Archivio | luglio, 2013

Mappa delle repubbliche partigiane

16 Lug

Di seguito postiamo l’ elenco delle repubbliche partigiane ed invitiamo i lettori a segnalarci altre località di loro conoscenza.

Alto Monferrato (Piemonte) – Dal 2 settembre al 2 dicembre. Occupa la zona sud di Asti e arriva fino alle Langhe. Ne fanno parte 36 comuni tra cui Canelli e Nizza Monferrato.

Alto Tortonese ( Piemonte) – Da settembre a dicembre. Con le aree di Torriglia e Varzi costituisce in pratica un solo vasto territorio libero, che include le Valli Borbera, Sisola, l’alta Val Grue e la Val Curone.

Bobbio (Emilia) – Dal 7 luglio al 27 agosto. Si estende nella valle del Trebbia per 90 chilometri comprendendo un tratto della statale Piacenza-Genova. Va da Rivergnano a Torriglia, che rappresenta una zona libera a sé stante da cui si dominano le valli di Trebbia, Scrivia, Brevenna, Barbera, Vobbia.

Cansiglio (Veneto) – Da luglio a settembre. Estensione 124 chilometri quadrati con 25.000 abitanti.

Carnia (Friuli) – Dalla metà di luglio alla metà di ottobre. Comprende l’intera regione carnica con l’alto bacino del Tagliamento, Tolmezzo escluso. Si estende per 2.500 chilometri quadrati con 41 comuni e 70.000 abitanti.Maggiori informazioni in: http://www.carnialibera1944.it

Friuli orientale – Dal 30 giugno alla fine di settembre. Si trova in provincia di Udine occupando una superficie collinare-montagnosa. Disturba notevolmente i collegamenti ferroviari delle forze tedesche con l’Austria, poiché vi transita la ferrovia Pontebbana.

Imperia (Liguria) – Dalla fine di agosto alla metà di ottobre. Va dal capoluogo a Ventimiglia fino al confine francese e penetra in territorio piemontese fino a Bagnasco.

Langhe (Piemonte) – Da settembre a metà novembre. Si trova a nord-ovest di Mondovì, tra il Tanaro e il Bormida. Dal 10 ottobre al 2 novembre comprende anche la città di Alba.

Montefiorino (Emilia) – Dal 17 giugno al primo agosto. Comprende la zona montagnosa modenese e reggiana e confina con Toscana e pianura padana. Si estende per 1.200 chilometri quadrati con 50.000 abitanti. Oltre a Montefiorino, che ha il ruolo di capitale, i principali centri sono Carpineti, Ligonchio, Toano, Villaminozzo.

Ossola (Piemonte) – È la più conosciuta tra le Repubbliche partigiane e dura dal 10 settembre al 23 ottobre. Data la vicinanza con la Svizzera è seguita con attenzione anche dalla stampa internazionale. La sua storia sarà breve ma ricca di esperienze politico-sociali. Nel suo territorio si trovano 35 comuni con 85.000 abitanti. I centri principali sono Domodossola, Bognanco, Crodo, Pieve Vergante, Villadossola.

Val Ceno (Emilia) – Dal 10 giugno all’11 luglio. Comprende 10 comuni dell’Alto parmense con una popolazione di circa 40.000 abitanti.

Val d’Enza e Val Parma (Emilia) – Giugno-Luglio. Occupa la parte alta di entrambe le valli.

Val Maira e Val Varaita (Piemonte) – Da fine giugno al 21 agosto. Si trova a nord- ovest di Cuneo.

Val Taro (Emilia) – Dal 15 giugno al 24 luglio. Si estende su di un territorio di 240 chilometri quadrati di particolare rilevanza strategica: vi è infatti incluso un lungo tratto della ferrovia Parma – La Spezia, molto importante per i collegamenti tedeschi fra pianura padana e il settore occidentale della linea Gotica. A est vi passa per diversi chilometri la statale della Cisa.

Valli di Lanzo ( Piemonte) – Dal 25 giugno a fine settembre. È a 30 chilometri a nord-ovest di Torino e comprende le valli Ala, Viù e i paesi e le città lungo lo Stura.

Valsesia (Piemonte) – Dall’11 giugno al 10 luglio, comprende tutta l’alta valle fino a Romagnano e Gattinara.

Varzi (Lombardia) – Dalla fine di settembre al 29 novembre. Comprende il territorio nel quale si è già estesa la repubblica di Bobbio e si spinge fin quasi a Voghera.

