Archivio | giugno, 2013

GUERRA PARTIGIANA Gli inizi sul confine nord orientale

30 Giu

70 anni fa, il 10 luglio 1943, gli alleati anglo-americani sbarcavano sulle spiagge di Gela e Pachino, avviando la campagna d’Italia che durerà  20 mesi.  Il 25 dello stesso mese, Mussolini,  che aveva proclamato “li fermeremo sul bagnasciuga”, cadeva per il voto del Gran Consiglio del Fascismo (O.d.G. Grandi)  e dopo 39 giorni in Sicilia  non vi erano più truppe dell’ Asse combattenti, l’8 settembre l’armistizio era stato firmato!  Cosa aveva portato al dissenso fra i gerarchi, ad un pronunciamento di sfiducia verso il permanere delle sorti del  Paese nelle mani  del Duce?   Rinviando il lettore alla ricerca sugli eventi che segnarono quel periodo  (l’arresto di Mussolini ed il suo successivo trasferimento dal Gran Sasso a Monaco di Baviera, da parte di paracadutisti tedeschi comandati dal Colonnello Skorzeny, la fuga del Re prima a Pescara e poi a Brindisi, il tentativo di difesa di Roma da parte del popolo e di truppe al comando del Generale Carbone….)  mi preme porre in rilievo i fattori che maggiormente avevano influito sul pronunciamento la notte di Palazzo Venezia.  Mi pare opportuno citare gli scioperi operai del marzo ’43 contro la guerra, per l’adeguamento dei salari e la reperibilità di generi basilari per l’alimentazione ed il riscaldamento delle abitazioni, lo scricchiolìo delle strutture periferiche del regime, il germinare – ai vertici stessi  dell’apparato di questo – della consapevolezza di una crescente impopolarità della guerra e della impossibilità di vincerla (nello scenario dell’autunno ’43 !).  Non pochi gerarchisi  stavano dando  da fare per precostituirsi delle benemerenze verso gli alleati.

I comandi germanici già diffidenti ed attivati nell’allestimento e la dislocazione di corpi d’armata ( ” Operazione Alarico” ),  pronti ad occupare l’Italia settentrionale, qualora l’alleato italiano avesse defezionato, diedero immediatamente l’ordine di( “coprire tutto“). Annesso subito, amministrativamente e militarmente, al 3° Reich l’ Alpenvorland (vedi l’articolo G.P. Presentazione), l’obbiettivo immediatamente perseguito fu quello di sottrarre al controllo dell’alleato traditore la zona operativa del territorio sloveno ed istriano, dove la lotta di liberazione di sloveni e croati era iniziata sin dall’occupazione nazifascista della primavera 1941.

cliccare sulle immagini  per l’ingrandimento!!

Soca 25

Soca 27

Per l’approfondimento suggerisco:

Premesse ed eventi che caratterizzarono opposizione e lotta  antinazifascista nei territori del confine nord-orientale:   “Terra di frontiera”  –  Luciano Patat – 2003    Fascismo ,guerra e resistenza nell’isontino e nella bassa friulana.                  “Cronache di ordinaria persecuzione dal confine orientale” – Metka e Boris Gombac – 2006   “ Una lunga notte”  1942-1945 – collezione fotografica di Erminio Delfabro – 2011

Tre opere edite e reperibili  presso il Centro isontino di ricerca e  documentazione storica e sociale  “Leopoldo Gasperini”    di Gradisca d’Isonzo (Gorizia)

SBARCO IN SICILIA http://www.youtube.com/watch?v=dirYUsVHTk0                                           

www.storiaXXIsecolo.it/secondaguerra/sgmcampagnaitalia5.html 

SCIOPERI MARZO ’43 :   moltissime le fonti bibliografiche – che il lettore interessato   può agevolmente reperire su internet                ( bibliografia lotte operaie, resistenza torinese….).  Per ricerche  sulla rete indico qualche sito specifico: www.storiaXXIsecolo.it/fascismo/fascismo24.htm       www.rassegna.it/2003/letture/articoli/marzo43.htm    www.iniziativalaica.it/?p=1280

 

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GUERRA PARTIGIANA – presentazione

24 Giu

A cura di G.C. Pajetta

Quella avviata dalle prime bande nei borghi prealpini e sui monti d’Italia dopo l’armistizio dell’ 8 settembre 1943, e conclusasi nella prima settimana del maggio 1945 con gli ultimi attacchi condotti contro truppe naziste in ritirata attraverso i valichi della Carnia, fu guerra di popolo, fu guerra di liberazione!

