Archivio | dicembre, 2013

Gli esordi della Resistenza nelle Langhe e nelle vallate cuneesi. > Parte 2°

15 Dic

Chi dice “resistenza cuneese” va subito, col pensiero a Duccio Galimberti.  

Figlio di Tancredi – prima Ministro delle Poste di Giolitti e poi Senatore fascista – quando il 26 luglio 1943 udì il proclama di Badoglio “la guerra continua”, in comizi volanti celebrati a Cuneo e Torino ebbe a pronunciare queste limpide e profetiche parole : ” Sì, la guerra continua sino alla cacciata dell’ultimo tedesco, sino alla scomparsa delle vestigia del regime fascista…” ne conseguì un mandato d’arresto delle autorità badogliane, revocato solo dopo tre settimane. L’8 settembre tramuterà lo studio del giovane Avvocato in un centro operativo per l’organizzazione della lotta armata popolare.  Non è figura che possa essere in alcun modo trascurata se si voglia comprendere la contestualità della lotta partigiana in quella terra, coglierne le diversità politico-culturali e, ad un tempo, il grande significato unificatore di quella lotta.  Per tale ragione, per rinnovare un omaggio a quell’uomo, che seppe fondere il pensiero e l’azione in una grande testimonianza di coerenza,mi permetto di raccomandare vivamente     due essenziali  (per quanto circoscritte ) documentazioni:      “La storia del partigiano Duccio Galimberti”  cliccando :  http://www.youtube/5QPkqEgc45k   e   cercandone la scheda biografica  su http://www.anpi.it

Ho avuto modo di accennare come l’ep0pea cuneese fosse ricca di figure di intellettuali (scrittori,docenti), di Ufficiali del regio esercito e di praticanti  di “professioni liberali”, per cui si comprende bene  come siano stati questi i più pronti ed i più prolifici nello scrivere di quelle vicende, colmare di testimonianze (talvolta con indubbi eccessi di autoreferenzialità!), ovviamente in ossequio alla propria formazione sociale e culturale, all’ambiente delle loro radici,che ne conformava l’orientamento ideologico e politico( prevalentemente GL,Autonomi e Monarchici) con cui aderivano e combattevano. Questo non vuole assolutamente significare che, sul terreno – per forze combattenti ed efficacia dell’azione militare – fossero quelle le componenti egemoni.                                                                                                                Mi pare giusto ricordare alcuni di quei personaggi, rinviando agli archivi, alla copiosissima bibliografia ed alle numerose memorie, per quanto attiene la vasta schiera di quelli che “salirono al monte”.

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           Nuto Revelli nelle baite di Paraloup

                          “Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell’ignoranza, come eravamo cresciuti noi della generazione del Littorio.   Oggi la libertà li aiuta, li protegge.  La Libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta” 

Ci scaldano il cuore e ci motivano nel modesto sforzo che ci siamo proposto, queste parole con cui Nuto Revelli, nel 1999, ricevendo la laurea honoris causa motivava il proprio impegno antifascista e di Ufficiale partigiano. A noi resta però l ‘amarezza nel constatare che nei trascorsi 15 anni le cose non son certamente migliorate, che una sottocultura xenofoba, pruriti eversivi e rigurgiti fascisti hanno trovato alimento nell’approfondirsi del disagio sociale, nelle crescenti disequità del nostro paese.

 clicca per ingrandire le imagini!

0_1354614567                       Inverno’43-’44 partigiani nell’alta Valle Stura

Se per avere un approccio essenziale con la biografia di N. Revelli e la traccia delle sue opere storico-letterarie è sufficente cliccare su http://www.nutorevelli.org/biografia; le immagini che seguono hanno il solo scopo di orizzontare chi ci segue per ubicare i luoghi ove “Nuto ” combatté assumendo il comando delle formazoni GL nelle Valli Stura e Vermenagna.