 

Fonte: http://www.anpi.it

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GUERRA PARTIGIANA primi accadimenti 1

12 Lug

Già nella presentazione di questa rassegna antologica della Resistenza  in Italia, precisavo  che  non avrei riproposta una rimasticatura, un copia/incolla  di  quanto è reperibile in una ricca  bibliografia  afferente la lotta di liberazione condotta sul territorio nazionale.  Intendo, bensì, seguire  un criterio indicativamente cronologico,  per evidenziare episodi che hanno simboleggiato gli esordi del ribellismo, i primordi  della organizzazione politico-militare delle prime formazioni e del loro operare nell’arco prealpino.  Tento di fare ciò segnalando fonti, proponendo testimonianze, documenti autorevoli e capaci , pertanto, di stimolare ed orientare  l’interesse e la curiosità  di chi legge.  I miei suggerimenti non possono costituire che una assai piccola parte della ricerca possibile – specialmente per quanto attiene persone, documenti d’archivio, località  di insediamento e vicende di specifiche formazioni, o  di un raggruppamento di brigate.  Mi propongo di segnalare, nelle circostanze di disfacimento militare  e di pusillanimità della più parte dei Generali ed ufficiali superiori,  nel contesto socio-politico determinatosi nel nostro Paese dopo 4 anni di guerra, quei protagonisti – sovente diversissimi per percorsi di vita, formazione culturale  ed orientamento politico – che mossero e guidarono altri sulla via della libertà.     Molti caddero nella lotta, qualcuno da essa si ritrasse o tradì, tanti…..si riabbracciarono nei villaggi e nelle città liberate!

IN  TERRA DI FRONTIERA

La Resistenza cominciò assai presto nella regione che si estende dalla Carnia a Postumia, dalle Tre Cime al Carso, dal Collio a Trieste sino al litorale istriano.     E’  l’ Adria, percorsa dal Tagliamento, dall’Isonzo e all’altezza di di Lubiana , dalla Sava.  Il 6 aprile1941, accodandosi al piano hitleriano di invasione della Jugoslavia, la II° Armata del Regio Esercito occupò la Slovenia occidentale -annettendo la Provincia di Lubiana – reagendo con ogni sorta di repressione, rappresaglia sui civili, deportazione di massa ed internamento (estate ’42!) alla mobilitazione ed all’ insurrezione di sloveni e croati .  Fu, quindi, precoce la presa di contatto ed il coordinamento fra l’ antifascismo friulano- basso isontino ed i Korpus dei partigiani sloveni, già robustamente strutturati e combattivi, ben prima del 25 luglio ’43   e che        l’ 8 settembre …..sorprendesse i soldati italiani nei Balcani!

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              Per ulteriori fonti di approfondimento, agli indirizzi già postati nel precedente articolo, aggiungo : 

http://www.stingher.it/uploadsfiles/Resistenza.%20friuli%204.doc            http://www.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Gorizia_(1943)

   AI PIEDI DEL ROSA                                                                                                                                Per quanto concerne la partecipazione popolare ed il contributo strategico, nonché il tributo di vite e di sacrifici dato alla lotta di liberazione dalle tre vallate cinte verso Nord dalla catena del Monte Rosa (Valsessera,Valsesia e Valdossola),  la storiografia e le testimonianze sono tanto vaste da esimere da ogni presentazione. Il solo criterio  per cui privilegio la segnalazione – in questa fase – del Monte Briasco e la figura di Vincenzo (“Cino”) Moscatelli, è dovuto esclusivamente al fatto che, per ubicazione il primo e per lucidità socio-politica e dinamismo organizzativo  il secondo, furono indubbiamente i primi protagonisti di quanto andò radicandosi nella natura di quelle valli alpine e nella dimensione di popolo dell’epopea partigiana, di cui  furono qui propulsore, le Brigate Garibaldi..                                    

clicca sull’immagine per ingrandire!                          File0066       DSCN0086_002                                                                                                                                                                                                                                                                      bivacco della 82° Brigata ” Osella”

Invito  a ricercare,nella bibliografia, “Il Monte Rosa è sceso a Milano”  di Pietro Secchia e Cino Moscatelli     – EINAUDI  1958      …… a pag. 92   sul Briasco  …….e da pag.124 a 146  sulle  Prime  Battaglie ( fra il 30 novembre ed il 31 dicembre 1943 ).