  Vent’anni di dittatura fascista, la nazione trascinata nella tragica avventura hitleriana,e la creazione poi della servile Repubblica Sociale Italiana, furono l’esecrando  apporto di Mussolini e dei suoi sodali al secondo conflitto mondiale, che costò ai popoli 55 milioni di morti ed immense distruzioni.                                       

La guerra di liberazione, che al suo epilogo enumerava: 223.639 partigiani combattenti di cui 62.070 caduti  e 33.726 fra feriti ed invalidi, nonché 122.518 “patrioti”( fonte : Commissioni per il  riconoscimento delle qualifiche), vide combattere italiani contro italiani e non mancarono, pertanto,episodi tipici di guerra civile(vendette,esecuzioni sommarie). Vi furono abusi ed eventi incontrollati – specialmente nella fase finale delle azioni belliche – che ebbero a protagonisti,oltre ad individui sedicenti patrioti, anche gruppi o formazioni di partigiani.

   La pietà per i morti delle due parti non è “distinguibile” (specialmente per i loro congiunti!), ma deve essere ben presente che,per i tedeschi traditi ed i repubblichini,eccessi,brutalità e rappresaglia sulle popolazioni ed i loro beni,furono la norma!

Una lotta che non aveva nulla (né regole, né tattica od impiego di armamenti)con la guerra sino ad allora conosciuta; alle trincee, allo schieramento di corpi armati in scontri campali(mezzi blindati, guerra aerea, ecc.), sostituiva improvvisi attacchi ed agguati seguiti da rapidi e lunghi trasferimenti,accerchiamenti e rastrellamenti,delazione. Le impiccagioni,le torture e le fucilazioni erano la prassi per intimidire i ribelli   e  terrorizzare le popolazioni che li sostenevano.

Fu scontro fra due concezioni della società umana, delle relazioni fra le nazioni : per questo affermiamo che una, ed una sola, era la parte che combatteva per una causa giusta!

<               >  

   La cronologia colloca, non casualmente , la costituzione delle prime formazioni nelle aree di frontiera,in Carnia e nelle alte valli piemontesi,nelle zone di sfaldamento dei grandi presidi militari sui confini con la Francia e la Slovenia,ove i Generali felloni abbandonarono le truppe assegnate al loro comando alla coercizione, alla rappresaglia ed alla deportazione da parte delle forze tedesche dilaganti:  Mario Lizzero (Commissario politico delle Brigate  Garibaldi del Friuli) ricorda come primi contatti con i partigiani slavi –che erano insorti contro l’occupazione da parte della 2° Armata dell’Italia fascista( 6 aprile 1941)- fossero stati intrapresi già nel ’42, costituendo poi la prima formazione, nella primavera del 1943,nei pressi di Cividale   del Friuli. Se è bene sottolineare l’apporto primario delle popolazioni delle prealpi e di quanti, militari dispersi e giovani renitenti ai bandi di reclutamento per le leve 1922-’25(iBandi Graziani,emessi fra il settembre ’43 e la primavera ’44),va ricordato che la prima città insorta vittoriosamente contro l’occupante tedesco fu Napoli, nelle sue “Quattro giornate” (27-30 settembre’43).

Chi prese la guida di queste prime formazioni, strutturatesi poi in distaccamenti, battaglioni e brigate? Furono  alcuni Ufficiali, che sentirono la responsabilità morale verso la truppa,lasciata senza ordini e con il Re in fuga, data in sorte allo sbandamento ed alla proterva reazione nazista,unitamente ai quadri antifascisti, forgiati da molti anni di clandestinità,di carcere e “confino”,in gran parte volontari combattenti delle Brigate Internazionali nella “Guerra di Spagna”,dove avevano difeso la Repubblica contro Franco, scontrandosi a Guadalajara ed in Aragona – primavera 1937-  con le divisioni inviate da Mussolini con il CTV (Corpo Truppe Volontarie). “Oggi in Spagna, domani in Italia”, era stato il grido di speranza lanciato da Carlo Rosselli dai microfoni di Radio Barcellona.