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Chiuderò questa parte proponendo la copertina dell’ultimo libbro di N. Revelli, associandovi  la nota bibliografica con cui  egli stesso consiglia la lettura di alcuni testi, ritenuti fondamentali per la conoscenza della lotta partigiana in quella parte d’Italia e la contestualizzazione di essa nella più complessiva guerra di Resistenza al nazifascismo. 

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       clicca per ingrandire le immagini!

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Una sola raccomandazione ! Chi abbia interesse, per ragioni di studio o per esigenze di approfondimento “cognitivo” – oggi si usano parole di questo genere! – la rete può offrire una grande ricchezza di fonti, di links, di ricordi e testimonianze. Sta all’interessato discernere  i “ copia e incolla” ed i pressapochismi, che non sono rari: i primi per pigrizia ed eccesso di autostima di chi li pratica, i secondi a causa del ristretto numero di partigiani oggi in vita ed a questo punto….i ricordi si affastellano e si annebbiano!!

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GUERRA PARTIGIANA – Gli esordi della Resistenza nelle Langhe e nelle Vallate cuneesi > 1° parte

7 Dic
      Eccomi a riprendere il  “progettino” di dialogo e suggerimenti per un approccio libero – perciò non pedante – ai luoghi ed agli eventi più significativi che configurarono gli esordi della lotta di liberazione. Chiunque abbia un pò di dimestichezza , o semplicemente abbia percorso le provincie di Alessandria, Asti, Cuneo, la Lomellina ed il Monferrato, intuisce agevolmente quali potessero essere le direttrici da seguire per i militari sbandati dell’8 settembre ’43, i renitenti ai bandi di Graziani (qualche mese più tardi), tutti coloro che sentivano l’esigenza di fare qualcosa, contro l’occupante nazista e gli scherani di Salò.    Erano le strade, poi i sentieri ed i viottoli che portavano ai borghi, agli alpeggi, alle baite ed ai rifugi delle Alpi piemontesi occidentali. I nomi li incontreremo nell’ambito di questa “puntata” che, per evidenti motivi storici, per il numero e l’importanza dei protagonisti, prevedo piuttosto lunga (anche più interessante?) rispetto a quelle che l’hanno preceduta.

Cominciamo  con un consiglio: cliccate su http://www.youtube.com/watch  troverete una Camminata per i sentieri partigiani cuneesi, che vi familiarizzerà con l’architrave di quella che fu la Resistenza nella media ed alta Langa. Incontrerete subito nomi e luoghi che ne hanno fatta la storia.   Pur mancando tanti documenti originali di origine fascista (poichè i repubblichini si affrettarono a bruciarli nei presidi e nelle caserme, prima di fuggire od arrendersi, quando soffiò il vento d’aprile), bisogna ben dire che gli archivi conservano consistente materiale documentale, che la bibliografia storica e le testimonianze sono veramente copiose. Quali le cause di questa peculiarità? Fondamentalmente tre : la vastità del contributo umano,di lutti e sofferenze, i differenti motori politici ed ideologici che animarono nel Piemonte occidentale la lotta dei 20 mesi, ed infine il ruolo che vi svolsero due particolari categorie : quadri dell’antifascismo tempratisi nella lunga clandestinità (in Italia, in Francia e Spagna) fortemente orientati politicamente, un folto numero di intellettuali e di professionisti “culturalmente pronti” a dare il proprio contributo a far risorgere l’Italia dal ventennio.      Come ebbi a dire nella premessa a questa mia “guida all’approfondimento”, non ho alcuna intenzione di prendere per mano il “visitor” del blog, lascio a Lui il gusto della ricerca ed il piacere di scoprire circostanze ed eventi, personaggi e condizione umana in cui quella pagina della nostra storia fu scritta; a me riservo il compito di suggerire alcuni accessi bibliografici ed alla rete, che possono agevolare l’approccio e l’approfondimento : valuterà chi ci segue se lo scopo è stato in parte raggiunto, se la ” guida”…è stata utile.