  Consultare:  http://www.storia900bivc.it/pagine/briasco.html                 http://www.storiabriasco/antologiabriasco.html                  http://www.cheapnet.it/cesare37/resistenza.html

LA  RESISTENZA SI  ACCENDE NELLE VALLI  TORINESI

Sono state indubbiamente le Valli di Lanzo e le Valli pinerolesi ad ospitare le più copiose formazioni partigiane operanti nella provincia di Torino.  Due aree geosociali con chiare differenze e nette specificità. La prima, caratterizzata da un intenso pendolarismo operaio e studentesco verso il capoluogo industriale, accolse militari che abbandonavano le caserme, o lasciavano i corpi  abbandonati dagli ufficiali superiori, subito resisi proni ai nazisti , nelle zone occupate della Francia.  Ad essi si unirono giovani operai delle grandi fabbriche, docenti, studenti universistari , quadri  dell’intellighentzia antifascista del capoluogo piemontese e della sua cintura. Delle vicende che ebbero svolgimento in questi luoghi, e che ebbero concerto operativo anche con le formazioni del Canavese e della Valle d’Aosta, ritengo più utile trattare più avanti, per aspetti afferenti il 1944. La Val Chisone, la Val Pellice,   le propaggini del Monginevro e del Monviso, hanno uno snodo di fondo valle a  Barge, cittadina di 7000 abitanti sita a meno di 20 Km. da Pinerolo e 55 da Torino. Con una forte militarizzazione dell’area, comprendente presidi militari, depositi  logistici e la Scuola di Cavalleria a Pinerolo, ereditati dalla tradizione sabauda e motivati dalla prossimità dei valichi alpini. Nel concludere  l’articolo di oggi, è di  queste seconde che intendo tratteggiare qualche aspetto del costituirsi delle prime bande e distaccamenti partigiani. Mi preme far rilevare che , proprio la presenza di una consistente popolazione in divisa, il ruolo di alcuni ufficiali determinati che conoscevano il territorio e seppero tempestivamente impossessarsi di armi e munizioni, motivarono il confluire di altri giovani verso i monti, ove trovarono rifugio. La sinergia di quadri antifascisti, politicamente orientati sul da farsi, e di militari con  capacità tecnica e     di comando, ove si attuarono,    resero più tempestiva ed efficace l’organizzazione e le prime azioni.

   Barbato, come segnalato nel corpo di questo articolo, e come meglio si evince dalle fonti consigliate in calce ad esso,ebbe quella che N.Macchiavelli definì la fortuna    di un condottiero o di un Principe: unire intelligenza militare ed organizzativa,nel compiere i primi passi di una guerra inusuale, all’apporto di figure politiche ed intellettuali di grande rilievo .                         .

File0061  “Barbato” a T orino, 28.IV. ’45                           Alpeggi e cime della Val Pellice                        th_003

 Pompeo Colajanni assumerà il comando della 105° Brigata Garibaldi, poi della VIII° Zona operativa, ed infine avrà un ruolo decisivo nelle scelte che portarono alla liberazione di Torino.

File0062   File0063 Non furono condizioni omogene, né per preparazione né per orientamento politico dei comandi:  in V.Chisone dove si raccolsero giovani valligiani rientrati dopo il disfacimento dell’esercito ed elementi locali, dediti all’allevamento ed all’agricoltura, si crearono formazioni “Autonome”, che tali si conservarono sino alla fine della guerra. In Val Pellice, la guida politica dei distaccamenti, che si consolidarono poi nelle Divisioni alpine GL, fu il Partito d’Azione, che inglobò principalmente studenti e contadini valdesi (questi ultimi enormemente legati alla loro terra!), cui si unirono i renitenti fuggiti dal piano.

           Dalle prime pagine  de “ Il ragazzo rosso va alla guerra”, di Giancarlo Pajetta  edito  da Arnoldo Mondadori – 1986   traggo questi pochi brani, piuttosto emblematici  delle condizioni ambientali con cui ebbero a cimentarsi  i primi partigiani, di come seppero osare  e di quanto fu – sin dall’inizio- consistente e prezioso l’apporto del basso clero alla Resistenza:

           “  A Torino, dopo l’8 settembre del 1943, le avevamo provate tutte e non ce ne era andata bene una. Costituire la Guardia Nazionale? Non erano più i tempi del Risorgimento; chiedere al Generale Adami Rossi di organizzare la difesa e di dare le armi agli operai? Ma quello si apprestava a passare ai tedeschi, ed aveva fatto sciogliere i comizi organizzati  sin dal primo giorno,uccidendo tre operai. La mattina del 10  davanti alle caserme i soldati ci avevano guardati ed ascoltati scuotendo la testa; quella sera stessa avevano cominciato a disperdersi. Il CLN di Torino ,pochissimo battagliero per il momento…Non restava altro da fare che andare in montagna, costituire delle basi, raccogliere uomini ed armi, e dare il via alla guerra partigiana.”…

“ La formazione” partigiana” che, partita dalla stazione di Porta Nuova proprio nel momento in cui i tedeschi entravano in Torino, si dirigeva la sera del 10 settembre verso Saluzzo, non era numerosa……Non avevamo armi, non conoscevamo la zona verso la quale eravamo diretti, non sapevamo né chi avremmo trovato, né se avremmo trovato qualcuno.  Io ero il comandante, Roberto( nome maschile dato alla compagna Cirio) la staffetta, Grassi il commissario politico.”