Intento di questa.…bacheca ,non è quello di realizzare un copia/incolla, con la pretesa di estrarne una versione della Storia della Resistenza in Italia, che non potrebbe esserne che una rimasticatura, non aggiungendo nulla alla bibliografia e risultando,per giunta,del tutto inadeguata al mezzo tecnologico.

L’intendimento è, piuttosto, quello di segnalare siti o porre in evidenza episodi salienti – per la incidenza politica e militare – in quella lotta che, pur nella diversità dell’ambiente sociale e naturale( monti,valli     e pianure,campagne e città,fabbriche e università)durò 20 mesi.Nostro auspicio è di contribuire a che quella    epopea partigiana possa essere meglio contestualizzata e compresa da naviganti  delle più giovani generazioni. Fu in quel periodo che la parte più consapevole degli italiani ed i partiti che ne guidarono la lotta contro tedeschi e fascisti,nelfaticoso cimento unitario dei CLN,anticiparono esperienze di autogoverno e didemocrazia partecipata( zone libere, Repubbliche partigiane, Comitati di liberazione della donna, ecc.)

Alla curiosità, ed al desiderio di approfondimento di chi ci segue, suggeriamo ricerche più  approfondite e  raccomandiamo letture specifiche; se richiesti, non mancheremo di segnalare fonti e pubblicazioni di migliore utilità:…alla prossima,teniamoci in contatto!    

Per l’approfondimento,consigliamo di consultare:                     RSI  – www.treccani.it/enciclopedia/repubblica-sociale-italiana; …                                        

Carnia – www.carnialibera1944.it  http://www.donneincarnia.it  …   sez. “La nostra storia”                         

”Alpenvorland” e “Adriatisches Kustenland”  Territorio annesso all’esclusivo controllo amministrativo e militare del 3° Reich  e   Zona operativa del Litorale adriatico.“Kosakenland” (L’insediamento di60.000 ucraini,calmucchi e georgiani nelle valli di passo verso l’Austria, fino al 5 maggio 1945):www.gdf.gov.it avvenimenti-frontiera- orientale… 

Affrancatura postale nella “Kosakenland”  http://www.giorgiobifani.net/rsi17b.html

CLN  – www.anpi.it/comitato-di-liberazione-nazionale                                                            

CLNAI- Ultimatum “Arrendersi o perire!” e Dichiarazione per la fucilazione di Mussolini  www.setiitalia.altervista.org

 

                                             

        

Livorno, 22 marzo 1933: il funerale antifascista di Mario Camici

19 Giu

In pieno regime fascista il funerale del compagno Mario Camici si trasformò in una grandiosa
manifestazione antifascista che sfilò nelle vie di Livorno senza che gli squadristi potessero
intervenire. Nei giorni seguenti si scatenò la repressione fascista che colpì duramente molti
livornesi.
Scritto da NOCCHI ALCIDE il 16 MARZO 1959

