vita del personaggio……  per una più approfondita conoscenza del coinvolgimento di Calvino nella Resistenza rinviamo a                                                                        http://www.anpi.it/media/uploads/patria/2006/1/29-31_BIGA.pdf

 

Imperia giugno 1946 Calvino tiene un comizio     1° maggio 1946, Italo calvino tiene un comizio a Imperia

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Una Risposta to “GUERRA PARTIGIANA – La Resistenza ligure. I primi mesi, dal mare alla Benedicta – parte 1”

  1. carlenrico 2 marzo 2014 a 13:02 #

    L’ha ribloggato su carlenrico.

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