Nessuno di noi aveva  esperienza militare, nessuno sapeva  sparare un colpo.  Facevamo parte di un esercito, ma l’esercito non c’era ancora”………   Il giorno dopo raggiungemmo Saluzzo, ed andammo al recapito che ci avevano dato, ma ci dissero che  per il momento  non c’era, in quel paese  di alpini, chi potesse o volesse fare qualcosa. Quelli che avrebbero accettato di aiutarci erano compromessi ed avevano  già tagliato la corda.  A cercare gli altri avremmo dovuto pensarci noi.  Roberto tornò a Torino a portare queste notizie poco allegre, e la sera io e Grassi andammo a chiedere ospitalità al convento dei Frati Minori,  dove ci accolsero senza farci domande e ci assegnarono la stanza del Vescovo………  La camera del Vescovo era  comoda, nel letto vescovile ci stava il comandante(io), e in quello del segretario c’era posto per il “commissario politico”: Il vitto dei frati era ottimo e le conversazioni  serali  tutt’altro che noiose……     Da Torino non arrivò neppure il compagno avvocato che doveva introdurci presso alcuni amici del posto.   Ci liberò per fortuna Roberto,  con un biglietto di Umberto Massola (responsabile  a Torino per la Direzione  del PCI ):  “ Trasferitevi a Barge. Nelle valli del Po c’è una base in formazione. La comanda Barbato, ha degli ufficiali e delle autoblindo”…Ora andavamo alla guerra davvero, o almeno lo credevamo…..A Barge ci riceve e poi ci guida per la collina un’altra staffetta….Il compagno Geymonat (adesso professore e filosofo illustre) ha lì una casa, e fuori del paese una vigna con un capanno, che funge da caserma e da Stato Maggiore. Il letto è  comune: un tavolaccio………Chi comanda qui è l’ufficiale della Scuola di applicazione di cavalleria, il gentiluomo siciliano Pompeo Colajanni…Ci presentiamo: lui è “Barbato”, io sono il”dottor Rossi”.   Quel Dott. farebbe piacere alla mamma, che non si si è mai data pace di non avere almeno un figlio laureato!

“….Dopo due giorni, mentre andiamo avanti e indietro per un frutteto, Barbato ha, non so come, una illuminazione:  < Ma tu sei il Gian, sei  il figlio della  zia Elvira>.   Pompeo Colajanni era allora un giovane ufficiale di cavalleria. Già nella sua Caltanissetta si era legato a vecchi compagni, aveva stabilito contatti con altri giovani che guardavano con simpatia al Partito comunista, insieme a loro aveva costituito una  fra le nostre prime organizzazioni in Sicilia. Aveva poi cominciato a creare nell’esercito una rete di ufficiali antifascisti…..Come comandante partigiano era perfetto. Non so quanto avesse contribuito a formarlo l’antica tradizione militare piemontese  e sabauda della Scuola di Pinerolo.  Penso che fossero soprattutto la comunicativa, l’intelligenza pronta e l’attaccamento al partito a farne uno fra i partigiani più valorosi ed amati, l’uomo con più amici che io abbia mai incontrato. ….Decidemmo  che “in servizio”, o “mettendosi a rapporto”, i partigiani facessero il saluto militare….Nell’ordine formale stabilivamo  che…volevamo un esercito nazionale, e non di partito.  Desideravamo che le nostre formazioni  militari, pur create e stimolate dal nostro partito, fossero il nucleo dell’esercito dell’Italia democratica.

Io avevo proposto che si adottasse il saluto con il pugno chiuso. Barbato si oppose  recisamente: “ Se un saluto militare ha da esserci, dev’essere quello dell’esercito italiano”.  Pensava, giustamente, che i suoi colleghi di Pinerolo e gli altri di tutt’ Italia…non avrebbero gradito quel pugno davanti alla faccia. Così, il nostro saluto fu quello che già prima, l’esercito italiano contrapponeva  al saluto fascista.

alcune fonti suggerite per la ricerca :                                                                                                                                                                                                                   Sentieri della Resistenza nelle valli  Pinerolesi:   http://www.alpcub.com/jenny_cardon.htm            http://www.comune.pinerolo.it/cd/resistenza/homeframe.html        Bibliografie sulla  Resistenza nel pinerolese, Val Chisone e Val Germanasca:  http://www.cultura.pinerolo.it/didattica/Bricherasio/Bibliografie_sulla_resistenza.pdf