L’amnistia del 1932
Fu in occasione del decimo anniversario della marcia su Roma che Mussolini, in un discorso
pieno di bolsa retorica, annunciò dal balcone di piazza Venezia che avrebbe concesso una
amnistia, dimostrando così la magnanimità del regime verso i traviati e gli immemori che,
secondo lui, non avevano ancora compreso la grandezza del fascismo.
Nelle Isole di confino e nelle galere italiane già si sapeva che prima o poi ci doveva essere una
amnistia, ma non per la magnanimità del regime ma soprattutto perché nelle carceri e nelle
isole eravamo stivati come le sardine nei barili e il tribunale speciale non rivinceva a fare i
processi, quindi, era necessario vuotarle per riempirle, perché fu in quel tempo la grande
offensiva dell’antifascismo italiano contro l’infausto regime. Fu nel novembre del 1932 che molti
antifascisti livornesi furono prosciolti dal carcere dopo averci passato molto tempo. Ritornavo
nella mia Livorno dopo aver trascorso tre anni nell’Isola di Lipari e mi misi in contatto con i
compagni reduci dai vari penitenziari per potenziare l’organizzazione del partito Comunista a cui
grandissima parte di noi appartenevamo. Nelle riunioni, che in seguito facemmo, ci
accorgemmo che i compagni rimasti a casa ci ascoltavano con grande interesse era quindi
evidente che in noi era avvenuto un certo cambiamento che derivava dall’avere acquisito una
certa cultura a contatto dei compagni intellettuali conosciuti nelle varie carceri.
Mario Camici
Purtroppo se la nostra conoscenza di operai d’avanguardia si era maggiormente rafforzata,
molti uscirono ammalati per la sofferenza e le torture subite negli interrogatori di terzo grado
che gli agenti dell’OVRA usavano verso di noi. Fra questi si trovava il compagno Mario Camici
uscito dal carcere minato dal male ai polmoni e nonostante ciò ancora fiero ed ancora ben
combattivo. Veniva dal carcere di Civitavecchia dove conobbe molti compagni i quali
evidentemente, contribuirono in gran parte a rafforzarne la fede. Avrebbe dovuto curarsi, ma
invece riprese il lavoro per mantenere i suoi piccoli tre figli, poiché la moglie non avrebbe potuto
farcela da sola. Passarono così quattro mesi, dal giorno del nostro arrivo quando Mario
peggiorò e dovette essere ricoverato in Ospedale. Nonostante le cure prodigategli dai sanitari,
la sua forte fibra si indeboliva giorno per giorno. Parenti amici e compagni furono mobilitati per
raccogliere i fondi per fargli fare un consulto fra professori. A nulla valsero le cure prodigategli e
visto che ormai non c’era più rimedio fu trasportato a casa del padre in via della Coroncina. Fu
scelta questa abitazione, su consiglio di parenti e compagni, perché in quel rione il compagno
Camici era nato e contava molta simpatia dalla popolazione. Egli abitava nei pressi del Cimitero
ed un trasporto laggiù sarebbe stato del tutto,insignificante. Dopo aver tentato una ultima
trasfusione, la sera verso mezzanotte del 21 Marzo 1933 il nostro caro compagno spirò fra le
braccia della moglie.
L’organizzazione del corteo
La casa era piena di compagni fra cui molte donne, ed in strada amici e conoscenti sostarono
fino a notte inoltrata. Passati i primi attimi di sbigottimento fu deciso di comporre la salma e poi
costituire un comitato che si fosse interessato a fare tutto il possibile che la questura non
sapesse, altrimenti lo avrebbero portato loro al Cimitero sotto scorta di carabinieri. Dovevamo
fare in maniera che i funerali dovessero essere imponenti e tolto il personale per la veglia, ci
lasciammo col proposito di trovarci l’indomani dopo aver svolto il lavoro assegnatoci. L’indomani
mattina tutta Livorno antifascista sapeva della morte del compagno Camici. Fu stabilito che il
trasporto avvenisse nel tardo pomeriggio dello stesso giorno per dare la possibilità a tutti i
compagni che lavoravano nei vari stabilimenti di prendere parte ai funerali. Per tutto il giorno
uomini e donne in modo continuo venivano a visitare la salma nella sala parata a camera
ardente ed ognuno gettava sul feretro un garofano rosso. La folla sostava nella strada e non era
escluso che qualche poliziotto avesse notato quella ressa insolita, ma furono presi tutti gli
accorgimenti perché la polizia non si accorgesse di quello che stava avvenendo. Evidentemente
se la questura avesse subodorato qualcosa la manifestazione che ci eravamo preposti di fare
sarebbe fallita. In questo modo arrivammo all’ora del funerale. Nessuna corona e nessuna
bandiera ma una folla enorme si avvicinava alla porta di strada mentre i militi della Pubblica
Assistenza salivano al secondo piano per prendere la salma del nostro compagno. Arrivati al
portone, i militi dovettero fare un tratto di strada a piedi prima di arrivare al carro funebre, fu in
questo momento che la folla alzò il pugno in segno di saluto gettando garofani rossi sulla bara,
molte donne piangevano e gli uomini inflessibili si rendevano certamente conto della maestosità