L’ eccidio di BOVES   Questa cittadina premontana della provincia di Cuneo, di circa 10.000 abitanti, vive per lo più di attività agricola ed allevamento; proprio a Boves dopo l’8 settembre ’43 prende vita una delle prime formazioni partigiane: un gruppo di militari guidati dal sottotenente  Ignazio Vian.   La formazione, rifugiatasi sulle impervie montagne che circondano Boves, è una delle poche che inizia sabotaggi e combattimenti contro le SS germaniche. Per tale motivo, già il 16 dello stesso mese, il maggiore Joachim Peiper – che ne è il comandante per la zona operativa di Cuneo – annuncia di voler liquidare i “banditi” e minaccia rappresaglie sui civili che portino loro aiuto.  La Domenica 19 sett. un gruppo di partigiani scesi a Boves per appro vigionamenti catturano due soldati nazisti, giunti con un’auto nella piazza pricipale, che trasferiscono alla loro base.    Dopo un’ora dall’episodio sopraggiungono due grandi automezzi tedeschi i cui occupanti distruggono con bombe a mano il centralino telefonico ( che “dava la linea” ) e proseguono  a piedi per agganciare in battaglia la formazione di Vian. Cadono un partigiano genovese ed un soldato tedesco.      Verso le 13 le SS coinvolte rientrano a Boves e si schierano nella piazza, dove nel frattempo è sopraggiunto Peiper, che minaccia l’incendio della cittadina, qualora non vengano riconsegnate due SS fatte prigioniere negli scontri e la salma del soldato caduto.               Nonostante la riconsegna….inizia immediatamente la rappresaglia;   si scatenano incendi nelle abitazioni e si spara indiscriminatamente sulla popolazione: 350 le case bruciate e 24 i civili uccisi, fra i quali Don Bernardi e l’imprenditore Antonio Vassallo che avevano condotto la trattativa.     

Vale dare questa annotazione :  Il Peiper trasferito all’antiguerriglia in Francia, e promosso colonnello, verrà arrestato alla fine del conflitto e condannato all’impiccagione per il massacro di Malmedy (in Belgio, durante la Battaglia delle Ardenne), ove furono trucidati 71 soldati americani fatti prigionieri. Scarcerato nel 1956 – “sulla parola” – si trasferirà sotto pseudonimo a Traves ( paesino collinare di 360 abitanti nella Franca Contea) dove verrà raggiunto dalla “giustizia partigiana” il 13 luglio 1971, nell’incendio della sua casa, colpita da bombe Molotov.

 Per un approfondimento sugli eccidi compiuti a Boves e dintorni, nell’inverno ’43-’44, raccomando di cliccare su:

       http://www.raistoria.rai.it/articoli/boves            e        http://www.bovesonline.it/engine.asp

Per meglio comprendere quale radicamento vi fosse con il territorio ove si trovarono ad operare le formazioni e bande prima, le Brigate e le Divisioni poi, è sufficente scorrere le Figure della Resistenza cuneese che vengono proposte, in un elenco di oltre 100 nominativi, cliccando  http://www.cuneo.anpi.it e http://www.memoro.org/it/

La presenza partigiana in zone e settori di questi territori, inizialmente non stabili, con confini vaghi e  labilmente pesidiati, non mancaronno di conflittualità di competenza fra formazioni attigue, di diversa ispirazione politica, ed ebbero sempre a  motivo gli approvigionamenti e l’affermazione del prestigio  sul territorio.

Ciò non impedì che crescesse la consapevolezza della necessità di cooperazione e di stabilire buoni( corretti) rapporti con la popolazione civile.  Scrive Icilio Bianchi Della Rocca, partigiano della XII° Divisione  autonoma Bra : ” Noi non avremmo potuto vivere, e forse non saremmo esistiti, se non ci fosse stato  il completo appoggio dell’ambiente civile”.

                        Come temevo la “puntata” rischia di farsi ponderosa , per cui preferisco interromperla a questo punto e differirire alla successiva i più significativi riferimenti a biografie, testimonianze ed episodi bellici che caratterizzarono il primo periodo della lotta di liberazione nelle prealpi ed Alpi cuneesi.