del momento. La nostra commozione era al colmo, certo ci rendevamo anche conto della
responsabilità che ci eravamo assunti e in un certo senso come sarebbe andata a finire. Dei
fascisti nemmeno l’ombra, ammettendo anche che ci fossero stati, in quel solenne momento
non gli era conveniente disturbare.
Un lungo corteo sfila per le vie di Livorno, i fascisti rimangono nascosti
II feretro, si incamminò per via Bartelloni imboccando via Buontalenti e proseguì così verso il
Cimitero passando da Piazza Carlo Alberto ed il popoloso quartiere antifascista di Via Garibaldi.
Davanti al carro funebre furono messi un discreto gruppo di compagni pronti a respingere
qualunque provocazione, se malauguratamente per i fascisti avessero voluto tentare. II grosso
della popolazione seguiva il corteo. Ai lati della strada una fitta ala di folla commossa assisteva
al passaggio per tutto il tragitto. Fu una cosa grandiosa, e fu anche chiaro che a questo punto le
autorità si erano accorte che la manifestazione di cordoglio di trasformò in una manifestazione
antifascista. Ma purtroppo era troppo tardi per intervenire gli fu più conveniente lasciar passare.
Arrivati in Piazza S. Marco, dove generalmente i cortei funebri si sciolgono, furono individuati da
alcuni compagni un centinaio di fascisti armati di manganelli mazze ferrate, nascosti nei portoni
e dietro le cantonate delle strade adiacenti. La loro intenzione era evidente che non potendo
attaccare il grosso, stavano in attesa per vedere se alcuni gruppi isolati si fossero staccati dalla
piazza stessa.
Avuto sentore di questo, fu deciso di passare la voce a tutto il corteo di proseguire per il
Cimitero e che nessuno si staccasse isolato, che in questo modo avremmo avuto la meglio,
nell’eventualità di un conflitto con i fascisti, poiché il Cimitero era molto lontano dal centro della
città con i campi che lo attorniavano e poi si faceva notte. Così fu fatto ed i fascisti non si
mossero, almeno per quel momento, non gli convenne. Arrivati all’obitorio e deposta la salma
nella stanza mortuaria, decidemmo di tornare in città tutti assieme ed incolonnati. Decidemmo
tutti d’accordo, che se i fascisti ci avessero attaccato, avremmo dato loro una sonora lezione da
fargliela ricordare per molto tempo. Furono spogliate le siepi dai paletti di protezione col filo
spinato moltissimi si armarono di pietre. Arrivati di nuovo in Piazza S. Marco qualcuno ci disse
che alcuni cittadini si erano staccati dal corteo all’andata ed erano stati brutalmente aggrediti e
manganellati. Era prevedibile che quei vigliacchi avrebbero agito così anche verso di noi. La
reazione da parte nostra fu immediata, non potendo restituire il male che avevano fatto ai nostri
compagni, imboccammo la via Palestro al canto dell’Internazionale. Molta gente sbigottita più
che sorpresa sgattaiolava nelle vie adiacenti, molti negozi chiusero, qualcuno dalle finestre
applaudiva. E dei fascisti nemmeno l’ombra. Quella gentaglia usa ad andare in venti contro uno,
anche questa volta non si era fatta viva. Arrivati in Via Garibaldi, fulcro dell’antifascismo
livornese, il corteo ebbe fine ed ognuno tornò a casa sua. L’indomani mattina, quattro compagni
ed una donna assistettero alla Cremazione della salma. In città la gente non faceva che parlare
dell’avvenimento e per tre o quattro giorni tutto andò bene.
Nei giorni seguenti si scatena la repressione
Certo che in questo silenzio da parte della questura e dei fascisti ci dava da pensare che
qualcosa bollisse in pentola. Incominciarono i primi arresti a notte inoltrata venivano per le case
ed alla chetichella, ci portavano al carcere. Quando il carcere fu pieno superando di molto la
sua capacità normale, riempirono tutte le questure e molti furono inviati al carcere di Pisa.
Rastrellata in questo modo la città e quindi avere rinchiuso tutta l’avanguardia del proletariato
livornese, i fascisti scatenarono il loro livore e la loro rabbia per la sconfitta subita, contro gli
inermi cittadini molti dei quali non avevamo nessuna colpa. Seguirono giorni di terrore, molti
furono i feriti piuttosto gravi che dovettero ricorrere alle cure ospedaliere, dove dopo averli curati
gli inviavano al carcere. Gli agenti dell’OVRA si misero subito in moto per fare interrogatori onde
vedere se riuscivano a scoprire gli organizzatori per inviarli al Tribunale Speciale. Sopratutto
cercavano di sapere chi erano quelli che insieme ad una donna erano al cimitero la mattina
dopo il trasporto .Tempo perso, perché dopo circa due mesi dovettero scarcerare tutti per non
avere trovato il filo dell’organizzazione. Tutti meno che tre e cioè il compagno Lenzi Oreste, il
compagno Pedini Venturino, che il giorno del corteo era a letto ammalato per un attacco di
nefrite e l’anarchico Malacarne Nello reduce dall’Isola di Lipari i quali pagarono purtroppo due al
confino ed uno l’ammonizione.

Nocchi Alcide, nato a Livorno il 24/04/1900 residente ivi -carpentiere, coniugato con prole
-attivo dal 1919 -licenziato politico dai Cantieri Orlando, diffidato nel Novembre 1927 -arrestato
il 30/04/1930 per organizzazione Comunista -il 04/06/1930, confinato per cinque anni –Subisce
diversi mesi di carcere per trasgressione alle leggi sul Confino di Polizia prosciolto per
amnistia il 04/11/1932 -Arrestato il 22/01/1935 quale capo del Comitato Sindacale Comunista di
Livorno, condannato dal Tribunale Speciale Fascista il 06/03/1936 a sei anni di reclusione
-“ospite”del Carcere dì Fossano (con matrìcola 9240) dal 04/06/1936 al 23/02/1937, liberato per
amnistia vigilato speciale fino al 1943 -Partigiano combattente nella resistenza livornese -Dopo
la Liberazione fu fra i fondatori e membro del Consiglio della Compagnia Portuali.”
Note biografiche tratte da:
Le loro prigioni. Antifascisti nel carcere di Fossano, a cura dell’ANPPIA di Cuneo, Edizioni
Gruppo Abele
Torino, 1994.

A PROPOSITO DI TRADIZIONI REMIERE E ANTIFASCISMO

A Mario Camici è intitolato il gozzo del rione Ovosodo. Il Camici era nato e vissuto in Piazza
Cavallotti, nucleo dell’Ovosodo. Le tradizioni remiere livornesi si intrecciano sempre con la
storia antifascista

Articolo tratto da Il Quartiere n.12 (marzo 2010). Grazie al nipote Marco Nudi per lo scritto inviatoci

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2 garofani per mamma Elvira

16 Giu

2 garofani per mamma Elvira

Vento d’ Aprile

16 Giu

L’ Associazione Vento d’Aprile,  si occupa di promuovere la memoria storica e lo studio della Resistenza, organizzando e partecipando ad iniziative culturali, quali rievocazioni storiche, mostre, documentari,  pubblicazioni, interviste etc; Collabora con le Sezioni ANPI, con gli Istituti Storici della Resistenza, con le Amministrazioni Comunali ed Enti.
Ci rivolgiamo a persone interessate a partecipare ad  iniziative promosse nel corso dell’ anno e disponibili a fornirci od esporre documenti e/o materiali inerenti quel periodo storico
Con sede a Livorno l’Associazione annovera tra i propri iscritti  membri dell’ ANPI, protagonisti e testimoni della lotta di Liberazione, giovani attenti ai valori della Resistenza, figli e nipoti di partigiani di TUTTA ITALIA.